Lucida Mansi

LucidaMa

Ancora oggi la vedo, lei, la donna che tanto mi turbò.

Da bambino trascorrevo qualche pomeriggio della bella stagione all’interno dell’Orto Botanico della mia città natale, Lucca. Che cos’erano la merenda e i giochi in questo luogo incantevole ai piedi della cerchia muraria rinascimentale, rinomata nel mondo per la passeggiata che sopra la adorna, con baluardi, viali alberati, e prati sempreverdi! Mia madre mi portava a visitare la natura rigogliosa dell’Orto Botanico, scientificamente catalogata e ordinata. Sì, mi piaceva, ed era divertente scoprire la collezione delle piante rare, i variegati fiori delle serre, stupirsi dinnanzi all’immenso cedro del Libano che domina alto e superbo su tutto il giardino. Però mancava qualcosa in questa festa floreale ben organizzata: un po’ di imprevedibilità e di mistero dietro la perfezione disposta dall’uomo. Per questo mi attirava e contemplavo il laghetto dell’Orto Botanico, strano, quasi dissonante con la sua acqua verdastra, le ninfee, i pesci lenti nei loro movimenti o fermi sul fondo…

Una sera mio padre, in uno dei suoi racconti, mi rivelò da dove provenisse il fascino di quel laghetto, ovvero la leggenda che lo ammantava da oltre tre secoli. Una donna era la protagonista di questa leggenda: Lucida Mansi.

“Nel 1606 nacque a Lucca, da una delle più nobili, ricche e potenti famiglie della città, la più bella creatura mai apparsa sulla terra, al cui confrontò Elena di Troia sarebbe impallidita. Lucida Mansi si chiamava. Già da ragazzina seppe sfruttare questa dote straordinaria, e nelle sue meravigliose ville fuori della città ella si dedicò completamente a una vita di piaceri, tra il lusso sfrenato e le feste sfarzose, dove gli invitati toccavano il paradiso, inebriati da musiche, balli, cibi sopraffini… e dalla visione di lei, Lucida.

La giovane donna, così corteggiata, così desiderata, cadde vittima dell’attrazione invincibile per la propria immagine. Divenne crudelissima nei confronti dei suoi numerosi spasimanti, con i quali, si narra, passava notti memorabili a consumare le gioie dell’alcova per poi… ucciderli, facendoli sprofondare in un pozzo nascosto da una botola, che lei stessa aveva fatto costruire appositamente. Quando si sentiva ormai appagata, Lucida azionava la trappola con una leva e il povero amante sprofondava giù venendo dilaniato dalle lame affilatissime disseminate nel pozzo. Non passò certo inosservato il fatto che nessuno di questi amanti fosse più tornato a Lucca, vivo, ma, che dire, la bellezza assoluta della giovane donna non fu mai considerata la causa di queste inquietanti sparizioni.

Lucida riempì la sua camera da letto di specchi, in tutti i lati della stanza, anche sul soffitto, per potersi ammirare continuamente e coltivare il folle amore della sua immagine.

Ma avvenne qualcosa che decise la sorte della Venere lucchese. Una mattina, appena desta, davanti allo specchio come al solito, mentre fissava rapita se stessa, Lucida scorse sul suo viso una lieve, insignificante ruga… Niente che potesse mettere in crisi la sua avvenenza, ma la sua vanità sì… Pianse e gridò, si disperò, avvertì il tempo che stava scorrendo e le rubava la sua beltà. Invocava aiuto con le braccia rivolte al cielo, quel cielo che mai era stato oggetto del suo interesse. Fu allora che un giovane uomo dal meraviglioso aspetto, l’unico che avrebbe potuto essere corrisposto senza finire ucciso, apparve all’improvviso a Lucida e con parole dolci, suadenti, la consolò. Ma sotto le sembianze di questa magnifica creatura si nascondeva il diavolo.

«Tu desideri non invecchiare, ed è giusto. Hai commesso un errore a chiedere soccorso a chi non vuol venire a salvare te dalla decadenza del tuo corpo. Però io ho sentito i tuoi pianti, le tue preghiere, e sono giunto, perché solo io so darti ciò che pretendi. E te lo darò… a patto che tu mi venda la tua anima per trent’anni di bellezza e gioventù inalterate.»

Lucida acconsentì, firmò con il sangue lo scellerato accordo, e visse la sua trentennale favolosa freschezza continuando a stupire tutti, a folleggiare, a infliggere tormenti, a eliminare gli inesauribili amanti che cadevano ai suoi piedi.

Un pomeriggio d’estate, trent’anni dopo, la Torre delle Ore di Lucca suonò un rintocco mai udito prima: era il segnale della scadenza del patto. Il diavolo si ripresentò per reclamare l’anima di Lucida Mansi. Qualcuno afferma che la donna fu fatta sparire nel nulla, lasciando come unica traccia una voragine nella sua stanza. Ma l’altra leggenda narra che il diavolo prese per i capelli Lucida, la trascinò su di una carrozza infuocata, le fece percorrere un intero giro di mura, tutt’attorno a Lucca, volendo costringere i lucchesi ad ascoltare le urla strazianti della sua vittima, e, alla fine della orribile corsa, inabissò lei e il cocchio fiammeggiante nel laghetto dell’Orto Botanico. Da quel giorno, nelle notti in cui la luna si nasconde, si può vedere ancora la scia luminosissima della carrozza infuocata del diavolo che compie il suo atroce tragitto verso l’inferno. E se tu guardi con attenzione il fondo delle acque del laghetto dell’Orto Botanico… ecco che ti appare il volto di Lucida addormentato nel fango.”

Fu la suggestione del racconto, o cos’altro? Io alla prima occasione mi misi a scrutare febbrilmente le acque indicatemi da mio padre … e la vidi, lei, Lucida Mansi, assopita nel suo sonno eterno.

Che buffo! L’Orto Botanico venne istituito a Lucca nel 1820 da Maria Luisa di Borbone… Documenti storici testimoniano che Lucida Mansi morì il 12 febbraio 1649 durante la peste che falcidiò la mia città… Dicono che i parenti della bellissima donna distrussero i suoi ritratti e il suo certificato di nascita…

Il laghetto della leggenda a Lucca c’era già 171 anni prima dell’istituzione dell’Orto Botanico? Forse. Ma che m’importa? Non sono più un bambino, però quando osservo con la stessa attenzione, con la stessa trepidazione, quelle acque verdastre…

Ancora oggi la vedo, lei, la donna che tanto mi turbò.

© Marco Vignolo Gargini

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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