Oscar Wilde – L’anima dell’Uomo sotto il Socialismo XVI

L'Anima dell'Uomo sotto il socialismo

OSCAR WILDE

L’ANIMA DELL’UOMO SOTTO IL SOCIALISMO

Titolo originale: The Soul of Man under Socialism

Traduzione dall’originale in inglese di Marco Vignolo Gargini

La simpatia per il dolore ci sarà sempre, naturalmente. È uno dei primi istinti dell’uomo. Gli animali che hanno individualità, gli animali più elevati, la condividono con noi. Ma occorre ricordare che mentre la simpatia per la gioia intensifica la gioia complessiva del mondo, la simpatia per il dolore non ne diminuisce la quantità. Può rendere l’uomo più capace di sopportare il male, ma il male rimane. La simpatia per la tubercolosi non cura la tubercolosi; questo è ciò che fa la scienza. E quando il socialismo avrà risolto il problema della povertà e la scienza avrà risolto il problema della malattia, l’area di intervento dei sentimentalisti si rimpicciolirà e la simpatia dell’uomo sarà grande, sana e spontanea. L’uomo avrà la gioia di contemplare le vite gioiose degli altri.

Perché è attraverso la gioia che si svilupperà l’individualismo del futuro. Cristo non ha tentato di ricostruire la società e, di conseguenza, l’individualismo che egli predicava all’uomo potrebbe essere realizzato soltanto nel dolore o in solitudine. Gli ideali che dobbiamo a Cristo sono gli ideali dell’uomo che abbandona completamente la società o dell’uomo che le oppone una resistenza assoluta. Ma l’uomo è sociale per natura. Persino la Tebaide fu popolata, alla fine. E per quanto il cenobita realizzi la sua personalità, è spesso una personalità impoverita che così realizza. D’altronde, la terribile verità che il dolore sia un modo con il quale l’uomo può prendere coscienza di sé esercita un fascino meraviglioso sul mondo. Scialbi oratori e mediocri pensatori dai pulpiti e sui palchi parlano spesso dell’adorazione del mondo per il piacere, e piagnucolano contro di lei. Ma raramente accade nella storia del mondo che il suo ideale sia stato di gioia e di bellezza. L’adorazione del dolore ha assai più spesso dominato il mondo. Il medievalismo, con i suoi santi e i suoi martiri, col suo culto per l’automortificazione, con la sua passione selvaggia per l’infliggersi ferite, il suo sfregiare coi coltelli e fustigare con le fruste: il medievalismo è il vero Cristianesimo e il Cristo medioevale il vero Cristo. Quando il Rinascimento albeggiò sul mondo portando con sé i nuovi ideali della bellezza della vita e della gioia di vivere, gli uomini non riuscirono più a capire Cristo. Persino l’arte ce lo dimostra. I pittori rinascimentali disegnavano Gesù come un bambino piccolo che giocava con un altro in un palazzo o in un giardino o tra le braccia della mamma, mentre sorride a lei o a un fiore o a un uccellino dai colori brillanti; oppure come figura nobile e prestante che si muove nobilmente per il mondo; oppure come figura meravigliosa che risorge in una sorta di estasi dalla morte alla vita. Anche quando lo disegnavano crocifisso lo disegnavano come un Dio buono al quale degli uomini cattivi avevano inflitto una sofferenza. Ma non se ne angustiavano più di tanto. Quel che li deliziava era dipingere gli uomini e le donne che ammiravano e mostrare la bellezza di questa terra meravigliosa. Essi dipinsero molti quadri religiosi: infatti, ne hanno dipinto troppi, e la monotonia del tipo e del motivo è pesante, e negativa per l’arte. Fu il risultato dell’autorità del pubblico in materia di arte, e va deplorata. Ma la loro anima non era nel soggetto. Raffaello fu un grande artista quando dipinse il ritratto del papa. Quando dipinse le sue Madonne e i suoi Cristi non fu affatto un grande artista. Cristo non aveva messaggi per il Rinascimento, che fu meraviglioso perché portava un ideale diverso dal suo, e per trovare una presentazione del vero Cristo occorre andare all’arte medioevale. Nell’arte medioevale Cristo è un essere malmenato e deturpato; non è avvenente da guardare, perché la bellezza è una gioia; non un essere con delle belle vesti, perché anche questo può essere una gioia: è un mendicante che ha un’anima meravigliosa; è un lebbroso la cui anima è divina; non ha bisogno né di beni materiali né di salute; è un Dio che realizza la sua perfezione attraverso il dolore.

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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