Andrea Doria, 25 luglio 1956

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Vent’anni

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Paola Enogu

Paola Enogu porta il vessillo olimpico come rappresentante della delegazione italiana per l’Europa alle Olimpiadi di Tokio, ma c’è l’imbecille di turno che contesta questa scelta perché la pallavolista non è soltanto di pelle nera, ma è anche fidanzata con una ragazza. Questo, secondo l’imbecille di turno, sarebbe conformismo. Nel 2000 Carlton Myers sfilò alle Olimpiadi di Sidney e nessuno protestò, vent’anni dopo gli imbecilli hanno inventato il PUD (pensiero unico dominante), l’ideologia Gender e sostengono che una fantascientifica lobby mondiale sta facendo di tutto perché gli eterosessuali e i bianchi si vergognino. Il guaio è che gli imbecilli non si vergognano di esserlo, quanto agli eterosessuali… hanno tutto il mondo costruito da sempre per loro e non si capisce perché abbiano a lamentarsi. Chi lo fa è proprio un imbecille.

Paola Enogu è un’ottima scelta, chi la contesta vada a quel paese, senza mezzi termini.

Paola Enogu carries the Olympic banner as representative of the Italian delegation for Europe at the Tokyo Olympics, but there’s the usual fool who disputes this choice because the volleyball player is not only black, but also engaged to a girl. This, according to the usual fool, would be conformity. In 2000 Carlton Myers paraded at the Sydney Olympics and no one protested, twenty years later the idiots invented the SDT (single dominant thought), the Gender ideology and argue that a world science-fiction lobby is doing everything so that heterosexuals and whites ashamed. The trouble is that fools are not ashamed of being so, as for heterosexuals … they have the whole world always built for them and it’s not clear why they have to complain. Whoever does it’s really an idiot. Paola Enogu is an excellent choice, those who dispute her go to hell, in no uncertain terms.

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Citius, altius, fortius

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Olimpiadi

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Giuseppe Gioachino Belli (1791– 1863) XXV

Giuseppe Gioachino Belli e il calamaio infranto del papista inquisitore, di  Michele Rossitti | LA PRESENZA DI ÈRATO

683. Lo stato de lo Stato

È vvero che nnoi semo sderelitti,

ma ccosa ha dda fà er Papa co sta freggna

de debbiti, de smosse e dde delitti

tutto pe vvia de sta settaccia indeggna?

Dico, cos’ha da fà? Pprova, s’ingeggna,

va ttra una goccia e ll’antra, attacca editti,

opre e sserra bbottega, impeggna e speggna,

s’ajjuta co l’apparti e cco l’affitti.

Però, ppe quanto dichi e cquanto facci,

pe cquanto s’arranchelli a ddà la leva,

la pietra nun ze move, e ssò affaracci.

Ah! ddisse bbene un omo che ddisceva

c’oggi l’editti cqua ssò ttutti stracci

che un Papa mette e un stracciarolo leva.

Roma, 28 dicembre 1832 – Der medemo

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Luz Jong and Jesse Owens

1943 last Jong’s letter to Jesse Owens:

I am here, Jesse, where it seems there is only the dry sand and the wet blood. I do not fear so much for myself, my friend Jesse, I fear for my woman who is home, and my young son Karl, who has never really known his father.

My heart tells me, if I be honest with you, that this is the last letter I shall ever write. If it is so, I ask you something. It is something so very important to me. It is you go to Germany when this war is done, someday find my Karl, and tell him about his father. Tell him, Jesse, what times were like when we were not separated by war. I am saying – tell him how things can be between men on this earth.

If you do this something for me, this thing that I need the most to know will be done, I do something for you, now. I tell you something I know you want to hear. And it is true.

That hour in Berlin when I first spoke to you, when you had your knee upon the ground, I knew that you were in prayer.

Then I not know how I know. Now I do. I know it is never by chance that we come together. I come to you that hour in 1936 for purpose more than der Berliner Olympiade.

And you, I believe, will read this letter, while it should not be possible to reach you ever, for purpose more even than our friendship.

I believe this shall come about because I think now that God will make it come about. This is what I have to tell you, Jesse.

I think I might believe in God.

And I pray to him that, even while it should not be possible for this to reach you ever, these words I write will still be read by you.

Your brother, Luz

Sono qui, Jesse, dove sembra che ci siano solo la sabbia secca e il sangue umido. Non temo molto per me stesso, amico mio Jesse, temo per la mia donna che è a casa, e il mio giovane figlio Karl, che non ha mai conosciuto veramente suo padre. Il mio cuore mi dice, se devo essere onesto con te, che questa è l’ultima lettera che scriverò. Se è così, ti chiedo una cosa. È qualcosa di molto importante per me. Che tu vada in Germania quando questa guerra sarà finita, un giorno veda il mio Karl e gli parli di suo padre. Digli, Jesse, com’erano i tempi in cui non eravamo separati dalla guerra. Dico: raccontagli come possono essere le cose tra gli uomini su questa terra. Se fai questa cosa per me, questa cosa che ho più bisogno di sapere che sarà fatta, farò qualcosa per te, ora. Ti dico qualcosa che so che vuoi sentire. Ed è vero. In quel momento a Berlino, quando ti ho parlato per la prima volta, quando eri inginocchiato, sapevo che stavi pregando. Allora non sapevo com’è che lo sapevo. Ora sì. So che non è affatto un caso che ci siamo incontrati. Venni da te in quell’istante del 1936 per uno scopo più importante delle Olimpiadi di Berlino. E tu, credo, leggerai questa lettera, anche se questa lettera non ti dovesse mai arrivare, per uno scopo più grande anche della nostra amicizia. Credo che questo accadrà perché ora penso che Dio lo farà accadere. Questo è quello che devo dirti, Jesse. Penso che potrei credere in Dio. E io lo prego che, anche se questa lettera non ti dovesse mai arrivare, queste parole che scrivo siano ancora da te lette. Tuo fratello, Luz

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Una storia sbagliata

È una storia da dimenticare
È una storia da non raccontare
È una storia un po’ complicata
È una storia sbagliata
Cominciò con la luna sul posto
E finì con un fiume di inchiostro
È una storia un poco scontata
È una storia sbagliata

Storia diversa per gente normale
Storia comune per gente speciale
Cos’altro vi serve da queste vite?
Ora che il cielo al centro le ha colpite
Ora che il cielo ai bordi le ha scolpite

È una storia di periferia
È una storia da una botta e via
È una storia sconclusionata
Una storia sbagliata
Una spiaggia ai piedi del letto
Stazione Termini ai piedi del cuore
Una notte un po’ concitata
Una notte sbagliata

Notte diversa per gente normale
Notte comune per gente speciale
Cos’altro ti serve da queste vite?
Ora che il cielo al centro le ha colpite
Ora che il cielo ai bordi le ha scolpite

È una storia vestita di nero
È una storia da basso impero
È una storia mica male insabbiata
È una storia sbagliata
È una storia da carabinieri
È una storia per parrucchieri
È una storia un po’ sputtanata
O è una storia sbagliata

Storia diversa per gente normale
Storia comune per gente speciale
Cos’altro ti serve da queste vite?
Ora che il cielo al centro le ha colpite
Ora che il cielo ai bordi le ha scolpite

Per il segno che ci è rimasto
Non ripeterci quanto ti spiace
Non ci chiedere più com’è andata
Tanto lo sai che è una storia sbagliata
Tanto lo sai che è una storia sbagliata

Lo so, Fabrizio De André scrisse insieme a Massimo Bubola questa canzone nel 1980 sulla morte di Pier Paolo Pasolini, però, si parva licet componere magnis, il senso del testo potrebbe essere esteso anche a tutte le altre “storie sbagliate” che abbiamo avuto, abbiamo e avremo in Italia, compresa quella di Carlo Giuliani, il ragazzo di 23 anni che rimase ucciso vent’anni fa negli scontri in occasione del vertice G8 di Genova.

Lo so, Francesco Guccini scrisse una canzone su quell’avvenimento, Piazza Alimonda, ma la pomposa retorica, sia vocale che narrativa, del cantautore e il solito, stantio cliché melodico ci allontanano dalla storia, pur avendo la presunzione di fissarla. Guccini è lugubre, macabro, inutilmente verboso, crede di poter descrivere e appesantisce tutto, complice il borborigmo vocale che lo caratterizza. De André risponde con geniale levità e ci avvisa: Non ripeterci quanto ti spiace / Non ci chiedere più com’è andata / Tanto lo sai che è una storia sbagliata.

Una storia sbagliata perché aggravata dagli sproloqui stereotipati delle parti in questione. Carlo Giuliani non è più tra noi, non potrà raccontarci cosa è avvenuto, la sua voce non rammenterà quei giorni vissuti da ragazzo in una città trasformata ignobilmente in un bordello a cielo aperto. Il resto, ci ostiniamo a ripeterlo fino alla noia, è silenzio. Con il fracasso non si risolve niente, non si giunge alla verità, non si rende giustizia ad una vita. La putrida retorica fatta di slogan, frasi impoetiche e gesti inconsulti che ci perseguita dagli anni ’60 del Novecento ha sputtanato la protesta in Italia, ci ha tolto un bastione per respingere gli attacchi dei reazionari sadici e magniloquenti. Carlo Giuliani non vive più, è caduto anche grazie a quella retorica, da cui non ha fatto in tempo a sottrarsi.

È una storia da dimenticare
È una storia da non raccontare
È una storia un po’ complicata
È una storia sbagliata.


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Eumelo di Corinto

Poiché cara al dio di Itome fu la Musa,

lei che è pura e dai sandali liberi.

Frammento citato da Pausania, Periegesi della Grecia,IV 4.33.2

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I travestiti

Voi vedete un simbolo, un cartello e credete che tutto sia compreso in quella rappresentazione. Non è così. Dietro il cartello, il simbolo del partito o del movimento c’è un gruppo di potere nascosto che agisce per conservare se stesso e, qualora non abbia trovato l’accordo per una mutua conservazione, prevalere sugli altri gruppi di potere.

Per esempio, voi scorgete Salvini, Meloni, Renzi e tutte/i le altre e gli altri, in cuor vostro credete che raffigurino la Lega, Fratelli d’Italia, Italia Viva, etc., in realtà quei personaggi sono Agit Prop manovrati da realtà nazionali o sovranazionali preposti a garantire il mantenimento o l’incremento di queste stesse realtà. Salvini e Meloni agiscono in nome di una destra sovranista xenofoba ed omofoba organizzata universalmente a livello europeo e mondiale da soggetti che nessuno vedrà mai, ma che hanno tutto l’interesse a creare lo scompiglio pur di sopravvivere. Intendiamoci, il sovranismo è un pretesto, così come la xenofobia e l’omofobia, per suggestionare e convincere l’elettorato, perlopiù composto da povera gente senza cervello. Renzi è una marionetta mossa dalla massoneria, una creatura di quell’associazione infiltrata ovunque che cerca di determinare i destini politici italiani in tutti i settori. Renzi non è l’unico massone, i massoni abbondano sia a livello locale che nazionale, però sono un’oligarchia di cui non si deve mai parlare. La P2 è soltanto un caso di infiltrazione: colpendo, o facendo finta di colpirla si è trasvolato su tutto il resto. Vogliamo parlare della presenza della Chiesa nella politica italiana? È indubitabile. Libera Chiesa in libero Stato? Ma quando mai? Opus Dei, Charitas, etc. sono gli sponsor di tanti politici italiani spalmati da destra a sinistra, ma non appariranno mai con la loro bella faccia. E la presenza delle associazioni a delinquere? Mi sembra pleonastico accennare alla Mafia, alla Camorra, alla ’Ndrangheta e via discorrendo. Non c’è un politico che non sia usato per uno scopo ben preciso, governato dai vari gruppi di potere.

Insomma, voi, nei vostri Comuni, nelle vostre Province, nelle vostre Regioni, nella vostra Repubblica Italiana non vedete persone che vi rappresentano, voi vedere dei travestiti al soldo di questo o di quel committente. La vexata quaestio è: ha ancora senso andare a votare candidati “travestiti”? Propendo per il no.

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