20 settembre 1958: Legge Merlin

Lina Merlin

Il 20 febbraio 1958 viene approvata dal Parlamento italiano la legge n° 75, meglio nota come Legge Merlin, dal nome della prima firmataria la senatrice socialista Lina Merlin. La legge entrò in vigore sette mesi dopo, alla mezzanotte del 20 febbraio 1958, e in virtù di tale provvedimento furono chiusi oltre cinquecento postriboli in tutta Italia. La regolamentazione della prostituzione veniva abolita e iniziava la lotta contro lo sfruttamento delle donne per fini sessuali… Dopo oltre mezzo secolo dall’entrata in vigore della legge viene da chiedersi se effettivamente il problema ha avuto una soluzione oppure no, e l’unica risposta disponibile è: la prostituzione senza regole ha invaso la nostra penisola, lo sfruttamento delle donne è aumentato con l’aggiunta di nuovi soggetti venuti da altri paesi (le extracomunitarie) e appartenenti a nuove categorie (trans, escort maschili). In definitiva, il fenomeno si è trasformato e ha avuto un incremento sensibile, non è stata debellata la prostituzione e la mercificazione del corpo femminile, insieme a quello maschile (nei casi dei trans e degli escort), appare come una realtà inarrestabile, eversiva: si sono create nuove terribili condizioni di autentica schiavitù e di controllo della criminalità organizzata, per non parlare dell’uso del rapporto sessuale come pratica diffusa per il raggiungimento di obiettivi tangibili in ambito lavorativo, politico, sociale, il che equivale all’affermazione di una prostituzione vera e propria.

   Il principio alla base della legge della senatrice Merlin era ed è condivisibile, non si discute il fatto che in un paese civile ci possa essere una tolleranza, mi si passi il termine, e una complicità nei confronti dello sfruttamento dei corpi, siano essi maschili o femminili, però è altresì vero che la situazione odierna non può più essere lasciata senza una benché minima regolamentazione. Il proibizionismo spesso conduce all’esplosione di un’illegalità senza freni e senza frontiere (si confronti questa realtà con quella del traffico di stupefacenti) con un impatto devastante sul contesto sociale, e allora occorre davvero rivedere certe posizioni etiche assolute, che non hanno raggiunto gli esiti auspicati, e semmai considerare la possibilità di un intervento legislativo che disciplini nuovamente il fenomeno salvaguardando le persone. Si tratta di far capire che lo Stato non deve favorire né giustificare la prostituzione, ma nemmeno la può più accettare così com’è adesso. Esattamente com’è successo a suo tempo con la legge 194 sull’interruzione della gravidanza…

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Legge 20 febbraio 1958, n° 75.

 

Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui.

 

 

Capo I – Chiusura delle case di prostituzione

Art.1

E’ vietato l’esercizio di case di prostituzione nel territorio dello Stato e nei territori sottoposti all’amministrazione di autorità italiane.

Art.2

Le case, i quartieri e qualsiasi altro luogo chiuso, dove si esercita la prostituzione, dichiarati locali di meretricio ai sensi dell’art. 190 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, numero 773, e delle successive modificazioni, dovranno essere chiusi entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge.

Art.3

Le disposizioni contenute negli artt. 531 a 536 del Codice Penale sono sostituite dalle seguenti: “E’ punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da lire 500.000 a lire 20.000.000, salvo in ogni caso l’applicazione dell’art. 240 del Codice penale:

1) chiunque, trascorso il termine indicato nell’art. 2, abbia la proprietà o l’esercizio, sotto qualsiasi denominazione, di una casa di prostituzione, o comunque la controlli, o diriga, o amministri, ovvero partecipi alla proprietà, esercizio, direzione o amministrazione di essa;

2) chiunque avendo la proprietà o l’amministrazione di una casa od altro locale, li conceda in locazione a scopo di esercizio di una casa di prostituzione;

3) chiunque, essendo proprietario, gerente o preposto a un albergo, casa mobiliata, pensione, spaccio di bevande, circolo, locale da ballo, o luogo di spettacolo, o loro annessi e dipendenze o qualunque locale aperto al pubblico od utilizzato dal pubblico, vi tollera abitualmente la presenza di una o più persone che, all’interno del locale stesso, si danno alla prostituzione;

4) chiunque recluti una persona al fine di farle esercitare la prostituzione, o ne agevoli a tal fine la prostituzione;

5) chiunque induca alla prostituzione una donna di età maggiore, o compia atti di lenocinio, sia personalmente in luoghi pubblici o aperti al pubblico, sia a mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità;

6) chiunque induca una persona a recarsi nel territorio di un altro Stato o comunque luogo diverso da quello della sua abituale residenza, la fine di esercitarvi la prostituzione ovvero si intrometta per agevolarne la partenza;

7) chiunque esplichi un’attività in associazioni ed organizzazioni nazionali ed estere dedite al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione od allo sfruttamento della prostituzione, ovvero in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo agevoli o favorisca l’azione o gli scopi delle predette associazioni od organizzazioni;

8) chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui. In tutti i casi previsti nel n. 3) del presente articolo alle pene in essi comminate, sarà aggiunta la perdita della licenza d’esercizio e potrà anche essere ordinata la chiusura definitiva dell’esercizio. I delitti previsti dai nn. 4) e 5), se commessi da un cittadino in territorio estero, sono punibili in quanto le convenzioni internazionali lo prevedano.

Art.4

La pena è raddoppiata:

1) se il fatto è commesso con violenza minaccia, inganno;

2) se il fatto è commesso ai danni di persona minore degli anni 21 o di persona in istato di infermità o minoranza psichica, naturale o provocata;

3) se il colpevole è un ascendente, un affine in linea retta ascendente, il marito, il fratello, o la sorella, il padre o la madre adottivi, il tutore;

4) se al colpevole la persona è stata affidata per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza, di custodia;

5) se il fatto è commesso ai danni di persone aventi rapporti di servizio domestico o d’impiego;

6) se il fatto è commesso da pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni;

7) se il fatto è commesso ai danni di più persone;

7 bis) se il fatto è commesso ai danni di una persona tossicodipendente.

Art.5

Sono punite con l’arresto fino a giorni 8 e con l’ammenda di lire 10.000 le persone dell’uno e dell’altro sesso:

1) che in luogo pubblico od aperto al pubblico, invitano al libertinaggio in modo scandaloso o molesto;

2) che seguono per via le persone, invitandole con atti e parole al libertinaggio.

Le persone colte in contravvenzione alle disposizioni di cui ai nn. 1) e 2), qualora siano in possesso di regolari documenti di identificazione, non possono essere accompagnate all’Ufficio di pubblica sicurezza.

Le persone accompagnate all’Ufficio di pubblica sicurezza per infrazioni alle disposizioni della presente legge non possono essere sottoposte a visita sanitaria. I verbali di contravvenzione saranno rimessi alla competente autorità giudiziaria.

Art.6

I colpevoli di uno dei delitti previsti dagli articoli precedenti, siano essi consumati o soltanto tentati, per un periodo variante da un minimo di due anni ad un massimo di venti, a partire dal giorno in cui avranno espiato la pena, subiranno altresì l’interdizione dai pubblici uffici, prevista dall’art. 28 del Codice penale e dall’esercizio della tutela e della curatela.

Art.7

Le autorità di pubblica sicurezza, le autorità sanitarie e qualsiasi altra autorità amministrativa non possono procedere ad alcuna forma diretta od indiretta di registrazione, neanche mediante rilascio di tessere sanitarie, di donne che esercitano o siano sospettate di esercitare la prostituzione, né obbligarle a presentarsi periodicamente ai loro uffici.

E’ del pari vietato di munire dette donne di documenti speciali.

Capo II – Dei patronati ed istituti di rieducazione

Art.8

Il Ministro per l’interno provvederà, promuovendo la fondazione di speciali istituti di patronato, nonché assistendo e sussidiando quelli esistenti, che efficacemente corrispondano ai fini della presente legge, alla tutela, all’assistenza ed alla rieducazione delle donne uscenti, per effetto della presente legge, dalle case di prostituzione.

Negli istituti di patronato, come sopra previsti, potranno trovare ricovero ed assistenza, oltre alle donne uscite dalle case di prostituzione abolite nella presente legge, anche quelle altre che, pure avviate già alla prostituzione, intendano di ritornare ad onestà di vita.

Art.9

Con determinazione del Ministro per l’interno sarà provveduto all’assegnazione dei mezzi necessari per l’esercizio dell’attività degli istituti di cui nell’articolo precedente, da prelevarsi dal fondo stanziato nel bilancio dello Stato a norma della presente legge.

Alla fine di ogni anno e non oltre il 15 gennaio successivo gli istituti di patronato fondati a norma della presente legge, come gli altri istituti previsti dal precedente articolo e che godano della sovvenzione dello Stato, dovranno trasmettere un rendiconto esatto della loro attività omettendo il nome delle persone da essi accolte.

Tali istituti sono sottoposti a vigilanza e a controllo dello Stato.

Art.10

Le persone minori di anni 21 che abitualmente o totalmente traggono i loro mezzi di sussistenza dalla prostituzione saranno rimpatriate e riconsegnate alle loro famiglie, previo accertamento che queste siano disposte ad accoglierle.

Se però esse non hanno congiunti disposti ad accoglierle e che offrano sicura garanzia di moralità saranno per ordine del presidente del tribunale affidate agli istituti di patronato di cui nel precedente articolo.

A questo potrà addivenirsi anche per loro libera elezione.

Art.11

All’onere derivante al bilancio dello Stato verrà fatto fronte, per un importo di 100 milioni di lire, con le maggiori entrate previste dalla legge 9 aprile 1953, n. 248.

Capo III – Disposizioni finali e transitorie

Art.12

E’ costituito un Corpo speciale femminile che gradualmente ed entro i limiti consentiti sostituirà la polizia nelle funzioni inerenti ai servizi del buon costume e della prevenzione della delinquenza minorile e della prostituzione.

Con decreto Presidenziale, su proposta del Ministro per l’interno, ne saranno determinati l’organizzazione ed il funzionamento.

Art.13

Per effetto della chiusura delle case di prostituzione presentemente autorizzata entro il termine previsto dall’art. 2, si intendono risolti di pieno diritto, senza indennità e con decorrenza immediata, i contratti di locazione relativi alle case medesime.

E’ vietato ai proprietari di immobili di concludere un nuovo contratto di locazione colle persone sopra indicate.

Art.14

Tutte le obbligazioni pecuniarie contratte verso i tenutari dalle donne delle case di prostituzione si presumono determinate da causa illecita.

E’ ammessa la prova contraria.

Art.15

Tutte le disposizioni contrarie alla presente legge, o comunque con essa incompatibili, sono abrogate.

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Intervista a Lina Merlin

realizzata da Oriana Fallaci e pubblicata da L’Europeo nel 1963

fonte: http://www.universitadelledonne.it/merlin.htm

ORIANA FALLACI: A Montecitorio, quando mi capi­tava di andarci e lei era ancora deputata, iscritta al Psi, mi incantavo spesso a guardarla, senatrice Merlin. E non perché il suo nome fosse legato alla chiusura delle case chiuse, ma perché tutto in lei ricordava un mondo che sta per scomparire: quello dei vecchi socialisti, sentimentali e un po’ anarchici, galantuomini e puri. Guardavo i suoi capelli bianchi, i suoi occhi accesi, e tornavo a un’epoca che non ho conosciuto: liberale, laica. Pensavo che mi sarebbe piaciuto parlarle, anzi, ascoltarla. Non è mai capitato e mi sembra quasi indiscreto venire a disturbarla ora che non è più senatrice, né deputata, né iscritta al Psi, e siede carica di amarezza (mi dicono), per­fino malata (mi dicono), nel salottino borghese di una casa borghese sul mare Adriatico, la finestra aperta su una spiaggia di ombrelloni e turisti. Ma la sua legge sulle case chiuse…

LINA MERLIN: Anzitutto io non sono malata, sto benissimo, malata sarà lei; ho un cuore che lei giovane non si sogna nemmeno, e al mare non sto per curarmi, ma perché tutti gli anni vado al mare. Poi non sono carica di amarezza per niente, sono tranquilla, serena, e se mi son ritirata è perché non voglio morire prima di quando mi tocchi; ciascuno ha diritto di morire più tardi possibile. La mia vecchia pelle m’è cara e se restavo un giorno di più fra i mestieranti della politica finivo al cimitero anzitempo. Le racconterò ogni cosa, se vuole: io non faccio misteri. Intanto sappia che quando i non onesti trionfano, gli onesti lasciano. Quanto alla mia legge sulle case… Ne parlano ancora?!

OF: Come no, senatrice. E tornato a essere uno degli argo­menti del giorno per gli italiani, che la presero per un dispetto. E si lamentano, s’agitano, s’inquietano; quasi, anziché cinque anni, fossero passati due giorni e non riuscissero a darsene pace

LM: Ah! Questo Paese di viriloni che passan per gli uomi­ni più dotati del mondo e poi non riescono a conquistare una donna da soli! Se non gli riesce di conquistare le donne, a questi cretini, peggio per loro. Perché non fanno come i miei compagni di Adria? Un giorno vado ad Adria e dico: com’è, compagni, che voi non mi avete mai chiamato a fare una conferenza sulla mia legge? «Perché non ci interessa, Lina», rispondono. E ora le voglio raccontare una storia, le voglio. Un altro giorno vado a tenere una conferenza in una sede del Psi a Milano e appena entro qualcuno mi infila una busta gialla tra le mani. La apro e c’è scritto: «Compagna, pensa al male che fai con la tua legge: dove può andare un vedovo vecchio e gobbo se non in quelle case?». Io raggiungo il tavolo e dico: m’è stata consegnata una lettera così e così, spero che il compagno sia tra noi per rispon­dere a una domanda. Compagno, come può fare una vedova vecchia e gobba che non sa dove procurarsi un bel giovanotto? Ma scusate, compagni, chi ve lo ha detto che le donne non hanno i loro problemi? Pressappoco il discorso che feci alla Camera: se voi ritenete che quello sia un servizio sociale, e i cittadini maschi abbiano diritto a quel servizio sociale, allora istituite il servizio obbligatorio per le cittadine dai 20 anni in su. E che anche per le cittadine sia considerato un servizio sociale. Alcuni giornalisti commentarono la mia logica come indecorosa. Indecorosa io, che non ho mai detto una parola volgare e invece dell’espressione prostituta uso sempre l’aforisma “quelle disgraziate”. Volgare io, che dico come quel prete di Londra: «Non chiamatele prostitute; sono donne che amano male perché furono male amate».

OF: C’è stato un processo per sfruttamento della prostitu­zione al tribunale di Firenze e il giudice ha accettato l’eccezione avanzata dal difensore secondo cui la sua legge è incostituzionale perché non tiene conto dell’articolo della Costituzione col quale lo Stato si impegna a difendere la salute del cittadino. L’ordinanza del giudice è ora all’esame della Corte costituzionale e…

LM: Oh, sì. Ero sicura che fosse venuta a farmi arrabbiare su questo. E urlo: la mia legge è costituzionalissima e se la Corte costituzionale prende anche solo in considerazione l’ordinanza di quel giudice, allora è il crollo di tutto. Allora vuoi dire che il mio Paese non merita nulla, che il mio Paese è selvaggio, che i giudici del mio Paese non conoscono neanche il significato delle leggi: ma che si rileggano un po’ Montesquieu! Io sono stata uno dei 70 soloni che hanno fatto la Costituzione, sa, la Costituzione io la conosco, e conosco l’articolo sulla salute pubblica perché l’ho voluto. Che dice questo articolo? «La Repubblica ha il dovere di difendere la salute dei cittadini purché ciò non offenda la loro dignità umana». Purché ciò non offenda la loro dignità umana: chiaro? E sottoporre quelle disgraziate a visita coatta non è offen­dere la loro dignità umana? Tanto più che non sono più schedate. E allora come fanno a sceglierle? Col criterio che avevano prima con le clandestine? Fermare tutte quelle che camminano sole per strada, magari senza documenti o fumando? Le è mai capitato di camminar sola per la strada, la notte, magari fumando?

OF: Sì, qualche volta.

LM: Bene. Lo sa cosa accadde a una sua collega che all’una e mezzo del mattino, uscita dal giornale, si avviava fumando alla ricerca di un taxi? La fermarono e: «Lei viene in questura». «Nemmeno per sogno, e perché?». «Perché lei viene in questura. Documenti». «Non li ho. Ma sono la Tal dei Tali, quello è il mio giornale». «Non ci interessa. Lei fumava per strada. Venga in questura». Le andò bene, era un tipo deciso e li trattò come meritavano. Ma metta che si fosse lasciata condurre, come si la­sciarono condurre altre onestissime donne che esercitavano il loro diritto di camminar sole per strada, che cosa sarebbe successo? L’avrebbero chiusa in guardina e l’indomani avrebbe subito una visita coatta. E avrebbe aspettato otto giorni per il responso. Perché otto giorni ci vogliono per il responso. Proseguiamo. Quale altro criterio per fermare una donna: l’aria provocante? Quante donne oggi non hanno un’aria provocante? Non che voglia fare la vecchia strega, non che mi scandalizzi perché le donne si truc­cano troppo e si pettinano alla Brigitte Bardot, dico anzi che è la moda, se domani la moda ordinasse di andare al mare dentro un sacco a pelo della Prima guerra mondiale anziché col bikini, le donne ci andrebbero: ma resta il fatto che sono molto truccate. Allora che facciamo? Il questurino le ferma per questo? «Perché mi ferma, questurino?». «Perché lei è una prostituta». «E lei da cosa lo capisce?». «Dal suo aspetto». «Ah, sì? Lei, questurino, si permette di giudicare l’aspetto?». «Lei può esser malata, bella mia». «Ah sì? Lei, questurino, fa il medico e giudica a occhio se una donna è malata?». «Niente discorsi, via dal dottore». Il dottore la visita, magari la trova malata. «Ah», dice, «questa è una prostituta». Perché è malata? Dunque il questurino fa il medico e il medico fa il questurino? Quale altro criterio per fermare una donna? Quelle, dicono, che ricevono in casa molti uomini. Senta: io per vent’anni ho ricevuto moltissimi giovanotti in casa mia; davo lezioni di italiano e francese, per vivere; il fascismo mi aveva tolto la cattedra. E se una portinaia maligna avesse detto che le mie lezioni erano una scusa? Non ero mica brutta, da giovane, sa? I miei corteggiatori li avevo e mio marito morì che ero giovane. E se la portinaia lo avesse detto? Tante donne che vivevano sole, donne perbene, sono state denunciate e sfrattate. Ma io sono una persona civile, io rispetto il mio prossimo, la libertà del mio prossimo, io non tollero questo!

OF: Lo Stato potrebbe far visitare tutti, uomini e donne, sani e malati, come si fa per la vaccinazione contro il vaiolo. La polizia potrebbe cominciare dalle passeggiatrici sicure, quelle che fanno la posta in punti precisi…

LM: Ma non sa proprio nulla, lei! Quella di far visitare tutti i cittadini malati, uomini e donne, è una legge che esiste già e che non è stata ancora applicata. Quanto alle passeggiatrici, no: come facciamo, se non abbiamo le prove, se non sono schedate? Le schediamo di nuovo? Diamo loro di nuovo quella tessera che Benito Mussolini chiamava ipocritamente sanitaria e che era peggio di una condanna a vita, di un marchio sulla fronte degli schiavi? Ma lo sa che il giorno in cui una donna non voleva o non poteva fare più la prostituta, e andava in questura e diceva «ecco la vostra tessera», per prima cosa doveva tornarsene al paese col foglio di via e per anni restava una vigilata speciale della questura? Ma lo sa che se aveva un figlio, questo restava per tutta l’esistenza il figlio di una schedata? Quasi tutte quelle disgraziate hanno un figlio e anche se per lui sono le madri migliori del mondo, anche se lo tirano su bene, viene sempre il giorno in cui egli ha bisogno di un foglio bollato, di dare infor­mazioni per partecipare a un concorso. E allora vien fuori che è il figlio di una schedata e non può fare non dico il diplomatico, nemmeno il questurino. Schedarle vuoi dire ridare loro la tessera di prostitute, vuoi capirlo, sì o no?

OF: Senatrice Merlin, sono d’accordo con lei; non si arrabbi. A partire da questo momento però mi comporterò come se non fossi d’accordo con lei e, la prego non si arrabbi, le porrò alcune domande che riassumono le colpe delle quali la accusano.

LM: Colpe? Che colpe? Accuse? Che accuse? Non ho mica fatto nulla di male, io, ho fatto una cosa buona.

OF: Lo so, senatrice Merlin: e nessuno l’ha mai ringraziata per questo. L’hanno insultata, derisa, lapidata. Nessuno, lo sap­piamo, è più odiato del benefattore, e la gratitudine non esiste. Dunque mi risponda, la prego. Prima accusa: le prostitute, dopo l’applicazione della sua legge, sono raddoppiate.

LM: Può darsi; è aumentata la popolazione, saranno aumen­tate anche quelle disgraziate. E comunque qual è il termine di confronto? Le hanno contate? Le avevano contate prima? Come dice? Si vedono? E prima non si vedevano? Se ne vedevano meno, dice? Ma faccia il piacere, ma non sa proprio nulla lei! Non si vedevano quando non si volevano vedere. Io le ho sempre viste. Una volta, a Milano, ho fatto le quattro del mattino, le quattro del mattino ho fatto, incontrandole ovunque.

OF: Seconda accusa: aumento delle malattie veneree. Questo lo dicono persone molto serie, però. Qui ci sono i dati.

LM: Ma come è ingenua, lei! I dati di chi? E contrapposti a quali dati? Ma lo sa che nel 1937 ci furono centinaia di migliaia di casi? Diminuirono fortemente con la scoperta degli antibiotici, ma crebbero di nuovo nel 1953, quando le case erano ancora aperte: si sono chiuse nel 1958. E il fatto che rispetto agli antibiotici si crei assuefazione e dopo un certo uso non abbiano più lo stesso effetto, dove lo mette? E il fatto che tutte le malattie vanno soggette a cicli, dove lo mette? C’è una gran recrudescenza della poliomielite e del cancro in questi anni: anche questa è colpa della senatrice Merlin? E come si combatte quella recrudescenza, semmai? Riaprendo le case che son focolai di infezione? Senta, lei che non capisce proprio nulla: lo sa quante volte quelle disgraziate erano visitate nelle case? Due volte la settimana. Le pare sufficiente? Con decine di clienti al giorno ciascuna? E a cosa serviva visitare 2.500 donne, tante vivevano nelle case chiuse, quando fuori c’erano almeno 50mila’clandestine non obbligate a marcar visita? E le tenutarie che dicevano al dottore: «Dottore, non dica che la Rosetta l’è ammalata, mi lavora tanto», e il dottore che le accontentava? Ma stia zitta, stia!

OF: Terza accusa: aumento dei delitti sessuali, dei teddy boys che si organizzano in bande, del pappagallismo. E non parlo, perché mi fa ridere, del problema dei militari che secondo taluni osservatori si son trasformati in soldataglie voraci e pronte ad attentare a spose virtuose, zie ignare, vergini candide…

LM: Ma non capisce proprio nulla, lei! Ma crede proprio a tutto, lei! Guardi quell’asino che vola, guardi: l’ha visto? Delitti sessuali! Come se prima non esistessero! Teddy boys! Di 14 e 15 anni, magari. Come se prima, a quell’età, potessero entrare in case dove si poteva entrare solo a 18! Pappagallismo! Come se non ci fosse mai stato. Ora i militari. Se lei non vuole parlarne, ne parlo io. Silenzio! Stia zitta. Anzi, stia attenta: quanti sono i militari in una grande città? Decine di migliaia. Quante case c’erano in una grande città? Al massimo 16. Per un totale di 250 donne. Bastavano? Eh? Evidentemente i militari si arrangiavano altrove. Che continuino ad arrangiarsi. Costano troppo, dirà lei…

OF: Io non dico nulla.

LM: Silenzio! Costano troppo, dirà lei. Guardi, io ai militari ci penso: ma per evitar loro la guerra, non per procurare loro postriboli. E a quei generali che si lamentano io vorrei chiedere se i postriboli non sono per caso il prezzo con cui pagano la vita di tante creature. Lo stesso vorrei chiedere a certe madri. Lo sa chi mi da più disgusto? Le madri che dicono: e ora chi mi educherà sessualmente mio figlio? Ah sì? Ti chiedi questo e non ti chiedi se il medesimo figlio te lo mandano a morire ieri per la patria, domani per Mussolini, dopodomani per il petrolio? Eppoi, che giovani son questi che per avere una donna devono farsela servire su un vassoio come un fagiano? Bei giovani! Facciamo come quegli universitari che mi dissero: guardi, signora, per noi il problema non esiste, ci arrangiamo benissimo con le nostre compagne.

OF: Quarta accusa: quella che la prostituzione non si sia per niente abolita, anzi che continui come prima, nella stessa brutale umiliazione morale, nello stesso sfruttamento, nella stessa desolazione. Questo, e non si arrabbi, senatrice Merlin, è proprio vero. Comunque lo credo anch’io.

LM: Ma è matta lei! Ma davvero non capisce nulla! E chi pretendeva di abolire la prostituzione? Io?!? La mia legge mirava solo a impedire la complicità dello Stato. Rilegga il titolo: «Abo­lizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui». Stop. Io avevo anche aggiunto «… e contro il pericolo delle malattie veneree», ma me l’han tolto perché c’era già una legge. Davvero mi meraviglio che dica simili bestialità. La prostituzione non è mica un crimine, è un malcostume. E ammettiamo che per taluni sia un crimine: la differenza tra le clandestine e le regolamentate è la stessa che pas­serebbe tra i ladri autorizzati a rubare e i ladri che come in tutto il mondo rubano di nascosto. Scusi, conosce un Paese in tutto il globo terrestre, uno solo, dove non esista la prostituzione?

OF: La Cina, almeno a sentire le testimonianze dei cinesi. E in questo credo che siano sinceri.

LM: Può darsi. In uno Stato dittatoriale è possibile. Le fuci­lano. Ma io non accetto la dittatura, nessuna specie di dittatura. Io voglio vivere in un Paese di gente libera: libera anche di pro­stituirsi, purtroppo. Ma libera.

OF: Dica, senatrice Merlin: conosce per caso qualche pro­stituta che ha smesso di esercitare?

LM: Eccome. E molte si sono anche sposate. A Venezia, dove c’è una casa di recupero, abbiamo avuto tre matrimoni in un mese. Sposate, sono brave, sa. La lezione è stata molto dura e ora risultano mogli fedelissime.

OF: Nessuna si è fatta monaca, che lei sappia?

LM: Qualcuna sì, ma pochissime. E son tutte finite al Cottolengo: a curare quei poveretti. Secondo me erano approdate per suggestione alla malavita; quindi pronte a subire una suggestione contraria. Lo dico senza malizia, io non ho nulla contro le mo­nache. Sono stata educata come mia madre e mia nonna in un collegio di monache e mi ci sono trovata fantasticamente.

OF: Sinceramente: insulti ne ha mai ricevuti?  Insomma, le è mai capitato che per strada qualcuna la riconoscesse e le mandasse contro qualche accidente?

LM: Mi riconoscono sempre, e mi salutano con dolcezza, e mi chiamano “Mamma Merlin”. Gli insulti mi venivano, mi vengono, dai tenutari. Settemila lettere ho ricevuto e a volte mi scrivevano perfino: «Ti ricordi quando la prostituta la facevi tu?». Quelle disgraziate invece sono piene di gratitudine. Ho parlato con 2mila donne e non ne ho trovata una sola che fosse contro. Ah, non dimenticherò mai quel luglio caldo, quando un gruppetto di loro venne a Montecitorio. Piangevano: «Si­gnora, con questo caldo, 14 ore chiuse dentro una camera, a servire 120 uomini al giorno, signora, non è possibile, chiuda quelle case e sarà una santa!». In carcere, io sono stata prigio­niera politica in sette carceri, sognavano sempre che qualcuno le chiudesse, quelle case. Sere fa ne ho trovata una: clandestina. Vede, signora, mi dice, è sempre un gran mestieraccio: ma ora almeno vado con chi voglio e più di due o tre clienti per sera non mi permetto. Un gran sollievo. Capirà… E poi, non essendo più schedate, possono anche smettere.

OF: Senta, senatrice. Io non so se lei è anarchica o libe­rale, più che socialista. Certo, in un partito dev’essere assai scomoda.

LM: Scomoda? Scomodissima! Anarchica, sa, non è mica un’offesa per me: al contrario. Liberale, bah! Può anche darsi: son socialista, ma socialista per davvero, io. E così dettero l’or­dine di farmi decadere da parlamentare; non essendoci riusciti, cominciarono a stancarmi, a logorarmi. C’era un’inondazione e mandavano me, cascava un argine e mandavano me, bisognava visitare 12 paesini di fila e mandavano me: via la povera vecchia a bagnarsi e ammalarsi. Finché diedi le dimissioni e decisi di non presentarmi più alle elezioni.

OF: E non le è dispiaciuto lasciare Montecitorio?

LM: Dispiaciuto?! Nausea ne avevo! Guardi: ambiziosa non sono, i soldi per campare li ho, ho la mia pensione di professoressa, 11 mila lire al mese, e mi basta. Io non stavo mica lì per lo stipendio, come fa qualcun altro!

OP: E non si annoia a vivere in questo riposo, lei che ha trascorso la vita a lavorare e rischiare? Come passa la sua gior­nata, ora, senatrice? Che cosa fa?

LM: Io non mi annoio mai e la giornata la passo benissimo. Mi alzo alle otto, mi pulisco la casa, perché la cameriera non l’ho mai avuta, vado a fare la spesa, mi cuocio il mangiare, cose semplici perché ho la colite, riso al burro, una bistecchina o una bella fetta di fegato, mi lavo i piatti, e nel pomeriggio leggo o scrivo, o riordino i miei libri. Vivo sola. Mio marito morì nel 1936 e figli non me ne ha lasciati; i suoi tre figli, due morirono in esilio e uno a Mauthausen. Ogni tanto vedo la mia nipote, questa con cui son venuta al mare, e suo figlio, Paolino. La solitudine non mi pesa, e neppure l’amarezza. Mi sono sempre adattata alle sventure senza farmi travolgere: con distacco.

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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