Discorso d’insediamento del Presidente della Repubblica Italiana 5

Discorso d’insediamento del Presidente della Repubblica Italiana Giuseppe Saragat

Martedì 29 dicembre 1964

   Onorevoli senatori, onorevoli deputati, di fronte a voi, rappresentanti della sovranità del popolo italiano, che mi avete investito delle funzioni di Presidente della Repubblica, mi inchino grato e commosso, consapevole dell’altezza del compito affidatomi e della debolezza delle mie forze.

   So che gli unici titoli che mi hanno raccomandato ai vostri suffragi sono le convinzioni democratiche e un passato di militante per la libertà. Cercherò di essere degno del vostro voto; sarò certo fedele al mio giuramento.

   La nostra Repubblica, nata dalla Resistenza e fondata sul lavoro, è stata presieduta da uomini insigni al cui esempio mi ispirerò costantemente. Enrico De Nicola ci ha dato una alta lezione di distinzione morale e di devozione al bene pubblico; Luigi Einaudi ha posto al servizio del paese la sua lunga esperienza di uomo libero e la sua vasta dottrina di scienziato; Giovanni Gronchi ha portato il contributo di un vivo fervore sociale; Antonio Segni ha sacrificato la sua salute allo scrupoloso adempimento dei suoi doveri: possa il riposo a cui per le note dolorose circostanze si trova costretto restituirgli la pienezza della salute. È questo l’augurio più fervido che sale verso di lui, la cui ricompensa è la stima e l’affetto di tutti gli italiani. (Vivissimi, generali applausi).

   Da questi alti insegnamenti traggo norma per essere un Presidente al di sopra dei partiti – la cui funzione è insostituibile per la vita della democrazia – per essere un sereno moderatore dei contrasti che la vita del paese sprigiona come condizione del proprio sviluppo.

   La Repubblica democratica, gloriosa creazione storica per il cui avvento è occorso un travaglio che dagli albori del Risorgimento sino alle lotte della Resistenza ha visto gli inenarrabili sacrifici del popolo e l’olocausto dei suoi eroi, è garanzia del progresso del paese, del consolidamento della libertà e del trionfo degli ideali di giustizia sociale.

   Nel nostro tempo si impongono tre grandi doveri a cui la democrazia deve ottemperare: la difesa della pace e della sicurezza; il consolidamento delle libere istituzioni; l’avvento di un sistema sociale in cui l’iniziativa individuale – garantita nei suoi diritti e nella sua vitale funzione dalla Costituzione – si saldi con quella della collettività, consentendo insieme il massimo sviluppo delle energie produttive e dando una risposta positiva ai problemi dei lavoratori.

   La tecnica ha reso possibile la costruzione di armi mostruose che, se impiegate, farebbero scomparire ogni traccia di vita sul nostro pianeta. La difesa della pace è quindi il primo dovere dei legislatori, degli uomini di governo e dei Capi dello Stato. Ma la pace si persegue creando con tenacia e con pazienza le condizioni che la renderanno inviolabile.

   La pace, che oggi è garantita dall’equilibrio delle forze – equilibrio a cui l’Italia contribuisce partecipando all’alleanza atlantica con le grandi democrazie – deve diventare inviolabile con il disarmo progressivo, simultaneo e controllato. La via che porta al disarmo è quella della distensione internazionale, del colloquio tra governi che rappresentano sistemi politici, economici e sociali diversi, è la via della comprensione e della tolleranza.

   Anche la costruzione – a cui l’Italia partecipa – di una Europa democratica economicamente e politicamente integrata è un potente fattore di pace.

   Questo libero Parlamento è il presidio delle libertà democratiche, è la garanzia della indipendenza ed unità della patria, è la sede solenne dove si manifesta e si attua la volontà del popolo e si realizzano le sue aspirazioni profonde, dove si dibattono i suoi problemi e si costruisce un ordine democratico di giustizia, di libertà e di pace. È questo l’ordine configurato della nostra Costituzione, a garanzia del quale – per la retta interpretazione ed attuazione legislativa – è posto l’altissimo presidio della Corte costituzionale.

   La salvaguardia della funzione parlamentare è la salvaguardia della democrazia e la condizione prima per lo sviluppo della giustizia sociale. Nella Repubblica democratica la libertà politica e la giustizia sociale trovano il terreno su cui consolidarsi e progredire. Le realizzazioni sociali più responsabili e coraggiose devono rimuovere, secondo la parola della Costituzione, «gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il peno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese».

   La Repubblica italiana nel campo politico, economico e sociale è ispirata da una concezione democratica della vita e dalla fede nel valore supremo della libertà.

   Il messaggio cristiano che irradia da Roma illuminando la coscienza del popolo italiano ed una larga parte dell’umanità conferisce alla Chiesa cattolica, nella sua sfera, il diritto morale oltreché giuridico già consacrato dalla Costituzione a uno statuto di sovranità e di indipendenza accanto allo Stato sovrano e indipendente nella sfera propria.

   Non c’è priorità nella realizzazione dei dettati della Costituzione, che debbono essere attuati in armonico sviluppo in rapporto ai mezzi disponibili.

   Ma se priorità ci fosse, metterei l’accento sulla casa ai lavoratori, sulla sanità pubblica e sulla scuola. La scuola, in breve volgere di anni, deve venire democratizzata in modo da garantire la selezione di tutti i giovani e l’avviamento agli studi superiori con l’unico criterio delle capacità e delle attitudini. Si creerà così la futura classe dirigente del paese, in tutto degna dei compiti immani di una democrazia moderna.

   La libertà e la democrazia non vivono soltanto del giusto equilibrio tra i fattori economici, sociali e politici, ma esse ricevono luce dalla cultura, dalle arti, dalla scienza. Inoltre proprio per la dimensione che ai problemi della nostra comunità conferisce la rivoluzione tecnologica, l’attività culturale è sempre più necessaria allo sviluppo economico e sociale del mondo moderno.

   L’ideale di un’Italia protesa verso il futuro si sostanzia di progresso pratico così come di una ricca, vivace produzione e circolazione di idee. Vita e cultura non possono considerarsi contrapposte e, se ogni sforzo deve essere fatto per avvicinare tutti i cittadini alle creazioni dello spirito artistico e scientifico, non meno necessario è far sentire agli artisti, agli scrittori, agli scienziati, ai pensatori che essi non debbono isolarsi in una torre d’avorio, ma partecipare alla vita attiva della nazione in cammino sotto il segno della democrazia. (Vivi applausi).

   In questo momento solenne desidero rivolgere il mio grato pensiero alle nostre forze armate (Vivi, generali applausi), sicuro presidio dell’indipendenza nazionale. Ben conosco tutti i sacrifici e tutte le glorie del nostro esercito, della nostra marina e della nostra aviazione, e sarà mio impegno particolare quello di seguirli da vicino nella loro quotidiana azione. Le forze armate raccolgono nelle loro file i nostri figli e pertanto rappresentano il meglio di noi stessi.

   La Repubblica sorta dalla Resistenza si gloria della sua origine immediata. (Vivissimi applausi al centro, a sinistra e all’estrema sinistra). Nata spontaneamente da tutti i ceti, la Resistenza ha consentito al nostro paese di occupare in un momento tragico della sua storia un posto onorevole tra i combattenti per la libertà. Ad essa l’Italia democratica deve una grande parte del suo patrimonio politico e morale. Dalla Resistenza trae alimento la riconciliazione delle migliori energie nel nome della libertà. Con la Resistenza l’Italia ha potuto affrettare i tempi del suo reinserimento nella comunità internazionale. La Resistenza deve essere resa dalla nostra scuola sempre più viva nella riconoscenza del paese come il nostro secondo Risorgimento. (I parlamentari del centro, della sinistar e dell’estrema sinistra si levano in piedi e applaudono).

   Le relazioni tra il Capo dello Stato ed il Governo sono fissate dalla Costituzione; e sarà nella rigorosa tutela e attuazione della Costituzione, di cui il Presidente della Repubblica è garante, che l’azione del governo troverà la sua più libera e piena esplicazione.

   Alla magistratura italiana, del cui Consiglio superiore mi onoro di essere il presidente, va riconosciuto, nella sua assoluta autonomia, il posto fondamentale di suprema guardiana della nostra vita civile. (Vivi applausi). Tutto ciò che potrà esser fatto per rafforzare questo presidio della nostra ordinata convivenza gioverà all’intero paese.

   Dell’azione governativa i funzionari dello Stato costituiscono lo strumento fondamentale. Comprendo tutto il travaglio cui questi funzionari si trovano talvolta assoggettati e mi è gradita l’occasione per rivolgere loro il mio saluto e l’espressione della mia attenzione. I loro problemi sono i problemi di tutta la nazione e la soluzione di essi consentirà di dare alla macchina dello Stato quell’efficienza che i compiti odierni richiedono in particolara misura.

    Agli operai, ai contadini, agli impiegati, ai tecnici, ai professionisti, agli studiosi, ai lavoratori tutti, va il mio commosso saluto. Essi sono le forze attive del paese, i protagonisti della vita nazionale. È nella loro opera quotidiana che si costruisce la realtà di oggi e si prepara la realtà di domani. Da loro la vita politica, economica e sociale della nazione trae il suo alimento, da loro la democrazia trae il suo alimento, da loro la democrazia trae la sua validità e la sua forza; e dalla democrazia i lavoratori hanno il diritto di attendersi la risposta ai loro problemi. (Vivi applausi).

   Onorevoli senatori, onorevoli deputati, voi mi avete affidato con la più alta magistratura dello Stato la custodia dei supremi valori della patria. Con animo commosso ma con ferma volontà mi accingo ad adempiere il mandato affidatomi. So che posso contare sul vostro consiglio, so che il popolo mi aiuterà con la sua fiducia nelle istituzioni democratiche, so che l’avvenire vedrà la continua ascesa del paese. Con l’aiuto della Provvidenza darò tutto me stesso per contribuire al progresso sociale, al rafforzamento della democrazia, al consolidamento della pace. Viva l’Italia! (L’Assemblea si leva in piedi e applaude vivissimamente e a lungo. Si associa all’applauso il pubblico delle tribune).

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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