L’ultima puntata

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L’ultima puntata è stata eccezionale. Tre esecuzioni di concorrenti. Credevo di aver raggiunto il top della mia carriera televisiva, invece fui convocato dal direttore di rete con una certa urgenza. Era successo qualcosa che non avevamo previsto.

    – Siediti. Ho notizie poco simpatiche da comunicarti.-

   – Ma non abbiamo ottenuto il massimo di share l’altra sera? –

   – No. Non l’abbiamo ottenuto. E sai perché? Perche Millionaire ha trionfato negli ascolti. –

   – Non è possibile! Lì chi perde torna a casa sano e salvo… –

   – Infatti, e finora questo sembrava non piacere più ai telespettatori. Da quando abbiamo iniziato ad uccidere i concorrenti che sbagliavano le risposte il nostro programma di quiz non ha avuto più rivali, almeno fino a un po’ di tempo fa… –

   La riforma epocale fu approvata dieci anni fa, da allora abbiamo avuto l’autorizzazione di terminare le persone davanti alle telecamere. Cominciammo noi con il nostro The Last Question e tutti ci seguirono. Era caduto l’ultimo tabù, alla fine la morte in diretta era stata concessa con un decreto legge e la riforma fu assorbita quasi subito con entusiasmo, doveva essere l’epilogo sensazionale di trasmissioni che anticamente finivano in modo pacifico. A nulla servirono le proteste, i tentativi di opporsi da parte delle forze politiche: avevamo scoperto che alla gente piaceva veder morire in tv quelli che partecipavano al “gioco”. Un tempo perdevi i soldi, ma non la vita. Sì, va ammesso, all’inizio in studio venivano portati casi limite: criminali omicidi, malati di mente irrecuperabili, gente che non aveva più niente da chiedere, così aiutavamo a snellire le procedure delle sentenze e a svuotare le carceri e i manicomi. Questo avvenne perché la situazione sociale era diventata insostenibile dieci anni fa, la giustizia ordinaria era sull’orlo del collasso e a mali estremi lo stato rispose con estremi rimedi… in parole povere, reintrodussero la pena capitale. I talk-show, per esempio, divennero a loro volta un porto franco dove tutti potevano disporre di tutti e la figura del moderatore, del conduttore, aveva carta bianca per aizzare, provocare, determinare uno scontro che poteva giungere a picchi di violenza inaudite. Personaggi famosi perirono durante le trasmissioni e in alcuni casi la loro morte fu salutata con grande soddisfazione. I rissosi, quelli che una volta alzavano la voce interrompendo l’interlocutore, arrivando addirittura ad offenderlo, sparirono nel giro di pochi mesi. Furono rimpiazzati da altri, più giovani ma meno resistenti. Lo stesso accadde con i reality-show, dove il vincitore rimaneva l’ultimo a sopravvivere. Furono fatti programmi tipo Arbeit macht frei, un autentico campo di concentramento popolato da vip che erano chiamati a subire le stesse condizioni degli internati dei Lager nazisti, o Fuga da Alcatraz, un successo televisivo con altri vip che venivano rinchiusi in una prigione sotto stretta sorveglianza e dovevano tentare di evadere… Nei quiz, trascorsa la prima fase di “pulizia criminale”, si affacciarono le persone comuni, quelle con la fedina penale pulita… C’era la fila per partecipare al programma, e non sempre si trattava di qualcuno che voleva farsi ammazzare perché depresso o deluso. C’era chi era attratto da questa roulette russa, in cerca di un brivido che rianimasse il tedio della vita quotidiana. Non potevamo fare domande troppo difficili, ce ne bastava una, accessibile, ma nondimeno pericolosa. In ogni puntata il telespettatore sapeva che chiunque avrebbe avuto la possibilità di capitolare, e la parte più seguita di The Last Question era l’esecuzione finale, scelta dallo stesso concorrente. Erano in tre, al massimo, a entrare in studio, e talvolta uscivano tutti con il premio. Non era mai accaduto che ci fosse l’en plein di risposte sbagliate. L’ultima puntata è terminata con un’impiccagione, un’iniezione letale e una fucilazione. Ero sicuro di aver raggiunto il culmine.

   – Seguivamo da tempo i dati d’ascolto di Millionaire e abbiamo notato un aumento costante di contatti con quel quiz primitivo. Sembrerà incredibile, ma il pubblico sta tornando a seguire le trasmissioni dove non succede niente. Questa è una tendenza crescente e, secondo le opinioni degli esperti, ormai inarrestabile. –

   – Io sapevo che qualcuno seguiva anche Millionaire, ma non immaginavo avesse successo. –

   – Lo ha avuto sempre di più, come se ci fosse una strana nostalgia dei vecchi programmi… Non chiedermi il motivo, ma la nostra rivoluzione sta fallendo. La concorrenza è orientata a ripristinare le antiche regole, quelle che abbiamo spazzato via dieci anni fa. Forse la gente si è assuefatta a vedere le uccisioni in tv… Non si diverte più. –

   – Era l’unica soluzione che avevamo, ricordi? Eravamo stanchi delle critiche dei moralisti parrucconi, dovevamo portare all’estremo il linguaggio televisivo. –

   – E ci siamo riusciti. Abbiamo portato la bestialità umana sui teleschermi, tutti hanno potuto assistere in diretta alla rivelazione della parte più nascosta e crudele dell’individuo. L’ipocrisia è stata bandita, le persone si sono mostrate nei loro veri panni. Abolite l’ideologia e la religione… ci siamo accorti che l’uomo apparentemente più mite era soltanto un istrione, un pavido schiacciato da dottrine alle quali non credeva veramente, ma che seguiva solo per pigrizia e convenienza. –

    – Forse è tornata la paura… –

   – Può darsi. Il fatto è che non possiamo andare avanti. La trasmissione va terminata. Ci dobbiamo suicidare, in diretta. –

   – Un momento, fammi capire, dovremmo concludere in anticipo le puntate? –

   – Si, ma con stile. –

   – Cioè? –

   – Devi morire. –

   – Stai scherzando? –

   – No. Non sono mai stato così serio. L’unico modo che abbiamo per vedere se ancora esiste una possibilità di battere Millionaire è il suicidio del conduttore. –

   – Mi dovrei far saltare le cervella? –

  – Non è detto che tu debba spararti, potresti trovare anche un altro modo… –

   – E quando sono morto che succede? –

   – Vediamo gli indici d’ascolto. –

© Marco Vignolo Gargini, 2008

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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