Saverio Tommasi, “Siate ribelli, praticate gentilezza”

 

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«Crescete pure ma rimanete piccole, figlie mie. Fate dispetto a chi vi vorrebbe senza sogni pericolosi.»

«Un pilota perde un secondo a giro a ogni figlio che gli nasce» diceva Enzo Ferrari. È una frase bellissima. Significa capire che c’è qualcosa di più importante fuori da sé, e che quando ti nasce un figlio il successo non si misura più con i traguardi con cui l’hai misurato fino a quel momento. I figli sono l’occasione che ti regala la vita di guardarti allo specchio. Tutto quello che sei, quello in cui credi, quello per cui lotti non sono più solo il tuo modo di stare al mondo, ma si caricano di una nuova responsabilità. Da quando sono arrivate Caterina e Margherita (quattro anni e due scarsi), per Saverio raccontare storie con immagini e parole non è più solo un modo per fare il proprio lavoro. È gettare sul mondo uno sguardo che sarà, almeno inizialmente, anche il loro, è fare scelte di cui a loro più che a chiunque altro dovrà rendere conto.

In una lettera alle sue figlie, tra pappe dai colori indecenti e cambi di pannolini in alta quota, terribili gaffe e momenti di grande tenerezza, Saverio affronta i temi che più gli stanno a cuore: la tolleranza, i diritti dei più deboli, la lotta per l’uguaglianza, la denuncia di qualunque forma di razzismo e fascismo, i pericoli della rete. Con grande spontaneità, toni appassionati e talvolta irriverenti, Saverio Tommasi ci regala il gesto d’amore più grande che un uomo possa fare per i propri figli: raccontarsi davvero, a costo di abbassare qualunque difesa.

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The Final Draw

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No Italy, no China, no Holland, no USA.

Result: less Money.

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Vene vierno…

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Leo…

Leo, come riportato dall’intervento dal CAIS – Collettivo Autonomo ITSOS Steiner su Facebook, è un ragazzo di 17 anni che, insieme a due suoi amici, è stato insultato aggredito e picchiato da un gruppo di coetanei omofobi. Il tutto è avvenuto a Milano… C’è da meravigliarsi? No. Finché la guardia resta abbassata e non si intravedono strumenti, quali una legge contro l’omofobia, la transfobia ecc., tutto ciò è reso possibile. È un clima culturale di basso profilo che incide nell’educazione delle giovani generazioni e crea simili comportamenti. È l’indifferenza, o addirittura l’ostilità, da parte del settore reazionario a determinare il proliferarsi di episodi come l’ultimo denunciato a Milano. Stesso discorso per la xenofobia. Ma, infine, questi ragazzi che si sentono legittimati a ricorrere alla violenza di chi sono figli? Dei loro padri, delle loro madri, delle loro scuole, delle tradizioni tramandate acriticamente da secoli e mai corrette. Prima di loro c’è una lunga catena di errori, pregiudizi, luoghi comuni generati dall’ignoranza e dalla paura. Non esiste un farmaco miracoloso che debella questo cancro, ma esistono tentativi, volontà di costruire un contesto sociale e culturale in grado di far apprezzare e riconoscere la diversità come un valore aggiunto, non come una minaccia. Però, prima di scagliarsi contro quei poveri ragazzi vittime di uno sfascio a loro precedente, rivolgiamoci ai genitori, agli insegnanti, ai responsabili dell’intolleranza e chiediamo loro semplicemente. “Perché?”. Proviamo a partire dall’ascolto, dall’informazione e dal confronto. Evitiamo le barricate. Per il resto, è bene far sapere a Leo e ai suoi amici che non sono soli, che qualcuno, magari in modo non eclatante, sta lavorando per loro e per gli altri. Per tutti.

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I giovani italiani sempre più attratti dall’estrema destra

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

 

Non vorrei aggiungere molto altro al brano di Padre Luciano, che trovate nel link qui sotto, se non il fatto che le responsabilità di questo vacuum sono da distribuire un po’ ovunque, a partire dalla scuola, che non ha saputo fare opera di informazione, di educazione e di supporto socio-culturale, là dove c’era già in partenza una lacuna strutturale, fino alla classe politica italiana, colpevole di essersi disinteressata delle problematiche giovanili e di aver abbandonato le ragazze e i ragazzi in un emisfero sempre più ristretto e lontano rispetto alla realtà più o meno rappresentata ufficialmente.

Invito alla lettura.

http://www.padreluciano.it/i-nostri-giovani-sono-attratti-sempre-di-piu-dallestrema-destra/

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Dita e Pavarësisë

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Deklarata_e_Pavarsise,_dokumenti_origjinal_1912

https://sq.wikipedia.org/wiki/Shpallja_e_Pavar%C3%ABsis%C3%AB_s%C3%AB_Shqip%C3%ABris%C3%AB

Il 28 Novembre ricorre la festa d’indipendenza dell’Albania che viene festeggiata da tutti gli albanesi, in patria o sparsi per il mondo.

Infatti il Giorno della Bandiera è un evento molto sentito e si è soliti celebrarlo organizzando feste con musiche e cibi tradizionali. È un anniversario importante per la storia albanese e racchiude, disseminati nel tempo, tre momenti cruciali per il popolo shqiptar.

Il 28 Novembre del 1443 Giorgio Kastriota Skanderbeg, eroico condottiero, abbandonò l’esercito turco in Ungheria per combattere gli ottomani da Kruja; nello stesso giorno del 1912 Ismail Qemal issò la bandiera albanese da un balcone di Vlore, dichiarando l’indipendenza dell’Albania dagli ottomani. E di nuovo il 28 Novembre, questa volta del 1944, venne liberata Scutari, l’ultima città albanese in mano nazista. Il destino volle proprio che questa data, tra tutte, rimanesse impressa nella storia dell’Albania.

La Festa e Pavaresisë riunisce tutti gli albanesi, indipendentemente dal loro credo politico o religioso, e rappresenta una di quelle poche festività in grado di riunire armonicamente il tessuto sociale dell’Albania. È portatrice di valori positivi strettamente connessi al patriottismo e alla coesione popolare e rappresenta la festa nazionale per eccellenza per tutta l’Albania.

Nelle grandi città albanesi si organizzano concerti e manifestazioni culturali per celebrare l’indipendenza e a Tirana il Presidente tiene un discorso pubblico, trasmetto dalla televisione di Stato in tutta l’Albania.

Le comunità immigrate albanesi, attraverso le associazioni culturali, organizzano festeggiamenti privati ricchi di cibi tradizionali e balli. Soprattutto in Italia, le Festa E Pavaresise sono molteplici e sono dislocate per tutta la penisola.

Auguro all’Albania di crescere e prosperare, di trovare una risoluzione ai tanti problemi che ancora l’affligono, di ritrovare la forza e la fierezza di un tempo. Spero che questo 28 Novembre serva a tutti gli albanesi, per ricordare quanto la coesione e l’unità del popolo sia importante, quanto sia necessaria la collaborazione tra chi sta al potere e la cittadinanza. Si dice che Skaderbeg, durante uno dei suoi discorsi al popolo, abbia detto: “Non ho portato io la libertà, ma l’ho trovata qui, in mezzo a voi”.

Ecco, mi piacerebbe che tutti gli albanesi si ricordassero di questa frase e capissero quanta forza c’è nella volontà di un popolo che da sempre ha dimostrato di poter essere protagonista della propria storia.

Fonte: https://www.albanianews.it/cultura/storia/28-novembre-festa-indipendenza-albania

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Raphèl maí amècche zabí almi

Raphèl maí amècche zabí almi

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