Oscar Wilde – L’anima dell’Uomo sotto il Socialismo XIII

L'Anima dell'Uomo sotto il socialismo

È quindi evidente che, in queste cose, ogni autorità è negativa. La gente talvolta chiede quale forma di governo sia più adatta per la vita di un artista. A questa domanda c’è solo una risposta. La forma di governo che è più adatta a un artista è nessuna forma di governo. L’autorità su di lui e sulla sua arte è ridicola. È stato affermato che sotto il dispotismo gli artisti hanno prodotto opere belle. Non è proprio così. Gli artisti hanno visitato i despoti, non come soggetti da essere tiranneggiati, ma come errabondi creatori di meraviglie, come vaganti personalità che affascinano, per essere intrattenuti, deliziati e tollerati standosene in pace e in condizione di creare. C’è questo da dire in favore del despota, che egli, essendo un individuo, può possedere una cultura, mentre la massa, che è un mostro, non ne ha. Uno che sia un Imperatore o un Re può piegarsi per raccogliere un pennello a un pittore, ma quando la democrazia si piega è soltanto per gettare fango. E inoltre la democrazia non deve piegarsi così tanto quanto l’imperatore. Infatti, quando vuole lanciare fango non deve assolutamente piegarsi. Ma non c’è necessità di separare il monarca dalla plebe; qualsiasi autorità è egualmente cattiva. Ci sono tre specie di despoti. C’è il despota che tiranneggia il corpo. C’è il despota che tiranneggia l’anima. C’è il despota che tiranneggia sia l’anima che il corpo. Il primo si chiama il Principe. Il secondo si chiama il Papa. Il terzo si chiama il Popolo. Il principe può essere colto. Molti lo sono stati. Tuttavia il principe è pericoloso. Si pensi a Dante, con l’amara festa di Verona; al Tasso a Ferrara nella sua cella da folle. Per l’artista è meglio non vivere con i principi. Il papa può essere colto. Molti papi lo sono stati; i cattivi papi lo sono stati. I cattivi papi hanno amato la bellezza quasi con la stessa passione con cui i buoni papi hanno odiato il pensiero. Alla malvagità del papato l’umanità deve molto. La bontà del papato ha un terribile debito con l’umanità. Eppure, per quanto il Vaticano abbia mantenuto la retorica dei suoi tuoni e perduto la verga dei suoi fulmini, è meglio per l’artista non vivere con i papi. Ci fu un papa che di Cellini disse, durante un conclave di cardinali, che le leggi e l’autorità comuni non erano fatte per uomini come lui; ma ci fu un papa che gettò Cellini in carcere e ve lo tenne finché non si ammalò d’ira, e si creò visioni irreali, vide il sole dorato entrare nella sua cella e se ne innamorò talmente che cercò di evadere, balzò di torre in torre e all’alba cadendo nell’aria che gli dava le vertigini, si infortunò, e fu ricoperto di foglie di vite da un vignaiolo che lo portò su un carro da uno che, amando le cose belle, ebbe cura di lui. I papi sono pericolosi. E per quanto riguarda il Popolo, che dire di esso e della sua autorità? Forse se ne è parlato abbastanza. La sua autorità è una cosa cieca, sorda, orribile, grottesca, tragica, divertente, seria e oscena. È impossibile per l’artista vivere con il popolo. Tutti i despoti corrompono. Il Popolo corrompe e abbrutisce. Chi gli ha detto di esercitare l’autorità? Il Popolo è stato creato per vivere, ascoltare e amare. Qualcuno gli ha fatto un grande torto. Si è rovinato con le sue stesse mani imitando i suoi superiori. Ha preso lo scettro del Principe. Come può usarlo? Ha preso il triregno del Papa. Come può sopportare il suo peso? Il Popolo è come un pagliaccio dal cuore infranto. È come un sacerdote la cui anima non è ancora nata. Tutti quelli che amano la Bellezza devono compatirlo. Sebbene esso stesso non ami la Bellezza, tuttavia deve compatire se stesso. Chi gli ha insegnato il trucco della tirannide? Si potrebbero sottolineare molte altre cose. Si potrebbe sottolineare come il Rinascimento sia stato grande perché non cercò di risolvere problemi sociali e non si occupò di queste cose, ma permise all’individuo di svilupparsi in bellezza, liberamente e naturalmente, ed ebbe così artisti grandi e individuali e uomini grandi e individuali.

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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