La retorica teatrale o dell’attore perorante.

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Partendo dalle prime esperienze di sistemazione dell’arte del parlare (retor techne) dei filosofi greci, si può giungere a ripercorrere una storia e ad individuare le linee generali che portano l’artista attore ad utilizzare la parola per ottenere il suo scopo: convincere il pubblico che, nonostante la finzione, lui stia tentando di dar vita o di resuscitare un testo letterario scritto per essere divulgato oralmente.

L’arte retorica, nata in ambito politico, ma fondata dalla filosofia, ha sempre teso a studiare le parti del discorso dividendole a seconda degli effetti che l’oratore aveva in mente di ottenere. I piani d’emissione della parola sono strettamente legati ai piani d’ascolto. È dai primi procedimenti giudiziari sui diritti di proprietà (V sec. A.C.) che l’uso della voce (phoné) diventa funzionale alla capacità di persuadere un pubblico di varia natura circa la validità o meno di ciò che si sta affermando.

Empedocle, Gorgia e i sofisti, per giungere ad Aristotele, nell’antica Grecia, Cicerone, Quintiliano, nella Roma repubblicana e poi imperiale, sono gli esponenti di spicco di quest’arte all’interno della classicità. Nell’età medioevale la retorica si lega indissolubilmente alla predicazione evangelica e l’uso religioso relega, sotto certi aspetti, la precedente disciplina ad un ruolo subordinato rispetto alle altre due scienze della parola, grammatica e dialettica, che, insieme alla retorica, fanno parte del trivium. Da qui fino al romanticismo si assiste ad una perdita d’importanza graduale ma inesorabile che condurrà l’ars retorica ad una vera e propria svalutazione.

Il Novecento, con la stilistica e la teoria del testo, recupera diversi aspetti dell’antica arte fino a Perelman (Trattato dell’argomentazione, 1958).

Venendo al teatro, che è il vero fine su cui poggia questo nostro discorso, la retorica accompagna e forma tutto ciò che concerne l’attività attoriale. Senza una studio delle parti del discorso, degli effetti di varia natura legati alla parola o alla figura della frase, l’attore non dispone di una base per poter essere latore dell’emozione, veicolo dei sentimenti, strumento di passione. Secondo Carmelo Bene il termine “attore” non deriva dal significato di “agire”del verbo latino agere, bensì dall’altro insito nello stesso verbo: “porgere”, “rappresentare”, “perorare”. Ed è qui che torniamo alle origini dell’ars rethorica e ritroviamo nell’attore colui che “difende”, “invoca”, “perora” una causa, non più giudiziaria ma fonetica, nel recupero degli aspetti psicologici oltreché semantici inerenti il testo scritto, spacciato su carta e ridestato alla vita.

Il resto è silenzio…

© Marco Vignolo Gargini

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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