“GIGGI ER BULLO” di ETTORE PETROLINI

giggi il bullo

C’è chi dice ch’io so’ un prepotente
perché so’ un bullo dar gaiardo e bello
ma nun m’importa, nun me serve gnente,
chi vo’ parlà co’ me, cacci er cortello.
So’ conosciuto a ‘gni commissariato,
a Trevi, a Ponte, ar Celio, ar Viminale,
all’Isola ciò fatto er noviziato
e adesso ognuno m’ha da rispettà.
Chi è che nun conosce Giggi er bullo?
Eh! N’ha parlato tanto er Messaggero,
dico ‘gni sempre er vero, nun dico impunità.
Si nomini Giggetto, pe’ l’urione,
la gente ha da tremà.
Ce n’ho mandati tanti all’ospedale,
ma tanti, che nun se sa.

Eppoi nun avete mai letto sur Messaggero, su la Tribuna, sur Giornale d’Italia e su tutti l’antri giornali de Roma e dell’altri paesi i ferimenti der solito sconosciuto? Mbè er solito sconosciuto chi era? Ero io! So’ sempre io er solito ignoto della notte. Io so’ ammonito e sorveiato, so’ stato dodici o tredici vorte carcerato e ar manico- mio criminale. E mica me vergogno de dillo, pe’ gnente, anzi me n’avanto – è per questo che le ragazze me vonno bbene – perché s’accorgono che ciò un po’ de fegato. A me m’hanno da lascià perde, perché io puzzo, e puzzo forte. Io divento ‘na pecorella solo quanno vedo la mi’ ragazza, se chiama Nunziatina la Fardona, e tutte le sere tra er lusco e brusco, le fronne ar fresco vado sotto le finestre de casa sua e je canto sta canzona qui che mo ve fo sentì.
(Al maestro di musica:) Attacca Carcido’.

Ciavete li riccetti
fatti a molla
drento c’è er pidocchietto
che ce balla
drento c’è er pidocchietto
che ce balla
la cimice ce faaa
la sentinella

’Na sera pe Bettina la Zinnona,
n’affrontai de’ rivali, nun se sa quanti.
S’incontrassimo giù pe’ Tordinona
io je dissi: aò fateve avanti.
Fateve avanti, che a litigà ce godo,
ve voio fà na panza, uno per uno,
da falla diventà ‘no scolabrodo.
Giggetto n’ha paura de nissuno!
Me so’ buttato in mezzo, cor cortello,
volevo falli a pezzi tutti quanti
ma quelli lì erano in tanti
a me me toccò abbozzà.
Ciò preso, è vero, quarche cortellata
ma l’ho lassati annà
perché la squadra s’era avvicinata
nun li potetti fà.

’Sti boiacci, infamoni, carognoni, ammazzarono er morto! S’approfittarono de me perché ero solo. Erano in cinquanta, me se buttarono addosso, me ridussero un San Lazzero che quanno me portarono all’Ospedale, ar pronto soccorso, ce vollero dieci gnumeretti de fil de ferro per ricucimme tutto. Ma m’hanno da capità! Er primo che me vie’ davanti je do un carcio in panza da fallo arrivà in cielo, che si nun passa De Pinedo, co’ ‘na pagnottella imbottita, ha da morì de fame quanto è vero Dio. Fecero ’no sforzo! E poi in quer momento passava er delegato, con il quale c’è una specie d’incompatibilità de carattere per- chè dice ch’io nun lavoro e frequento cattive amicizie. Ciò provato a lavorà, m’ero messo in società con un amico che lavorava. Avevamo aperto una fabbrica di letti in ferro vuoto. Lui metteva er ferro… io mettevo er voto… Poi ciavevo un carissimo amico che adesso sta in galera perché ha ammazzato la moie e poi l’ha fatta a pezzi. Lei da viva je lo diceva sempre: io te vojo tanto bene, che per te me farebbe fà a pezzi… Mbè, lui ce l’ha fatta e l’hanno carcerato.Ma è giustizia questa? ’N’antra vorta m’hanno carcerato perché, dicono, ho rubbato ‘na forma de formaggio da grattare. Davanti ar pizzicarolo c’era un cartello con sopra scritto: Formaggio da grattare. Io me lo so’ grattato… L’altro giorno sono andato da Faraglia pe’ pijamme una tazza de caffè, pe’ riscallamme la bocca de lo stommaco. Due lire! Due lire un caffè, detto da un omo come me, senza aveje fatto niente de male. Gli ho chiesto: come mai così caro? M’ha risposto: la tassa sul lusso. E stavo vestito così… Domani ce vojo annà co’ ’na foja de fico. Vojo vedè quanto me fanno pagà. Ma Iddio è giusto. Iddio l’ha gastigati. (Toglie dalla tasca la tazzina da caffè, il piattino e il cucchiaino.) C’era scritto compreso er servizio.
(Al maestro di musica:) Attacca, Giovacchì, che se ne annamo.

Affaccete alla finestra
o grugno sfranto
der bene mio conoschi
er sentimento
der bene mio conoschi
er sentimento
tu pagheme da beve
ch’io t’amo tanto.

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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