Oscar Wilde “Penna, matita e veleno – Uno studio in verde” 4

Oscar

OSCAR WILDE
PENNA, MATITA E VELENO
UNO STUDIO IN VERDE

Titolo originale: PEN, PENCIL AND POISON – A STUDY IN GREEN
Traduzione di Marco Vignolo Gargini

   Come ci si attende da uno che era pittore, egli spesso è estremamente tecnico nelle sue critiche d’arte. Del San Giorgio e il drago di Tintoretto [5] osserva: 
  
  
La veste di Sabra, ardentemente traslucida in virtù del color blu di Prussia, si staglia dal pallido fondale verdognolo con un manto vermiglio; e le tinte cariche di entrambi sono splendidamente riecheggiate, per così dire, in una chiave minore dalle stoffe color lacca purpurea e dall’armatura di ferro bluastro del santo, oltre all’ampio contrappeso del vivido drappeggio azzurro in primo piano nelle ombre color indaco del bosco selvaggio di torno al castello. 
  
   E altrove egli parla con erudizione di ‘un delicato Schiavone, variegato come una aiuola di tulipani, dalle opime tinte spezzate’, di ‘uno splendente ritratto, notevole per morbidezza[6], del sobrio Moroni’, e di un altro quadro che è ‘polposo nelle carnalità’.
   Ma, di regola, egli tratta le sue impressioni sulle opere come un tutto artistico, e tenta di tradurre in parole queste impressioni, di dare, per così dire, l’equivalente letterario dell’effetto immaginativo e mentale. Fu uno dei primi a sviluppare ciò che è stata definita la letteratura d’arte del diciannovesimo secolo, quella forma di letteratura che ha trovato in Mr. Ruskin e Mr Browning i due suoi più perfetti esponenti. La sua descrizione del Repas Italien di Lancret, dove ‘una ragazza dalla chioma scura, “cupida di  Malizia”, langue sull’erba cosparsa di margherite’, è sotto certi aspetti molto affascinante. Ecco la sua esposizione della Crocifissione di Rembrandt. È estremamente caratteristica del suo stile:
  
  
L’oscurità – un’oscurità fuligginosa, portentosa – avvolge l’intera scena: solo sopra il maledetto bosco, come attraverso un’orrida fenditura nel tenebroso soffitto, un diluvio di pioggia – ‘scrosci di nevischio, acqua scolorita’ – affluisce giù in basso, spargendo una spaventosa luce spettrale, perfino più orribile della palpabile notte. Già la Terra ansima con respiro grosso e rapido! La cupa Croce trema! I venti si rovesciano – l’aria è stagnante – un rombo di tuono brontola sotto i loro piedi, e qualcuno di quella miserevole folla inizia a scappare giù per la collina. I cavalli annusano il terrore incombente, e si imbizzarriscono per il terrore. Il momento s’avvicina rapidamente quando, quasi fatto a brandelli dal Suo stesso peso, venendo meno per la perdita di sangue, che ora scorre in rivoli più stretti dalle Sue vene recise, le Sue tempie e il petto in un bagno di sudore, e la Sua nera lingua disseccata per la feroce febbre di morte, Gesù urla, ‘Ho sete’. L’aceto mortale viene a Lui elevato.
   La sua testa ricade di colpo, e il sacro corpo ‘pende senza sensi dalla croce’. Un lenzuolo di vermiglia fiamma passa sottile attraverso l’aria e svanisce; le rupi del Carmelo e del Libano si spaccano; il mare ritrae dalle sabbie le sue nere onde tumultuose. La Terra sbadiglia, e i sepolcri liberano i loro abitanti. I trapassati e i viventi insieme sono commisti in una congiunzione innaturale e corrono per la città santa. Nuovi prodigi li attendono laggiù. Il velo del tempio – l’impenetrabile velo – da cima a fondo è squarciato, e quel paventato recesso che contiene i misteri ebraici – la fatale arca con le tavole e il
candelabro a sette braccia – è schiuso dalla luce di fiamme soprannaturali alla moltitudine abbandonata da Dio.
   Rembrandt non dipinse mai questo schizzo, ed ebbe del tutto ragione. Avrebbe perso quasi tutto il suo fascino, perdendo quel velo imbarazzante di indistinto che permette una così ampia gamma nella quale la dubbiosa immaginazione può speculare. Al momento è come una cosa di un altro mondo. Un tetro abisso è tra noi e lei. Non è tangibile con il corpo. Possiamo soltanto avvicinarla in spirito.

[5] L’opera del Tintoretto viene citata da Wilde con il titolo St. George delivering the Egyptian Princess from the Dragon (San Giorgio che libera la principessa egiziana dal drago), ma il quadro, eseguito nel 1555-58 ca. da Jacopo Robusti, al secolo Tintoretto,  è noto come San Giorgio e il drago.

[6] In italiano nel testo.

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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