John Keats

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Ripropongo volentieri la mia traduzione dell’Ode su un’urna greca di John Keats, il grande poeta inglese morto a soli ventisei anni nel 1821. È una traduzione che ha compiuto sedici anni e di cui, modestamente, ne vado ancora più orgoglioso con il passare del tempo. Prossimamente pubblicherò altri brani del mio quaderno di traduzioni, che comprende Baudelaire, Catullo, Emily Dickinson, García Lorca, Saffo, Shakespeare, Verlaine.

Ode su un’urna greca

I.

Tu ancora intatta sposa della quiete,

Tu figlia adottiva del silenzio e del tempo lento,

Narratrice silvestre, che puoi così esprimere

Un racconto fiorito più dolce della nostra rima:

Quale leggenda ornata di foglie sovrasta la tua forma,

Di divinità o di mortali, o di entrambi,

A Tempe o sulle vallette dell’Arcadia?

Quali uomini o dèi sono questi? Quali vergini restìe?

Quale folle inseguimento? Quale lotta per fuggire?

Quali flauti e tamburelli? Quali estasi selvagge?

II.

Le melodie udite sono dolci, ma quelle non udite

Sono più dolci: dunque, voi, flauti lievi suonate ancora:

Non per l’orecchio sensuale, ma, più preziosi

Suonate canti senza toni allo spirito:

Bel giovane, sotto gli alberi, tu non puoi abbandonare

La tua canzone, né mai possono quegli alberi esser spogli;

Sfrontato amante, mai, mai puoi tu baciare,

Benché vincente, quasi alla mèta – ma, non affliggerti;

Lei non può svanire, pur non avendo tu la tua beatitudine,

Per sempre l’amerai e lei sarà bella!

III.

Ah felici, felici rami! incapaci di perdere

Le vostre foglie, né mai di dire addio alla Primavera;

E, felice musico, instancabile,

Che suoni per sempre canzoni eternamente nuove;

Amore più felice! più felice, felice amore!

Per sempre ardente e ancora da godere,

Per sempre ansante e per sempre giovane;

Ad ogni passione umana che respira superiore,

Che lascia un cuore afflitto e saziato,

Una fronte in fiamme, e una lingua inaridita.

IV.

Chi sono questi che vengono al sacrificio?

A quale verde altare, o sacerdote misterioso,

Tu conduci quella giovenca mugghiante verso il cielo,

E tutti i suoi fiocchi di seta coperti di ghirlande?

Quale piccola città sul fiume o sulla spiaggia,

Quale monte eretto con serena cittadella,

È pieno di questa gente questo mattino devoto?

E, piccola città, le tue strade per sempre

Saranno silenziose; e nessun’anima a dirti

Perché tu sei deserta, può mai tornare.

V.

O forma Attica! Bella attitudine! con fregio

Di marmo uomini e vergini adornati

Con rami di foresta e l’erba calpestata;

Tu forma silenziosa! Ci induci a pensare

Come fa l’eternità. Freddo pastorale!

Quando la vecchiaia sperpererà questa generazione,

Tu rimarrai, in mezzo ad altro dolore

Che il nostro, un amico all’uomo, al quale tu dici,

“bellezza è verità, verità bellezza”, è tutto ciò che

Tu sai, è tutto quello che ti basta sapere.

© Marco Vignolo Gargini

Ode on a Grecian Urn

Thou still unravish’d bride of quietness,

    Thou foster-child of silence and slow time,

Sylvan historian, who canst thus express

   A flowery tale more sweetly than our rhyme:

What leaf-fring’d legend haunts about thy shape

   Of deities or mortals, or of both,

       In Tempe or the dales of Arcady?

   What men or gods are these? What maidens loth?

What mad pursuit? What struggle to escape?

        What pipes and timbrels? What wild ecstasy?

Heard melodies are sweet, but those unheard

   Are sweeter; therefore, ye soft pipes, play on;

Not to the sensual ear, but, more endear’d,

   Pipe to the spirit ditties of no tone:

Fair youth, beneath the trees, thou canst not leave   

Thy song, nor ever can those trees be bare;

       Bold Lover, never, never canst thou kiss,

Though winning near the goal yet, do not grieve;

   She cannot fade, though thou hast not thy bliss,

       For ever wilt thou love, and she be fair!

Ah, happy, happy boughs! that cannot shed

   Your leaves, nor ever bid the Spring adieu;

And, happy melodist, unwearied,

   For ever piping songs for ever new;

More happy love! more happy, happy love!

   For ever warm and still to be enjoy’d,

       For ever panting, and for ever young;

All breathing human passion far above,

   That leaves a heart high-sorrowful and cloy’d,

       A burning forehead, and a parching tongue.

Who are these coming to the sacrifice?

   To what green altar, O mysterious priest,

Lead’st thou that heifer lowing at the skies,

   And all her silken flanks with garlands drest?

What little town by river or sea shore,

   Or mountain-built with peaceful citadel,

       Is emptied of this folk, this pious morn?

And, little town, thy streets for evermore

   Will silent be; and not a soul to tell

       Why thou art desolate, can e’er return.

O Attic shape! Fair attitude! with brede

  Of marble men and maidens overwrought,

With forest branches and the trodden weed;

   Thou, silent form, dost tease us out of thought

As doth eternity: Cold Pastoral!

   When old age shall this generation waste,

Thou shalt remain, in midst of other woe

Than ours, a friend to man, to whom thou say’st,

   “Beauty is truth, truth beauty,–that is all

       Ye know on earth, and all ye need to know.”

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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