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Artown: la prima galleria d’arte moderna a Lucca

Si tratta della prima galleria di arte moderna che raccoglie, alla casermetta San Frediano, le fatiche dimenticate dei maggiori artisti lucchesi.

Il primo passo di un percorso che porterà ad un’esposizione contemporanea permanente a Palazzo Guinigi.

Uno spazio, ricavato sui due piani della casermetta, che ospita sessanta capolavori d’autore recuperati dall’associazione negli uffici e nei depositi comunali, dove sono rimasti negli ultimi quarant’anni, in seguito alla donazione che nel 1977 l’Associazione Lucchese di Arti Figurative fece al Comune.

Dalla pittura alla scultura, passando per la grafica: la collezione civica si compone di elementi diversi, nati dalla mano di artisti del primo Novecento, seguiti da un gruppo consistente di dipinti, sculture e disegni realizzati tra 1960 e il 1975, periodo di intenso fervore artistico e culturale anche a Lucca.

Info utili:

La mostra è stata inaugurata giovedì 8 giugno alle ore 16:00 e rimarrà aperta e visitabile tutti i giorni durante il periodo estivo, in orario 16-19.

Ingresso libero.

L’esposizione è promossa da Comune di Lucca e Opera delle Mura e curata dall’Associazione Culturale ArteinLucca.

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Pino Pelosi (28 giugno 1958 – 20 luglio 2017)

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Una storia sbagliata, come ricorda la canzone di Fabrizio De André, da riscrivere ancora, soprattutto quella di Giuseppe “Pino” Pelosi, unico condannato per l’omicidio di Pier Paolo Pasolini, scomparso a 59 anni dopo una lunga malattia. Il ragazzo di 17 anni delle borgate romane presente durante l’assassinio di Pasolini, Pino la “rana”, così soprannominato, e l’uomo che ha convissuto per tutta la vita da protagonista con una delle vicende più oscure e tragiche del Novecento italiano. La verità, nonostante la sentenza dei tribunali, non è stata appurata, la cassetta di sicurezza che la conterrebbe, secondo le indiscrezioni dell’avvocato di Pelosi, potrà anche essere aperta, ma non ci restituirà 42 anni di silenzi e la perdita di un patrimonio negato, distrutto sin da quel 2 novembre 1975, il patrimonio di un artista che avrebbe scritto, descritto nei film e nei media di massa il tramonto di una civiltà italiana e l’ingresso di una nuova epoca ancora oggi imperscrutabile.

A Pino Pelosi il nostro saluto e l’omaggio a un’altra perdita d’uomo che ci diminuisce.

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ANALISI DEL VOTO ALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE

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Requiem per un ragazzo gay ceceno

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Solo ieri il freddo per me era una sensazione leggera come una piuma, una parola usata dalle madri per richiamare i figli al calore delle case, dopo avere passato intere giornate a giocare a palle di neve.

Oggi so quanto possa fare freddo rinchiuso dentro il buio, il corpo martoriato e sbeffeggiato dai carnefici, mentre il pianto disperato di una madre urla la propria disperazione tra le mura soffocanti di una casa.

Perché io cesserò presto di essere, rinchiuso in questa stanza nera senza cibo né acqua; nudo e tremante, attendo che tutto finisca presto e che un boia misericordioso, stanco di massacrare la mia carne, ponga fine a questa vita che è stata troppo breve: quella di un ragazzo che – appena affacciatosi all’amore – ha conosciuto il sapore inebriante di baci impregnati di alcol e di fumo di altri ragazzi, belli di quella bellezza disarmante che solo la…

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Paolo Emanuele Borsellino (Palermo, 19 gennaio 1940 – Palermo, 19 luglio 1992)

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Jacopone da Todi, “La Veretate plange”

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La Veretate plange, ch’è morta la Bontate,

mustr’a le contrate là ‘ve è vulnerata.

 

La Veretat’envita tutte le creature,

ché vengano al corrotto, ch’è de tanto dolore.

Celo terra mare, aier foco calore

fanno granne remore d’esta cosa ‘scuntrata.

 

Plange la Innocenzia: « En Adam fui firita,

‘n Cristo resuscitata; or so’ morta e perita.

Vendeca nostra eniuria, Magestat’enfinita,

ché veia om la fallita perla pena portata ».

 

La Lege naturale sì fa gran lamentanza

e fa uno tal corrotto, ch’è de granne pietanza:

« O Bontà nobelissima, chi ne farà vegnanza

de tanta iniquitanza, che de te è demustrata? »

 

La Lege moysaica con le dece Precepta

fanno granne romore de la Bontà deietta:

« O Bontà nobelissima, co’ te vedemo afflitta!

Chi ne farà vendetta, ch’è’ tanto desprezzata? ».

 

La Lege de la Grazia co lo so parentato

fanno clamor enn alto, sopr’el cel n’è passato:

« O Patre onipotente, pari adormentato

d’esto danno scuntrato, che onne cosa è guastata ».

 

L’alta Vita de Cristo co la Encarnazïone

fanno clamor sì alto sopr’onne clamasone;

clama la sua Dottrina, clama la Passione:

« Signor, fanne rasone, ch’e’ sia ben vendecata ».

 

La Divina Scriptura co la Filosofia

fanno corrotto granne con granne dolentìa:

« O Bontà nobelissima, nostro tesauro e via,

granne fo villania averte sì prostrata ».

 

L’Articul’ de la Fede so’ ensemor congregati:

« O lasci a nui dolenti, co’ simo desolati!

Nostra fatica e frutto sìmone derobati,

la vita en tal’ peccati non sia plu comportata ».

 

Le Vertute sì plango de uno amaro planto:

« O Bontà nobelissima, nostro tesauro e canto,

non trovamo remedio de lo dannaio tanto;

lo nostro dolor quanto nulla mente à stimata ».

 

Plango le Sacramenta: «Nui volemo morire

da poi che la Bontate vedemo sì perire;

non ne iova el vedere e no sapem do’ gire!

Vendeca, iusto Scire, che l’ò sì mal trattata ».

 

Li Doni de lo Spirito clamano ‘n alta voce:

« Vendeca nostra eniuria, alta, divina luce!

aguard’a lo naufragio che patem ‘n esta foce;

se ttu non ne si duce, perim ‘n esta contrata ».

 

Fanno granne corrotto l’alte Beatetute:

« Aguardace, Signore, co sim morte e abattute;

oi lasci a nui dolente, a que sim devenute!

Peio simo tenute ca vizia reprobata ».

 

Plango le Relïone e fanno gran lamento:

« Aguardace, Signore, a lo nostro tormento.

Poi la Bontat’è morta, simo en destrugemento;

como la polve al vento nostra vita è tornata! ».

 

Li Frutti de lo Spirito sì fanno gran remore:

« Vendeca nostra eniuria, alto, iusto Signore!

La Curia romana, c’à fatto esto fallore,

curriamoce a furore, tutta sia dissipata

.

Fase clamare Ecclesia le membra de Anticristo;

aguàrdace, Signore, no ‘l comportar plu quisso!

Pùrgala questa Ecclesia; e quel che c’è mal visso

sia en tal loco misso che purge so peccata

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