Il ragazzo con il cappuccio / The boy with the hood

Venerdì 8 gennaio 2021, sera: in una piazzetta di Lucca si sono ritrovati dei giovani che, contravvenendo alle misure antiCovid 19, hanno improvvisato una festa danzante, regolarmente ripresa da un telefonino e pubblicata ovunque. Il video ha fatto il giro del mondo. Cosa si vede? Sulle note di Rapper’s Delight dei Sugarhill Gang, un brano vecchio di 41 anni, un centinaio di ragazze e ragazzi ballano e si dimenano, perlopiù senza mascherina, dando origine ad un assembramento, ovviamente, illegale. Le reazioni, a Lucca e altrove, non si sono fatte attendere. È stato un coro di indignazione e, anche, di luoghi comuni, condito con offese, maledizioni, lacerazione di vesti stile Caifa, e molto altro. Uno dei protagonisti dell’assembramento ha pubblicato una lettera firmandosi “il ragazzo con il cappuccio”. La pubblichiamo.

Il ragazzo con il cappuccio

Ebbene sono io il ragazzo che si vede in primo piano nei video circolati nei giorni scorsi nella piazzetta di Lucca. Non so se sto scrivendo una confessione, un testamento o una letterina a babbo natale. Non ho tutte le certezze del mondo come la miriade di persone che ci hanno insultato sui social, certo è che, come il ragazzo che ha spaccato quel portone o quella vetrina abbia usato violenza, anche chi ha scritto certe cose ha usato violenza; chi ha pubblicato quei video che hanno fatto tanto scalpore senza oscurare i volti, ha fatto violenza. Più che violenza penso che siano esternazioni di odio: un odio che dilaga sui social, e si sublima in una situazione surreale globale (che non accenna a placarsi) e che viviamo tutti da quasi un anno. Ammettendo le mie colpe (e penso tutti quelli che erano in quel momento e in quel luogo lo faranno) dico  che il comportamento tenuto è senza dubbio incosciente, viola tutte le disposizioni anti-contagio, e per questo condannabile a priori senza il minimo dubbio; questa è una certezza che condivido con i leoni da tastiera. Non condivido le esternazioni fatte verso i miei genitori come se fossero loro i responsabili delle mie azioni: ho 30 anni e se faccio delle sciocchezze l’ho scelto io; e io ne rispondo. Non condivido la narrazione di uno scontro generazionale tra giovani e meno giovani. A parer mio gli imbecilli sono di tutte le età, genere, razza e orientamento sessuale. Non condivido il comportamento di alcuni politici e cosiddetti influencer che cavalcano l’onda mediatica generata dalla situazione, in cerca di attenzione e consensi elettorali.Non condivido il passaggio in prescrizione del processo sulla strage di Viareggio, ignorata da tutti i miei concittadini perbenisti e così rispettosi delle regole che sono andati in massa in montagna per vedere due fiocchi di neve intasando la strada. Non condivido l’atteggiamento di puntare il dito contro l’altro, come la nostra classe dirigente ormai ci ha tristemente abituato. Non condivido l’attacco all’assessore alla pubblica sicurezza, che nelle recenti dichiarazioni ha ammesso che gestire una situazione del genere con il ‘pugno di ferro poliziesco’, inneggiato dai leoni da tastiera, avrebbe solo peggiorato la situazione. Non condivido la multa e la chiusura forzata dei locali della piazzetta; anzi ritengo ignobile che vengano attuati simili provvedimenti in un momento del genere; invito anzi ad una colletta chiunque si senta contrario a tale provvedimento. Oltre ad ovviare al nostro comportamento dimostreremo che questi giovani sono molto più solidali delle “istituzioni”.

Sono un giovane di trent’anni che lavorava a Milano e che ovviamente è dovuto tornare alla base perché la situazione… vabbè, risparmio la solita tiritera che ascoltiamo tutti i giorni al telegiornale (non vorrei nemmeno finire da Barbara d’Urso). Mi sento perso come tutti quelli che erano in quella piazza, e per due ore come per magia, erano tornati ad un anno fa quando sarebbe stato anche normale fare così; ma purtroppo oggi è, giustamente, motivo di scandalo. Mi sento perso perché se già prima il futuro era incerto, oggi, lo è ancora di più. Mi sento perso come tutti voi, ma penso che l’odio e chiedere la testa di qualcuno per placare l’opinione pubblica non sia la risposta. Penso che alcuni abbiano sfogato la propria rabbia in un modo, altri in un altro. Come avrete notato non condivido molte cose: ma penso che in tantissimi provino rabbia proprio come me. Con questa lettera sto cercando, forse, di incanalarla in qualcosa di meglio di quello che ho fatto venerdì; forse, sto facendo la vittima; forse, sto cercando notorietà; forse, sto cercando di far venire dei dubbi a chi è pieno di certezze, ed offende i miei genitori; forse, la perfezione è solo di Dio.

Friday, January 8, 2021, evening: in a small square in Lucca, young people met and, in contravention of the anti-Covid 19 measures, improvised a dance party, regularly picked up by a mobile phone and published everywhere. The video went around the world. What do you see? To the notes of Rapper’s Delight by the Sugarhill Gang, a 41-year-old song, about a hundred girls and boys dance and wriggle, mostly without a mask, giving rise to an obviously illegal gathering. The reactions, in Lucca and elsewhere, were not long in coming. It was a chorus of indignation and, also, of clichés, seasoned with offenses, curses, tearing of robes in the style of Caiaphas, and much more. One of the protagonists of the gathering published a letter signing “the boy with the hood”. We publish it.

The boy with the hood

Well, I’m the guy who is featured in the videos circulated in recent days in the square of Lucca. I don’t know if I’m writing a confession, a will or a letter to Santa Claus. I don’t have all the certainties in the world like the myriad of people who insulted us on social media, it is certain that, like the guy who broke that door or that window, he used violence, even those who wrote certain things used violence; those who published those videos that caused such a sensation without obscuring the faces, did violence. More than violence I think they are expressions of hatred: a hatred that spreads on social media, and is sublimated in a global surreal situation (which does not seem to subside) and that we have all lived for almost a year. Admitting my faults (and I think all those who were at that time and in that place will do so) I say that the behavior is undoubtedly unconscious, it violates all anti-contagion provisions, and for this reason it can be condemned a priori without the slightest doubt; this is a certainty that I share with keyboard lions. I do not agree with the utterances made towards my parents as if they were responsible for my actions: I am 30 years old and if I do nonsense I have chosen it; and I answer for it. I do not agree with the narrative of a generational clash between young and old. In my opinion, imbeciles are of all ages, genders, races and sexual orientations. I do not agree with the behavior of some politicians and so-called influencers who ride the media wave generated by the situation, in search of attention and electoral approval. I do not agree with the statute of limitations of the trial on the Viareggio massacre, ignored by all my respectable fellow citizens and so respectful of the rules that they went en masse to the mountains to see two snowflakes clogging the road. I do not share the attitude of pointing the finger at the other, as our ruling class has sadly accustomed us by now. I do not agree with the attack on the councilor for public safety, who in recent statements admitted that handling such a situation with the ‘iron fist of the police’, praised by keyboard lions, would only make the situation worse. I do not agree with the fine and the forced closure of the premises in the square; indeed I consider it ignoble that such measures are implemented at such a time; indeed, I invite anyone who feels opposed to this provision to a collection. In addition to remedying our behavior, we will demonstrate that these young people are much more supportive than “institutions”. I am a young man of thirty who worked in Milan and who obviously had to go back to the base because the situation … oh well, I save the usual rigmarole that we hear every day on the news (I wouldn’t even want to finish at Barbara d’Urso). I feel lost like all those who were in that square, and for two hours as if by magic, they were back to a year ago when it would have been normal to do so; but unfortunately today it is, rightly, a cause for scandal. I feel lost because if before the future was uncertain, today it is even more so. I feel lost like all of you, but I think hatred and asking for someone’s head to appease public opinion is not the answer. I think some have vented their anger in one way, others in another. As you may have noticed, I do not agree with many things: but I think that many feel anger just like me. With this letter I am trying, perhaps, to channel it into something better than what I did on Friday; maybe, I’m playing the victim; maybe, I’m looking for notoriety; perhaps, I’m trying to make doubts come to those who are full of certainties, and offend my parents; perhaps, perfection belongs only to God.

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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2 risposte a Il ragazzo con il cappuccio / The boy with the hood

  1. sergiofalcone ha detto:

    Con la salute non si scherza. Libertà non è morire di Covid-19.

  2. Pienamente d’accordo. Spero soltanto che anche gli altri ragazzi si siano resi conto di aver commesso una cazzata enorme.

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