2 novembre italiano – parte seconda

Pubblico volentieri questa e-mail che mi ha mandato una mia amica, Dott. ssa Franca Colonna Cupi, psicoanalista, a seguito dell’anniversario della morte di Pasolini e delle recenti affermazioni fatte da certi politici italiani…

Caro Marco, la morte di Pier Paolo Pasolini è stata per me una tragedia perché con lui abbiamo perso come società civile non solo un grande letterato, ma una persona che dava voce ad un “sentire” libero, privo di pregiudizi ed eticamente corretto.

Ho sempre ritenuto che il suo omicidio sia stata la conseguenza dell’omofobia anche se le inchieste ed i processi hanno cercato di iscrivere quel crimine come delitto a sfondo sessuale, peggio che mai una lite tra omosessuali, riducendo quindi il tutto ad un fatto privato sfociato in un delitto. La morte di Pasolini non è stata e non sarà mai un fatto privato, ma una perdita per la collettività. La mano che ha organizzato il crimine è stata addestrata e educata alla scuola della Paura e dell’intolleranza: Pasolini è vittima prima di tutto di un contesto sociale che vede nell’omosessualità un marchio d’infamia. Dispiace ancora che 30 anni dopo il contesto sociale resti ancora improntato al più bieco provincialismo bigottismo e sessismo. La memoria è talmente corta che ci siamo dimenticati che 60 anni fa l’Europa è stata devastata da una dottrina ignobile che si è tradotta nell’Olocausto per 6 milioni di Ebrei, per 1 milione 500 mila Omosessuali e per l’etnia tzigana. Nella grande ipocrisia che domina le nostre adulterate coscienze si trova il tempo ed il modo di commemorare i morti ebrei, mentre si evita il più possibile di menzionare che “oggetti” di abominevole persecuzione sono stati anche gli omosessuali. I morti, soprattutto se vittime innocenti, meritano il rispetto e, dato che sono stati ridotti in cenere, forse bisognerebbe trovare una giornata in cui accendere in tutta Europa milioni di candele per non dimenticare.

Omofobia, quindi, oggi come ieri, come se il tempo non fosse trascorso, come se essere “omosessuali”  sia talmente infamante da non poter uscire da certi vicoli ciechi in cui ci ha dirottato una cultura della facciata perbenista in realtà apoteosi della Grande Ipocrisia.

Alcuni giorni fa l’on. R. Buttiglione ha affermato che è immorale “essere gay” mentre il nostro presidente del consiglio ha esternato il suo p.d.v. con una frase degna di un ubriacone da osteria o dell’intelligenza di un leghista padano. L’ultima esternazione del nostro -bisogna chiamarlo così perché si trova dove si trova grazie ad una democratica votazione- è maturata poi a difesa di una sua condotta privata che lo ha reso da una parte ricattabile e dall’altra ha messo l’italico popolo consapevole della sublime ipocrisia di chi anni fa’ si è collocato sulla piazza politica imbonendo il popolo con discorsi sui valori della famiglia, facendosi paladino di tematiche care a certo elettorato. Noi viviamo nel mito della famiglia, ma a mio avviso l’unica che regge è quella mafiosa. Si evita di prendere in mano statistiche dove si parla di violenze contro minori e donne …… ma, questo è un argomento che apre molte porte, mentre qui desidero parlare dell’omofobia e di quanto gli esponenti politici attuali tendano a vedere nell’omosessuale qualcuno che destabilizza l’ordine vigente. Gli stessi politici che non vogliono una possibile famiglia per omosessuali si permettono di non dare spazio ad es. a leggi antiproibizioniste. Loro e questo emerge chiaro come satrapi e sceicchi onnipotenti si permettono nel loro privato elevati consumi di droga e distrazioni sessuali d’ogni tipo e genere. Questa è la Grande Ipocrisia.

Riflessioni amare. Soprattutto sono convinta che alle prossime elezioni il popolo unito andrà in massa a votare gli stessi personaggi che ora risultano indagati implicati e sospettati. Forse sarebbe il caso di progettare uno sciopero generale dei votanti…. un’astensione di massa. Ma, il popolo ha memoria breve, imbonito soprattutto dagli ultimi misfatti di cronaca nera, come se i problemi del paese fossero la mamma di Cogne o la ragazzina di Avetrana.

 C’è da porsi una domanda: perché l’omofobia? Per una semplice ragione: l’omosessuale con la sua scelta mette in discussione il tema della sessualità, obbligandoci a chiederci cos’è la sessualità per noi, nel nostro quotidiano, nella vita di ognuno di noi. Siamo abituati a considerare il sesso come un fatto puramente biologico, il desiderio sessuale come un istinto bestiale conseguente all’accumulo di ormoni…. Anni fa’ ad un convegno sulla sessualità femminile si è parlato di mestruazioni, menopausa, parto e neonati, ma di relazioni sessuali neanche accennato. Parlare di libertà sessuale è ancora un argomento arduo. In realtà la sessualità è il prodotto ed il retaggio della cultura in cui ci si trova, frutto del contesto sociale improntato al maschilismo più becero per cui “fare sesso” è uno sfogo, l’altro è un oggetto di consumo e via dicendo. l’omosessuale crea imbarazzo e fa’ paura perché dimostra che la sessualità non è al servizio della riproduzione ma della fantasia e del vivere la corporeità secondo una scelta personale. L’omofobia è la paura di ciò che mette in crisi i nostri principi i punti fissi per cui un vero maschio svolazza da una minigonna all’altra, poi mette la testa a partito e concepisce bambini sani e possibilmente belli…… Oggi si parla troppo di emancipazione sessuale della donna e di libertà delle scelte…. Per favore, apriamo gli occhi: la prostituzione femminile è in aumento spaventoso e l’omofobia non è retrocessa. Sono le facce della stessa medaglia: la paura che ci siano persone libere. Così le prostitute prosperano perché così la donna resta quello che è un puro oggetto privo di dignità e al tempo stesso si denigra offende l’omosessuale e quando possibile lo si aggredisce  perché la sessualità resta il terreno minato che è.

Caro Marco, se vuoi mettere questo mio pensiero sul tuo Blog mi farebbe piacere. Se vuoi potrei approfondire il tema dell’omofobia.

Grazie per avermi letto fin qui.

Un grande abbraccio

                Franca

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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