Luana D’Orazio, Sabri Jaballah e…

   La madre festeggiava il suo compleanno, aspettava la figlia, rientrata dal lavoro dopo il turno in fabbrica che finiva alle 14.00… Invece hanno suonato i carabinieri per informare che Luana non sarebbe mai venuta. Questa ragazza di 22 anni è rimasta impigliata nel rullo del macchinario all’interno dell’azienda tessile di Prato dove lavorava. Lascia un figlio di due anni. Non è la prima vittima del 2021 in questa zona, lo scorso febbraio un operaio, Sabri Jaballah, anch’esso di 22 anni, è morto schiacciato da una pressa della Millefili di Montale, in provincia di Pistoia, a pochi chilometri da Prato.

   In questo dannato paese si muore lavorando, inutile fare controlli, inchieste, istruttorie, processi. Inutile, grottesco parlare di “morti bianche”. Verrebbe da intonare il canto degli alpini, che troviamo anche in Salò di Pasolini: “Sul ponte di Perati, bandiera nera. (…) La meglio gioventù la va sottotera”. La “meglio gioventù” muore, è la gioventù delle ragazze e dei ragazzi che lavorano perché hanno un sogno e sperano di costruire qualcosa d’importante per sé e per gli altri. Ma non è solo la “meglio gioventù” che muore, è anche la “meglio umanità”, l’umanità di tutte le età che lavora con dignità, che chiede dignità al lavoro, specie se lo hanno perso.

   Dannato paese che ci prende per i fondelli con il primo articolo della Costituzione, maledetto paese che non fa più niente per salvare i suoi cittadini.

   Un bacio a Luana, a Sabri a tutte e tutti coloro che hanno perso la vita per rendere migliore questo schifoso paese. Altro che Norimberga, qui ci vorrebbe un Lager per una classe politica ed economica colpevole di questo genocidio.

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5 mai 1821

Napoleone Bonaparte (15 agosto 1769 – 5 maggio 1821)

Parlare della figura di Napoleone a due secoli dalla morte non è mai superfluo. Lo so, è già stato detto e scritto tutto, o quasi, però tornare a considerare l’origine di questa persona, il contesto storico e gli effetti del suo passaggio su questa terra può sempre servire per capire e imparare, nella speranza che vi sia l’intenzione di imparare, soprattutto dagli errori, anche tragici, che il nostro passato ha disseminato.

Superficialmente, la figura di Napoleone si associa all’ipertrofia dell’io, alla megalomania dell’individuo che si crede indispensabile e decisivo per le sorti dell’umanità, come altre figure prima e dopo di lui. Interessante invece è considerare il motivo per cui, ciclicamente, vi siano persone che si stagliano e rappresentano, più o meno da sole, il cosiddetto Zeitgeist.

Napoleone nasce straniero in terra francese, essendo un còrso di origini italiane che cerca di imporsi traendo vantaggio da una serie di congiunture favorevoli. Allo scoppio della Rivoluzione il giovane Bonaparte ha vent’anni, è un sottotenente dell’esercito reale francese in licenza in Corsica, dove si unisce al movimento rivoluzionario della sua isola. Questa lontananza dalla scena principale degli eventi lo protesse per un po’, salvo poi metterlo in pericolo con l’accusa di diserzione. Napoleone dovette rientrare e dimostrare la fedeltà sua e della sua famiglia alla causa nazionale. Non dimentichiamo che nel frattempo un certo Pasquale Paoli conduceva una lotta indipendentista per affrancare la Corsica dalla Francia, lotta che coinvolse il padre di Napoleone. Scampato il pericolo, il tenente colonnello Bonaparte riuscì a ottenere dei successi militari che gli valsero promozioni importanti, fino a diventare generale e condurre la Campagna d’Italia nel 1796. Da questo momento inizia la grande carriera, quasi ventennale, che porterà Napoleone al vertice assoluto. Tutto finisce il 18 giugno 1815 a Waterloo. Il suo esilio terminale è l’ultimo tentativo  dell’Ancien Régime di fermare le lancette dell’orologio della storia. Le idee rivoluzionarie, a cui Napoleone aveva aderito pur opportunisticamente, non avrebbero potuto essere relegate in quell’isola sperduta dell’Oceano Atlantico. La morte dell’Empereur, il 5 maggio 1821, ritardò momentaneamente un processo che sarebbe stato comunque avviato e avrebbe richiesto all’Europa altri milioni di morti. Un lascito importante, che maturò per i due secoli successivi, è sicuramente la visione laica dello Stato, ossia l’abbattimento dell’ingerenza della religione nel disegno etico e civile delle nazioni (si pensi all’abolizione dei cosiddetti “delitti immaginari”, quali la sodomia e la stregoneria, e all’introduzione del divorzio). Sulle contraddizioni di questo processo si è discusso e si continua a discutere, Napoleone, liberatore o macellaio, non cessa di rappresentare un modello di riferimento, anche per lo stesso Adolf Hitler, che volle visitare commosso la tomba dell’imperatore còrso a Saint-Louis des Invalides dopo l’occupazione della Francia nel giugno 1840.

Per chi volesse approfondire la figura di Napoleone Bonaparte non c’è l’imbarazzo della scelta, sia in ambito bibliografico (da Stendhal a Patrice Gueniffey) che cinematografico (da Abel Gance all’ultimo film di Yves Simoneau).

Napoléon Bonaparte (15 août 1769 – 5 mai 1821)

Parler de la figure de Napoléon deux siècles après sa mort n’est jamais superflu. Je sais, tout a déjà été dit et écrit, ou presque tout, mais en revenant à considérer l’origine de cette personne, le contexte historique et les effets de son passage sur cette terre peuvent toujours servir à comprendre et à apprendre, dans l’espoir qu’il y est l’intention d’apprendre, surtout des erreurs, même tragiques, que notre passé a diffusées. Superficiellement, la figure de Napoléon est associée à l’hypertrophie de l’ego, à la mégalomanie de l’individu qui se croit indispensable et décisif pour le sort de l’humanité, comme d’autres figures avant et après lui. D’un autre côté, il est intéressant de considérer la raison pour laquelle, cycliquement, il y a des gens qui se démarquent et représentent, plus ou moins seuls, le soi-disant Zeitgeist. Napoléon est né étranger sur le sol français, Corse d’origine italienne qui cherche à s’établir en profitant d’une série de circonstances favorables. Au déclenchement de la Révolution, le jeune Bonaparte avait vingt ans, il était sous-lieutenant de l’armée royale française en congé en Corse, où il rejoignit le mouvement révolutionnaire de son île. Cette distance de la scène principale des événements l’a protégé pendant un certain temps, pour ensuite le mettre en danger avec l’accusation de désertion. Napoléon a dû revenir et prouver sa loyauté et celle de sa famille envers la cause nationale. N’oublions pas qu’entre-temps un certain Pasquale Paoli menait une lutte pour l’indépendance pour libérer la Corse de la France, une lutte qui impliquait le père de Napoléon. Ayant échappé au danger, le lieutenant-colonel Bonaparte réussit à obtenir des succès militaires qui lui valurent d’importantes promotions, jusqu’à ce qu’il devienne général et dirige la campagne d’Italie en 1796. À partir de ce moment commence la grande carrière, près de vingt ans, qui mènera Napoléon à la top absolu. Tout se termine le 18 juin 1815 à Waterloo. Son exil terminal est la dernière tentative de l’Ancien Régime d’arrêter l’horloge de l’histoire. Les idées révolutionnaires auxquelles Napoléon avait adhéré, quoique de manière opportuniste, n’auraient pas pu être reléguées dans cette île reculée de l’océan Atlantique. La mort de l’Empereur, le 5 mai 1821, retarda momentanément un processus qui aurait commencé de toute façon et aurait nécessité des millions d’autres morts en Europe. Un héritage important, qui a mûri pendant les deux siècles suivants, est certainement la vision séculière de l’État, c’est-à-dire l’abolition de l’ingérence de la religion dans la conception éthique et civile des nations (pensez à l’abolition du soi-disant “imaginaire crimes”, comme la sodomie et la sorcellerie, et l’introduction du divorce). Les contradictions de ce processus ont été discutées et continuent d’être discutées, Napoléon, libérateur ou boucher, ne cesse de représenter un modèle de référence, même pour Adolf Hitler lui-même, qui a voulu visiter avec émotion la tombe de l’empereur de Corse à Saint-Louis des Invalides, après l’occupation de la France en juin 1840. Pour ceux qui souhaitent approfondir la figure de Napoléon Bonaparte, il y a une gêne de choix, tant dans le domaine bibliographique (de Stendhal à Patrice Gueniffey) que du cinéma (d’Abel Gance au dernier film d’Yves Simoneau).

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Minnows pretending they’re whales, “Dr. No”

Honey Ryder : Come and look.

James Bond : Artificial light. We could be hundreds of feet beneath the sea.

Honey Ryder : And look at that. Sea tulips. They do not grow above 200 feet.

Dr. No : One million dollars, Mr. Bond. You were wondering what it cost.

James Bond : As a matter of fact, I was.

Dr. No : Forgive my not shaking hands. It becomes a bit awkward with these. A misfortune. You were admiring my aquarium.

James Bond : Yes. It’s quite impressive.

Dr. No : A unique feat of engineering, if I may say so. I designed it myself. The glass is convex, 10 inches thick, which accounts for the magnifying effect.

James Bond : Minnows pretending they’re whales. Just like you on this island, Dr. No.

Dr. No : It depends, Mr. Bond, on which side of the glass you are.

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Varianti…

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Discorso di Fedez

Fedez è un cantante che può piacere o non piacere, però ho avuto modo di apprezzare il suo intervento al famigerato concerto del 1° maggio, intervento che, a quanto pare, non era stato approvato dai vertici di RaiTre… Già, RaiTre, un tempo nota come TeleKabul… O tempora, o mores! L’intera vicenda ha suscitato un polverone, a mio avviso salutare. Ripeto, Fedez può non piacere, però ben venga il fatto che abbia rivelato il tentativo di censura da parte della Rai, fatto nomi e cognomi di rappresentanti della Lega latori di dichiarazioni in linea con la visione omofoba di Heinrich Himmler, ed evidenziato le contraddizioni di certa classe politica. Personalmente non mi interessa se Fedez ha “approfittato” opportunisticamente del suo spazio, l’essenziale è aver informato e ribadito l’importanza della difesa dei diritti, tanto invisa ai leghisti e alla destra reazionaria italiana. Fedez la libertà di parlare se l’è presa e l’ha spesa per uno scopo, secondo me, sacrosanto. Del resto delle obiezioni non me ne cale nulla.

Ecco il testo dell’intervento integrale di Fedez, a cui rivolgo il mio ringraziamento. 

Quando sono venuto su questo palco mi hanno chiesto: primo maggio, dimmi la tua prima volta. Ed effettivamente oggi è stata la mia prima volta. È la prima volta che mi è successo di inviare un testo di un mio intervento perché doveva essere messo al vaglio per approvazione da parte della politica. Approvazione che, purtroppo, non c’è stata in prima battuta, o meglio, dai vertici di Raitre mi hanno chiesto di omettere dei nomi, dei partiti, ed edulcorarne il contenuto. Ho dovuto lottare un pochino, un po’ tanto, però alla fine mi è stato dato il permesso di potermi esprimere liberamente. Grazie.

Mi assumo tutte le responsabilità e le conseguenze di ciò che dico e faccio. Sappiate però che il contenuto di questo discorso è stato definito dalla vice direttrice di Rai Tre come inopportuno. Buon Primo Maggio e buona festa a tutti i lavoratori, anche a chi un lavoro ce l’ha ma non ha potuto esercitarlo, per oltre un anno. E quale migliore occasione per celebrare la festa dei non lavoratori se non un palco?

Per i lavoratori dello spettacolo  questa non è più una festa. Caro Mario, capisco perfettamente che il calcio è il vero fondamento di questo paese, però non dimentichiamoci che il numero dei lavoratori del calcio e il numero dei lavoratori dello spettacolo si equivalgono. Quindi non dico qualche soldo, ma almeno qualche parola, un progetto di riforma in difesa di un settore che è stato decimato da questa emergenza e che è regolato da normative stabilite negli anni quaranta e mai modificate a dovere sino ad oggi. Quindi, caro Mario, come si è esposto nel merito della SuperLega, con grande tempestività, sarebbe altrettanto gradito il suo intervento nel mondo dello spettacolo. Grazie.

Eh, ma adesso arriva la parte forte, questa parte era approvata, adesso questa è la parte non… (approvata NdR).

A proposito di SuperLega, due parole sull’uomo del momento, il sonnecchiante Ostellari. Ecco Ostellari ha deciso che un disegno di legge di iniziativa parlamentare, quindi massima espressione del popolo, che già è stato approvato alla camera come DDL Zan, può tranquillamente essere bloccato dalla voglia di protagonista di un singolo, cioè se stesso. Ma d’altronde Ostellari fa parte di uno schieramento politico che negli anni si è distinto per la sua grande lotta all’uguaglianza. Vorrei decantarvi un po’ dei loro aforismi, se posso:

“Se avessi un figlio gay lo brucerei nel forno”, Giovanni de Paoli, consigliere regionale Lega Liguria;

“I gay? Che inizino a comportarsi come tutte le persone normali”, Alessandro Rinaldi, Consigliere per la Lega Reggio Emilia;

“Gay vittime di aberrazioni della natura”, Luca Lepore e Massimiliano Bastioni, consiglieri regionali leghisti, questa l’hanno scritta insieme chissà da soli cosa potevano partorire!

“I gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie”, Alberto Zegger consigliere comunale della Lega Nord a Verona;

“Il matrimonio gay porta all’estinzione della razza”, Stella Conosceva candidata leghista.

L’ultima è quella che ha anche un tocco di fantasy dentro: “Fanno le iniezioni ai bambini per farli diventare gay”, candidata della Lega Giuliana Livigni.

Qualcuno come Ostellari ha detto che ci sono altre priorità in questo momento di pandemia rispetto al DDL Zan. E allora guardiamole queste priorità. Il Senato non ha avuto tempo per il DDL Zan perché doveva discutere: l’etichettatura del vino, la riorganizzazione del CONI, l’indennità di bilinguismo ai poliziotti di Bolzano! E per non farsi mancare nulla. il reintegro del vitalizio di Formigoni. Quindi secondo Ostellari probabilmente il diritto al vitalizio di Formigoni è più importante della tutela dei diritti di tutti e di persone che vengono quotidianamente discriminate fino alla violenza.

Ma a proposito di diritto alla vita, il presidente dell’associazione Pro Vita, l’ultra cattolico e antiabortista Jacopo Coghe, amicone del leghista Pillon, in questi mesi è stata la prima voce a sollevarsi contro il DDL Zan. L’antiabortista però non si è accorto che il Vaticano ha investito più di 20 milioni di euro in un’azienda farmaceutica che produce la pillola del giorno dopo. Quindi, cari antiabortisti, caro Pillon, avete perso troppo tempo a cercare il nemico fuori e non vi siete accorti che il nemico ce lo avevate in casa. Che brutta storia…

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“Non sono le parole, sono le intenzioni”… 2

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“Non sono le parole, sono le intenzioni”…

Mi riferisco al monologo andato in onda su Felicissima sera (Canale o Canile 5) ieri sera e l’invito a smontare il politically correct da parte di Pio e Amedeo, due foggiani che vengono spacciati per comici (chissà quali sponsor hanno investito e investono soldi per promuoverli). Ho visto e ascoltato il monologo “Non sono le parole, sono le intenzioni” solo in seguito alle segnalazioni e alle polemiche che ha scatenato, altrimenti manco mi sarei scomodato. Che dire? Purtroppo siamo in Italia e il livello della comicità nazionale è peggiore del Covid19. Dimentichiamoci Petrolini, Totò, Carlo Dapporto, Walter Chiari, Cochi e Renato, Massimo Troisi, ormai non torneranno più con la loro intelligenza, ironia, vis comica. L’ennesima occasione sprecata per riflettere grazie a un intervento sbracato che di comico e satirico non ha niente, ma proprio niente (forse Pillon sarebbe stato più spassoso, o forse è l’autore del monologo). Secondo questi due “scienziati” non sono le parole, ma le intenzioni che contano… Pio e Amedeo, al di là degli argomenti che toccano, non hanno né le parole, né le intenzioni per essere dei veri artisti comici. Vogliamo discutere delle esagerazioni del politically correct? Possiamo farlo, ma imbastire un monologo che si basi sul “che vuoi che sia dire negro, ricchione, ebreo avaro, terrone”, sulle dimensioni del pene degli africani, sui soliti cliché triti e ritriti, non serve a nulla, anzi, ottiene l’effetto contrario rispetto all’eventuale proposito iniziale. La verità è che le parole coincidono con le intenzioni, soprattutto quelle parole. Anche l’invito rivolto ai “discriminati” di sorridere di fronte agli insulti è di una stupidità aberrante. Provino Pio e Amedeo a proferire questa scemenza ai gay presi a botte, agli africani sfruttati dal caporalato, ai reduci di Auschwitz, a tutte le vittime dell’odio reazionario. Mi immagino le risposte… Qualcuno ce la fa a sorridere, ma l’amarezza e la sofferenza non scompaiono.  

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Buon 1° maggio

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1. Mai

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30 aprile 1993 Hotel Raphaël – Lancio di monetine su Bettino Craxi

«Bizarre people Italians. One day 45 million fascists. The next day 45 million between anti-fascists and partisans. Yet these 90 million Italians are not from the census».

Sentence attributed to Winston Churchill

«Gente bizzarra gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno dopo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti».

Frase attribuita a Winston Churchill

Quanti 30 aprile avrebbero dovuto esserci prima e dopo Craxi? È proprio vero, gente bizzarra gli italiani: prima applaudono, inneggiano, sostengono, poi, non appena scricchiola il mito, si avventano, assalgono, sputano sul vecchio idolo. Gli italiani erano 56 milioni nel 1993, non erano tutti craxiani, però l’anno precedente, in data 5 e 6 aprile 1992, 5.343.930 avevano votato il Partito Socialista Italiano e, di conseguenza, il loro leader, Bettino Craxi. Quanti degli elettori craxiani si trovavano la sera del 30 aprile 1993 davanti l’Hotel Raphaël? Quelli che bastano per confermare la frase attribuita a Churchill. Si salvano, ovviamente, tutte quelle persone che si sono sempre indignate e hanno provato a fare qualcosa per denunciare, contrastare, ma il resto…

Da notare che, passato “the next day”, inizia poco alla volta la riabilitazione e il revisionismo: come Mussolini ha riguadagnato consensi, così Craxi non è più percepito alla stregua di ventotto anni fa, ossia il politico corrotto di Tangentopoli. Gli italiani sono anche in grado di rimettere in piedi chi avevano appeso a testa in giù, o di riprendersi le monetine lanciate. Non è un caso che il 30 aprile sia preceduto dal 29 aprile, 1945, ossia Piazzale Loreto. Se ci mettiamo a fare i Nostradamus, tra vent’anni, il 1° maggio 2041, sarà possibile assistere in Italia a un altro spettacolo del genere. Ogni 48 anni un voltafaccia clamoroso. Finora soltanto alcuni mutamenti molto più modesti.

Dovrebbe essere impedito a chiunque di costruire un mito, un idolo, un eroe, dovrebbe essere obbligatorio realizzare una persona, un cittadino, un politico che rispetti se stesso e gli altri, vigilando che non vi siano corruzioni, prevaricazioni, ingiustizie. Aboliamo il culto della personalità, coltiviamo le persone.

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How many April 30th there should have been before and after Craxi? It’s really true, the Italians are bizarre people: first they applaud, cheer, support, then, as soon as the myth creaks, they rush, attack, spit on the old idol. The Italians were 56 million in 1993, they were not all Craxians, but the previous year, on 5 and 6 April 1992, 5,343,930 had voted for the Italian Socialist Party and, consequently, their leader, Bettino Craxi. How many of the Craxian voters were there on the evening of April 30, 1993 in front of the Hotel Raphaël? Those are enough to confirm the sentence attributed to Churchill. Obviously, all those people who have always been indignant and have tried to do something to denounce, oppose, but the rest are saved … It should be noted that, after “the next day”, the rehabilitation and revisionism begins little by little: as Mussolini has regained consensus, Craxi is no longer perceived in the same way as twenty-eight years ago, that is the corrupt politician of Tangentopoli. The Italians are also able to put back those who had hung upside down, or to take back the thrown coins. It is no coincidence that April 30 is preceded by April 29, 1945, that is Piazzale Loreto. If we start doing Nostradamus, in twenty years, on May 1, 2041, it will be possible to attend another show of this kind in Italy. Every 48 years a sensational about-turn. So far only a few much more modest changes. Anyone should be prevented from building a myth, an idol, a hero, it should be mandatory to create a person, a citizen, a politician who respects himself and others, making sure that there is no corruption, prevarication, injustice. Let abolish the cult of personality, let cultivate people.

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