Oscar Wilde – L’anima dell’Uomo sotto il Socialismo XI

L'Anima dell'Uomo sotto il socialismo

OSCAR WILDE

L’ANIMA DELL’UOMO SOTTO IL SOCIALISMO

Titolo originale: The Soul of Man under Socialism

Traduzione dall’originale in inglese di Marco Vignolo Gargini

Comunque, lasciamo perdere quello che è davvero un aspetto molto sordido della faccenda e torniamo al problema del controllo popolare in materia di arte, e con ciò mi riferisco all’opinione pubblica che detta all’artista quale forma debba usare, il modo di usarla e il materiale con cui lavorare. Ho puntualizzato che le arti che meglio si sono sottratte a questo controllo in Inghilterra sono quelle in cui il pubblico non ha mostrato interesse. Tuttavia è interessato al teatro e, dal momento che un certo progresso c’è stato a teatro negli ultimi dieci o quindici anni, è importante sottolineare come questo progresso sia interamente dovuto a pochi singoli artisti, i quali si sono rifiutati di accettare la popolare mancanza di gusto e di considerare l’arte semplicemente una questione di domanda e di offerta. Con la sua meravigliosa e vivida personalità, con uno stile che contiene davvero un reale elemento cromatico, con il suo straordinario potere, non solo sul mero piano imitativo, ma sulla creazione immaginativa e intellettuale, Mr. Irving, se avesse avuto come solo scopo quello di dare al pubblico ciò che questo desiderava, avrebbe potuto realizzare le più banali commedie nella maniera più banale, e riscuotere tanto successo e tanto denaro quanto un uomo possa desiderarne. Ma il suo scopo non era questo. Il suo scopo era quello di realizzare la propria perfezione come artista, in certe condizioni e con certe forme di arte. All’inizio lui si rivolse ai pochi: adesso ha educato i molti. Ha creato nel pubblico sia gusto che temperamento. Il pubblico apprezza immensamente il suo successo artistico. Spesso io mi chiedo, comunque, se il pubblico capisca che quel successo è interamente dovuto al fatto che egli non ha accettato gli standard del pubblico, ma ha realizzato i propri. Con gli standard del pubblico il teatro Lyceum sarebbe stata una cabina di seconda classe, come lo sono attualmente alcuni dei teatri popolari di Londra. Che lo capisca o no, rimane comunque il fatto che nel pubblico sono stati creati, in una certa misura, gusto e temperamento, e che il pubblico è capace di sviluppare queste qualità. Il problema allora è: perché il pubblico non diventa più civilizzato? Ne ha la capacità. Cosa lo ferma?

La cosa che lo ferma, occorre ripeterlo, è il desiderio di esercitare la propria autorità sugli artisti e sulle opere d’arte. In certi teatri, come il Lyceum e lo Haymarket, il pubblico sembra andare con lo stato d’animo adatto. In entrambi i teatri ci sono stati singoli artisti che sono riusciti a creare nel pubblico – e ogni teatro di Londra ha il proprio pubblico – il temperamento al quale l’arte fa appello. E qual è questo temperamento? È il temperamento ricettivo. Questo è tutto.

Se un uomo si avvicina ad un’opera d’arte con qualche desiderio di esercitare su di essa e sull’artista un’autorità, egli si avvicina con un tale spirito che non può ricevere alcuna impressione artistica in qualche modo. L’opera d’arte deve dominare lo spettatore: lo spettatore non deve dominare l’opera d’arte. Lo spettatore deve essere ricettivo. Egli deve essere il violino sul quale il maestro suona. E quanto più completamente egli è in grado di sopprimere le proprie sciocche opinioni, i propri stupidi pregiudizi, le proprie assurde idee su ciò che l’arte dovrebbe o non dovrebbe essere, tanto più è probabile che comprenda e apprezzi l’opera d’arte in questione. Questo è, ovviamente, del tutto evidente nel caso del volgare pubblico teatrale degli uomini e delle donne inglesi. Ma è altrettanto vero per coloro che sono dette persone istruite. Perché le idee che una persona istruita ha dell’arte derivano naturalmente da quello che l’arte è stata, mentre la nuova opera d’arte è bella perché è quello che l’arte non è mai stata; e misurarla secondo gli standard del passato significa misurarla con lo standard del rifiuto di ciò da cui la vera perfezione dipende. Un temperamento capace di ricevere, tramite un mezzo immaginativo e in condizioni immaginative, impressioni nuove e belle, è il solo temperamento che può apprezzare un’opera d’arte. E questo, se è vero nel caso dell’apprezzamento della scultura e della pittura, è ancora più vero nel caso dell’apprezzamento delle opere teatrali. Perché un dipinto e una statua non sono in guerra con il tempo. Non tengono conto della sua scansione. La loro unità può essere percepita in un solo momento. Nel caso della letteratura è diverso. Deve passare del tempo prima che sia realizzata l’unità dell’effetto. E così, nell’arte drammatica, può accadere qualcosa nel primo atto della commedia il cui vero valore artistico può non essere evidente per lo spettatore finché non si raggiunge il terzo o il quarto atto. Lo sciocco deve adirarsi e gridare e disturbare la rappresentazione e dare fastidio agli artisti? No. L’uomo onesto deve stare seduto tranquillo e conoscere le deliziose emozioni della meraviglia, della curiosità e dell’incertezza. Non deve andare a teatro per dare sfogo alla propria volgarità. Deve andare a teatro per realizzare un temperamento artistico. Deve andare a teatro per guadagnare un temperamento artistico. Egli non è l’arbitro dell’opera d’arte. È uno che è ammesso a contemplare l’opera d’arte e, se l’opera è bella, a dimenticare nella sua contemplazione tutto l’egotismo che lo guasta – l’egotismo della sua ignoranza, l’egotismo della sua informazione. Questo punto sull’arte drammatica è a malapena, credo, sufficientemente riconosciuto.

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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