Biden

Democratic presidential candidate former Vice President Joe Biden takes off his face mask as he arrives to speak, Wednesday, Nov. 4, 2020, in Wilmington, Del. (AP Photo/Carolyn Kaster)

Biden è il nuovo presidente degli USA. Quattro anni fa Trump non è stata una scelta felice, ma gli americani hanno scelto questo individuo egoista e spocchioso. Non dimentichiamolo. E adesso? Adesso gli americani devono finalmente imparare a non considerarsi superiori agli altri paesi, a smetterla di fare i poliziotti del pianeta. Gli Stati Uniti sono una parte del mondo, non sono né i migliori, né i più importanti. La peggiore colpa del sistema americano, l’incubo americano, è stata quella di aver trasformato il mondo in una banca, dove il denaro è il generatore simbolico di tutti i valori. Il capitalismo è un’aberrazione perché distrugge la persona, tende a dimostrare che tu vali per quello che hai e non per quello che sei. La potenza economica degli Stati Uniti, resa quasi invincibile dalla caduta dell’Unione Sovietica, ha schiacciato il mondo, lo ha svilito. Soltanto la Cina si è salvata. Ma la Cina è un grande paese che ha una cultura più antica e radicata degli Stati Uniti. Biden ha una grossa responsabilità: deve cambiare l’atteggiamento degli americani, deve far capire loro che la geografia ha un senso. Biden si trova di fronte ad una scelta, la più decisiva della storia del suo paese: cambiare rotta e farlo subito. Ma dobbiamo essere realisti. Come fa una persona di 78 anni, nata e cresciuta in un sistema capitalista, a scegliere una soluzione alternativa? Biden ha dietro di sé una cricca avida e disturbata formata da magnati, da nazisti della finanza, gente che non rispetta nessuno e disprezza il mondo. Biden, oggettivamente, non può dire a questi perversi signori: smettiamola di dissanguare il mondo, di mantenerlo nel caos armando chiunque pur di avere il controllo della situazione. Biden non può convincere un sistema a rinnegare se stesso. Gli Stati Uniti sono stati l’esempio di un paese che ha avuto persone in grado di combattere l’establishment. Io penso agli americani che hanno lottato per i diritti umani, sociali e politici. Penso a Martin Luther King, a Rose Parks, a Muhammad Ali, a Harvey Milk e altre persone che con il loro sacrificio hanno cercato di cambiare la mentalità americana. Biden deve scegliere di stare dalla parte di queste persone virtuose, oppure continuare ad assecondare i potentati della finanza, i pazzi che considerano il mondo alla stregua del proprio gabinetto. Se Trump è stato un difensore ad oltranza del privilegio dei pochi, Biden, per mostrare di essere diverso e migliore, deve necessariamente invertire la rotta. Vedremo tra quattro anni se è riuscito almeno a limitare i danni. Sarebbe già un buon risultato.

Biden is the new president of the USA. Four years ago Trump was not a happy choice, but Americans chose this selfish and haughty individual. Let’s not forget it. And now? Now Americans must finally learn not to consider themselves superior to other countries, to stop being cops of the planet. The United States is a part of the world, it is neither the best nor the most important. The worst fault of the American system, the American nightmare, was that of having turned the world into a bank, where money is the symbolic generator of all values. Capitalism is an aberration because it destroys the person, it tends to show that you are worth for what you have and not for what you are. The economic power of the United States, made nearly invincible by the fall of the Soviet Union, has crushed the world, debased it. Only China was saved. But China is a large country that has an older and more ingrained culture than the United States. Biden has a big responsibility: he has to change the attitude of Americans, he has to make them understand that geography makes sense. Biden is faced with a choice, the most decisive in the history of his country: to change course and do it immediately. But we have to be realistic. How does a 78-year-old person, born and raised in a capitalist system, choose an alternative solution? Biden has behind him a greedy and disturbed clique made up of tycoons, financial Nazis, people who respect no one and despise the world. Biden, objectively, cannot say to these perverse gentlemen: let’s stop bleeding the world, keeping it in chaos by arming anyone in order to have control of the situation. Biden cannot convince a system to disown itself. The United States was an example of a country that had people capable of fighting the establishment. I think of the Americans who fought for human, social and political rights. I think of Martin Luther King, Rose Parks, Muhammad Ali, Harvey Milk and other people who have tried to change the American mentality with their sacrifice. Biden must choose to be on the side of these virtuous people, or to continue to pander to the powerful of finance, the madmen who see the world as their own toilet. If Trump has been an all-out defender of the privilege of the few, Biden, to show that he is different and better, must necessarily reverse the course. We will see in four years if he has at least managed to limit the damage. It would already be a good result.

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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