“Il Simposio” di Platone, il discorso di Aristofane

95b7a-simposio

Gli uomini non comprendono per nulla la potenza dell’amore, il più amico, il protettore degli uomini, il medico di quei mali la cui guarigione sarebbe la più gran felicità per il genere umano. Vi spiegherò in che consiste la potenza dell’amore, ma per prima cosa bisogna parlare dell’iniziale natura umana e delle modificazioni che ha subito.

Originariamente la nostra natura era diversa rispetto all’attuale. I generi dell’umanità erano tre, e non due come ora (il maschio e la femmina): c’era un terzo genere, ora scomparso, comune ad entrambi per aspetto e per denominazione, di cui é rimasto il nome. Questo genere era l’androgino.

La forma di ciascun uomo era completamente rotonda, con la schiena e i fianchi disposti in cerchio, ognuno aveva quattro mani, quattro gambe e due volti del tutto simili sopra un collo rotondo, c’era poi un’unica testa per entrambi i volti, ai lati opposti, e quattro orecchi, due organi genitali, e tutto il resto come ci si può immaginare partendo da tutto ciò. Potevano anche camminare in posizione eretta, come ora, nella direzione che volevano; oppure, quando cominciavano a correre velocemente, simili ad acrobati, appoggiandosi sulle gambe, che erano otto, si muovevano rapidamente in cerchio. E i generi erano tre e cosi creati per la seguente ragione: il maschio discendeva dal sole, la femmina dalla terra, e l’androgino dalla luna, poiché anche la luna partecipa del sole e della terra; erano sferici e procedevano in modo circolare, per la somiglianza con i loro genitori. Erano tremendi per il vigore e la forza, nutrivano delle intenzioni arroganti, e tentarono di attaccare gli dèi, e ciò che dice Omero di Efialte e di Oto – il tentativo di dare la scalata al cielo, per assalire gli dèi – si riferisce a loro. allora Zeus e gli altri dei si riunirono per decidere cosa si dovesse fare, ma erano in difficoltà non sapevano stabilire se ucciderli e farne scomparire la razza, fulminandoli come i Giganti – cosi sarebbero scomparsi gli onori e i sacrifici che potevano giungere nei loro confronti da parte degli uomini – o se lasciarli imperversare. Dopo faticose riflessioni, Zeus disse: « Credo di avere un mezzo per il quale gli uomini possano esistere e lasciare la loro sregolatezza, diventando più deboli. Allora, adesso taglierò ciascuno di loro in due ed essi saranno più deboli e insieme saranno più utili a noi per il fatto d’essere più numerosi; e cammineranno eretti, su due gambe. Ma se ancora avranno l’intenzione d’accanirsi e non vorranno rimanere tranquilli, li taglierò in due una seconda Volta, di modo che cammineranno su una gamba sola, saltellando». Ciò detto, tagliò gli uomini in due e man mano che ne tagliava uno ordinava ad Apollo di rovesciare il volto e la metà del collo verso il lato del taglio, affinché l’uomo, osservando il taglio, fosse più moderato, e comandava di risanare tutto il resto. E Apollo rovesciava il volto, e raccogliendo e tirando da ogni parte la pelle su quello che oggi si chiama ventre manteneva una sola apertura e la legava con forza nel mezzo del ventre, ed é appunto quello che oggi si chiama ombelico. E stendeva quasi tutte le numerose rugosità, e sistemava le varie parti del petto; tuttavia ne lasciò alcune, quelle intorno al ventre e all’ombelico, a futura memoria dell’antico evento. Una volta divisa in due la natura umana, ciascuna metà, desiderando la sua metà perduta, la raggiungeva; e abbracciandola forte e intrecciandosi l’una con 1’altra, per il desiderio d’essere tutt’uno, si lasciava morire di fame e d’apatia, perché non voleva fare niente separatamente. E ogni volta che una delle due metà periva, mentre l’altra restava in vita, la superstite cercava un’altra metà e con lei s’intrecciava, sia che incontrasse la metà di una donna tutta intera – la metà che ora si chiama donna – sia che incontrasse quella di un uomo. E così morivano gli esseri umani. Ma Zeus, impietosito, preparò un altro accorgimento, e spostò davanti i loro genitali – infatti, sino allora avevano anche i genitali sul lato esterno, e procreavano e partorivano non fra loro, ma sulla terra, come le cicale – spostò dunque in questo modo i loro genitali sul davanti, e attraverso questi stabilì la generazione tra di loro, attraverso il maschio nella femmina, affinché, nell’abbraccio, se un uomo incontrava una donna, generassero e si riproducessero, e insieme se un maschio incontrava invece un maschio, sorgesse almeno la sazietà di quella congiunzione, e vi ponessero termine, si volgessero ad altra attività e si curassero del resto della vita. L’amore degli uni per gli altri da tempo è innato negli uomini, riunisce la natura antica, e si sforza di fare, di due, uno, e di guarire la natura umana. Ciascuno di noi e quindi un complemento d’uomo, poiché é stato tagliato – come le sogliole – in due: ciascuno, dunque, cerca sempre il proprio complemento. Gli uomini che sono come la parte tagliata dal genere comune, che allora si chiamava appunto androgino, desiderano le donne, e la maggior parte degli adulteri deriva da questo genere, e anche le donne che sono amanti degli uomini e le adultere discendono tutte da questo genere. Le donne che derivano dal taglio di una donna, non prestano per nulla attenzione agli uomini, ma si rivolgono piuttosto alle donne, e da questo genere nascono le etere. Tutti quelli, infine, che derivano dal taglio di un maschio, ricercano i maschi, e finché sono fanciulli, essendo frammenti del maschio, amano gli uomini e godono di giacere assieme agli uomini, abbracciati strettamente ad essi; e tra i fanciulli e gli adolescenti, questi sono i migliori, in quanto sono per natura i più coraggiosi. Alcuni affermano invece che questi sono degli svergognati, ma dicono il falso: infatti, si comportano cosi non per spudoratezza, ma per ardimento, coraggio e virilità, affezionati a ciò che è simile a loro. E di questo c’è una conferma: giunti alla maturità, infatti, soltanto gli uomini di tale natura si dimostrano adatti alla politica. Quando sono diventati uomini amano i ragazzi, e volgono la mente al matrimonio e alla procreazione dei figli non per la loro natura, ma perché costretti dalla legge: a loro basta, piuttosto, passare la vita assieme, senza nozze. Un tale individuo, dunque, diventa in tutti i modi sia amante dei fanciulli, sia innamorato degli amanti, aspirando sempre a ciò che gli e congeniale. E quando l’amante dei ragazzi, o qualsiasi altro, incontra quella che è la sua metà, allora è sopraffatto in modo straordinario dall’affetto, dall’intimità e dall’amore; e non vuole, Se cosi si può dire, separarsi dall’altro, neppure per breve tempo. E quelli che passano assieme tutta la vita sono individui che non saprebbero neppure dire cosa vogliono ottenere l’uno dall’altro. A nessuno potrà sembrare che si tratti solo della comunanza dei piaceri amorosi, come se solo per questo l’uno avesse piacere a stare vicino all’altro e con uno slancio cosi grande: è chiaro, al contrario, che è l’anima di entrambi a volere qualcos’altro, che non è capace di esprimere; di ciò che vuole, piuttosto, essa ha una preveggenza, e parla per enigmi. E se, mentre stanno distesi vicini, Efesto apparisse davanti a loro, con i suoi strumenti, e domandasse: «Che cos’è, uomini, quello che volete ottenere l’uno dall’altro?», e se, di fronte al loro imbarazzo, di nuovo li interrogasse: «Forse è questo che desiderate, avvicinarvi quanto più è possibile 1’uno all’altro, cosi da non rimanere staccati, né di notte né di giorno? Se desiderate questo, voglio fondervi e saldarvi in qualcosa d’unico, in modo che, da due che siete, diventiate uno, e finché rimarrete in vita, viviate entrambi in unione, come un essere solo, e quando sarete morti, ancora laggiù, nella dimora di Ade, siate uno in luogo di due, in unione anche da morti; guardate dunque, se l’oggetto della vostra passione è di questa specie, e se vi basta ottenere questo». Noi sappiamo che nemmeno uno di loro, sentendo questo, rifiuterebbe, o rivelerebbe di volere qualcos’altro; ciascuno, piuttosto, crederebbe senz’altro di aver udito proprio quello che da molto tempo desiderava: diventare – congiungendosi e confondendosi con 1’amato – da due uno. La ragione é che la nostra natura antica era fatta cosi, e noi eravamo interi: il nome di amore è dato al desiderio e alla ricerca dell’unità. E prima, come ho detto, eravamo un’unità, mentre adesso, per avere agito male, siamo stati disseminati dal dio, come gli Arcadi dai Lacedemoni. Dobbiamo dunque temere, se non ci comportiamo bene verso gli dèi, di essere tagliati in due ancora una volta. Proprio per questo bisogna sollecitare ogni uomo ad agire con rispetto riguardo agli dèi, in tutti i punti, al fine, da, un lato, di sfuggire a qualcosa, e, d’altro lato, di cogliere qualcosa, secondo che ci guida e ci comanda Eros. Nessuno agisca contro di lui – contro di lui, peraltro, agisce chiunque si renda odioso agli dèi – poiché, se diventiamo amici del dio e ci riconciliamo con lui, scopriremo e incontreremo proprio i nostri fanciulli, il che accade a pochi degli uomini di oggi. Se vogliamo dunque celebrate un dio che sia la causa di ciò, sarà giusto celebrare Eros, che nel tempo presente ci procura i più grandi benefici, dirigendoci verso ciò che ci è proprio, e nel tempo avvenire offre le speranze più grandi.

 

Traduzione di Marco Vignolo Gargini da Platone, Simposio, a cura di Giovanni Reale, Rusconi Libri, Milano, 1993, pp. 38-92.

 

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
Questa voce è stata pubblicata in Filosofia, Sisohpromatem, Traduzioni. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...