Chi ricatta chi?

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La diciottesima edizione del Lucca Summer Festival sta per cominciare, però pochi giorni fa la città che, volente o nolente, lo ospita si è animata in seguito alle dichiarazioni piuttosto incisive e polemiche del patron della manifestazione, Mimmo d’Alessandro, il quale non ha mandato a dire al sindaco Alessandro Tambellini e alla sua giunta ciò che pensava dell’attuale comportamento “politico” nei confronti suoi e della sua creatura. In estrema sintesi, D’Alessandro ha accusato l’amministrazione comunale lucense di avergli messo i bastoni tra le ruote, di non essere stata in grado di mostrare sufficiente sensibilità per un evento che esporta il nome di Lucca in tutto il mondo, garantendo alla città toscana una visibilità notevole e relativi introiti. La critica dell’imprenditore di Somma Vesuviana non è nuova, molti altri hanno nel corso degli anni, oserei dire dei secoli, rivolto ai lucchesi sempre la stessa osservazione: le mura rinascimentali che circondano la città sono il simbolo evidente di una chiusura mentale nei riguardi di tutto ciò che è “straniero”. Non nascondiamoci dietro un dito, Lucca non ha mai amato chi proveniva da fuori e tentava di proporre, di realizzare qualcosa indipendentemente dai voleri dell’oligarchia cittadina, quest’ultima composta di volta in volta da signori, famiglie, gruppi di potere, lobbies, logge et coetera. Gli unici “stranieri” che Lucca è riuscita a tollerare sono quelli che hanno dimostrato di essere più lucchesi dei lucchesi, ossia coloro che hanno saputo accettare e servire le logiche oligarchiche di cui sopra. L’essenziale per codesta logica oligarchica era ed è non voler pretendere di realizzare qualcosa di eclatante, di eccessivamente visibile, dato che la proverbiale indole calvinista lucense non ha mai prediletto questo tipo di esibizione, preferendo invece la sobrietà, con la differenza che un tempo tale sobrietà garantiva il benessere di una società mercantile più o meno autosufficiente, mentre adesso, nel’epoca del villaggio globale, fare il cosiddetto matrimonio coi fichi secchi e asserragliarsi dentro le mura significa adottare la mediocrità e decidere di suicidarsi poco alla volta. Mimmo D’Alessandro è un imprenditore di fama acclarata, ha organizzato festival e concerti con nomi del calibro di Paul McCartney, i Rolling Stones e David Bowie, lo stesso Thin White Duke si è esibito a Lucca il 15 luglio 2002 in Piazza Napoleone… In appoggio alla replica su facebook del sindaco (quale differenza! D’Alessandro ha polemizzato in conferenza stampa con il sindaco seduto accanto, mentre il sindaco ha risposto su facebook tirando in ballo addirittura la maleducazione di D’Alessandro…), c’è chi è intervenuto asserendo che non è più possibile accettare i ricatti di D’Alessandro. A questo punto la domanda è: chi ricatta chi? Risposta: tutti ricattano tutti. Lo abbiamo già espresso prima, i lucchesi autoctoni o acquisiti non accettano chi si pone al di fuori di certe logiche e di conseguenza lo accusano di ricattare la città. Ma il ricatto primigenio è esattamente quello di chi non vuole mutare i costumi e impone la propria visione del mondo limitata e limitante spacciandola come assoluta, tirando in ballo addirittura la maleducazione del “nemico” di turno. Il Lucca Summer Festival dà fastidio? Lo si dica chiaro e tondo, senza ricorrere alla solita arrampicata sugli specchi, peraltro facilmente smascherabile. Se certi “lucchesi” se ne vogliono stare soli con se stessi a organizzare le solite pur rispettabili sagre paesane abbiano il coraggio di ammetterlo. D’altronde, vista l’offerta culturale di questa città, non ci sorprende che qualche fariseo si indispettisca di fronte a D’Alessandro, non avendo altro argomento da opporre che il carattere sanguigno e non diplomatico dell’imprenditore campano. Personalmente preferisco le persone dirette, quelle che danno fastidio, detesto invece questa falsa diplomazia pretesca, cattocomunista, che persegue la mediocrità, si circonda di mediocrità, produce mediocrità. Peggio ancora, chi dice di essere di sinistra e contrasta la logica di D’Alessandro dimostri lui stesso di essere rivoluzionario e di opporsi fattivamente. Troppo facile prendersela con un imprenditore più grosso, magari per invidia, per poi star coi frati e zappare l’orto. Chi vuol fare il comunista lo faccia, senza credere d’essere un sabotatore, una serpe in seno al sistema capitalista solo perché ne sfrutta le opportunità, ossia comportandosi da capitalista. Si decida e la smetta di agire ambiguamente, in una parola la pianti di fare il radical chic anni ’70, ovvero il comunista con il c..o degli altri.

Il Lucca Summer Festival inizia, agli altri la presunzione e l’arroganza della mediocrità camuffata da virtù…

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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