Discorso d’insediamento del Presidente della Repubblica Italiana 6

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Discorso d’insediamento del Presidente della Repubblica Italiana Giovanni Leone

Mercoledì 29 dicembre 1971

Onorevoli senatori, onorevoli deputati !

Rendo omaggio al Parlamento della Repubblica italiana, diretta espressione della sovranità popolare.

Da questa assemblea il mio saluto si estende al popolo italiano, al quale chiedo di rendersi depositario dell’impegno che assumo in umiltà di spirito e con fermezza di volontà.

Il Presidente della Repubblica attinge dalla Costituzione il complesso dei suoi poteri e l’indicazione dei relativi limiti. Non spetta a lui formulare programmi o indicare soluzioni. Gli spetta invece il compito di vigilare sull’osservanza della Costituzione e di mantenere intatto lo spirito che alimenta la nostra Repubblica democratica fondata sul lavoro, favorendo l’azione degli organi responsabili e promuovendo il buon funzionamento dei congegni costituzionali. Interprete dell’unità nazionale, secondo la solenne formula costituzionale.

È nella Costituzione che noi italiani dobbiamo tutti riconoscerci. La Costituzione – nata dalle rovine del paese dopo una guerra che, pur non condivisa, testimoniò il senso dal dovere dei cittadini, militari e civili, il cui sacrificio e il cui olocausto devono essere qui ricordati – trasse ispirazione e contenuto dalla Resistenza che, esprimendo l’ansia di libertà di italiani di ogni condizione sociale, di ogni ideale politico e di ogni fede religiosa, volle essere ribellione alla dittatura e all’asservimento straniero, anelito alla libertà e ad un regime di autentica democrazia. Una democrazia intesa non tanto come complesso di istituti e di norme in cui talvolta l’individuo sembra incapace di ritrovarsi, quanto come piattaforma idonea a realizzare il principio di uguaglianza, la dignità della persona umana, la giustizia sociale.

Proprio in tale prospettiva di rinnovamento hanno senso profondo le parole di un condannato a morte della Resistenza: «Offro questo mio ultimo istante per le pace del mondo e sovratutto per la mia diletta patria, alla quale auguro figli più degni e un avvenire più splendente ».

E alla Carta fondamentale della Repubblica che il Presidente. come le altre istituzioni, chiederà la risposta ai gravi interrogativi, alla diffuse preoccupazioni ed incertezze che si colgono nella società italiana.

E per questo dovere e sentimento di ritrovarci tutti nella Costituzione che le tensioni sociali, le diverse impostazioni dei problemi economici, politici e culturali in un momento così complesso devono trovare per volontà generale, per spontanea convinzione soprattutto dei cittadini e dei responsabili dell’orientamento di ceti e di masse, un’espressione civile e democratica: si che alle misure adottate dal Parlamento e dal Governo – ciascuno nella sfera delle proprie attribuzioni e tuttavia in un quadro di collaborazione organica – corrisponda quel clima di fiducia che nasce dalla pace sociale. La pace sociale non significa rinunzia alle legittime aspirazioni e ai modi anche solleciti di farle valere: significa rinunzia al metodo della violenza e della intolleranza. Soltanto l’ordine democratico può garantire il conseguimento di un risultato positivo.

Questo non vuol essere invito ad un rassegnato fatalismo. Occorre, invece, avere l’anima pronta ad intendere tutti i fermenti di giuste rivendicazioni ed inquietudini, considerando che i mezzi e gli strumenti predisposti dalla Costituzione non sono limiti od ostacoli al loro sodisfacimento: sono le strade maestre per la loro realizzazione stabile ed effettiva.

In questa polarizzazione delle varia e viva problematica sociale verso il richiamo della legalità repubblicana devono operare le forze politiche, le istituzioni, i sindacali, la scuola, le associazioni, il mondo della scienze e della cultura, gli organi di informazione: elementi

costitutivi del tessuto di un popolo, che nella sua ricca varietà ha saputo in passato dare manifestazione di prodigiosa capacità di rinascita e non può oggi non alimentare le splendide luci della sua tradizione.

Il senso di incertezza e di insicurezza che si riscontra nella nostra società ha cause varie. Tra queste prevalgono talune disfunzioni delle istituzioni e l’accentuarsi a volte nominalistico dei contrasti tra le forze politiche. Ma sono cause tutte rimovibili. Occorre scoprire quello che unisce invece di disperdersi nella ricerca di ciò che divide.

E necessario accentuare la saldatura tra coscienza sociale ed istituzioni. È questo il compito fondamentale cui sono chiamati i partiti politici e, nel loro ambito, le grandi organizzazioni sociali mediatrici delle istanze del paese. È questa la condizione per conseguire l’effettiva funzionalità di tutte le istituzioni, la loro armonia nel quadro di una Costituzione che ne ha definito chiaramente i compiti e le responsabilità e che costituisce il punto obbligato di riferimento per tutti. In tal modo si potrà garantire la maggiore partecipazione del cittadino alla vita dello Stato, caratteristica essenziale della democrazia.

Coerente con la linea politica di pr0gresso e di giustizia si pone la nostra azione in campo internazionale, nella consapevolezza che solo da uomini educati all’esercizio delle virtù sociali sarà possibile, attendersi la realizzazione dell’armonica convivenza internazionale. presupposto indispensabile per il conseguimento del bene della pace, al quale l’Italia ha dato e darà sempre il più caloroso contributo.

In tale spirito si inserisce la nostra partecipazione all’alleanza difensiva atlantica, che si è gradualmente rivelata valido strumento di distensione.

Con lo stesso spirito i paesi Occidentali, e con essi l’Italia, si adoperano con paziente impegno a predisporre una conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa – a cui

partecipino con gli Stati Uniti e il Canada tutti gli Stati europei interessati – allo scopo di raggiungere condizioni atte ad assicurare una più feconda convivenza ed una più efficace collaborazione tra tutti i popoli europei, nella garanzia e nel rispetto dell’indipendenza e della libertà di tutte le nazioni.

Sempre nella considerazione della necessità di raggiungere più giusti e più stabili equilibri, l’Italia ritiene essenziale il suo costante appoggio ai paesi in via di sviluppo, nell’intento di contribuire alla soluzione dei problemi che ritardano e rendono più arduo il loro inserimento nella società tecnologica contemporanea.

Per quanto riguarda i rapporti tra Stato e Chiesa, è nella costituzione la direttrice di operare perché vengano salvaguardate le condizioni della pace religiosa in Italia. Non si tratta solo di osservare i precetti dell’articolo 7 della Costituzione, che fanno il giusto posto alla indipendenza ed alla sovranità dello Stato e della Chiesa cattolica, ciascuno nel proprio ordine; si tratta di mantenere un clima che renda impossibile ogni anacronistico steccato.

Nel rendere omaggio all’alto magistero spirituale che esercita il Sommo Pontefice con l’appello angosciato e quotidiano alla pace, la dura condanna della guerra, la ferma aspirazione alla giustizia tra le classi e tra i popoli, sento d’interpretare l’animo cristiano del popolo italiano. (Vivissimi applausi)

Con lo stesso spirito occorre cogliere l’anelito ad una riconsacrazione dei principi morali, che sono condizione essenziale per una felice sintesi dei valori individuali, familiari e sociali.

Il mio saluto va a tutte le istituzioni sulle quali si incardina la Repubblica.

Al Parlamento, sede insostituibile di tutte le istanze di confronto e di conciliazione, teso ad interpretare le esigenze di una società che progredisce, alla quale deve offrire strumenti legislativi anche tecnicamente più moderni ed efficienti.

Alla Corte costituzionale, scultoreamente definita da Enrico De Nicola «vestale della Costituzione», la quale con costante impegno e con sempre più decisa incisività, operando sul tessuto delle leggi, specie di quelle precedenti alla Costituzione, rende vivi i principi fondamentali in questa enunciati.

Alle regioni, che nel quadro dell’unità nazionale sono chiamate ad esprimere sul piano legislativo ed amministrativo la varietà di questo complesso e rigoglioso paese, accostando più direttamente legislazione e attività esecutiva agli interessi e alle aspirazioni delle singole comunità regionali, contribuendo così a realizzare il pluralismo istituzionale previsto dalla Costituzione.

Le regioni sono strumento essenziale per la eliminazione degli squilibri settoriali e territoriali, tra i quali emerge tuttora preminente il problema del Mezzogiorno e delle altre zone depresse.

Alla magistratura, presidio di giustizia, punto di riferimento delle aspettative di legalità, severa custode dei diritti dell’uomo che sono l’essenza stessa della nostra democrazia. Essa, ricca di gloriose tradizioni di probità e di cultura, saprà con alto impegno morale rispondere alle aspettative di giustizia del paese. Di questa convinzione posso chiamare a testimonianza la conoscenza che ho dell’abnegazione e del senso del dovere dei magistrati italiani.

Occorre però richiamare ancora una volta l’attenzione sulla necessità che all’amministrazione della giustizia siano forniti strumenti più moderni, più rapidi ed incisivi. Si tratta non solo di strumenti legislativi (accanto alla riforma dei codici, urge quella dell’ordinamento giudiziario, da lungo tempo auspicata); ma anche di strumenti materiali indispensabili per il buon funzionamento della vita giudiziaria.

L’ansia di certezza del diritto e l’effettiva garanzia dell’accesso alla giustizia per i meno abbienti vanno colte nella loro essenziale importanza.

Alle forze armate, garanzia dell’indipendenza nazionale e della sovranità dello Stato, nelle quali i nostri giovani trovano una grande scuola di dedizione al bene supremo della patria e di alta educazione democratica.

Alla pubblica amministrazione, che – nonostante il ritardo in cui si dibatte l’attuazione dell’opera di riforma, per altro collegata all’ordinamento regionale – trova nel senso del dovere e nel sacrificio dei molti servitori dello Stato un punto di fiducia.

Va rinnovato in questa sede l’invito a garantire sempre più attraverso gli ordinamenti e il costume il rispetto delle aspettative e delle esigenza del singolo cittadino.

Ai sindacati, ai quali è commessa la responsabilità di interpretare le ansie non solo economiche ma anche morali dei lavoratori, che costituiscono la parte più nobile e rappresentativa del paese per tradizione di laboriosità, d’inventiva e di preparazione.

Noi vogliamo ricordare quanto spetta di merito e di orgoglio alla classe lavoratrice nell’opera prodigiosa di ricostruzione dalle rovine e dalla miseria e quale ruolo essa giustamente ricopra nella nostra democrazia, che dalla sua fattiva adesione riceve uno slancio vitale.

Al senso di responsabilità della classe lavoratrice deve corrispondere analogo impegno del mondo imprenditoriale, che ha dato un essenziale contributo al progresso del paese e che è chiamato a realizzare quelle sintesi operative che possono assicurare un ulteriore e necessario sviluppo economico, non separato certo da una piena sodisfazione delle legittime aspirazioni dei lavoratori.

Tutti i problemi connessi direttamente o indirettamente al lavoro e alla produzione, condizione del benessere del popolo italiano, saranno perciò seguiti con vigile interesse.

La congiuntura economica è tuttora oggetto di preoccupata attenzione. Non vi sono ancora apprezzabili dati quantitativi sull’inversione del ciclo economico, ma è abbastanza diffusa la sensazione che si sia giunti alla fine della fase regressiva.

Il recente accordo monetario consentirà al mercato internazionale di riprendere slancio e vigore rispetto alla situazione creatasi nell’agosto scorso.

L’Italia ha dimostrato, da ormai un quarto di secolo, di credere nella libertà degli scambi internazionali e di volerla. È nell’ambito di tale scelta che abbiamo operato, sulla linea indicata da De Gasperi, per costruire l’«Europa dei sei » e per allargarla alla Gran Bretagna ed agli altri paesi candidati, mirando alla costruzione dell’unità politica europea.

Un saluto particolare va ai nostri connazionali all’estero, a quelli che, da lungo tempo inseriti in altre comunità, con dignità e lealtà concorrono ad accrescere il prestigio dell’Italia; a quelli che, costretti a chiedere un posto di lavoro fuori dei confini nazionali, giustamente aspirano a tornare alla loro terra.

Desidero rivolgere un pensiero riverente e grato ai miei predecessori, che. con diversità di temperamento ma con eguale senso di dedizione al paese, hanno rappresentato la unità nazionale.

Sento la responsabilità di essere il continuatore di una tradizione che si inizia con Enrico De Nicola, il quale – arroccato nella sua alta coscienza giuridica e in una visione austera dello Stato – accompagnò l’opera di Do Gasperi per la rinascita del paese.

Al Presidente Saragat rivolgo il mio deferente saluto e il pensiero riconoscente del paese, che gli esprimo nella stesso momento in cui assumo la funzione di rappresentante dell’unità nazionale. Egli ha esplicato il mandato in uno dei periodi più complessi e travagliati della nostra vita nazionale con limpida coscienza democratica, con larga visione sociale, con un senso religioso della libertà.

Onorevoli senatori, onorevoli deputati, la mia elezione coincide non il venticinquesimo anniversario della fondazione dello Stato repubblicano ed è prossima all’anno centenario della morte di Giuseppe Mazzini.

Da queste coincidenze possiamo trarre auspicio.

La Repubblica democratica, che fu il tormentoso sogno di uno dei maggiori artefici del nostro Risorgimento, è da venticinque anni una realtà viva ed operante. Occorre custodirla, nei suoi valori fondamentali di giustizia e di libertà, vivificandola con il nostro lavoro, con il nostro sacrificio, con le coscienze dei nostri diritti e con l’accettazione dei nostri doveri: convinti che democrazia è sovrattutto responsabile partecipazione della collettività alla costruzione del proprio avvenire.

La classe politica ha dato ampio respiro alla libertà: si è adoperata a costruire un sistema democratico pluralistico, ha posto le premesse per un progresso che sia promotore di autentica giustizia.

Non possiamo disperdere tutto questo. Dobbiamo completare la costruzione nello Stato così com’è delineato nella Costituzi0ne repubblicana: dobbiamo operare in modo che esso si fondi su leggi giuste.

Con l’aiuto di Dio dedicherò ogni mio pensiero, ogni mio atto al servizio del popolo italiano, nel nome augusto della patria. Viva l’Italia! (L’Assemblea si leva in piedi – Vivissimi, prolungati applausi, cui si associa il pubblico delle tribune).

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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