Lo “scontro”

Lo “scontro” tra Luciana Litizzetto e Wanda Nara mi ha costretto ad uscire dal piccolo pantano in cui mi trovo ad annaspare a causa del confinamento, del Covid19 e via dicendo.

NB: non mi rivolgo a loro chiamandole “signora” perché sono della vecchia scuola e dal mio punto di vista ritengo che le due donne abbiano ben poco di “signorile”.

I fatti sono noti al grande pubblico non c’é bisogno quindi di un riepilogo.

Prima di tutto penso che Wanda dovrebbe ringraziare Luciana perché l’ha messa alla ribalta, pur non avendolo certo meritato né per capacità artistiche né per cultura. Io nel mio piccolo pantano non sapevo dell’esistenza di Wanda e neanche del marito, non mi interesso di calcio, di calciatori, né tanto meno delle loro consorti. Da sprovveduta ignorante e fuori tempo mi chiedo: cui prodest farsi fotografare nuda su un cavallo? Di sicuro i numerosi guardoni che in questi tempi di forzata reclusione si possono contentare di un’immagine provocante. Contenti loro, contenti tutti! Ma Luciana, che evidentemente non sa a cos’altro aggrapparsi, se ne esce con una battuta di dubbio gusto. Sinceramente non trovo Luciana spiritosa, le piace in genere sguazzare su temi inerenti gli escrementi, così non ha perso l’occasione per tirare fuori un’osservazione che sinceramente se la poteva risparmiare. Però grazie a questo scontro “idéologico” ora tutti parlano dell’una e dell’altra. Niente ci viene risparmiato: da una parte insorgono i moralisti che sciorinano le solite filippiche sulla donna-oggetto, dall’altra le rivendicazioni sulla libertà d’espressione ed ancora altri che si rattristano nel constatare che è riprovevole il “sessismo” di una donna verso una sua simile.

Rifletto che oggi la libertà d’espressione viene citata come paravento dietro cui nascondere la volgarità e la maleducazione.

Pochi hanno il coraggio di dire “basta!”. Come dicono a Pisa “non se ne pole più”.

Rimpiango i grandi comici come Totò, Alberto Sordi e altri che facevano riflettere senza usare una sola parolaccia o volgarità.

Questa volgarità che poi nasconde aggressività, invidia e moralismo ipocrita.

Visto che la RAI ha messo in discussione carriere di giornalisti ed altri colpevoli di aver fatto il loro mestiere non vedo perché pagare il canone RAI per permettere a Luciana Littizzetto di sciorinarci le sue volgarità e a Wanda Nara di avere pubblicità.

Riflettiamo tutti insieme!

Dr. Franca Colonna Crupi

Pubblico volentieri questo intervento di un mia carissima amica, psichiatra, che, a mio modo di vedere, sottolinea lo spirito dei tempi in cui viviamo, un spirito essenzialmente sguaiato. Il linguaggio televisivo, e non solo, ha subito un cambiamento radicale: dal puritanesimo esasperato degli anni ’50-’60 e parte degli anni ’70, alla licenza lessicale pressoché totale e incontrollata. La riforma della RAI del 1975 portò delle innovazioni, tolse qualche velo e aprì ad una certa libertà espressiva, ma di lì in poi l’abuso ha trionfato. Sentirsi un po’ liberi di dire qualche parolaccia non significa dover ricorrere al turpiloquio fine a se stesso. Un conto è Cesare Zavattini che disse “cazzo” una volta sola e ottenne un effetto dirompente, un altro è la reiterazione del “cazzo” come segno di interpunzione. Oggi assistiamo a trasmissioni dove ci si scambia “complimenti” coloriti, si fa sempre riferimento a pratiche sessuali, si insulta, si offende, quasi ci si mena. Non parliamo del volume della voce, da far rabbrividire gli antichi venditori dei mercati pubblici. Una baraonda disinvoltamente trasmessa senza alcun tipo di misura. La prevaricazione del mezzo di massa crea una tendenza, l’assenza di stile ed eleganza vengono propugnati come esempi da seguire. Il “supercafone” ha trionfato, il pubblico lo richiede e lo imita. Venendo al caso in questione, è bene chiedersi se Luciana Littizzetto sia un’attrice comica. Io ricordo i suoi primi passi e il modo con cui si è imposta “artisticamente”. Non c’è che dire, è proprio figlia dei suoi tempi. Le spara grosse, usa un idioma vivace, per non dire di peggio, fa ricorso alla scatologia (come giustamente fa notare la mia amica psichiatra) e, oltretutto, ha come spalla Fabio Fazio… insomma, non è Franca Valeri. Anch’io ho nostalgia degli antichi comici, che non avevano bisogno delle parolacce e delle sconcezze per intrattenere e divertire. Arrivo a dire che dopo Troisi… il diluvio. Forse che aveva ragione Gianni Boncompagni a dire qualche anno fa che il comico odierno non deve far ridere? La voglio sparare grossa anch’io. Quasi quasi rimpiango i tempi in cui certi giullari, considerati troppo volgari e rei di non saper divertire, venivano fatti secchi.   

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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2 risposte a Lo “scontro”

  1. sergiofalcone ha detto:

    Secondo me, in TV c’è di molto peggio…

    • Certo, al peggio non c’è mai fine, Questo video dello “scoop” di Vespa grida vendetta. Hanno distrutto una persona innocente. Tra parentesi, uno dei colpevolisti della prima ora fu Enzo Tortora… Con il tempo avrà avuto modo di riflettere sui suoi errori.

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