Carmelo Bene al Maurizio Costanzo Show aprile 1990

cb 1990

 

MC- Di Carmelo Bene possiamo dire tante cose attore autore regista scrittore pubblicò anni fa un libro “Sono apparso alla madonna”, che non era male, ed è da poco uscito per Marsilio invece quest’altro suo libro che è “Carmelo Bene il teatro senza spettacolo” vorrei farlo vedere proprio del marzo ‘90 questione di venti giorni non di più ecco io assolvo subito anche un altro compito di informazione che riguarda lo spettacolo che domani sera a Roma al teatro Olimpico debutterà solo per pochi giorni

CB- sì sono delle recite straordinarie un’esclusiva romana per la stagione nel contesto di una ricerca che ormai io perseguo avendo abbandonato da quest’anno la cosiddetta gavetta la routine delle repliche diciamo nazionali mi riservo solamente i palcoscenici esteri particolarmente interessati

MC- quali?

CB- dipende Barcellona Parigi Glasgow e ora non so e una città quindi all’anno soltanto come collaborazione a questa ricerca a mio avviso fondamentale sarebbe ora anche che molti

MC- ne vogliamo parlare un attimo? spieghiamo quindi si chiama?

CB- scusa quindi per concludere queste cinque sono cinque esemplificazioni le seconde su “Pentesilea e sul mito di Achille”, “Achilleide” è il momento numero due il numero uno l’ho affrontato già al Castello Sforzesco nel luglio scorso per altre cinque recite a Milano questo è il momento numero due quindi chi lo vedrà lo vedrà soltanto all’Olimpico perché non potrà vederlo

MC- solo per pochi giorni

CB- sì solo per cinque recite appunto destinato ad un pubblico un po’ eccezionale tra l’altro l’Olimpico anche se è grande non lo sarà per questo spettacolo concerto perché per ragioni anche di audio visive al tempo stesso sarebbe dispersivo è destinato ad uno spazio di cinque seicento posti

MC- quindi debutti domani sera che è giovedì

CB- sì perché abbiamo perso la recita di ieri per gravi guasti durante le cosiddette prove generali

MC- perché cosiddette?

CB- cosiddette perché nella ricerca così i nostri bravi politicanti sono sempre per la ricerca la ricerca la ricerca eccetera han sempre bisogno di ricerca poi invece alla fine cadono nella spettacolarizzazione in una società dello spettacolo così è purtroppo abbiamo più politicanti quasi nessun politico e allora bisogna per forza esibire esibirsi esibirsi c’è la televisione per questo c’è questo show il tuo per esempio che va benissimo io non ho nulla contro l’intrattenimento ma fare del teatro del teatro non dello spettacolo parleremo magari in seguito della idiosincrasia profonda tra teatro e spettacolo cioè dove c’è spettacolo non c’è teatro dove c’è teatro non c’è spettacolo

MC- tu dici che non possono convivere

CB- assolutamente no a meno che non sia il teatro come Klossowski dimostra mutuandolo da Bachofen come fa stupendamente nei suoi libri uno anche dedicatomi bontà sua “Incipit Carmelo Bene” va bene? CB io dico CB per eliminare l’io ecco l’io di rappresentanza l’io mondano l’identità ecco il ruolo è la macchina attoriale al posto dell’attore CB quindi Klossowski tornando a lui appunto riferisce parla dell’attore romano di duemila anni fa dei ludi scenici ecco quindi a meno che il teatro non dia spettacolo osceno osceno vuol dire appunto fuori dalla scena cioè visibilmente invisibile di sé dove gli Dei stessi nella Roma tanto condannata bollata dai padri della chiesa da Tertulliano soprattutto che ha scritto appunto il “De spectaculis” si davano spettacolo appunto osceno di sé prostituendosi davvero al pubblico via le matrone romane cioè vennero poi giustiziate intendo non di esecuzioni capitali ma forti multe pecuniarie eccetera eccetera eccetera

MC- Carmelo io vorrei farti due domande una è “cos’è il teatro” ma non rispondermi subito e poi “cos’è l’attore” vorrei anche ricordare che Carmelo Bene è stato protagonista di spettacoli alcuni straordinari nella mia memoria è rimasto un Pinocchio di non mi ricordo quanti anni fa come nella mia memoria è rimasto un altarino che al teatro dei Satiri di Roma a piazza Grotta Pinta, Carmelo aveva costruito diciamo così con le critiche che sull’Europeo Ennio Flaiano aveva scritto per i suoi primi spettacoli perché fu proprio Flaiano il primo a mia memoria ad accorgersi del talento di Carmelo Bene magari non sempre

CB- Flaiano Arbasino Pier Paolo Pasolini

MA- ecco era il 60? 65? 66?

CB- sì

MC- tu quanti anni hai adesso?

CB- ne ho 50 superati da un bel po’ 52 comunque l’età non mi appartiene, non appartengo alla storia quindi non posso essere

MC- Carmelo Bene personaggio certamente contraddetto contraddittorio discusso non voglio tirar fuori nessuna polemica voglio solo che tu mi risponda cos’è il teatro e poi cos’è l’attore è poi azzardiamo un bilancio

CB- intendo dire che arriveremo anche a questo nonsense delle polemiche di certi

atteggiamenti anche della carta stampata eccetera

MC- allora cos’è il teatro?

CB- il tempo a disposizione è talmente breve

MC- qua scrivi “il teatro senza spettacolo”

CB- “il teatro senza spettacolo” è un libro importantissimo io credo sopra aspetti di Klossowski qualcuno nell’anteprima qui c’è una specie di anteprima l’ha ritenuto addirittura fondamentale almeno tra i più importanti dell’otto-novecento sul teatro

MC- aiuta a farlo diventare fondamentale ma cos’è il teatro?

CB- l’attorialità la macchina attoriale al posto dell’attore chiunque potrà constatarla se trova ancora posto al teatro Olimpico in questi cinque giorni da domani al prossimo lunedì domenica alle 18:30 questo è, quindi è la indocumentabilità qualcuno là dentro la definisce l’intollerabile di me l’impossibilità di documentare di riferirne ecco il caso non è tanto CB dice lì Edoardo Fadini quanto è proprio il caso attiene proprio lo spettatore che deve scriverne che poi è destinato a chi? a chi deve leggerne o a chi deve presenziare chi deve assistervi non è possibile una comprensione perché non vi è

MC- il teatro scusa

CB- allora torniamo al teatro, nessuno se lo torna a porre fai bene a porre questo Maurizio e allora il teatro appunto che cos’è il teatro? vorrei sapere se qualcuno qui dentro sa dare una definizione etimologica di teatro perché tutti quanti ne parlano ma nessuno nemmen fuori intendiamoci il teatro intendiamo da millenni a Roma prima presso i greci era il thèatron si distingueva in anfiteatro in teatro e quindi in circo poi per gli aurighi per la bighe per le corse ecco per le quadrighe degli aurighi sarebbe lo stadio di Domiziano ecco questo e questo è il teatro il teatro come luogo cioè allora era di marmo di pietra oggi è in cemento armato ma il cemento è soprattutto nelle teste di chi va a teatro nelle teste di chi fa di chi si spaccia per teatro un intrattenimento ormai fallito da millenni perché teatro non v’è mai stato non confondiamo il teatro con il luogo col thèatron luogo vado al Quirino beh vai al Quirino infatti sei abbonato vuol dire dalle mie parti uno un po’ tocco anche in Toscana l’abbonato è qualcuno che non sta bene di testa e quindi vado al Quirino vado all’Argentina poi voglio dire andare a teatro questo è un teatro tutto può essere teatro il teatro è il luogo ma il teatro dicono io faccio teatro ma quasi tutti dicono io faccio teatro in campo anche internazionale non è vero spacciano del pessimo intrattenimento o magari del buon intrattenimento ma a giudicare dai botteghini dalle affluenze anzi dal deserto di queste sale di questo cemento di questa scatola cementata davvero se non ci fosse l’onorevole spettacolo del ministero del turismo non capisco come potrebbero andare avanti

MC- quindi tu dici, scusa se io riassumo, esistono dei luoghi che vengono chiamati teatro tutto però potrebbe essere teatro come luogo anche una piazza o un pianerottolo qualunque cosa

CB- se c’è teatro perché non c’è un teatro questo teatro o quel teatro non ci sono modi di fare un teatro non è quella tra virgolette mia o quella di CB non è una poetica particolare no no è di là dalle forme il teatro è di là dalle forme il teatro non si pone questa o quella forma è un po’ parente l’operatore teatrico nel senso in questo caso sarebbe appunto la macchina attoriale non il facitore di farse di spettacoli che allora venivano chiamati appunto gli auctores ma sapete chi erano gli auctores? Lorenzaccio stesso Lorenzino De Medici fu autore auctor e quindi gli auctores erano addirittura gli assessori nella Roma dei ludi scenici duemila anni fa auctores venivano definiti e lo fanno ancora e continuano a farlo

MC- quindi tu mi dici nel luogo che si chiama teatro ma si potrebbe chiamare anche Ignazio non c’è teatro

CB- no no, perché il teatro è il teatro è questo è quello che andremo a sviscerare ma non è un discorso così da fare in quattro e quattr’otto

MC- ma quindi io voglio capire c’è un disegno un luogo che si chiama teatro

CB- ma nessuno ha mai definito davvero che cosa è quello che poi a furia di identificarlo col cemento cioè con lo spazio che ospita questo chiamiamolo evento che poi non dovrebbe essere mai ripetitivo non si sa bene nell’immediato eccetera si è identificato davvero col cemento allora io faccio teatro quello fa teatro l’altro fa teatro no no no tutti si dà spettacolo momento tutti si fa spettacolo cioè si fa confessione io non ho nulla contro l’intrattenimento eccetera

MC- quindi si fa spettacolo ma non è detto che sia teatro

CB- non è detto che sia teatro infatti io teatro non ne ho mai visto questi signori che scrivono i saggisti Klossowski in testa dicevano che non avevano mai visto e così, le enciclopedie di mezzo mondo scrivono appunto di CB “Incipit CB” dice Klossowski si devono mettere l’anima in pace perché ci sono dei destini e attenzione perché quando io parlo dello stupore dico io adesso “sono apparso alla Madonna” essere apparso è anche essere soggetto non solo soggetto lo mutuo da subjectum da chi subisce se io desto stupore e perché a mia volta io sono uno stupore espropriato, la Madonna che è un fatto molto importante sono apparso alla Madonna in un capitolo che avrebbe amato forse Jacques Lacan ecco e pochi altri, la Madonna è spiegato veramente Madonna la piazza nonostante io fossi davanti a 100.000 persone a declinare Dante si illudeva vedermi vedere lassù la voce, visionava la voce è così diventava un fatto rimediava nell’angolino della propria autoconsolazione ecco Madonna la piazza è la madonna mi sono apparso è un subire

MC- visionare la voce vuole dire far diventare un’entità

CB- qualcosa che poi non si vedeva perché una maglietta una camiciaccia com’ero io lì in cima alla Torre degli Asinelli non si può vedere c’erano 100.000 persone e quindi meglio l’audio che questo compromesso il tragico e il consolatorio eccetera

MC- tu fai teatro CB fa teatro dicono qua io volevo sapere cosa dici te

CB- io non posso non prendere coscienza da fuori va bene che c’è stato ad un certo punto CB prima di Edison si andava così si accendevano le luci si faceva ecco “il mito della caverna” di Platone con i fuocherelli con l’olio e poi con la pece greca con le torce con le candele a Versailles fino alla Ville Lumiere alla Parigi finché ecco Edison inventò la luce elettrica a Edison nessuno contesta di avere inventato la luce elettrica non capisco perché si debba qualcuno qui in Italia ostinare a non prendere atto quando tutto il mondo l’ha preso va bene? che questo disgraziato qui presente assente esattamente si è trovato vittima stupita d’un fenomeno, ha scoperto il teatro né più né meno basta verificare

MC- cioè tutti gli altri non fanno teatro

CB- non fanno teatro, non ne ho mai visto come chi scrive lì e che ha scritto altri libri da Deleuze dai filosofi senza porsi il problema del linguaggio non si può affrontare l’attorialità non dico l’attorialità ma nemmeno l’attore la macchina attoriale è il superamento dell’attore è l’oltrepassamento dell’attore quindi non è possibile quando mai un teatrante diciamo così sedicente teatrante si è posto il linguaggio? come se il teatro dovrebbe essere il luogo del linguaggio e allora il linguaggio

MC- sei sicuro che nessuno si è posto il discorso del linguaggio?

CB- assolutamente no perché sono in ginocchio davanti a un testo davanti al morto

MC- chi è il morto?

CB- il testo scritto a monte che loro riferiscono imparruccati e truccati in scena chiamandosi conte contessa tale da bambino mi chiedevo ingenuamente certamente non bisogna capire certe cose si sente e non si dice

MC- ma quando tu dici Dante dici un testo

CB- no nel modo più assoluto se mi lasci un attimo scusa come faccio a dirlo in due parole? non si può ecco il faut faire è questo che poi è stato fatto ecco e questo vien fatto all’Olimpico che poi sia un miracolo bene sono io un miracolato sono stupito dello stupore ma sono sempre subjectum va bene? anche avendo eliminato non solo l’io ma il soggetto e allora tu vuoi sapere, non sono paradossi Lèon Bloy definiva il paradosso un “telescopio per gli astri e un microscopio per i corpi minimi” quindi il paradosso è una cosa abbastanza seria è una sintesi lirica bruciante per non disperdersi in un’analisi millenaria in cui tutto è sbagliato o almeno niente è sbagliato ha redatto una storia del teatro ve lo immaginate una storia un teatro compatibile con la storia ma se il teatro è compatibile con la storia allora non è un teatro è una redazione degli spettacoli quello che si può fare oggi infatti c’è una storia dell’arte ma allora non è l’arte perché l’arte se qualcuno va a visitare forse l’unica eccezione l’arte mi ripugna ci possiamo arrivare un secondo momento

MC- prego arriviamoci

CB- non così, semineremmo una serie di paradossi insensati un affastellamento non affastelliamo, in via a San Francesco a Ripa in fondo a sinistra c’è una nicchia sotto c’è del porfido e sopra c’è questo al di là del capolavoro del Bernini che è la beata Ludovica Albertoni con la finestrella intagliata del Bernini dove il sole mai passa sia che nasca o tramonti poco importa, c’è questa cosa ghiacciata gli arti paiono disarticolati questo è un superamento del barocco non solamente del policentrismo cioè del centrismo attraverso il policentrismo è un aldilà è Bernini che superò se stesso ecco qui l’arte vien meno direbbe Pasternak là davvero “respirano la terra e il fato” non conosco altro che non sia, tutto il resto è arte” tutto il resto in teatro è spettacolo come Kipling dice appunto in un “racconto senza filo” “questa è altra cosa tutto il resto è poesia” anche la poesia mi disgusta perché rientra nell’espressione eccetera eccetera eccetera ora si imputtana nello spettacolo nell’intrattenimento fatto anche male per giunta e allora cos’era l’attore finora? torniamo a quand’ero bambino dove sono stato interrotto premurosamente da Maurizio

MC- quand’eri bambino?

CB- chissà quanti mille anni fa comunque mi imponevo candidamente questo, ma l’attore ma se l’attore fa la parte di un altro perché gli attori fanno dei ruoli e la chiamano tradizione spudoratamente tradizione di ché poi? momento se l’attore fa la parte di un altro allora chi fa la parte dell’attore? è semplice se uno fa il conte uno fa Amleto l’altro fa Claudio ecco la conflittualità la dialettica esatto ma chi fa l’attore? ma l’attore un momento ripeto ma l’attore non basta quindi uscire da un ruolo perché anche Brecht l’ha fatto con quale esito più ridicolo e sublime perché il cosiddetto straniamento epico brechtiano l’attore dice impersonalmente qualcosa poi esce da se stesso, il metateatro sarebbe così anche Shakespeare c’aveva provato ma Brecht l’ha redatto perbene, e fa il delatore denuncia l’attore dice no guarda che quello che sta dicendo perché è un mascalzone spiega spiega quello che stava dicendo basta vedere qualunque spettacolo di Brecht non è un problema di battute il teatro è un concetto che non ha niente a che fare questo è un po’ come dire le parti non vanno fatte non è qualcuno che si occupa dei ruoli non è nemmeno l’arrogarsi come mi chiedevo da bambino tutti i ruoli perché arrogarsi tutti i ruoli diventerebbe un trasformismo virtuosistico assolutamente imbecille il virtuosismo fa parte ancora della volontà di esprimersi e la volontà non è mai buona né santa ma buona assolutamente la volontà è nociva siamo nella rappresentazione dunque l’attore è sempre stato considerato colui che agisce e invece no perché attore non deriva da actor da auctor di chi prova di chi sollecita o si produce in un’azione in un agire ma viene da atto atto retorico quindi rientra nel dire e intanto chi si muove sulla scena per fare un gesto? allora dice il regista “tu vai là” questi registi sono poi la catastrofe il taylorismo siamo nella confezione più bieca come sempre giocano con i testi sono pieni di talento

MC- chi?

CB- i registi

MC- ma mica sempre

CB- ma il talento è una cosa orrenda

MC- disprezziamo il talento

CB- qualcuno ha definito la differenza tra talento e genio “il talento fa quello che vuole il genio fa quello che può” perché si trascina dietro l’impotenza non sa nemmeno d’essere sa di non esser lui sa d’essere stato d’essere chissà chi e sotto i significanti non ha significati non ha messaggi, ascolta il messaggio dell’imperatore di Kafka e basta

MC- un attimo, ha avuto un momento straordinario fammi fare una domanda hai talento o genio?

CB- io non so che mi dire

MC- CB com’è è talentoso o geniale?

CB- ma già in questo libro nella citata enciclopedia degli anni 80 dall’editore prima diciamo mi avventurassi negli anni 80 negli 80 già scrivevano queste cose

MC- mica posso leggere tutto “nell’enciclopedia universale francese si dice se Carmelo Bene non esistesse il teatro italiano sarebbe orfano orfano di un grande autore di un regista esemplare e soprattutto del più geniale dei suoi attori simile in questo ai più grandi dalla storia del teatro da Shakespeare a Marlowe a Molière anche se non è il solo a percorrere questa strada” e questo un po’ ti secca

CB- no no

MC- “Carmelo bene è sempre stato pioniere da almeno vent’anni nel suo mestiere nessun altro saputo come lui analizzare riassemblare e rinnovare tutto il linguaggio culturale nella professione teatrale rintracciare i vent’anni del lavoro scenico di Bene è infatti ripercorrere i momenti chiave nel teatro italiano della cultura teatrale europea” dalla enciclopedia universale

CB- del 78 nell’80 scusa negli anni 80 con Macbeth io demolii tutto quanto l’apparato teatrale sulla scena la rappresentazione “il mondo come volontà è rappresentazione”

MC- ma tu sei talento o genio?

CB- vorrei finire ma c’è un modo di liquidare anche il genio c’è un modo di non essere proprio di sparire mentre si è non certo qui va bene? c’è un contraddire il gesto la macchina attoriale ecco non è più la scrittura di scena è liquidata il mio affanno teorico l’affanno anche di molti altri studiosi del linguaggio torniamo al linguaggio nel quotidiano c’è si chiama linguaggio quotidiano invece nella psicoanalisi per fortuna racchiusa dissolta nella mera nominazione da Jacque Lacan ormai tanti anni fa con la chiusura del École Saint-Anne con i suoi splendidi seminari almeno si occupa dell’immaginario cioè del patologico ecco Krafft Ebing ha scritto cose divertentissime che battezza dei nomi di sadismo attribuisce inventa masochismo inventa tante altre cose Krafft Ebing è un po’ il Lombroso dalla psicoanalisi d’accordissimo e si va quindi avanti a appresentare l’arte si occupa del simbolico va bene? ma ora un simbolico senza la differenza se io vedo una tela che riproduce una natura morta e vedo solo vedo quel che vedo quello dice è un grande pittore si ma non mi interessa è decorazione quindi ne faremo tapisserie come facevano i preraffaelliti William Morris Rossetti Mallarmé stesso fondò una rivista di mode ognuno lo sa quindi non è questo è decorazione l’arte la volontà di esprimersi ora se nella vita nel quotidiano il linguaggio ci inganna tanto è vero che non ci si riesce mai a intendere e non è parlando la medesima lingua che ci si intende una dimostrazione io l’ho un test che ho sempre proposto a tutti, qualcuno vuol veramente rendersi conto di cosa sia il teatro e allora bisogna, io ho recitato davanti ai russi a cinesi a pigmei a gente che non capiva nulla di italiano anche quando recito nella mia lingua consideriamola l’italiana che sono nato in Italia chissà come Deleuze in un libro dedicato dice “il est” “è straniero nella sua propria lingua” è straniero se questi pigmei russi va bene? cinesi di Lapponia intendono, non capiscono i concetti ma intendono tutto ecco quello è teatro quello è il teatro se invece bisogna andare nelle ambasciate di Los Angeles che sono piccolissime le ambasciate italiane sono molto misere oppure quelle di Casablanca di Marrakech a consumare lì un bitter Campari di quelli scatolati dire ah sono andato all’estero tanti hanno l’ufficio stampa questi metteur en scène questi talentati nei capelli è vero? questi registi ecco lì siamo nel cattivo spettacolo esportato grazie appunto all’onorevole spettacolo del ministero del turismo giustamente imparentato dal turismo non lo sport a volte nello sport dove può esservi cultura il gioco del Milan per esempio è cultura il gioco di Borg era cultura “se Edberg c’avesse più carattere” ma no è chi ha carattere è un cretino non si può avere carattere per avere il carattere bisogna perseverare in un io bisogna avere un’identità “io sono io” perbacco come no, torniamo al linguaggio un attimo se permetti noi si nasce ma già nel prenatale nel prenatale il linguaggio ecco questo l’ha appurato ormai la filosofia ovunque è appurato fuorché nel teatro perché e il regno dell’analfabetismo e dell’imbecillità e dell’ignoranza il pensiero non precede affatto il linguaggio ma il pensiero è un risultato del linguaggio e non viceversa quando parlo di linguaggio parlo dell’orale non dello scritto attenzione mentre si continua a fare a spacciare per teatro questi spettacoli di prosa del testo scritto riferito a monte precotto precotto come l’Inter di Pellegrini e quindi si porta lì qualcosa riferita imparano a memoria intanto la memoria non è più oblio lo spettatore non è più lo spettatore estetico che Nietzsche tanto rimpiangeva giustamente “da quando è entrato un occhialuto in sala” cioè il critico “tutto quanto è finito” lo spettatore dà giudizi non vuole non c’è quel suo abbandono non c’è questo smarrimento, no, che è al di là della felicità e fuori dagli ismi o dei “emporte quoi ismes” va bene? è fuori dal malessere è fuori dal pessimismo e dall’ottimismo è di là e da un’altra parte si fanno i conti con altri pianeti e chissà quali non si scodellano significati messaggi non c’è nulla di conflittuale va bene? siamo dei significanti allora come si prepara la strada ecco l’attore quindi finora è uno che si smuove da qui a lì è uno che dice dei testi legge un giornale che ha imparato a memoria scellerato che non è altro come se la memoria fosse la sua memoria e come se la memoria non fosse memoria del futuro oppure non fosse oblio di questo la macchina attoriale scavalca questo rifiuta ogni ruolo non assolvendone però nessuno già nell’Adelchi diedi questa lezione e CB lo fece e tutti ne presero atto nel Lorenzaccio entrava in scena Lorenzaccio quando andava a toccare un oggetto lo trovava già toccato già suonato già caduto cioè era anticipato dal suo volere se non si toglie il mondo come volontà di rappresentazione questa mania il principio individuationis per cui ci svegliamo la mattina vorremmo suicidarsi poi ci bastano due o tre caffè e via si torna ad ingannare ad ammazzare il tempo ma il teatro è fondamentalmente il non luogo e non può essere quindi, è il non tempo gli stoici già parlavano duemila e passa anni fa dell’aiòn non del chronos il chronos è l’orologio la triade aristotelica è ridicola l’unità di luogo tempo azione è il contrario di tutto ciò a questo punto del tempo un momento vorrei chiarire la differenza tra chronos e aiòn è l’orologio legge il giornale uno si autoinganna è l’appuntamento tanto poi non si arriva lo stesso è quello benissimo poi l’ora legale e così, l’aìon è un altro mettiamo che quest’asse sia il presente lo spiega benissimo Deleuze nella “logica del senso” a proposito degli stoici ecco ed è una grande lezione sugli stoici nella logica del senso di Gilles Deleuze bene questo è quello che chiamiamo passato noi e questo è futuro va bene ora questi due sono talmente vicini che il futuro è passato e viceversa il presente che sarebbe un punto però diciamo un punto ideale diciamo un punto di comodo che noi mettiamo qui nel aiòn non esiste, ecco qui il Lorenzaccio perché sgambetta se stesso Lorenzaccio noi invece nella vita quotidiana ampliamo questo punto lo dilatiamo in modo da darcela a bere in quanto presente se no ci butteremo tutti da una finestra senza essere nemmeno narcisisti ma semplici distruttori non più autodistruttori del quotidiano ecco perché dilatandolo siamo nel chronos quello che spacciano per teatro è nel tempo è nel tempo chronos ma mai nel aiòn, Lorenzaccio CB non riuscirà mai a compiere un gesto veniva preceduto da quello non voleva fare quello che doveva fare o quello che voleva, Montale in un distico in un verso non fa che riprendere un rigo stupendo in tedesco dalla “gaia scienza” di Nietzsche “codesto solo oggi possiamo dirti ciò che non siamo ciò che non vogliamo” questo possiamo dire non altro “il discorso” diceva Lacan è con questo chiudeva I’ “Encore XX” “non appartiene mai all’essere parlante” perché io nasco già parlato già pensato e il linguaggio delle voci già nel grembo materno nelle acque mi ha già informato informato in termine fisico mi spiego quindi si nasce nel linguaggio bisogna disfarsene tutti ci raccontiamo il giorno una favola come io ora credo ora di essere qui perché c’è una convenzione che io sia qui certo va benissimo ma quando siamo al teatro lì almeno non dobbiamo raddoppiare questa simulazione dei rapporti invece il teatro il sedicente teatro che invece è pessimo

MC- ma tu stai facendo teatro adesso

CB- no per nulla io sto dando spettacolo ma non sto facendo teatro far teatro è un’altra cosa ti prego di visionare cinque minuti di questa Achilleide il teatro è altra cosa adesso io sto offrendo spettacolo di quel che mi sta dicendo Edgar Poe o qualcuno genio o altro è strano si vede ma ognuno di voi l’avrà notato si conversa spesso no? Leopardi chiosava in merito dice “quando la gente parla alla fine è come se nulla si fosse detto e conversano”, ogni tanto spicca ma una volta nella vita lo incontrerai qualcuno che non conversa ma parla” ma quel che parla non parla di suo sembrano monologhi si graffian delle cose è parlato non parla più ecco perché io non posso dire Dante ma posso solamente disdire il dire e per ricordare questo non è un rammemorare lo scritto io leggo dimenticando lo scritto e così volo così non sono più io questa è la macchina attoriale l’attorialità della macchina è invece è la tecnologia l’apporto tecnologico ma non è una protesi perché bisogna avere una dinamica sterminata di virtuosismo è un handicap che viene incontro se ad esempio uno di voi amplifica qualcosa al massimo è come guardare perdonami è come guardare un quadro così ecco [appoggia una cartella al naso] non lo vedi più e se io amplifico dei suoni di nuovo non sono più io non è più CB è questa l’amplificazione a parte poi il campionamento elettronico la conversione della voce l’espropriazione della voce stessa attraverso i fuoricampo i playback i ritorni questa è la macchina attoriale l’attorialità della macchina.

MC- Carmelo io devo chiamare giro perché siamo a trenta minuti adesso chiamo i consigli per gli acquisti

CB- Qualcuno nella stampa in questi giorni non essendo ammessa la stampa a teatro non essendo da me ammessa mai ma perché perché ne la critica ne la stampa ma perché non si può mediare qualcosa un’analisi strutturale non si può fare su qualcosa di così bruciante è tutto quanto saltato non si può riferire chi non riferisce lassù è quindi impossibile dovrebbe analizzare come fa Deleuze nello strutturalismo prima scindere questo bicchiere da questo poi via quest’angelo è impossibile non vogliono metterselo in testa che non non ce l’ho con loro sono loro che ce l’hanno con me ce l’hanno con se stessi perché loro veramente credono di esserci e non capiscono che è un segno di, io attribuisco loro troppa intelligenza qui in Italia il discorso è lì due parole sul mito di Achille c’è Kleist amorevolmente tradotto poco contano quei testi il testo ha importanza in quanto del testo viene espunto viene dimenticato tralasciato ma quanto si dice non lascia scorie il dire nel suo disdirsi non lascia tracce se no cadremo nell’espressione ciò che si esprime ecco si torna alla volontà di rappresentazione cosa ha fatto Schopenhauer ha inserito con Kant il fenomeno tra l’idea e la cosa da rappresentare ecco là il principio individuationis io CB è riuscito a togliere non solo lì ma anche il fenomeno il fenomeno cioè il soggetto è allora ecco l’attore senza linguaggio e ho spacciato il linguaggio non si tratta di formare questa o quella cosa ma di liquidare le forme non di sformarle di combattere l’arte di andare oltre l’arte davvero l’arte è davvero miseria è “anche i santi” dice Cioran “hanno il loro vizietto” di là dalla tentazione di esistere dall’ostinazione veramente di esserci

MC- tu devi tacere adesso dobbiamo finire

CB- Achille perdonami e concludo nel mito non in Kleist soltanto ormai era post omerico eccetera soprattutto post omerico si scontra questa regina delle amazzoni Pentesilea la uccide quando lei è morta così fulmineamente ha un flash e la possiede e la possiede si alza, Tersite mugugna qualcosa insinua lo accusa di necrofilia in poche parole e Achille, dicono tutti mitico codardo lo uccise con un sol pugno, questo io vado svolgere questo discorso con una morta

MC- da domani sera al teatro Olimpico

CB- vedrete come si sposa una morta

MC- io voglio dire una cosa voglio ricordare voglio dire una cosa che è una mia opinione strettamente personale innanzitutto voglio ricordare Carmelo Bene “il teatro senza spettacolo” questo libro e voglio dire io seguo le cose di Carmelo Bene non perché io sia un deviato seguo le cose di Carmelo Bene da sempre molte cose che dice non le condivido molte sì io credo che nella storia ora s’offende se dico teatro nella storia della cultura europea se non ci fosse stato CB Carmelo Bene bisognava inventarlo se voi aveste la possibilità di risentire lentamente le cose che Carmelo ha detto questa sera scoprireste all’interno di alcuni discorsi dei momenti straordinari di intelligenza e di intuizione si fa presto a dire ma Carmelo Bene è ma Carmelo Bene è comunque sempre al positivo o al negativo una emozione ancora una volta da quando ho visto alcuni spettacoli adesso in questi trentacinque minuti sarò un deviato Carmelo Bene mi ha dato un’emozione e io di questo gli sono grato gli sono grato di esserci gli sono grato di esserci

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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