I don’t have time anymore

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WASP

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Il liberale…

Il liberale liberalizza, ma non libera. Appollaiato sulla sua piccola scranna da privilegiato, osserva e sentenzia a favore del libero mercato, della competizione, della concorrenza, del capitalismo, dello sfruttamento. Il liberale crede fermamente nelle classi e nella dovuta differenza tra ricchi sfondati e poveracci. Il liberale si finge democratico, però di fronte a un certo tipo di pericolo (il comunismo, i diritti LGBTQ, la lotta alla xenofobia, etc.) è disposto a sostenere la dittatura fascista. Sono i liberali che hanno chiuso un occhio con Mussolini, Hitler, Franco, Pinochet e altri ancora. Sempre  loro. Sempre fascisti in erba.

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Happy Pride

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Welcome to Italy

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Giuseppe Gioachino Belli (1791– 1863) XXIII

326. Er coronaro


Ma cche tte vai freganno 1 vemmarie
e ppaternostri pe infilà ccorone!
Passò cquer temp’Enea der re ddidone:
oggi è ttempo d’uprí fforni e osterie.

Da quanno ch’è vvienuto Napujjone
uffizzioli, rosari e llettanie
le donne l’hanno mess’in d’un cantone
e nun penzeno ppiù cc’a cciafrerie.

Fiori, occhiali, smanijji, orloggi, anelli,
pennenti, farpalà, ppettini, veli,
fittuccie, e ccappelloni com’ombrelli.

Senza statte a ccontà 3 ttutti li peli,
che ssò de li paini poverelli
che mmoveno a ppietà li sette sceli.

10 gennaio 1832 – De Pepp’er tosto

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Caro Alessandro Del Piero

Mario - Film (2018) - MYmovies.it

MENTRE ERAVAMO VIA

MENTRE ERAVAMO VIA

HANNO CHIUSO GLI STADI 

E ABBIAMO LASCIATO IL NOSTRO GIOCO

IL VIRUS SI E’ DIFFUSO

GLI OSPEDALI SI SONO RIEMPITI

LE MASCHERINE SONO DIVENTATE LE NOSTRE DIVISE

L’UFFICIO SI E’ TRASFERITO IN SALOTTO

LA SCUOLA SU ZOOM

E ABBIAMO FATTO PROGRAMMI TV DA CASA

ABBIAMO RIDEFINITO IL CONCETTO DI EROE

I NOSTRI CAMPIONI SONO DIVENTATI LORO

ABBIAMO PERSO DELLE VITE

ABBIAMO DETTO ADDIO A MIGLIAIA DI DONNE E UOMINI DELLA GENERAZIONE CHE CI HA FATTO DIVENTARE QUELLO CHE SIAMO

SENZA POTERLI SALUTARE

SENZA POTERLI RINGRAZIARE

PENSAVAMO DI AVER FINITO LE LACRIME

MA C’E’ ALTRO.

MENTRE ERAVAMO VIA

GEORGE FLOYD E’ STATO UCCISO, SOFFOCATO DA UN POLIZIOTTO A MINNEAPOLIS, VITTIMA DELLA VIOLENZA E DEL RAZZISMO

MOHAMED BEN ALI E’ MORTO CARBONIZZATO VICINO A FOGGIA, IN UNA BARACCOPOLI DOVE VIVONO IMMIGRATI TRATTATI COME SCHIAVI

SARAH HIJAZI, ATTIVISTA PER I DIRITTI DEGLI OMOSESSUALI, SI E’ SUICIDATA: NON HA RESISTITO ALLA MEMORIA DELLE TORTURE SUBITE IN EGITTO

CAUSA DELLE MORTI: ALTRI VIRUS ANTICHI, CHE NON RIUSCIAMO A DEBELLARE.

IL RAZZISMO

L’INGIUSTIZIA SOCIALE

LA DISCRIMINAZIONE

NON POSSIAMO ACCETTARLO

NON VOGLIAMO STARE ZITTI

IL CALCIO NON OFFRE UN VACCINO, NON OFFRE UNA CURA.

MA PUO’ DARE UN ESEMPIO

PERCHE’ LO SPORT ELEVA LE DONNE E GLI UOMINI E LI MIGLIORA

E’ IL MOMENTO DI TORNARE IN CAMPO. ADESSO TOCCA A NOI

Caro Alessandro Del Piero,

il messaggio da Lei letto per Skysport trasuda nobiltà d’intenti, fa presa sulla sensibilità delle persone, tocca temi molto delicati per niente scontati, però…

I riferimenti al razzismo… Lei fa parte di un mondo, il mondo del calcio, dove il razzismo esiste e spesso è più che evidente. Nonostante i proclami, le belle parole, resta quello che Lei ha definito un virus, il virus della xenofobia. Il razzismo nel calcio è anche il trattamento che giovani calciatori africani ricevono dal mondo del calcio, società calcistiche in testa. Finché ci sarà il business e le persone, specie se di pelle nera, varranno meno dei numeri dei bilanci, il razzismo sarà presente nel calcio, oltre che sugli spalti, tra i giocatori, eccetera.  

I riferimenti all’omofobia, altro virus… Visto che Lei ha citato il caso dell’attivista LGBTQ egiziana Sarah Hijazi… Il mondo del calcio non è forse uno dei mondi più omofobi su questa terra? Togliamo il forse. Lo è. E qui le colpe sono di tutti. Le consiglierei la visione del film svizzero del 2018 Mario, la storia di un calciatore gay che sceglie la carriera e sacrifica la propria vita, sacrifica soprattutto una storia d’amore con un altro calciatore, perché inammissibile nel mondo del calcio. Questa è la verità. Il mondo del calcio è profondamente omofobo, tanti calciatori gay hanno dovuto, devono e dovranno fare la stessa cosa del protagonista del film svizzero: mentire, far finta di essere etero e prendere in giro tutti. Perché nel mondo del calcio è ancora un tabù fare coming out, basta ascoltare le dichiarazioni di certi calciatori, allenatori e altri rappresentanti dell’establishment (non facciamo nomi, l’elenco è lungo…). Le ricordo una sentenza di qualche anno fa, il caso di un calciatore molto famoso che querelò un giornalista perché aveva insinuato che il calciatore fosse gay. Il tribunale dette ragione al calciatore e così motivò: “La figura dell’atleta professionista, forse ancor prima di quella dell’uomo, ne resta gravemente compromessa, non essendo assolutamente possibile rendere conciliabile nell’immaginario collettivo, la figura dell’atleta e quella dell’omosessuale”. Nel mondo del calcio assistiamo alla peggiore manifestazione dell’omofobia, quella che sostiene che essere calciatori è incompatibile con l’essere gay. Nel mondo del calcio i gay sono clandestini, ma gli omofobi, invece, sono orgogliosamente fieri della propria omofobia. E allora, ricordare un’attivista LGBTQ egiziana che si è suicidata per le persecuzioni subite ha senso quando Lei appartiene a un mondo che applica la stessa logica omofoba con i gay, calciatori e non? Ripeto, ha senso? Quando verrà il giorno in cui il mondo del calcio eliminerà l’omofobia tra i suoi ranghi e inizierà a licenziare gli omofobi che vi lavorano? Aspettiamo la legge che condanna l’omotransfobia, mi auguro che tanti professionisti del calcio non solo verranno allo scoperto, ma inizieranno a denunciare i soprusi, le violenze e le discriminazioni che hanno subito. È bene scendere in campo, ma mi auguro che per gli omofobi non ci sia più spazio nel mondo del calcio.

Le parole sono belle, ma vediamo di fare i fatti, finalmente. Vediamo di non stare zitti, vediamo di non accettare l’omofobia nel mondo del calcio.

Con cordialità

Marco Vignolo Gargini,

gay dichiarato da una vita, che ha subito discriminazioni, spesso subdole e ha pagato e paga sulla propria pelle l’omofobia.

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Amnistia Togliatti, 22 giugno 1946

Sisohpromatem (Marco Vignolo Gargini)

amnistia togliatti

amnistia togliatti

amnistia togliatti.3jpg

Immagini tratte da: http://www.mimmofranzinelli.it/tool/home.php?l=it&s=0,1,4,12,23

Il 22 giugno 1946 fu promulgato con decreto presidenziale dell’allora stato provvisorio italiano e poi approvato il condono delle pene proposto dal ministro di grazia e giustizia Palmiro Togliatti. A un anno dalla fine della guerra la cosiddetta Amnistia Togliatti salvò dai processi e dalle condanne magistrati, collaborazionisti, stragisti, delatori, torturatori di partigiani e “cacciatori di ebrei”. Mimmo Franzinelli nel suo libro L’Amnistia Togliatti, edito da Mondadori nel 2006, spiega molto bene e illustra attraverso documenti inediti, tra cui le “carte Togliatti” conservate alla Fondazione Gramsci, come il guardasigilli, nonché segretario del Partito Comunista Italiano, abbia agito senza alcuna pressione, escludendo dalla decisione i compagni del partito e senza essere stato mal consigliato. Quella che doveva essere una pacificazione, secondo gli intenti, ha rappresentato invece la prima truffa della repubblica italiana, la prima insabbiatura, l’inizio di una serie di ingiustizie che hanno di fatto impedito…

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Omaggi ridicoli

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Edgar Lee Masters (1868-1950), Spoon River 24

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Lambert Hutchins

I HAVE two monuments besides this granite obelisk:

One, the house I built on the hill,

With its spires, bay windows, and roof of slate.

The other, the lake-front in Chicago,

Where the railroad keeps a switching yard,

With whistling engines and crunching wheels

And smoke and soot thrown over the city,

And the crash of cars along the boulevard,–

A blot like a hog-pen on the harbor

Of a great metropolis, foul as a sty.

I helped to give this heritage

To generations yet unborn, with my vote

In the House of Representatives,

And the lure of the thing was to be at rest

From the never–ending fright of need,

And to give my daughters gentle breeding,

And a sense of security in life.

But, you see, though I had the mansion house

And traveling passes and local distinction,

I could hear the whispers, whispers, whispers,

Wherever I went, and my daughters grew up

With a look as if some one were about to strike them;

And they married madly, helter-skelter,

Just to get out and have a change.

And what was the whole of the business worth?

Why, it wasn’t worth a damn!

(IO HO due monumenti oltre a questo obelisco di granito: / Uno, la casa che ho costruito sulla collina, / Con le sue guglie, i bovindi e il tetto di ardesia. / L’altro, il lungolago di Chicago, / Dove la ferrovia ha il piazzale di smistamento, / Con motori sibilanti e ruote scricchiolanti / E fumo e fuliggine sparsi sulla città, / E il rombo dei vagoni lungo il viale, – / Una macchia come una porcospino sul porto / Di una grande metropoli, sudicia come un porcile. / Ho contribuito a lasciare questo patrimonio / Alle generazioni non ancora nate, con il mio voto / Nella Camera dei rappresentanti, / E il bello era liberarsi finalmente / Dalla paura infinita del bisogno, / E per dare alle mie figlie un’educazione superiore, / E un senso di sicurezza nella vita. / Ma vedi, anche se avevo la casa padronale / E permessi di libera circolazione e distinzione locale, / Potevo sentire i mormorii, sussurri, sussurri, / Ovunque andassi e le mie figlie sono cresciute / Con un’aria come se qualcuno stesse per colpirle; / E si sposarono avventatamente, in tutta fretta, / Solo per andarsene e cambiare. / E quanto valeva l’intera attività? / A niente, non ne è valsa la pena!) Trad. MVG

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