Alluvione di Firenze, 4 novembre 1966

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Brutto tempo, la pioggia che batte da giorni, il fiume che sale, sale, sale e poi esce dagli argini, l’onda scura d’acqua, l’odore di nafta, le fogne straboccanti, le auto trascinate, le fughe, le grida, i pianti, case, botteghe e chiese allagate, le pale per togliere la melma, gli angeli del fango, il crocifisso di Cimabue rovinato, la biblioteca Nazionale con i manoscritti e gli incunaboli distrutti, il documentario di Franco Zeffirelli, la canzone di Riccardo Marasco…

Condensare in un elenco il dramma dell’alluvione di Firenze, avvenuta il 4 novembre 1966, non può essere immaginabile, il tutto è sempre qualcosa di più della somma delle parti. Sono rimasti i ricordi, un incubo per molti fiorentini e toscani che si trovarono di fronte alla rovina prodotta dall’esondazione dell’Arno, resta l’ammonimento redatto da un fiorentino illustre cinque secoli prima nell’opera sua magistrale, Il Principe. Machiavelli era stato profeta per la sua città e la nostra nazione, aveva paragonato la fortuna “a uno di questi fiumi rovinosi, che, quando s’adirano, allagano e’ piani, ruinano li arberi e li edifizii, lievono da questa parte terreno, pongono da quell’altra: ciascuno fugge loro dinanzi, ognuno cede allo impeto loro, sanza potervi in alcuna parte obstare. E, benché sieno cosí fatti, non resta però che li uomini, quando sono tempi quieti, non vi potessino fare provvedimenti, e con ripari et argini, in modo che, crescendo poi, o andrebbono per uno canale, o l’impeto loro non sarebbe né si licenzioso né si dannoso. Similmente interviene della fortuna: la quale dimonstra la sua potenzia dove non è ordinata virtù a resisterle, e quivi volta li sua impeti, dove la sa che non sono fatti li argini e li ripari a tenerla”.[1]

Firenze, il nostro paese, non hanno dato ascolto allora all’avvertimento, nemmeno oggi, se si pensa a quante altre rovine devastano l’Italia senza che ci siano stati provvedimenti atti a contrastare la potenza della natura, quando si scatena. Dopo mezzo secolo assistiamo ancora ad alluvioni, terremoti, macerie, decessi, polemiche per ciò che andava fatto da tempo, nonostante gli avvisi, gli studi, i progetti. I nostri vecchi profeti continuano, inascoltati, ad avere ragione, mentre ovunque, alla tv, alla radio, sul web si scatenano le beghe inutili e oziose, confermando l’antico motto errare humanum est, perseverare autem diabolicum. Italia, paese che ha dato i natali a molti virtuosi e dimentica la loro lezione, la loro virtù…

[1] Nicolò Machiavelli, Il Principe, Cap. 25, Quantum fortuna in rebus humanis possit, et quomodo illi sit occurrendum. [Quanto possa la Fortuna nelle cose umane, et in che modo se li abbia a resistere]

 

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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