Giuliano Pisapia a Lucca

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Edgar Lee Masters (1868-1950), Spoon River 15

Edgar Lee Masters

Mary McNeely

PASSER-BY,

To love is to find your own soul

Through the soul of the beloved one.

When the beloved one withdraws itself from your soul

Then you have lost your soul.

It is written: “l have a friend,

But my sorrow has no friend.”

Hence my long years of solitude at the home of my father,

Trying to get myself back,

And to turn my sorrow into a supremer self.

But there was my father with his sorrows,

Sitting under the cedar tree,

A picture that sank into my heart at last

Bringing infinite repose.

Oh, ye souls who have made life

Fragrant and white as tube roses

From earth’s dark soil,

Eternal peace!

 

(PASSANTE,/ amare è trovare la propria anima/ attraverso l’anima dell’amato./ Quando l’amato si ritrae dalla tua anima/ Allora hai perso la tua anima./ È scritto: «Ho un amico,/ ma il mio dolore non ha amici»./ Da qui i miei lunghi anni di solitudine a casa di mio padre/ tentando di ritrovare me stessa/ e di trasformare la mia sofferenza in un essere supremo./ Ma c’era mio padre con le sue pene,/ seduto sotto il cedro,/ un’immagine che infine penetrò nel mio cuore,/ causandomi un’infinita pace./ Oh, anime che avete reso la vita/ fragrante e bianca come le tuberose/ che sbocciano dal suolo scuro della terra,/ a voi, eterna pace!)

Traduzione di Marco Vignolo Gargini

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Antonio Gramsci (22 gennaio 1891 – 27 aprile 1937)

gramsci

Pasolini davanti la tomba di Gramsci

I titoli. Tendenza a titoli magniloquenti e pedanteschi, con opposta reazione di titoli così detti «giornalistici» cioè anodini e insignificanti. Difficoltà dell’arte dei titoli che dovrebbero riassumere alcune esigenze: di indicare sinteticamente l’argomento centrale trattato, di destare interesse e curiosità spingendo a leggere. Anche i titoli sono determinati dal pubblico al quale il giornale si rivolge e dall’atteggiamento del giornale verso il suo pubblico: atteggiamento demagogico-commerciale quando si vuole sfruttare le tendenze più basse; atteggiamento educativo-didattico, ma senza pedanteria, quando si vuole sfruttare il sentimento predominante nel pubblico, come base di partenza per un suo elevamento. Il titolo «Brevi cenni sull’universo», come caricatura del titolo pedantesco e pretenzioso.

Antonio Gramsci, Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura, Editori Riuniti, Roma, 1996

Caratteri italiani

Si osserva da alcuni con compiacimento, da altri con sfiducia e pessimismo, che il popolo italiano è «individualista»: alcuni dicono «dannosamente», altri «fortunatamente», ecc. Questo «individualismo», per essere valutato esattamente, dovrebbe essere analizzato poiché esistono diverse forme di «individualismo», piú progressive, meno progressive, corrispondenti a diversi tipi di civiltà e di. vita culturale. Individualismo arretrato, corrispondente a una forma di «apoliticismo» che corrisponde oggi all’antico «anazionalismo»; si diceva una volta: «Venga Francia, venga Spagna, purché se magna», come oggi si è indifferenti alla vita statale, alla vita politica dei partiti, ecc.

Ma questo «individualismo» è proprio tale? Non partecipare attivamente alla vita collettiva, cioè alla vita statale (e ciò significa solo non partecipare a questa vita attraverso l’adesione ai partiti politici «regolari»), significa forse non essere «partigiani», non appartenere a nessun gruppo costituito? Significa lo «splendido isolamento » del singolo individuo, che conta solo su se stesso per creare la sua vita economica e morale? Niente affatto. Significa che al partito politico e al sindacato economico «moderni», come cioè sono stati elaborati dallo sviluppo delle forze produttive piú progressive, si «preferiscono» forme organizzate di altro tipo, e precisamente del tipo «malavita»; quindi, le cricche, le camorre, le mafie, sia popolari sia legate alle classi alte. Ogni livello o tipo di civiltà ha un suo «individualismo» cioè ha una sua peculiare posizione e attività del singolo individuo nei suoi quadri generali. Questo «individualismo » italiano (che poi è piú o meno accentuato e dominante secondo i settori economico-sociali del territorio) è proprio di una fase in cui i bisogni piú immediati economici non possono trovare soddisfazione regolare permanentemente (disoccupazione endemica fra i lavoratori rurali e fra i ceti intellettuali piccoli e medi). La ragione di questo stato di cose ha origini storiche lontane, e del mantenersi di tale situazione è responsabile il gruppo dirigente nazionale.

Si pone il problema storico-politico: una tale situazione può essere superata coi metodi dell’accentramento statale (scuola, legislazione, tribunali, polizia) che tenda a livellare la vita secondo un tipo nazionale? cioè con un’azione che scenda dall’alto e che sia risoluta ed energica? Intanto si pone la questione del come formare il gruppo dirigente che esplichi una tale azione; attraverso la concorrenza dei partiti e dei loro programmi economici e politici? attraverso l’azione di un gruppo che eserciti il potere monopolisticamente? Nell’un caso e nell’altro è difficile superare l’ambiente stesso, che si rifletterà nel personale dei partiti, o nella burocrazia al servizio del gruppo monopolistico poiché se è pensabile la selezione secondo un tipo di pochi dirigenti, è impossibile una tale selezione «preventiva» delle grandi masse di individui che costituiscono tutto l’apparato organizzativo (statale ed egemonico) di un grande paese. Metodo della libertà, ma non in senso «liberale»: la nuova costruzione non può che sorgere dal basso, in quanto tutto uno strato nazionale, il piú basso economicamente e culturalmente, partecipi ad un fatto storico radicale che investa tutta la vita del popolo e ponga ognuno, brutalmente, dinanzi alle proprie responsabilità inderogabili. Il torto storico della classe dirigente è stato quello di aver impedito sistematicamente che un tal fenomeno avvenisse nel periodo del Risorgimento e di aver fatto ragion d’essere della sua continuità storica il mantenimento di una tale situazione cristallizzata, dal Risorgimento in poi.

Antonio Gramsci, Sul fascismo, a cura di Enzo Santarelli, Editori riuniti, Roma, 1973.

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Thus Spoke Oscar Wilde

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Buona Liberazione!

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Gabriele è libero, altri no…

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post facebook

La gioia è indescrivibile: Gabriele Del Grande è in Italia da uomo libero dopo quindici giorni di prigionia in Turchia.

Siamo felici, ma non dimentichiamo.

Innanzitutto non dimentichiamo che un nostro concittadino è stato privato della libertà senza motivo, secondariamente non tralasciamo le accuse rivolte alla sinistra di strumentalizzazione dell’intera vicenda per ottenere dei vantaggi. Qualcuno ha sostenuto che, in mancanza di argomenti, le formazioni politiche di sinistra impegnate nella campagna elettorale a Lucca hanno cavalcato l’avvenimento… Siamo ancora una volta spettatrici e spettatori di un processo psichico chiamato “proiezione”: c’è chi “proietta” i propri difetti, le proprie lacune, e guarda la pagliuzza nell’occhio altrui [1]. Chi aderisce alla cultura del sospetto è pronto sempre a giocare al Now I’ve got you, you son of a bitch (“Ora t’ho beccato, figlio di puttana!”), il gioco descritto dallo psicologo transazionale Eric Berne nel suo Games People Play edito nel 1964, che consiste appunto nell’evitare il confronto con le proprie carenze, le proprie responsabilità scaricando il barile. Se tanto mi dà tanto, come mai gli “altri”, indipendentemente dalle posizioni politiche, non si sono fatti vivi durante la mobilitazione e non hanno dimostrato con la propria presenza fisica di essere solidali con Gabriele Del Grande? Logico. È più facile strumentalizzare la presunta strumentalizzazione e starsene alla finestra come le vecchiette di paese a sbecerare su Tizio e Caio. Ciò nonostante, dobbiamo dare a Cesare quel che è di Cesare: due candidati alle prossime elezioni amministrative lucchesi erano in Piazza San Michele il 19 aprile scorso, cioè Donatella Buonriposi e Remo Santini. Non ci risulta siano di sinistra, eppure c’erano. Questa è la migliore dimostrazione che di fronte a simili situazioni il senso civico prevale, accantonando le malizie e i sospetti.

E non dobbiamo dimenticare coloro che, mentre Gabriele si trovava in carcere, stavano alimentando una campagna di odio e diffamazione nei confronti del blogger e documentarista di origini lucchesi. Post su facebook [2] che riprendevano, per esempio, un articolo uscito su Sinistra ch, portale svizzero di informazione progressista, e affermavano che Gabriele Del Grande “gestisce il blog Fortress Europe, creato nel 2006 come “osservatorio sulle vittime della frontiera”, il quale è stato finanziato nientemeno che dalla Open Society Foundation del miliardario George Soros.” [3]. Non parliamo poi dei commenti su facebook a seguito di questi post (hanno augurato a Gabriele la morte o di rimanere a marcire in carcere). Altro intervento quello di Fulvio Grimaldi (ricordate le sue indagini da ambientalista al TG3 con il cane Nando?) sul suo Mondocane [4]: “…ma non sto con Gabriele, come non stavo con Regeni e come “je ne suis pas Charlie”.  Non sto con Gabriele perché in tutto quello che ha prodotto e ahinoi diffuso, tra libri, articoli e filmati, la scarsa qualità contenutistica e formale è ampiamente compensata da una perfetta sintonia con quanto vanno dicendo e facendo in termini di guerre e stermini, inganni e calunnie, i peggiori arnesi dell’imperialismo e sub-imperialismo mondiale. Tutto qui.”.

Mi auguro che, una volta ripresosi, Gabriele Del Grande inizi a rispondere a tutti questi che lo hanno infangato quando era dietro le sbarre.

Gabriele è libero, altri no…

 

 


[1] “Se provate a indicare qualcuno tenendo la mano dritta davanti a voi, vi accorgete che un dito è puntato verso l’altra persona ma tre sono rivolte verso di voi: questo può servire a ricordarvi che quando denigriamo gli altri in realtà stiamo solo negando un aspetto di noi stessi.” Debbie Ford, Illumina il tuo lato Oscuro, Macro Edizioni 2012, p.46

[2] https://www.facebook.com/roberto.vallepiano/posts/10155222658816624

[3] http://www.sinistra.ch/?p=6415

[4] https://fulviogrimaldi.blogspot.it/2017/04/pacchi-di-regime-il-giornalista-martire.html

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Élection présidentielle française de 2017

présidentielle française de 2017

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