Oscar Wilde – La Ballata del Carcere di Reading V

Wilde Ballata del Carcere di Reading

Oscar Wilde

La ballata del carcere di Reading

Traduzione in italiano

Dall’originale in inglese

The Ballad of Reading Gaol

Di Marco Vignolo Gargini

V

Io non so se le Leggi siano giuste

O se le Leggi siano sbagliate;

Tutto ciò che sappiamo noi che siamo in carcere

È che il muro è robusto;

E che ogni giorno è come un anno,

Un anno dai giorni lunghi.

 

Ma questo io conosco, che ogni Legge

Che gli uomini hanno fatto per l’Uomo,

Da quando il primo Uomo tolse la vita a suo fratello,

E il mondo triste ebbe inizio,

Non fa che gettare il grano e salvare la pula

Con un setaccio più malvagio.

 

Questo ancora io so – e sarebbe saggio

Se ognuno potesse sapere la stessa cosa –:

Che ogni prigione che gli uomini edificano

È costruita con mattoni di vergogna,

E serrata da sbarre per timore che Cristo possa vedere

Come gli uomini mutilano i loro fratelli.

 

Con sbarre ottenebrano la graziosa luna

E accecano il benevolo sole;

E fanno bene a nascondere il loro Inferno,

Poiché in esso si commettono delle cose

Che Figlio di Dio o figlio di Uomo

Non dovrebbero vedere mai!

 

* * *

Le azioni più vili come erbe velenose

Fioriscono bene nell’aria della prigione;

E soltanto ciò che è buono nell’Uomo

Che si sciupa e si dissecca laggiù:

La pallida Angoscia osserva il pesante cancello,

E il secondino è Disperazione.

 

Poiché essi affamano il piccolo bimbo spaventato

Fino a farlo piangere notte e giorno:

E fustigano il debole, e frustano il demente,

E sbeffeggiano il vecchio canuto,

E alcuni impazziscono, e tutti diventano cattivi,

E nessuno può dire una parola.

 

Ogni angusta cella in cui dimoriamo

È una lurida e buia latrina,

E l’alito fetido della Morte vivente

Soffoca ogni schermo di sbarre,

E tutto meno la Lussuria diventa polvere

Nell’ingranaggio dell’Umanità.

 

L’acqua salmastra che lì beviamo

Cola con una bava nauseante,

E il pane amaro che pesano con la bilancia

È pieno di gesso e di calce,

E il Sonno non si corica, ma vaga

Con occhi allucinati, e grida contro il Tempo.

 

* * *

Ma per quanto l’esangue Fame e la verde Sete

Lottino come aspide con vipera,

Ci curiamo poco del vitto della prigione,

Perché quello che raggela e uccide del tutto

È che ogni pietra sollevata di giorno

Di notte diventa il tuo cuore.

 

Con la mezzanotte sempre nel cuore

E il crepuscolo nella nostra cella

Giriamo la manovella, o sfrangiamo la fune,

Ciascuno nel suo Inferno separato,

E il silenzio è assai più orrendo

Del suono di una campana di bronzo.

 

E mai una voce umana si avvicina

A pronunciare una parola gentile:

E l’occhio che guarda dalla porta

È un occhio duro e spietato:

E da tutti dimenticati, continuiamo a imputridire,

Con anima e corpo corrotti.

 

E così arrugginiamo la catena di ferro della Vita

Degradati e soli:

E c’è chi maledice, e c’è chi piange,

E c’è chi non emette un solo lamento;

Ma le Leggi eterne di Dio sono clementi

E spezzano il cuore di pietra.

 

* * *

E ogni cuore umano che si spezza

In cella o nel cortile del carcere,

È come il vaso spezzato che rese

Il suo tesoro al Signore,

E colmò la casa del sudicio lebbroso

Del profumo del più prezioso nardo.

 

Ah! Felici coloro il cui cuore può spezzarsi

E conquistare la pace del perdono!

Come può altrimenti l’uomo seguire il retto cammino

E mondarsi l’animo del Peccato?

Come se non da un cuore spezzato,

Può entrare Cristo Signore?

 

E lui col collo gonfio e paonazzo

E gli occhi rigidi e fissi,

Aspetta le sante mani che portarono

Il Ladro in Paradiso;

E un cuore spezzato e contrito

Il Signore non lo disprezzerà.

 

L’uomo in rosso che distribuisce la legge

Gli diede tre settimane di vita,

Tre piccole settimane in cui risanare

L’anima dal conflitto dell’anima sua,

E lavare ogni macchia di sangue

Dalla mano che strinse il coltello.

 

E con lacrime di sangue egli lavò la mano,

La mano che strinse l’acciaio:

Poiché solo il sangue può cancellare il sangue,

E solo le lacrime possono sanare:

E la macchia scarlatta che fu di Caino

Divenne il niveo sigillo di Cristo.

 

VI

Nel carcere di Reading presso la città di Reading

C’è un pozzo di vergogna,

E in esso giace un infelice

Divorato da denti di fiamma,

In un sudario ardente egli giace,

E la sua tomba non ha nome.

 

E là, finché Cristo non chiamerà i morti,

Lasciatelo giacere in silenzio:

Non c’è bisogno di sprecare lacrime sciocche,

Né di esalare il sospiro di un vento:

L’uomo aveva ucciso la cosa che amava,

E pertanto doveva morire.

 

Eppure ogni uomo uccide la cosa che ama,

Che questo sia udito da tutti:

C’è chi lo fa con uno sguardo amaro,

Chi con parole d’adulazione,

Il codardo lo fa con un bacio,

L’uomo valoroso con la spada!

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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