Antonio Dikele Distefano, “Non ho mai avuto la mia età”

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Se nasci in Italia da genitori stranieri devi aspettare i diciotto anni per diventare cittadino italiano. Vi sono eccezioni, ma come norma residuale: nascere da genitori ignoti; nascere da genitori apolidi; nascere da genitori impossibilitati a trasmettere la cittadinanza del proprio paese d’origine. Per la maggioranza schiacciante dei nati in Italia da genitori stranieri, diciotto anni vissuti in un limbo di un paese che si è scoperto razzista. Il caso della legge sullo Ius soli, più volte annunciata e mai presentata per evitare uno scontro frontale tra il Centrodestra e il Centrosinistra, è la dimostrazione che l’intento è quello di escludere, mai di includere. I reazionari xenofobi sostengono che la persona deve avere il “diritto” di rifiutare la cittadinanza, ossia rischiare di restare apolidi, senza diritti, senza tutele, alla mercé di tutti.

Antonio Dikele Distefano è uno scrittore italiano di 29 anni, nato a Busto Arsizio da genitori angolani, ormai divenuto un caso letterario, non solo in Italia. Il suo primo romanzo, Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?, esce autoprodotto nel 2014 e poi, un anno dopo, Mondadori decide di pubblicarlo con i suoi tipi. Nel 2016 la casa editrice di Segrate pubblica il suo secondo romanzo, Prima o poi ci abbracceremo, nel 2017 il suo terzo, Chi sta male non lo dice, e nel 2018 il suo quarto, Non ho mai avuto la mia età. Quest’ultimo romanzo ha come protagonista Zero, un ragazzo africano nato in Italia, ma non italiano, che vive in un quartiere ghetto con il padre e la sorella. Undici anni della sua vita scanditi da episodi che confermano la frase della madre, separata dal marito quando Zero ha 7 anni: «I bianchi nei neri vedono sempre qualcosa di cattivo».

Sinceramente, dei recensori non me ne può fregare di meno, soprattutto di quelli che si sono messi a fare i maestrini discettando sullo stile scrittorio di Antonio Dikele, ciò che a me interessa è l’emersione in Italia di una letteratura fatta da italiani che hanno vissuto il limbo succitato. Non ho mai avuto la mia età parla di questa realtà, descrive più o meno bene i sentimenti di tantissime/i ragazze/i che vivono in un paese che estromette e costringe a un tour de force incivile persone italiane che non possono e, secondo alcuni, non devono essere italiane. Tutto si riassume nella frase finale del capitolo 26: «Il razzismo era ogni volta che la gente non si ricordava che essere italiani non era un merito, ma un diritto».

Leggendo il romanzo  ho avvertito il dolore di queste persone, la rabbia di chi vive quotidianamente come un Sisifo relegato a spingere un masso su una montagna di rifiuti, i rifiuti prodotti dai “bianchi”, e condannato una volta raggiunta la sommità della montagna a vedere rotolare il masso giù alla base.

L’Italia rischia di perdere una fetta consistente della sua “meglio gioventù” per la vanità colpevole di una classe politica egoista, sconsiderata, segregazionista. Tutto il paese sta già pagando questo scotto e lo pagherà sempre di più. La speranza è che un libro come Non ho mai avuto la mia età e un autore come Antonio Dikele Distefano possano essere un contributo per convincere gli elettori a votare tenendo conto del vero pericolo che il nostro futuro ci prospetta.

Dal romanzo Non ho mai avuto la mia età Antonio Dikele Distefano ha tratto liberamente una sceneggiatura per una serie tv, andata in onda lo scorso 21 aprile su Netflix, dal titolo Zero. Ne parleremo.

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If you are son of foreign parents and you are born in Italy you have to wait until eighteen to become an Italian citizen. There are exceptions, but as a residual norm: son of unknown parents; son of stateless parents; son of parents who are unable to pass on the citizenship of their country of origin. For the overwhelming majority of those born in Italy to foreign parents, they lived eighteen years in the limbo of a country that turned out to be racist. The case of the law on the Ius soli, announced several times and never presented to avoid a head-on clash between the center-right and the center-left, demonstrates that the intent is to exclude, never to include. Xenophobic reactionaries argue that the person must have the “right” to refuse citizenship, that is, to risk being stateless, without rights, without protection, at the mercy of all. Antonio Dikele Distefano is a 29-year-old Italian writer, born in Busto Arsizio of Angolan parents, which has now become a literary case, not only in Italy. His first novel, Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?,(Outside it rains, inside as well, step to get you ?), came out self-produced in 2014 and then, a year later, Mondadori decided to publish it with the types of him. In 2016 the Segrate publishing house publishes his second novel, Prima o poi ci abbracceremo (Sooner or later we will embrace), in 2017 his third, Chi sta male non lo dice (Those who feel bad don’t say it), and in 2018 his fourth, Non ho mai avuto la mia età (I have never had my age). This latest novel features Zero, an African boy born in Italy, but not Italian, who lives in a ghetto neighborhood with his father and sister. Eleven years of his life marked by episodes that confirm the sentence of her mother, separated from her husband when Zero is 7 years old: “Whites in blacks always see something bad”. Honestly, I can’t care less about reviewers, especially those who have started to be teachers discussing the writing style of Antonio Dikele, what interests me is the emergence in Italy of a literature made by Italians who have lived the aforementioned limbo. Non ho mai avuto la mia età speaks about this reality, it describes more or less well the feelings of many boys and girls who live in a country that expels and forces Italian people who cannot and, according to some, must not be Italian into an uncivilized tour de force. Everything is summed up in the final sentence of chapter 26: “Racism was every time people did not remember that being Italian was not a merit, but a right”. Reading the novel I felt the pain of these people, the anger of those who live daily as a relegated Sisyphus to push a rock on a mountain of waste, the waste produced by “whites”, and condemned once they reach the top of the mountain to roll the boulder down to the base. Italy risks losing a substantial portion of its “best youth” to the guilty vanity of a selfish, reckless, segregationist political class. The whole country is already paying this price and will pay it more and more. The hope is that a book like Non ho mai avuto la mia età and an author like Antonio Dikele Distefano can be a contribution to persuading the voters to vote taking into account the real danger that our future faces us. From the novel Non ho mai avuto la mia età Antonio Dikele Distefano freely drew a script for a TV series, which aired last April 21 on Netflix, entitled Zero. We’ll talk about it.

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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