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Assemblea pubblica antifascista, 17 giugno 2017, ore 17.00, Lucca, Piazza San Frediano

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Dopo il risultato delle ultime elezioni comunali, il problema del fascismo a Lucca è tornato sotto gli occhi anche di chi in questi anni ha taciuto o ha voltato lo sguardo dall’altra parte.

Sentiamo il bisogno di incontrarci e di ritrovarci insieme per condividere il nostro bisogno di antifascismo, capire come attualizzarlo, partendo col riprenderci le piazze di Lucca con un’ASSEMBLEA PUBBLICA.

Un’assemblea rivolta non ai partiti, ma a tutte le individualità che si considerano antifasciste, per creare un momento di dibattito aperto e capire come riprendere un contrasto efficace ai fascismi, in tutte le loro forme e manifestazioni.

Partecipa e diffondi, il nostro antifascismo non lo deleghiamo!

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Barsanti e CasaPound: il volto presentabile dello squadrismo lucchese

Pubblicato il 23 maggio 2017 in http://www.iltafferuglio.org/2017/05/23/barsanti-e-casapound-il-volto-presentabile-dello-squadrismo-lucchese/

Assistiamo, in queste elezioni comunali, all’emergere di una “novità” che tanto nuova non è, ma che, per chi ha la memoria corta, rischia di apparire come tale: stiamo parlando della candidatura di Fabio Barsanti, leader di Casa Pound, a sindaco di Lucca.

A suon di citazioni di Voltaire e di ignavia nel denunciare l’esistenza nella nostra città di uno squadrismo fascista che si forma nell’ambiente dello stadio, politicanti e istituzioni hanno lasciato per troppo tempo spazio ai fascisti lucchesi, senza preoccuparsi di limitare la loro azione politica e la loro visibilità sui media locali. Complice la crisi, le misure di austerità e l’incapacità del Comune di mettere in atto politiche sociali inclusive nei confronti delle fasce sociali impoverite, CasaPound è cresciuta nella melma della guerra tra poveri e dell’odio razziale che in tutta Italia si respira in maniera sempre più oppressiva. A meno di un mese dalle elezioni comunali di Giugno ci sembra dunque fondamentale indagare su chi è Fabio Barsanti e sui fascisti che lo supportano per la candidatura a Sindaco di Lucca.

Nel 2008 nasce a Lucca l’associazione Epsilon, primo gruppo politico legato al movimento nazionale di CasaPound. Questa sedicente associazione di volontari cresce con la strategia politica che i fascisti di CP useranno negli anni successivi in tutta Italia: camuffare la loro identità politica tramite l’utilizzo di molteplici (e fittizie) associazioni di volontariato, talvolta guidate da personaggi assai ambigui – basti pensare all’associazione La Salamandra, il cui presidente Pietro Casasanta, è stato condannato ad 1 anno e 8 mesi per il favoreggiamento al boss camorrista e trafficante di droga Mario Santafede(di cui avevamo parlato qui)

A Lucca, ad ogni modo, il piccolo gruppo è guidato fin da subito da Fabio Barsanti. Nello spazio a destra lasciato libero da Forza Nuova che, dopo anni di aggregazione intorno alla curva si sfalda dopo gli arresti per aggressioni di stampo politico, Epsilon fa proseliti e aggrega un gruppo di giovani che cresce nel culto del fascismo. Nei primi anni questi ultimi non riescono però ad ottenere la fiducia dei più duri e puri squadristi della curva. è un momento di frizione tra le varie anime del fascismo nostrano. Difatti, seppure tutte e due queste anime siano legati dal tifo per la Lucchese, la galassia neofascista risulta spaccata a metà: una parte si contraddistingue per la negazione pubblica della violenza e per un percorso politico strutturato, un’altra invece rivendica la rinuncia a forme partitiche organizzate continuando a fare aggressioni che sono fomentate, tollerate e strumentali agli interessi di CP e al rafforzamento della sua agibilità politica, visto che i più colpiti sono proprio gli antifascisti lucchesi.

Epsilon e quindi Casa Pound, senza mai avere un largo bacino, si crea una facciata da associazione impegnata nel sociale e nella politica. Fondamentale per questo, la creazione e l’uso strumentale di varie articolazioni nel movimento (il gruppo animalista La Foresta che Avanza, la summenzionata associazione di protezione civile La Salamandra, il gruppo giovanile Blocco Studentesco ecc…) utili per cercare un consenso traversale, mantenendo ai margini il contenuto strettamente politico e anzi portando avanti un discorso quasi post-ideologico che metta in primo piano l’impegno nel sociale.

Non a caso essi si definiscono “fascisti del terzo millennio” e al di là delle categorizzazioni di “destra” e “sinistra”; ovviamente mitizzano anti-storicamente il fascismo ma tentano anche di accaparrarsi impropriamente di tutto quel background culturale che appartiene storicamente alla sinistra: la rivalutazione del “Che” come guerrigliero nazionalista, l’appropriazione dei versi di Fabrizio De Andrè, la riscoperta di numerosi cantautori e personaggi storici. Davanti ai giornalisti svicolano da giudizi su fascismo e nazismo per concentrarsi sulle loro soluzioni ai problemi reali che poi però vanno sempre a parare su una retorica autarchica, nazionalista e fascista (senza però mai nominare esplicitamente il fascismo; e senza, aggiungiamo, che i giornalisti facciano diversamente, chiamando le cose con il loro nome).

Una strategia furba e che in certo modo paga con azioni strumentali di volontariato e beneficenza in primis, legati ad alcuni quartieri. Vengono portate avanti iniziative spot contro le banche, Equitalia e i compro-oro, rimanendo però nella contraddizione tipica del fascismo del ventennio: il capitalismo non viene affatto rigettato negare il capitalismo, ed anzi ne risulta rafforzato, proprio in virtù della funzione tipica del fascismo, quella di reprimere i movimenti sociali anticapitalistici e di fomentare le differenze etniche per dividere le classi più povere e ridurne la portata di minaccia per imprenditori, industriali e grandi proprietari.

Nel 2011 anche i media nazionali si svegliano dal torpore con cui hanno tollerato questi nuovi fascisti: il 13 Dicembre di quell’anno, a Firenze, Gianluca Casseri uccide due uomini senegalesi Diop Mor e Samb Modou a colpi di pistola. Poco dopo si scopre che Casseri era un militante di CP, alcune foto lo ritraggono in varie iniziative del partito tra cui un presidio con a fianco Fabio Barsanti, il quale che non dirà mai una parola sulla strage e negherà l’appartenenza di Casseri a CP.


In primo piano si notano Casseri sulla sx e Barsanti al centro.

Nonostante gli innumerevoli episodi di violenza fascista che caratterizzano la città di Lucca a partire dagli anni 2000 in pochi anni i fascisti del terzo millennio riescono a farsi ben volere dal centro-destra lucchese, che se verso gli squadristi ha sempre dimostrato tolleranza, con CasaPound arriva ad una vera e proprio sponsorizzazione.

Nel 2012 infatti Fabio Barsanti si candida con il PDL berlusconiano per il consiglio comunale di Lucca, sostenendo il sindaco uscente Mauro Favilla. Sarà un flop per il partito che non arriverà neppure al ballottaggio e per lo stesso leader di CasaPound che otterrà meno di cento preferenze, senza quindi accedere al consiglio. Curioso è che oggi Barsanti si ricandida da solo marcando le differenze dai suoi ex alleati del centro destra, che con gli stessi nomi stavolta sostengono Remo Santini.

Dopo la batosta, CasaPound Lucca cambia totalmente linea, abbandona la strategia di moderatismo, dettata nel 2008 dalla necessità di smarcarsi dai fatti di squadrismo e dalle violenze a sfondo politico. La fine politica di Silvio Berlusconi, e il crescere di Lega Nord e Movimento 5 Stelle, partiti cosiddetti anti-sistema (anche se perfettamente compatibili con il neo-liberismo) che fanno della retorica anti-euro, anti-immigrato e anti-Pd i loro cavalli di battaglia, fa comprendere ai dirigenti nazionali che l’arrivo di una tale crisi economica, politica e sociale può aprire spiragli per posizioni più apertamente fasciste e sovraniste, comprese pratiche più audaci e violente. Fabio Barsanti intanto diventa leader regionale del movimento, si investe molto di più nella sua figura di leader distaccato dalla destra e, ovviamente, dalla sinistra. L’abbandono di un profilo più moderato, riavvicina le varie anime dell’estrema destra locale. Contemporaneamente i militanti di CasaPound, dalla stagione calcistica 2012-2013, si presentano nella curva della Lucchese con la pezza targata Banda Thevenot (dall’omonima bomba a mano usata nella prima guerra mondiale) il gruppo solidarizza con la tifoseria fascista La Meglio Gioventù e porta direttamente in curva le tematiche dei “fascisti del terzo millennio”, facendosi conoscere in un bacino ampio e trasversale come quello del tifo calcistico. Questa strategia sembra aver pagato visto che molti dei candidati consiglieri per Barsanti sono proprio tifosi della lucchese.

Nell’Ottobre del 2014 CP rilancia ancora, aprendo una nuova sede del partito fascista in una zona più centrale, via Michele Rosi (detta via dei borghi). La nuova sede viene nominata “L’Artiglio”. Il circolo prende il suo nome dal giornale lucchese della Repubblica Sociale Italiana distribuito nel 1944, mentre i repubblichini compivano stragi e massacri nel nostro territorio, con la complicità delle SS e delle truppe tedesche di occupazione.

La sera dell’inaugurazione alcuni antifascisti lucchesi organizzarono un presidio contro l’apertura del circolo, senza che nessun altra forza politica abbia niente da obiettare all’apertura di una nuova sede fascista in pieno centro storico. Il giorno dopo una decina di appartenenti a CasaPound, tra cui Fabio Barsanti e Lorenzo Del Barga (attuale candidato consigliere) aggrediscono tre ragazzi che avevano partecipato al presidio. La polizia accorsa sulla scena saluta amichevolmente alcuni dei camerati e chiede i documenti solo ai 3 aggrediti, mentre i fascisti si dileguano.

I giornali locali, anche dopo l’aggressione, ignorano ogni denuncia degli antifascisti, Barsanti intanto sfrutta i rapporti amichevoli con alcuni giornalisti dello Schermo, della Nazione (il redattore Fabrizio Vincenti è più volte ospite dell’Artiglio), della Gazzetta di Lucca e di NoiTv per avere ampio spazio per i suoi comunicati su degrado e immigrazione, acquistando consenso mentre gli altri partiti della destra sono ancora ben lontani dal pensare alla campagna elettorale.

Nel Luglio 2015, l’ennesima violenza fascista stavolta viene perpetrata verso la sede di alcuni collettivi lucchesi, distrutta con un tentativo di dar fuoco agli interni e imbrattata con svastiche e con la firma B.T. (inframmezzata da un fascio littorio) sigla della Banda Thevenot, il già citato gruppo ultras di CasaPound. Ancora una volta la storia cade nel silenzio generale, così come l’arresto, nel Gennaio 2016, di Fabio Vitrano, ultras e militante di CP, trovato con una pistola carica rubata in un appartamento e altri armi bianche. In entrambe le situazioni non viene fuori nessun commento da CP e il coordinamento degli antifascisti lucchesi rimane l’unica voce a denunciare la vera natura del partito.


Fabio Vitrano e i leader di CasaPound Lucca Fabio Barsanti e Lorenzo Del Barga ad un raduno nel 2015 con altri noti squadristi.

Complice la negazione pubblica della natura fascista di CasaPound, lo scollamento di buona parte dei cittadini dalle formazioni politiche classiche, e la costante presenza sui media, il partito cresce nei consensi e si avvia verso l’attuale campagna elettorale. Nonostante lo sforzo continuo di nascondere pubblicamente gli scomodi legami con gli squadristi locali l’Artiglio ospita iniziative di solidarietà per i “camerati reclusi”, ovvero cene e concerti per sostenere le spese legali di Adam Mossa, Stefano Vannucci e Lorenzo Pucci colpevoli, nel 2010, di un aggressione in un pub lucchese aggressione che costò la perdita della vista da un occhio ad un avventore del locale (della rete di solidarietà verso gli arrestati che coinvolge anche Casa Pound, ne abbiamo parlato qui).


La locandina del primo evento per aiutare gli squadristi, notare che non si nomina CasaPound.


Foto di gruppo dopo la serata della locandina, tanti squadristi già noti per aggressioni e Fabio Barsanti primo in basso sulla sx.


Foto di gruppo con, Lorenzo Del Barga, Fabio Barsanti con i già citati Adam Mossa, Fabio Vitrano, Stefano Vannucci.

Questi preoccupanti fatti sono costantemente taciuti dai media e negati dai protagonisti, che vanno avanti con azioni di pulizia contro il degrado, presidi nei quartieri più periferici e reclutamento in curva sempre nell’ottica di rifarsi un volto nuovo rispetto alla storia nera delle aggressioni fasciste a Lucca degli ultimi 15 anni. Ma Fabio Barsanti rimane un fascista, e questo ci dovrebbe bastare per screditarlo politicamente e umanamente, che oltre a guidare un gruppo pericoloso e a militare in compagni di assassini e naziskin è pure sotto processo per rissa per l’aggressione ad alcuni militanti antifascisti di Lecce nel Settembre 2014. Non che ci voglia la magistratura a dirci chi sono i buoni o i cattivi, soprattutto se si definiscono fieramente fascisti, ma se il carattere ideologico può essere opinabile e arbitrario, aggressioni, porto d’armi da fuoco e uccisioni dovrebbero dire, a buona parte dell’opinione pubblica, sempre indignata per fatti di cronaca nera o sassi tirati in corteo, chi sono questi “fascisti del terzo millennio”. Invece, nonostante le denunce pubbliche, nella nostra città Barsanti rimane il coccolato giovane che si rimbocca le maniche contro il degrado, anche se di fatto rimane il capo di una banda di squadristi nostalgici del ventennio, che hanno ben poco da dire sulla gestione clientelare di questa città, sulla privatizzazione forsennata del bene pubblico, sulla distruzione ambientale tramite le grandi opere, sul problema di povertà che riguarda tutti (italiani e non), se non ripetitive idee leghiste di cacciare ogni povero, emarginato e migrante nella speranza che se si continuerà a cacciare il sintomo del problema, il problema si risolverà da solo.

Niente di sorprendente rispetto all’ideologia di cui si fanno portatori, che oggi come cento anni fa è servita solo a salvare un capitalismo in crisi, fomentando guerre, nazionalismo e odio per lo straniero, allo scopo di impedire che la rabbia e la sofferenza sociale prodotta dall’impoverimento, dallo sfruttamento capitalistico e dalla cancellazione di diritti sociali possa organizzarsi e riversarsi contro chi sta in alto.

Non sorprende da questo punto di vista, vedere come i principali responsabili di queste politiche neoliberiste in Italia e cioè i membri del PD, non muovano ciglio all’idea che anche un partito neofascista come CasaPound possa concorrere alle elezioni comunali ed essere parte del gioco democratico, così come le stesse forze di polizia (evidentemente pregne di simpatie per la formazione politica) ne tessano gli elogi persino nei loro report ufficiali, passando sopra alla scia di aggressioni di cui i suoi membri sono responsabili. Tra neofascismo e “democrazia”, vi sono evidentemente più punti di contatto e complicità, per quanto molti continuino a negarlo e ad aver fiducia nelle istituzioni.

Non sappiamo ancora quantificare il livello di consenso sul nostro territorio che CasaPound riuscirà a raccogliere alla prossima tornata elettorale dell’11 giugno ma una cosa è certa: a chi ha tollerato e sottovalutato il neofascismo lucchese, tacendone o negandone la natura violenta ed è corso dietro alle sue retoriche su temi come l’immigrazione e il degrado, ci sarà molto di cui chiedere conto.*

*Alle elezioni dell’11 giugno il candidato di Casa Pound, Fabio Barsanti, ha ottenuto il 7,84% dei voti…

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Umberto Eco, “La voglia di morte”

Balilla

Casa Pound Lucca

il dittatore

Ogni tanto accade di dover spiegare a qualcuno o a noi stessi che cosa sia il fascismo.

E ci si accorge che è categoria molto sfuggente: non è solo violenza, perché ci sono state violenze di vari colori; non è solo uno stato corporativo, perché ci sono corporativismi non fascisti: non è solo dittatura, nazionalismo, bellicismo, vizi comuni ad altre ideologie.

Talché si rischia in fin dei conti sovente di definire come “fascismo” l’ideologia degli altri.

Ma c’è una componente dalla quale è riconoscibile il fascismo allo stato puro, dovunque si manifesti, sapendo con assoluta sicurezza che da quelle premesse non potrà venire che “il” fascismo: ed è il culto della morte.

Nessun movimento politico e ideologico si è mai cosi decisamente identificato con la necrofilia eletta a rituale e a ragion di vita.

Molta gente muore per le proprie idee, molta altra gente fa morire gli altri, per ideali o per interesse, ma quando la morte non viene considerata un mezzo per ottenere qualcos’altro bensì un valore in sé, allora abbiamo il germe del fascismo e dovremo chiamare fascismo ciò che si fa agente di questa promozione.

Dico la morte come valore da affermare per se stesso.

Non dico la morte per cui vive il filosofo, il quale sa che sullo sfondo di questa necessità, e tramite la sua accettazione, prendono senso gli altri valori; non dico la morte dell’uomo di fede, il quale non rinnega la propria mortalità e la giudica provvidenziale e benefica perché attraverso di essa arriverà a un’altra vita.

Dico la morte sentita come “urgente perché è gioia, verità, giustizia, purificazione, orgoglio, sia che venga data ad altri sia che venga realizzata su di sé.

Ortega y Gasset ricordava che i Celtiberi erano l’unico popolo dell’antichità che adorasse la morte.

Non dirò che i Celtiberi fossero archeologicamente fascisti, dico che fu in Spagna che apparve durante la guerra civile il grido “Viva la muerte!”.

Il fascismo primitivo ed eroico portò la morte sulla camicia e sul fez e nel colore stesso delle sue divise.

Volle andare incontro alla morte con un fiore in bocca, parlò di sorella morte con accenti non francescani, se ne fregò della brutta morte (non credo che Matteotti, Rosselli o Salvo D’Acquisto se ne fregassero della morte bruttissima che fecero).

E se mi dite che molte tradizioni religiose hanno elaborato rituali funebri in cui il senso della penitenza veniva fortemente inquinato dal gusto della necrofilia, diremo allora, in piena tranquillità, che anche là si annidavano i germi di un fascismo possibile, come nelle celebrazioni dell’olocausto e del karakiri della tradizione militaristica giapponese.

Amare necrofilicamente la morte significa dire che è bello riceverla e rischiarla, e che ancor più bello e santo è distribuirla.

Che solo la morte paga, meglio se quella altrui, ma al limite anche la propria, purché vissuta con sprezzo.

L’amore della morte (che domina anche le pratiche dei drogati) fa sì che appaia bello “buttar via” la propria vita.

Per amare la morte bisogna profondamente odiare la vita (ci sono invece martiri e suicidi che muoiono senza odiare la vita, anzi, per eccesso d’amore).

Amare la morte significa credere in fondo al cuore che essa risolva molte cose, e meglio.

Questo odore di morte, questo puteolente bisogno di morte, si sente oggi in Italia.

Se questo voleva il terrorismo (nel suo animo profondamente, ancestralmente squadrista) l’ha avuto.

Ha chiamato a raccolta pulsioni profonde, fascismi variamente mascherati, ignoti anche a chi li celava repressi nell’inconscio.

Li ha fatti ribollire nel ventre a persone altrimenti miti e nobilissime, che per un attimo hanno ceduto al richiamo delle Madri oscure, e hanno dimenticato che anche Mussolini appeso per i piedi a piazzale Loreto e crivellato di pallottole, forse era giustizia, ma non era bene.

Lettori di Beccaria, hanno parlato come Lovecraft.

Forse dovremmo difenderli anche da se stessi, perché non è questo che vogliono, non è questa l’alleanza che cercavano, né la soluzione.

Le madri col bambino in braccio che firmavano a Bologna, il tassista che mi dice “al muro, al muro, e addebitiamo le munizioni alla famiglia!”, ragionano come il ragazzo di Prima linea che crede che la morte di Tobagi valga come appello, richiamo, monito, manifesto.

Le responsabilità penali sono certo diverse, ma in tutti gioca la persuasione che la morte anziché una necessità che arriva da sola, e per la quale bisogna vivere, sia una pratica di purificazione da produrre in anticipo sulla natura.

E che la commini lo Stato o una banda armata, è sempre morte, sporca perché crede di essere Purificatrice e perché in qualche modo dà soddisfazione.

Invece la morte buona, e cioè quella naturale, è quella che non dà piacere a nessuno, né a chi muore né a chi resta, quella per la quale nessuno possa dire “ci voleva!”.

Ho discusso con alcuni ragazzi che, spinti da amor di vita, cono andati a tirare uova marce contro i firmatari per la pena di morte.

Marcio contro marcio, non paga.

Formate lunghe e cupe processioni per la città, gli ho consigliato, con cappucci neri, e ceri, e grandi cartelli in cui si vedano i volti dei fucilati della Comune, le schiene dei fucilati di Villarbasse, le teste mozzate dal capolavoro del dottor Guillotin, la faccia di chi nella camera a gas aspetta che la pastiglia cada nella vaschetta dell’acido per formare il vapore tossico.

E i bambini impalati dal voivoda Dracula, e le ragazze streghe sul rogo, e poi Moro, Bachelet, Tobagi, Alessandrini, e qualche ebreo.

Fate una grande sagra della morte nelle nostre città: date alla gente l’odore della morte, il sapore della morte, l’impressione tattile del liquame che esce dalle narici e dalle orecchie di un corpo in decomposizione, fate sentire lo schifo della morte provocata ad arte in nome di una qualsiasi giustizia.

Siate sgradevoli, fate vomitare le donne incinte, costringete la gente a fare le corna, a toccarsi i testicoli, a rientrare in casa come se ci fosse il coprifuoco.

Solo per un giorno, in modo che il paese si accorga che sta prendendo gusto alla morte e ricordi cos’è la morte, e tutti si chiedano se non stiamo diventando pazzi.

Poi smettete anche voi, perché a giocare troppo con l’immagine della morte ci si prende gusto.

Umberto Eco, La Repubblica, 14 febbraio 1981

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Saverio Gargini (14 giugno 1940 – 5 agosto 2001)

Saverio Gargini

Babbo,

torno a parlarti dopo molto tempo, ma ancora c’è un briciolo di rabbia dentro di me. Niente di peggio che scoprire lati oscuri, conoscere aspetti e notizie insospettabili, accorgersi che, in fondo, non c’eravamo mai capiti e la distanza fra noi non s’era colmata. Si può vivere da stranieri per tanto tempo illudendosi di avere accanto qualcuno che ti vuole bene… Una volta dicesti che ero stato io il padre di me stesso. Quant’è vero! La natura ambigua della tua paternità, i troppi silenzi e le parole non dette, i segreti, la mancanza di trasparenza. Ma la mia delusione ormai volge all’archiviazione. I morti son morti. Spetta a noi vivi dare un senso a ciò che resta. Ricordo oggi il tuo compleanno, è il mio omaggio non più da figlio, finalmente. Libero e cosciente.

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Sinistra con Tambellini per Lucca

sct

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Elezioni Comunali 2017 Lucca

lucca 11 giugno 2017

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