Franco (Francesco) Serantini (Cagliari, 16 luglio 1951 – Pisa, 7 maggio 1972)

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Franco Serantini per non dimenticare!!

Comunicato stampa
FRANCO SERANTINI 1972-2021
NON DIMENTICHIAMO!! VOGLIAMO GIUSTIZIA E VERITÀ


Il prossimo anno cade il 50° anniversario della morte di Franco Serantini e a tutt’oggi non esiste una verità giuridica sul caso o meglio esiste la sentenza del giudice istruttore Angelo Nicastro del 1975 nella quale si afferma di «non procedere in ordine al delitto di omicidio preterintenzionale in persona di Serantini Franco per esserne ignoti gli autori».

Ma cosa era accaduto il 5 maggio 1972?
Nella città di Pisa, posta in stato d’assedio per prevenire scontri tra opposte fazioni politiche e permettere lo svolgimento di un comizio al rappresentante del MSI, un cittadino, che stava manifestando liberamente le proprie idee, venne percosso selvaggiamente da un gruppo di poliziotti del reparto Celere di Roma: fermato e trattenuto per due giorni morì abbandonato da tutti nell’infermeria del carcere del Don Bosco.

A quasi cinquant’anni dal fatto non solo non è stata fatta giustizia per Franco Serantini ma non si è neanche riconosciuta pubblicamente la gravità di quel fatto. La memoria di Franco e la verità storica di ciò che successo il 5 maggio 1972 sembra essere patrimonio solo dei suoi compagni anarchici e di quella parte della società civile attenta alla tutela delle libertà fondamentali e dei diritti civili, che da subito capirono chi erano i responsabili della sua morte.
Se andiamo un minimo ad analizzare gli eventi troveremo un’incredibile sequenza di reati commessi da uomini dello Stato che, come scrisse a suo tempo il giornalista Corrado Stajano, erano sicuri della propria impunità dovuta alla divisa e al ruolo che ricoprivano: si va dal reato di omicidio commesso in più persone, ad omissione di atti d’ufficio e di soccorso. Oggi non si può che ribadire l’inaccettabilità di una morte in una struttura dello Stato e, soprattutto, l’omertà dei suoi apparati, l’inazione colpevole della magistratura e la pigrizia, talvolta vile, dell’informazione.

Ci domandiamo se verrà mai individuata la responsabilità per i fatti accaduti quel 7 di maggio, se qualcuno di coloro che furono coinvolti in quella vicenda non si sentirà mai in dovere di fare ammenda e riconoscere le proprie colpe, e se qualche autorità non riterrà che anche per questo caso non sia necessario fare giustizia, come per altri avvenuti in quegli anni ed oggetto in questi giorni di grande enfasi sia nel mondo politico che sulla stampa nazionale.
In questo senso sarebbe un segnale di rispetto nei confronti della società tutta rendere pubblici i documenti prodotti all’epoca dalle diverse autorità presenti ai fatti, dai Carabinieri alla Polizia, dalla direzione del Carcere alla Prefettura, magari anche contribuendo ad aprire le porte di qualche armadio e rendendo pubblici gli archivi per dissipare finalmente la nebbia che ha coperto l’azione di persone che ebbero una funzione da protagonista in quella vicenda.

In primis, ad esempio, andrebbe chiarito il ruolo del questore di Pisa, al secolo Mariano Perris, che ebbe una parte non secondaria, insieme al Prefetto, Ciro Conte, al comandante dei carabinieri Ennio Cocci e altre autorità incaricate del servizio d’ordine, nel predisporre l’organizzazione dei reparti di polizia e carabinieri, che il 5 maggio 1972 vennero impiegati per reprimere la manifestazione indetta da Lotta continua, e nelle successive indagini sugli incidenti.

Perris, classe 1913, originario di Cosenza, non era un «signor nessuno»: la sua carriera era iniziata, come per molti altri funzionari di polizia, alla fine degli anni Trenta. Durante la Seconda guerra mondiale operò con «senso del dovere e diligenza» nella città di Lubiana nella Slovenia occupata distinguendosi come comandante del suo reparto nella caccia ai partigiani e ai loro familiari. Alla fine della guerra con un doppio gioco si consegnò agli Alleati, collaborando con i loro servizi segreti ed evitando in questo modo non solo l’epurazione ma anche l’incriminazione per alcuni gravi episodi compiuti tra il 1942 e il 1944. Nel secondo dopoguerra ha continuando a servire lo Stato, questa volta però democratico, non abbandonando mai la sua formazione e le sue convinzioni, operando nella squadra politica di Torino e poi come questore ad Aosta, Massa Carrara e Pisa per poi concludere la carriera a Milano. Sul suo operato e sulle sue responsabilità per quanto successo a Pisa vi è il più completo silenzio e l’impossibilità di accedere alla documentazione.

In questi giorni in cui si decantano «pacificazione» e «giustizia», sarebbe sicuramente auspicabile un gesto di responsabilità e senso civico.
Rendere giustizia a Franco Serantini, anche se dopo cinquant’anni, mettendo a disposizione dei cittadini e degli storici tutti i documenti è ancora possibile, perché non farlo?

Circolo culturale Biblioteca F. Serantini
Associazione amici della Biblioteca F. Serantini

Ghezzano (PI), 5 maggio 2021

Fonte: http://www.bfs.it/

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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