Carla Fracci (20 agosto 1936 – 27 maggio 2021)

LA DANZATRICE STANCA

Torna a fiorir la rosa
che pur dianzi languia…
Dianzi? Vuol dire dapprima, poco fa.
e quando mai può dirsi per stagioni
che s’incastrano l’una nell’altra, amorfe?
Ma si parla della rifioritura
d’una convalescente, di una guancia
meno pallente ove non sia muffito
l’aggettivo, del più vivido accendersi
dell’occhio, anzi del guardo.
È questo il solo fiore che rimane
con qualche metro d’un tuo dulcamara.
A te bastano i piedi sulla bilancia
per misurare i pochi milligrammi
che i già defunti turni stagionali
non seppero sottrarti. Poi potrai
rimettere le ali non più nubecola
celeste ma terrestre e non è detto
che il cielo se ne accorga basta che uno
stupisca che il tuo fiore si rincarna
si meraviglia. Non è di tutti i giorni
in questi nivei défilés di morte.

Eugenio Montale

Carolina Fracci, in arte Carla, una vita danzando, vera vita, come Nietzsche suggeriva[1]. Eppure l’inizio per Carolina, bambina milanese di undici anni, non fu facile all’interno della scuola di ballo del Teatro alla Scala, seguita con estrema severità da Vera Volkova e altri coreografi. Doti indiscusse, ma insofferenza  di fronte a certe rigidità che non permettevano all’estro di comprendere appieno lo scopo di tanti sacrifici. Margot Fonteyn riuscì a convincere la giovane danzatrice sul suo futuro luminoso quando, nel 1948, si incontrarono durante le rappresentazioni de La Bella Addormentata. Carolina, semplice comparsa, finalmente capì che il teatro era la sua casa. Il diploma nel 1954 e la promozione nel 1958, a 22 anni, al ruolo di prima ballerina. La bambina cresciuta scalò le vette del mondo e nessuno ha potuto eguagliarla. Unica, irripetibile. Carla Fracci, testimone assoluta della danza di due secoli, ha danzato con i più grandi, in primis Rudolf Nureyev, ha avvicinato il grande pubblico al mondo dell’arte di Tersicore come nessuno prima di lei, diventando lei stessa la musa, partecipando a trasmissioni televisive, presenziando a numerose iniziative, interpretando dei ruoli come attrice (indimenticabile nel ruolo di Giuseppina Strepponi nel film per la tv Verdi diretto da Renato Castellani). Fino alla fine Carolina si è spesa, anche dal punto di vista politico, per sensibilizzare artisticamente il nostro paese, ricevendo in cambio non poche delusioni. I messaggi che arrivano oggi in Italia per la sua scomparsa sono spesso dettati da persone che nella vita non hanno avuto molto rispetto e comprensione per la grandezza di Carla Fracci. Succede così. Il mondo continua ad applaudirla, a sognare vedendola danzare nei numerosi contributi filmati. Grazie Carolina, elegante, sorridente stella.    


[1] Und verloren sei uns der Tag, wo nicht Ein Mal getanzt wurde! (Sia perduto per noi il giorno in cui nessuno avrà danzato!) Friedrich Nietzsche, Also sprach Zarathustra – Ein Buch fuer Alle und Keinen, Dritter Theil, Von alten und neuen Tafeln, 23 

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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