Il poeta di sette anni

rimbaud

(Questo articolo è stato pubblicato nell’ottobre 2005 con il titolo Le poète de sept ans, tradotto da Pascal Sintes, all’interno del II° numero monografico dedicato a Arthur Rimbaud della rivista Cahiers de littérature française, diretta da Alberto Castoldi e André Guyaux per i tipi de L’Harmattan, rivista nata dalla collaborazione tra il Centro Arti Visive dell’Università di Bergamo e il Centre de recherche sur la littérature française du XIX ͤ siècle de l’Université Paris – Sorbonne)

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Tra le rarissime, preziose testimonianze fotografiche a noi giunte, credo cinque in tutto, siamo venuti fortunatamente in possesso di un’immagine bellissima, molto eloquente, e di straordinaria intensità, relativa all’infanzia di uno dei più grandi poeti dell’umanità: è la fotografia che ha colto l’hic et nunc, ha immortalato un istante non solo irripetibile ma pure carico di significati all’interno della vicenda biografica di Arthur Rimbaud. Esiste la foto che ritrae Arthur all’età di sei anni circa insieme alla sua classe dell’Institute Rossat a Charleville, ma questa, per scarsa nitidezza e assenza di un’inquadratura ravvicinata, a mio modo di vedere non è paragonabile all’accuratezza dell’altra, scattata nel giorno della prima comunione dei fratelli Jean-Nicolas Frédéric e Arthur Rimbaud, che invece è in grado di offrire un’apertura di senso e una suggestione maggiori allo sguardo di chi riconosce in quel fanciullo il futuro enfant de colère.

Contemplare la figura di Rimbaud nei suoi primissimi anni di vita può costituire l’occasione, il pretesto per visitare alcuni motivi, certi temi che determineranno la creazione ventura del poeta di Charleville, desiderando forse di aver ravvisato in quei tratti somatici il lampo generatore di un evento unico e incomparabile per la sua universale importanza letteraria, evento che avrà modo di concretizzarsi compiutamente dopo nemmeno un lustro a partire dall’epoca a cui dovrebbe risalire la realizzazione della foto della prima comunione, ossia, secondo un calcolo probatorio, nel 1866, quando Arthur non aveva ancora compiuto dodici anni e la sua famiglia, composta dalla madre e dai suoi quattro figli, dopo aver abitato a rue Bourbon, uno dei quartieri più poveri di Charleville, si era trasferita a Cours d’Orléans 13.

Arthur nell’istantanea in questione è seduto, compostissimo, la schiena dritta, i capelli ben pettinati, abbigliato con l’austero vestito da comunicante, e la fascia bianca che cinge il suo braccio sinistro è il distintivo esterno dell’avvenuto completamento dell’iniziazione cristiana. La mano destra di Arthur poggia il palmo su di un libro, presumibilmente il catechismo, a sua volta giacente sulla gamba destra, ma le dita, ricurve, si insinuano, penetrano tra le pagine del libro come a esibire il gesto di chi tiene il segno. La mano sinistra, sulla gamba corrispondente, è stretta in un pugno che lascia libero solo il pollice dando l’impressione di una fissità meno rigida, di un’assenza di contrazione. Nella medesima foto Arthur ha al suo fianco un altro bambino comunicante vestito esattamente come lui, è il fratello maggiore Jean-Nicolas Frédéric ritratto non seduto ma in posizione eretta, con la mano sinistra posta in corrispondenza del cuore, a ostentare una devozione profonda. I due bambini posano per lo stesso obbiettivo, tutto sembra predisposto alla perfezione per questo tableau vivant, eppure a un primo colpo d’occhio cogliamo, o riteniamo di cogliere, un divario: Arthur appare, rispetto al fratello, meno partecipe all’evento se non addirittura indifferente, con una punta, oserei dire, di degnazione, mentre Jean-Nicolas Frédéric dà mostra di un atteggiamento più condiscendente e ispirato, sicuramente in linea con l’avvenimento che la foto ha la pretesa di arrestare.

Abbiamo, secondo l’etimologia della parola, una scrittura della luce che ha raccolto e trasferito su lastra l’immagine di una persona così come appariva allora, nell’immediato. L’occasione, il giorno della prima comunione, la posa, il vestito, l’espressione del viso, sono tutti indizi che ci stimolano al confronto con le opere successive di un poeta. Quel bambino nella foto non è un bambino qualsiasi, è Arthur Rimbaud, e le forme da noi ammirate ci stimolano fornendoci lo spunto per un altro tipo d’osservazione. Una possibile verità trapela in riferimento alla poetica sull’infanzia e dell’infanzia che Rimbaud ha enunciato all’interno della sua produzione letteraria: il bambino che ancora vediamo e ci vede diverrà il cantore assolutamente originale e spassionato delle controverse sensazioni infantili.

Se prestiamo fede alle frasi di Ernest Delahaye, amico d’infanzia di Arthur Rimbaud e autore di Souvenirs familiers à propos de Rimbaud, Verlaine, Germain Nouveau, si può non solo collegare le rivelazioni espresse direttamente dallo stesso Arthur con la foto della prima comunione e le immagini contenute ini alcune poesie, ma pure credere che tali immagini riguardino quelle rivelazioni:

«Mme Rimbaud était portée aux indignations vives… Par la suite, les confidences d’Arthur m’édifièrent sur le système de terrorisme qui régnait dans sa famille. Je compris pourquoi le visage de Frédéric présentait ce mélange bizzarre de gaieté, d’insouciance et de douloureuse contrainte. A force d’avoir été grondé et puni, à force de lever les sourcils dans l’appréhension des châtiments et des reproches, il conservait un front ridé, aux plis devenus rouges et plus apparents, parce qu’il avait le tic de les frotter avec ses deux poings. Je donne ces détails pour que l’on comprende les vers ci-après:

Dans les yeux bleus et sous le front plein d’éminences

(Les Poètes de Sept ans)

Quand le front de l’enfant plein de rouges tourmentes

(Le Chercheuses de Poux)

Employant un procédé qui n’est pas rare en littérature, si l’on veut peindre plus richement, le poète se servait de plusieurs figures pour en composer une; son front était blanc et lisse, mais il pensait à celui de son frère. Et même on peut croire que, par plus d’un trait, Les Poetes de Sept ans réunissent les deux Rimbaud.»[1]

Il quadro dell’ambiente familiare fornito da Delahaye introduce la lettura diretta di una poesia, Les poètes de sept ans[2], composizione che ci permetterebbe di rinvenire l’apertura di senso rivelatrice dal punto di vista autobiografico, secondo le parole di Ivos Margoni, di «quella che rimane probabilmente l’evocazione più concisa e drammatica che sia mai stata data dell’infanzia “ribelle e Visionaria”»[3]. Questa poesia, spedita da Rimbaud a Paul Demeny nella lettera del 10 giugno 1871, insieme con altre due composizioni (Les pauvres à l’église e Le cœur du pitre), ci parla del bambino protagonista della foto, e ci descrive, scandagliando le pulsioni elementari interiori, l’atto poetico sul nascere a cui l’immagine con la sua staticità sembra accennare.

Grazie all’incipit icastico di Les poètes de sept ans,

 

« Et la Mère, fermant le livre du devoir,

S’en allait satisfaite et très fière sans voir,

Dans les yeux bleus et sous le front plein d’éminences,

L’âme de son enfant livrée aux répugnances. »[4],

siamo già di fronte alla perentorietà di un fonema, la parola « Mère », che suona quasi come l’attacco musicale d’un Leitmotiv passibile di sviluppo, in quanto ideale ripresa di un monologo interiore ininterrotto, di una lunga serie di confessioni dell’autore fatte da sempre a se stesso, e mai rese pubbliche, che precedono e definiscono la composizione di questa poesia in particolare e l’atto fondante del suo dire poetico in generale. A essere introdotto subito con la congiunzione “ et ” è non a caso il personaggio chiave della madre, Marie-Chaterine-Vitalie Cuif, la madre del poeta, che con buona probabilità era presente e dall’altra parte della macchina durante la preparazione e la realizzazione dell’istantanea fotografica. Arthur Rimbaud dichiara il nome della principale figura umana della sua vita, l’artefice biologica della sua venuta al mondo come uomo e quindi come poeta. La madre è colei che alleva, assiste, controlla, ordina, e insieme la rappresentazione di tutte le madri, di tutte le istituzioni contro cui l’artista lotta prima e dopo l’avvento della parola che versifica. Adesso possiamo percepire i segni trascendenti lo sguardo di Arthur Rimbaud seduto davanti alla macchina, li avvertiamo grazie alla rivelazione poetica che ce li restituisce. Quel bambino immobile, dai capelli impomatati, con indosso « le premier habit noir »[5], abbigliato cioè come un adulto in miniatura, ha acquistato per noi un volto vieppiù espressivo pur nella sua apparente mancanza di espressioni. I suoi occhi, che sappiamo azzurri, e l’ampia fronte « plein d’éminences » custodiscono ben celati dei sentimenti gravidi di répugnances, di avversione, di sdegno, di disgusto, sono l’effigie della contrarietà nei riguardi della madre impassibile che vede « sans voir », perché, non volendo o non potendo conoscere, comprendere e apprezzare l’intima natura del figlio, lo costringe, « satisfaite et très fière », a compiere dei rituali che non gli appartengono, incluso il posare per una fotografia. Il libro esibito, tenuto poggiato sulla gamba, diviene così, attraverso il gesto della mano, il simbolo del contatto fisico che non avvicina, non coinvolge, ma allontana e isola l’individuo da una realtà esterna con la quale non ha intenzione di interagire. E allora, in virtù dell’interpretazione induttiva del gesto, potremmo arguire, per averlo appreso dallo stesso Rimbaud, che quell’oggetto inserito nella foto sia per noi la rappresentazione del fatidico livre du devoir citato nel primo verso di Les poètes de sept ans, o, perlomeno, di un libro pertinente al luogo e all’occasione della cerimonia della prima comunione, quindi il catechismo, o il Vangelo. L’altra ipotesi indicata dai critici sulla reale natura del livre du devoir, ossia il manuale scolastico, non sarebbe praticabile se riferita alla circostanza contingente dell’immagine fotografica, ma lo è ostensivamente in quanto simbolo: il libro che il piccolo Arthur tiene poggiato sulla gamba non è il libro del suo anelito, del suo desiderio di esserci, della letteratura che favorisce la sua libertà creativa. Non è il suo libro. Esiste fisicamente ma non consiste se non nella provocazione che darà origine al futuro, profondo spirito insurrezionale, all’anticlericalismo e anticristianesimo rivelato definitivamente in Une saison en enfer:

« Le sang païen revient! L’Esprit est proche, pourquoi Christ ne m’aide-t-il pas, en donnant à mon âme noblesse et liberté. Hélas! L’Évangile a passé! l’Évangile! l’Évangile.»[6]

Nell’immaginazione del bambino-poeta le parole, le evasioni, le visioni avvincenti sono altrove, sgorgano liberamente da altre scritture, letture, da altri luoghi, da altre fantastiche elaborazioni.

«A sept ans, il faisait des romans, sur la vie

Du grand désert où luit la Liberté ravie,

Forêts, soleils, rives, savanes ! – Il s’aidait

De journaux illustrés où, rouge, il regardait

Des Espagnoles rire et des Italiennes.»[7]

I journaux illustrés diventano i promotori e gli alleati della fantasia, la fonte primaria dell’immaginazione, le testimonianze della presenza di un’altra dimensione, di un’altra possibile esistenza lontano dalle costrizioni familiari, scolastiche, religiose. Il buio dei corridoi, il golfe de jour proveniente da un abbaino e che protegge il bambino dall’oscurità circondante, la fraîcheur des latrines in estate, le jardinet derriere la maison in inverno sotto il lume della luna, sono i luoghi delle uniche evasioni di senso strappate alla tirannia del dovere, gli intervalli devoluti all’esercizio della propria indipendenza cognitiva, le piccole conquiste di libertà rapite al giorno organizzato dagli adulti. L’elaborazione fantastica infantile è incitata dai journaux illustrés, e loro tramite essa crea, scrive i romanzi che la vita reale non offre, ricostruisce scenografie, ambienti naturali, persone nel pieno abbandono visionario. Le letture obbligatorie, le livre du devoir, dei testi scolastici, della Bibbia, « à la tranche vert-chou », nelle temute « blafards dimanches de décembre », promosse da un severo sistema educativo, ottengono un effetto contrario alle volontà di chi le ingiunge: determinano la divisione, la consapevole discordanza emotiva, l’affermazione del contrasto, della diversità, e favoriscono nel contempo la netta cognizione di una autonomia ermeneutica, di un indipendente sviluppo critico delle stesse letture. Il bambino non vede ciò che dovrebbe vedere con gli occhi della madre, dell’istitutore, perché diverse sono le esigenze, le aspettative, le interpretazioni.

Dopo la quartina iniziale, Les poètes de sept ans prosegue denunciando contemporaneamente la condizione d’assoggettamento della persona, « Tout le jour, il suait d’obéissance », e la dichiarazione dell’irriducibilità, dell’adesione puramente formale alle regole. Le ore trascorse dal bambino nell’adempimento del suo dovere d’allievo producono soltanto la sgradevole sensazione di uno sforzo sterile, di un disagio, di un’estraneità, fanno stillare sudore d’obéissance, non riescono a convincere della loro presunta assolutezza un intelletto già fuori del comune, « très intelligent », e suscitano nel poète de sept ans reazioni istintive e significative prove di rivolta: i tics noirs sono riflessi, rituali alternativi a quelli subiti, tentativi di esorcizzare la subordinazione; le âcres hypocrisies descritte dal poeta segnalano l’unica possibilità per quel bambino di sfuggire al dominio opprimente del contesto familiare e sociale. L’ostilità verso l’educazione non può manifestarsi alla luce, davanti alla madre che reprimerebbe la disubbidienza, sfrutta l’ombre des couloirs, è costretta per paura di ricevere punizioni a divenire ipocrisia. Da qui i gesti infantili fatti di nascosto, « il tirait la langue, les deux poings / A l’aine », provocatori e deliberatamente osceni perché possono avvenire solo fuori scena, nello spazio e nel tempo sottratti al controllo esterno. Soprattutto il senso della vista viene coinvolto in questo cerimoniale della ribellione, senso che traduce la pulsione della divergenza materializzandola all’interno della dimensione estetica soggettiva: nel buio dei suoi occhi chiusi il bambino vede des points, i punti che formano uno spettacolo privato, incontaminato, fondante l’altra percezione, la percezione tout court.

L’infanzia nella poetica di Arthur Rimbaud rappresenta l’humus fertile, l’alba avente in sé i primordiali rintocchi dell’heure de littérature nouvelle[8], il primo fondamentale stadio della creazione linguistica, il paradigma esemplare non soltanto retorico ma pure fisiologico del poeta, l’età dell’essere umano in cui la manifestazione delle immagini, delle realtà fisiche tattili, degli ascolti, degli olfatti, sembra poter ancora coincidere con l’immediatezza, con la simultaneità dei fenomeni, con il libero gioco delle sensazioni. L’elaborazione dei dati percepiti, secondo questa rappresentazione, gode della primitiva, in questo caso provvidenziale, scissione tra soggettività e oggettività, esprime un linguaggio che il bambino rimodella partendo dai significanti ricevuti per costruire dei nuovi, personalissimi significati. Ciò che anticipa in nuce i contenuti de La lettre du voyant: «Cette langue sera de l’âme pour l’âme, résumant tout, parfums, sons, couleurs, de la pensée accrochant la pensé et tirant»[9]. Arthur Rimbaud ne Les poètes de sept ans rievoca il sorgere cosciente del suo talento letterario, le condizioni che promossero la sua attività creatrice: sono gli impulsi, le emozioni sui piani fisico e psichico a cui partecipa attivamente per amplificare i sensi, e che mettono in rilievo una precoce disposizione artistica.

A sette anni Rimbaud registra una scoperta sensazionale: la differenza tra sé e il mondo. Questa scoperta viene assimilata empaticamente saggiando le facoltà percettive che sente schiudersi in modo così acuto per la prima volta. Gli elementi esaminati durante gli esperimenti necessari alla manifestazione e reiterazione di quelle facoltà sono insiti nel suo corpo, compongono il suo corpo che frequenta territori in contrasto con gli ambienti “addomesticati”. Nel « jardinet derrière la maison, en hiver » il bambino sprigiona i suoi sensi, si abbandona rischiarato dalla luce della luna, ottiene visioni abbacinanti e fantastiche premendo i globi oculari, avverte l’inorganico ascoltando lo scricchiolio, odorando la putrefazione del legno delle spalliere. Il piccolo Arthur alterna a questa avventura estetica solitaria e prevalente gli unici approcci umani degni del suo interesse. Si incontra con i coetanei figli della povera gente del quartiere, le sole creature che elegge ses familiers, in un empito di fratellanza verso le classi meno abbienti escluse, discriminate perfino dal classismo piccolo-borghese della madre. Ed ecco che il poète de sept ans qui, in questi versi, viene raffigurato mentre fa l’esperienza diretta della corporalità sua e dei suoi simili e, tramite i contatti fisici con gli altri bambini, comincia a scoprire il sapore acuto, l’intima natura della diversità e della iniquità sociale: i bambini denutriti, sporchi, vestiti con abiti « puant la foire et tout vieillots », resi indigenti anche dal punto di vista intellettuale (« Conversaient avec la douceur des idiots »), testimoniano nella loro miserabile condizione l’ingiustizia, il degrado, l’orribile contraddizione di una sistema che proclama l’uguaglianza, dal punto di vista ideologico e religioso, e invece partorisce e alleva dei non-eguali, dei paria. Si può dire che attraverso queste esperienze fisiche il piccolo Arthur ha iniziato a essere il cantore dei diseredati della terra, di coloro per i quali occorre esprimere non solo solidarietà, ma la necessità di un riscatto, di un’azione rivoluzionaria che sfocerà nei tragici avvenimenti della Commune parigina. L’artista che con la sua opera letteraria vuole trasformare il mondo parte dalla realtà a lui più prossima degli enfants, « chétifs, fronts nus, œil déteignant sur la joue », di coloro che non hanno mai avuto voce e rappresentanza, le vittime più indifese e innocenti, le prime a risentire soprattutto nella provincia rurale delle Ardenne degli effetti disastrosi della guerra franco-prussiana, per giungere con la propria denuncia politica ad abbracciare la rivolta delle classi meno abbienti della capitale francese, come bene è espresso ne L’orgie parisienne ou Paris se repeuple:

« Le Poète prenda le sanglot des Infâmes,

la haine des Forçats, la clameur des Maudits;

Et ses rayons d’amour flagelleront les Femmes.

Ses strophes bondiront: Voilà! voilà! bandits! »[10]

Riguardo il discorso sul coinvolgimento di Rimbaud negli avvenimenti della Commune, cioè l’atto poetico riferito alla visione politica sviluppata dal giovane ardennese prima e dopo quel crocevia fatale, emotivo e quindi letterario, del maggio 1871, è, a mio avviso, molto condivisibile e illuminante l’analisi di Mario Matucci fatta nel suo saggio Rimbaud et la Commune[11], dove si sottolinea un fondamentale principio autobiografico unito a un complesso di concezioni ereditate da altri autori francesi frequentati da Rimbaud, quali Baudelaire, su tutti, e Victor Hugo:

«… dans le deux célèbres lettres de mai 1871, et en particulier dans la lettre du Voyant, on trouve plusieurs mouvements, parfois même contrastants, qui contribuent à le pousser vers un avenir de renouvellement. Avenir qui se profile à travers une synthèse personnelle d’éléments hétérogènes tels que: l’illuminisme français coloré par les accents d’un rêve socialiste et d’un messianisme nervalien et par le multiforme Hugo, lui arrivaient alors filtrés par la plaque tournante de l’évasion baudelairienne, prémisse aux aventures spirituelles le plus impossibles.»[12]

E la tesi di Pierre Gascar, citata da Matucci, secondo cui Arthur Rimbaud vede nella Commune l’apparizione terrena di « une fête de l’imagination », di « un mouvement historique agrandi à une rêve d’enfance » [13], non fa altro che suffragare lo stretto legame tra le aspirazioni intime indotte dal vissuto del ragazzo-poeta e gli avvenimenti storici:

“Dans ce sens, la Commune a été pour Rimbaud «l’histoire d’un printemps», du printemps 1871, qui a correspondu à un profond dégoût de lui-même («Le Cœur supplicié»), dont il a tenté de s’évader, par des sursauts de haine, dans l’ambition messianique de trouver «le lieu et la formule».”[14].

L’altro aspetto, celebrato con un’esuberanza di particolari negli otto versi de Les poètes de sept ans dedicati alla figura della petite brutale, la bambina di otto anni « fille des ouvriers d’à côté », riguarda la sfera della sessualità infantile così come si manifesta nel periodo prepubere, cosiddetto di latenza, una sessualità primordiale, impulsiva, ludica, agita indipendentemente dal contesto delle regole preposte a disegnare i confini e a condizionare, sempre dal punto di vista ideologico e religioso. La forte componente “selvatica”, l’estrema curiosità dell’esplorazione, l’energia libera, diretta, aggressiva in questo coinvolgimento fisico, sono raffigurate e risolte con una sintesi poeticamente inaudita, efficacissima, magistrale da Rimbaud, in un crescendo dinamico che scandisce i ritmi della giocosa zuffa infantile e raggiunge il culmine stilistico alla fine dell’evocazione, « – Et par elle meurtri des poings et des talons,/ Remportait les saveurs de sa peau dans sa chambre ».

E la madre, che sorprende il figlio a giocare insieme ai bambini poveri, si scandalizza, non approva questi rapporti, queste propensioni, « pitiés immondes », e trasmette con la sua meraviglia, con la sua reazione fredda, tutto il distacco emotivo che la separa dai sentimenti filiali, dalle effusioni del bambino, quelle « tendresses, profondes », che « jetaient sur cet étonnement ». Ivos Margoni osserva: « La rapida opposizione tra lo slancio del fanciullo e la gelida ipocrisia di quello sguardo azzurro che lo accoglie è perfetta. Constatazione importante: R., oltre che frustrato sentimentalmente dalla madre, ne fu ingannato, e questo spiega bene come il suo animo oltraggiato, piuttosto che all’indifferenza, si volgesse all’odio »[15]. Il bambino che si affida spontaneamente alle prove tattili dell’amore si vede respinto là dove l’amore dovrebbe manifestarsi senza condizioni. La Madre è l’Etica, la vigilanza sui costumi, sulle scelte affettive, sulle attrazioni fisiche, la censura delle pulsioni elementari, la custode della formazione culturale ufficiale, della tradizione che non contempla, né può farlo, la libera affermazione dell’individuo, l’alternativa all’ordine costituito, alternativa estetica più che etica. Nonostante ciò, l’irrigidimento “etico” di Madame Cuif si giustifica anche per effetto di un condizione che inciderà profondamente nella formazione pedagogica del poeta ardennese. Il padre di Arthur, il capitano di fanteria Frédéric Rimbaud, sin dai primissimi anni di matrimonio, s’è trovato spesso a vivere lontano da casa a causa della sua professione, ma nel 1860, dopo il trasferimento della sua famiglia in rue Bourbon a Charleville, abbandonò il tetto coniugale in modo definitivo, cosicché a Madame Cuif non rimase che prendere atto della separazione irreparabile dal marito, con la conseguenza di dover occuparsi da sola della sua attività di piccola proprietaria terriera e dell’educazione dei figli. Il peso di questa doppia responsabilità e il risentimento per l’insuccesso del suo matrimonio ebbero un ruolo enorme nella condotta della madre di Arthur: ai figli, e in particolare al più sensibile tra loro, Madame Cuif trasmise tutto il proprio scontento sotto forma di intransigenza, di estrema durezza comportamentale in un “sistema di terrorismo” familiare, secondo l’espressione usata da Ernest Delahaye nel suo libro di ricordi.

In questo senso Mémoire[16], poesia che in assenza di una datazione autografa si suppone composta da Arthur Rimbaud nel 1872, pur essendo avvolta nella densa oscurità della sua polisemia, rappresenta tramite la forza delle immagini ambivalenti delle sue parole un altro importante richiamo autobiografico insieme a Les poètes de sept ans per illuminare il sentimento della profonda precarietà respirata all’interno della famiglia Rimbaud. Scrittura strettamente onirica o volta al simbolismo, o rivisitazione trasfigurata di un ricordo reale, Mémoire è comunque il canto straziante dell’abbandonato, il bambino Arthur senza il padre, che include la colpa dell’abbandono, ascritta alla madre, riversa su chi vive la presenza assente del padre e l’assenza presente della madre: Elle, l’eau claire, l’Épouse-Mère, la Madame, colei che rimane e «se tient trop debout dans la prairie», calpestando con l’ombrello tra le dita l’erba, l’umbella, «trop fière pour elle»; Lui, le soleil, l’homme-père, colui che tramonta, depart, «s’eloigne par delà la montagne», e lascia nel rimpianto e nel vuoto senza fine la sua terra, la sua casa, la sua famiglia. Il bambino, il figlio, ridotto a un «Jouet de cet œil d’eau morne», si trova con le sue «bras trop courts» ad essere trascinato nel gorgo del risentimento materno, «Au fond de cet œil d’eau sans bords». Il canot, l’imbarcazione citata due volte negli ultimi versi di Mémoire, simbolo del movimento trattenuto e poi spinto da una terribile forza esterna, potrebbe impersonare la tensione incatenata dello stesso poeta, quindi il richiamo al tema ricorrente dell’evasione verso un approdo agognato, verso il desiderio stesso di coltivare l’evasione, ossia la ricerca di una libertà espressiva nella vita e nella forma estetica della vita.

Perciò il «roman sans cesse médité» del poeta di sette anni è questo vagheggiare « pressentant violemment la voile!», la sintesi anticipata dell’aspirazione fantastica al viaggio, l’ambizione di poter vincere la propria immobilità vincolante spendendo il “biglietto” della letteratura, lasciapassare universale dell’artista-figlio, abbandonato nel deserto dell’amore, che abbandona a sua volta la sopraffazione paralizzante per sperimentare e acquisire quell’Io che «est un autre»[17], ossia il poeta, l’uomo «voleur de feu»[18]. L’azione rivoluzionaria della veggenza, di questo principium individuationis del «raisonné dérèglement de tous le sens»[19], nasce dall’individuo oppresso che ha indagato e conosciuto l’intimo del suo malessere per oltrepassarlo con un bondissement. Arthur Rimbaud s’è fatto veggente e ha devoluto alla poesia il compito di conservare, di esprimere, di promuovere la sua fondamentale scoperta, disvelata e tramandata come patrimonio universale. Il novello Prometeo saggia «Toutes les formes d’amour, de souffrance, de folie »[20], diviene «…le suprême Savant – Car il arrive à l’inconnu! Puisqu’il a cultivé son âme, déjà riche, plus qu’aucun!»[21], pertanto «Il est charge de l’humanité, des animaux même; il devra faire sentir, palper, écouter ses inventions»[22].

La parabola dell’azione poetica di Arthur Rimbaud ci è nota: la vela presentita dell’ultimo verso de Les poètes de sept ans è stata alzata, la rotta tracciata dalla Lettre du Voyant viene intrapresa ne Le Bateau ivre, poesia che rappresenta il culmine stilistico, espressivo del programma appena stilato, ma il viaggio non avrà l’esito sperato. Le aspettative del poeta si infrangono, egli ha «vu quelquefois ce que l’homme a cru voir!» [23], il suo slancio verso l’apertura, verso la nuova oggettività, porta a un contraccolpo, e il percorso alimentato dal desiderio del Mare, dell’evasione, viene rivisto, ridimensionato, ricollocato, recede fino all’eau d’Europe, alla flache noire et froide. Rimbaud riferisce la storia di questa “catabasi” poetica e esistenziale componendo Une saison en Enfer, il diario di una crisi, di una decisione che si impongono per realizzare il tentativo, ahimè terminale, della nuova veggenza rischiaratrice.

«Un saison se présente à nous comme un drame de nature avant tout spiritelle, qui implique la tentative artistique de Rimbaud, en fonction de sa recherche. En renonçant à “tout les formes d’amour, de souffrance, de folie”, au volontarie “dérèglement de tous le sens”, son art de voyant se dépouillait de son sens»[24].

Sulla scia dell’interpretazione di Mario Matucci, dall’esplosione cosciente di una crisi in Une saison en enfer, tradotta con quel «Je ne sais plus (même) parler!»[25] che prelude al silenzio imminente, Rimbaud perverrà all’ultima decisiva prova de Les Illuminations, con cui il suo spirito «effectuera une corbe qui le ramènera à son point de départ»[26].

Il «roman sans cesse médité» cessò di trovare le parole per essere composto, il bambino della foto che tiene il segno nel libro sul ginocchio avrebbe consegnato le sue future “visioni” alle pagine bianche susseguenti. Arthur Rimbaud smetterà di scrivere nemmeno ventenne e proverà a vivere i «romans, sur la vie/ Du grand désert où luit la Liberté ravie,/ Forêts, soleils, rives, savanes!», quei romanzi del poeta di sette anni.

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[1] «Mme Rimbaud era incline alle aspre indignazioni… Di conseguenza, le confidenze di Arthur m’informavano sul sistema di terrorismo che regnava nella sua famiglia. Capisco perché il volto di Frédéric presentasse quel bizzarro miscuglio di allegria, di spensieratezza e di dolorosa costrizione. A forza d’esser stato sgridato e punito, a forza di alzare i sopraccigli per paura dei castighi e dei rimproveri, teneva una fronte increspata, dalle pieghe arrossate e più vistose, perché aveva il tic di stropicciarsele con i pugni. Offro questi dettagli perché si comprendano i versi che seguono:

Dans les yeux bleus et sous le front plein d’éminences

(Les Poètes de Sept ans)

Quand le front de l’enfant plein de rouges tourmentes

(Le Chercheuses de Poux)

Con un procedimento che non è raro in letteratura, se si vuole descrivere più doviziosamente, il poeta si serviva di molteplici figure per comporne una; la sua fronte era bianca e liscia, ma lui aveva in mente quella di suo fratello. E si può anche credere che, per più di un tratto, Les Poetes de Sept ans riunisse i due Rimbaud.» Ernest Delahaye, Souvenirs familiers à propos de Rimbaud, Verlaine, Germain Nouveau, Messein, Paris, 1925, n. 1, pp. 29-30.

[2] La poesia Les poètes de sept ans, con in calce la data del 26 maggio 1871, fu spedita da Rimbaud a Paul Demeny nella lettera del 10 giugno 1871, che segue di ventisei giorni l’altra più famosa, sempre indirizzata a Demeny, Lettre du voyant.

[3] Arthur Rimbaud, Œuvres – Opere a cura di Ivos Margoni, Milano, Feltrinelli, 1988, pag. 377, n. 1.

[4] Arthur Rimbaud, Les poètes de sept ans, in Œuvres complétes, texte établi et annoté par Rolland de Renéville et Jules Mouquet, coll. «Bibliothèque de la Plèiade» Gallimard, Paris, 1954, p. 77. Tr. Italiana di Ivos Margoni: «E la madre, chiudendo il libro del dovere,/ se ne andava, contenta e fiera; non vedeva,/ negli occhi azzurri e sotto la fronte prominente,/ l’anima del figliuolo colma di ripugnanze. », in Arthur Rimbaud, Opere, Milano, Feltrinelli, 1988, pag. 91.

[5] Arthur Rimbaud, Les Premières Communions, in Œuvres complétes, texte établi et annoté par Rolland de Renéville et Jules Mouquet, coll. «Bibliothèque de la Plèiade» Gallimard, Paris, 1954, p. 88.

[6] Arthur Rimbaud, Mauvais sang in Une saison en enfer, in Œuvres complétes, texte établi et annoté par Rolland de Renéville et Jules Mouquet, coll. «Bibliothèque de la Plèiade» Gallimard, Paris, 1954, p. 221. Tr.italiana di Ivos Margoni: « Il sangue pagano riaffluisce! Lo Spirito è vicino, perché Cristo non mi aiuta, dando alla mia anima nobiltà e libertà. Ahimè! il Vangelo è passato! il Vangelo! il Vangelo.», in Arthur Rimbaud, Opere, Milano, Feltrinelli, 1988, pag. 205.

[7] Arthur Rimbaud, Les poètes de sept ans, in Œuvres complétes, texte établi et annoté par Rolland de Renéville et Jules Mouquet, coll. «Bibliothèque de la Plèiade» Gallimard, Paris, 1954, p. 78. Tr.italiana di Ivos Margoni: «A sette anni faceva romanzi sulla vita/ degli immensi deserti dove risplende estatica/ la Libertà: Foreste, soli, rive, savane !/ i giornali illustrati gli eran d’aiuto; rosso,/ egli guardava ridere spagnole ed italiane.», in Arthur Rimbaud, Opere, Milano, Feltrinelli, 1988, pag. 93.

[8] Lettre du Voyant, Lettre a Paul Demeny, 15 mai 1871, in Œuvres complétes, texte établi et annoté par Rolland de Renéville et Jules Mouquet, coll. «Bibliothèque de la Plèiade» Gallimard, Paris, 1954, p. 269.

[9] C.s. p. 271.Tr. italiana di Ivos Margoni: «Questa lingua sarà anima per l’anima, riassumerà tutto: profumi, suoni, colori; pensiero che uncina il pensiero e tira. », in Arthur Rimbaud, Opere, Milano, Feltrinelli, 1988, pag. 145.

[10] Arthur Rimbaud, L’orgie parisienne ou Paris se repeuple, in Œuvres complétes, texte établi et annoté par Rolland de Renéville et Jules Mouquet, coll. «Bibliothèque de la Plèiade» Gallimard, Paris, 1954, p. 83. Tr. italiana di Ivos Margoni: «Saranno del Poeta il pianto degli Infami,/ l’odio dei Galeotti, il clamore dei Reprobi;/ i suoi raggi d’amore frusteranno le Donne./ I suoi versi scattanti diranno: Ecco, banditi! », in Arthur Rimbaud, Opere, Milano, Feltrinelli, 1988, pag. 103.

[11] Mario Matucci, Rimbaud et la Commune, in Le deux visages de Rimbaud, Editions de la Baconnière, Neuchâtel, 1986, pp. 59-67.

[12] «… nelle due famose lettere del maggio 1871, e in particolare nella lettera del Veggente, troviamo più movimenti, talvolta anche contrastanti, che contribuiscono a spingerlo verso un avvenire di rinnovamento. Avvenire che si profila attraverso una sintesi personale d’elementi eterogenei: l’illuminismo francese colorito dagli accenti di un sogno socialista e di un messianismo nervaliano e dal multiforme Hugo, gli giungevano allora filtrati dalla plaque tournante dell’evasione baudeleriana, premessa delle avventure spirituali più impossibili.» C.s., p. 62.

[13] Pierre Gascar, Rimbaud et la Commune, Paris, coll. «Idées», Gallimard, 1971, pp. 63-67.

[14] Mario Matucci, Rimbaud et la Commune, in Le deux visages de Rimbaud, Editions de la Baconnière, Neuchâtel, 1986, p. 64.

[15] Arthur Rimbaud, Œuvres – Opere a cura di Ivos Margoni, Milano, Feltrinelli, 1988, pag. 379, n. 16.

[16] Arthur Rimbaud, Mémoire, in Œuvres complétes, texte établi et annoté par Rolland de Renéville et Jules Mouquet, coll. «Bibliothèque de la Plèiade» Gallimard, Paris, 1954, pp. 122-123.

[17] Lettre du Voyant, Lettre a Paul Demeny, 15 mai 1871, in Œuvres complétes, texte établi et annoté par Rolland de Renéville et Jules Mouquet, coll. «Bibliothèque de la Plèiade» Gallimard, Paris, 1954, p. 270.

[18] C.s., p. 271.

[19] C.s. p. 270.

[20] Ibidem

[21] Lettre du Voyant, Lettre a Paul Demeny, 15 mai 1871, in Œuvres complétes, texte établi et annoté par Rolland de Renéville et Jules Mouquet, coll. «Bibliothèque de la Plèiade» Gallimard, Paris, 1954, pp. 270-271.

[22] C.s. p. 271.

[23] Le Bateau ivre, in Œuvres complétes, texte établi et annoté par Rolland de Renéville et Jules Mouquet, coll. «Bibliothèque de la Plèiade» Gallimard, Paris, 1954, p. 101.

[24] «Un saison si presenta a noi come un dramma della natura prima di tutto spirituale, che implica il tentativo artistico di Rimbaud, in funzione della sua ricerca. Rinunciando a “tout les formes d’amour, de souffrance, de folie”, al volontario “dérèglement de tous le sens”, la sua arte di veggente si spogliava del suo senso», Mario Matucci, Une saison en enfer: testament ou résurrection?, in Le deux visages de Rimbaud, Editions de la Baconnière, Neuchâtel, 1986, pp. 44,45.

[25] Le espressioni in Une saison «Je ne sais plus même parler!» e «Je ne sais plus parler!» si trovano in Délires I e in Matin, Œuvres complétes, texte établi et annoté par Rolland de Renéville et Jules Mouquet, coll. «Bibliothèque de la Plèiade» Gallimard, Paris, 1954, p. 229 e p. 242.

[26] Mario Matucci, Les Illuminations ou l’échec vers l’inouï, in Le deux visages de Rimbaud, Editions de la Baconnière, Neuchâtel, 1986, p. 20.

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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