Zero

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Abbiamo già parlato di Antonio Dikele Di Stefano e del suo romanzo Non ho mai avuto la mia età, non resta che occuparci della serie tv liberamente, molto liberamente tratta dal libro, dal titolo Zero, andata in onda su Netflix lo scorso 21 aprile.

Antonio Dikele Di Stefano, autore della sceneggiatura, si è già lamentato perché le recensioni si sono soffermate non tanto sulla storia, ma sul fatto che per la prima volta in Italia un telefilm, chiamiamolo come un tempo, ha per protagonisti italiani di pelle nera. Intanto, è vero che nel nostro paesello non si era mai visto un cast del genere, e questo è l’aspetto innovativo e positivo di Zero, per il resto la vicenda raccontata prende spunto dal libro discostandosi però, e molto, dall’originale. Zero è una serie di genere fantastico rivolta soprattutto ad un pubblico giovanile di un certo tipo, dove le tematiche sociali vengono affrontate in forma lieve. Il protagonista, Omar/Zero, è un supereroe che ha il potere di rendersi invisibile e cerca di sfruttare questa facoltà per risolvere i problemi della zona dove vive a Milano, il cosiddetto Barrio (speculazione edilizia e tentativo di espellere la popolazione non abbiente per “riqualificare” il quartiere). 8 episodi della durata variabile di 20-30 minuti, una colonna sonora che promuove solo ed esclusivamente la scena musicale contemporanea italiana rap, qualche effetto speciale, la solita straight love story e il lieto fine. C’è chi ha parlato di occasione sprecata, io dico che si può imparare anche dagli errori. Diamo fiducia. Personalmente preferisco le serie tv straniere (americane, francesi, inglesi, spagnole), mi sembrano strutturate per un pubblico senza distinzioni marcate d’età, di genere, di orientamento sessuale, più complete dal punto di vista drammaturgico, meglio recitate e con una colonna sonora più variegata e di qualità. Gli italiani, vecchi e nuovi, potrebbero, se volessero, volare un po’ più alto, riabbracciare e sviluppare, per esempio, la tradizione della nostra arte visiva. Abbiamo inventato il neorealismo nel cinema, ci siamo spinti oltre con opere e autori che hanno impressionato il mondo intero. Perché non approfittare del patrimonio a nostra disposizione invece di rintanarsi in un sottomondo senza prospettive? Se ci imbattiamo in un’opera realizzata da grandi autori italiani, anche di qualche decennio fa, ci accorgiamo che quest’opera è data una volta per sempre. Il limite della produzione italiana odierna è che nasce già inattuale. Dopo un quarto d’ora non macina più. Più che scimmiottare gli altri dovremmo imparare da noi stessi.   

Nonostante tutto, voglio avere fiducia in Zero (basta che non sia Renato!).

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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