Giacomo Leopardi, “I nuovi credenti” (1835)

leopardi napoli

I NUOVI CREDENTI.

 

Ranieri mio, le carte ove l’umana

Vita esprimer tentai, con Salomone

Lei chiamando, qual soglio, acerba e vana,

Spiaccion dal Lavinaio al Chiatamone,

Da Tarsia, da Sant’Elmo insino al Molo,

E spiaccion per Toledo alle persone.

Di Chiaia la Riviera, e quei che il suolo

Impinguan del Mercato, e quei che vanno

Per l’erte vie di San Martino a volo;

Capodimonte, e quei che passan l’anno

In sul Caffè d’Italia, e in breve accesa

D’un concorde voler tutta in mio danno,

S’arma Napoli a gara alla difesa

De’ maccheroni suoi; che a’ maccheroni

Anteposto il morir, troppo le pesa.

E comprender non sa, quando son buoni,

Come per virtù lor non sien felici

Borghi, terre, provincie e nazioni.

Che dirò delle triglie e delle alici?

Qual puoi bramar felicità più vera

Che far d’ostriche scempio infra gli amici?

Sallo Santa Lucia, quando la sera

Poste le mense, al lume delle stelle,

Vede accorrer le genti a schiera a schiera,

E di frutta di mare empier la pelle.

Ma di tutte maggior, piena d’affanno,

Alla vendetta delle cose belle

Sorge la voce di color che sanno,

E che insegnano altrui dentro ai confini

Che il Liri e un doppio mar battendo vanno.

Palpa la coscia, ed i pagati crini

Scompiglia in su la fronte, e con quel fiato

Soave, onde attoscar suole i vicini,

Incontro al dolor mio dal labbro armato

Vibra d’alte sentenze acuti strali

Il valoroso Elpidio; il qual beato

Dell’amor d’una dea che batter l’ali

Vide già dieci lustri, i suoi contenti

A gran ragione omai crede immortali.

Uso già contro il ciel torcere i denti

Finchè piacque alla Francia; indi veduto

Altra moda regnar, mutati i venti,

Alla pietà si volse, e conosciuto

Il ver senz’altre scorte, arse di zelo,

E d’empio a me dà nome e di perduto.

E le giovani donne e l’evangelo

Canta, e le vecchie abbraccia, e la mercede

Di sua molta virtù spera nel cielo.

Pende dal labbro suo con quella fede

Che il bimbo ha nel dottor, levando il muso

Che caprin, per sua grazia, il ciel gli diede,

Galerio, il buon garzon, che ognor deluso

Cercò quel ch’ha di meglio il mondo rio;

Che da Venere il fato avealo escluso.

Per sempre escluso: ed ei contento e pio,

Loda i raggi del dì, loda la sorte

Del gener nostro, e benedice Iddio.

E canta, ed or le sale, ed or la corte

Empiendo d’armonia, suole in tal forma

Dilettando se stesso, altrui dar morte.

Ed oggi del suo duca egli su l’orma

Movendo, incontro a me fulmini elice

Dal casto petto, che da lui s’informa.

Bella Italia, bel mondo, età felice,

Dolce stato mortal! grida tossendo

Un altro, come quei che sogna e dice;

A cui per l’ossa e per le vene orrendo

Veleno andò già sciolto, or va commisto

Con Mercurio ed andrà sempre serpendo.

Questi e molti altri che nimici a Cristo

Furo insin oggi, il mio parlare offende,

Perchè il vivere io chiamo arido e tristo.

E in odio mio fedel tutta si rende

Questa falange, e santi detti scocca

Contra chi Giobbe e Salomon difende.

Racquetatevi, amici. A voi non tocca

Delle umane miserie alcuna parte;

Che misera non è la gente sciocca.

Nè dissi io questo, o se pur dissi, all’arte

Non sempre appieno esce l’intento, e spesso

La penna un poco dal pensier si parte.

Or mia sentenza dichiarando, espresso

Dico, ch’a noia in voi, ch’a doglia alcuna

Non è dagli astri alcun poter concesso.

Non al dolor, perchè alla vostra cuna

Assiste, e poi su l’asinina stampa

Il piè per ogni via pon la fortuna.

E se talor la vostra vita inciampa,

Come ad alcun di voi, d’ogni cordoglio

Il non sentire e il non saper vi scampa.

Noia non puote in voi, ch’a questo scoglio

Rompon l’alme ben nate; a voi tal male

Narrare indarno e non inteso io soglio.

Portici, San Carlin, Villa Reale,

Toledo, e l’arte onde barone è Vito,

E quella onde la donna in alto sale,

Pago fanno ad ogni or vostro appetito,

E il cor, che nè gentil cosa, nè rara,

Nè il bel sognò giammai, nè l’infinito.

Voi prodi e forti, a cui la vita è cara,

A cui grava il morir; noi femminette,

Cui la morte è in desio, la vita amara.

Voi saggi, voi felici: anime elette

A goder delle cose: in voi natura

Le intenzioni sue vede perfette.

Degli uomini e del ciel delizia e cura

Sarete sempre, infin che stabilita

Ignoranza e sciocchezza in cor vi dura:

E durerà, mi penso, almeno in vita.

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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