Oscar Wilde – L’anima dell’Uomo sotto il Socialismo X

L'Anima dell'Uomo sotto il socialismo

OSCAR WILDE

L’ANIMA DELL’UOMO SOTTO IL SOCIALISMO

Titolo originale: The Soul of Man under Socialism

Traduzione dall’originale in inglese di Marco Vignolo Gargini

Invero, c’è molto più da dire in favore della forza fisica del pubblico che in favore dell’opinione pubblica. La prima può essere buona. La seconda deve essere stupida. Si dice spesso che la forza non è un argomento. Il che, tuttavia, dipende interamente da ciò che si vuole provare. Molti dei problemi più importanti degli ultimi pochi secoli, come la prosecuzione del governo personale in Inghilterra o del feudalesimo in Francia, sono stati risolti soltanto con l’impiego della forza fisica. La violenza stessa della rivoluzione può rendere il pubblico grandioso e splendido per un momento. Fu un giorno fatale, quello in cui il pubblico scoprì che la penna è più potente delle pietre e che può essere offensiva come i mattoni. Subito si è messo in cerca del giornalista, lo ha trovato, sviluppato e trasformato nel suo industrioso e ben pagato servitore. C’è davvero da dolersene, per il bene di entrambi. Dietro le barricate può esserci molto di nobile ed eroico. Ma cosa c’è dietro l’articolo di fondo se non pregiudizi, stupidità, pregiudizi, ipocrisia e chiacchiere? E quando questi quattro elementi si uniscono danno luogo a una forza tremenda e costituiscono la nuova autorità.

Nei vecchi tempi gli uomini avevano la greppia. Oggi hanno la stampa. È certamente un miglioramento. Ma è tuttora una cosa molto cattiva e sbagliata e demoralizzante. Qualcuno – era Burke? – definì il giornalismo il quarto stato. All’epoca era vero, non c’è dubbio. Ma ai giorni nostri è davvero il solo stato. Ha divorato gli altri tre. I Lords temporali non dicono niente, i Lords spirituali non hanno niente da dire, e la Camera dei Comuni non ha niente da dire e lo dice. Siamo dominati dal giornalismo. In America il presidente regna per quattro anni e il giornalismo governa sempre e per sempre. Fortunatamente in America il giornalismo ha spinto la sua autorità agli estremi più volgari e brutali. Come conseguenza naturale ha cominciato a provocare uno spirito di rivolta. La gente ne è divertita o disgustata, a seconda del temperamento. Ma il giornalismo non è più quella vera forza che era. Non è preso sul serio. In Inghilterra il giornalismo, non avendo raggiunto, tranne pochi esempi ben noti, simili eccessi di brutalità, è tuttora un fattore rilevante, un potere davvero considerevole. La tirannia che esso propone di esercitare sulla vita privata della gente mi sembra davvero straordinaria. Il fatto è che il pubblico ha una curiosità insaziabile di conoscere tutto, tranne ciò che vale la pena di conoscere. Il giornalismo, conscio di questo e avendo un attitudine commerciale, soddisfa queste esigenze. Nei secoli precedenti al nostro il pubblico inchiodava le orecchie i giornalisti alla gogna. Era una cosa veramente odiosa. In questo secolo i giornalisti hanno inchiodato le proprie orecchie al buco della serratura. Questo è molto peggio. E quel che aggrava il danno è il fatto che i giornalisti che sono più da biasimare non sono quelli divertenti che scrivono per i cosiddetti giornali mondani. Il danno è arrecato dai giornalisti seri, riflessivi e zelanti, i quali solennemente, come fanno adesso, trascinano davanti agli occhi del pubblico qualche incidente occorso nella vita privata di uno statista, di un uomo leader di un pensiero politico che ha creato una forza politica, e invitano il pubblico a discutere l’incidente in questione, a esercitare la sua autorità in proposito, a esprimere il suo punto di vista e non solo a dare il proprio parere, ma anche a trasformarlo in azione, a imporre all’uomo anche in merito a ogni altro punto, a imporli al suo partito, a imporli al paese; di fatto, invitano il pubblico a rendersi ridicolo, offensivo e nocivo. La vita privata di uomini e donne non dovrebbe essere raccontata al pubblico. Il pubblico non ha proprio niente a che fare con loro. In Francia gestiscono meglio queste cose. È proibito pubblicare i particolari dei processi che si svolgono nei tribunali dei divorzi per il piacere o le critiche del pubblico. Tutto ciò che al pubblico è consentito sapere è che il divorzio è stato accordato, su richiesta dell’una o dell’altra o di entrambe le parti in causa. In Francia, infatti, pongono dei limiti al giornalista, mentre accordano all’artista una libertà quasi perfetta. Noi qui consentiamo al giornalista una libertà assoluta e limitiamo completamente l’artista. L’opinione pubblica inglese, va detto, cerca di costringere e impedire e sviare chi fa cose di bell’effetto, e obbliga il giornalista ad annotare minuziosamente cose che sono brutte o disgustose o ributtanti, tanto che abbiamo i giornalisti più seri e i giornali più indecenti del mondo. Non è un’esagerazione parlare di coercizione. Forse sono solo alcuni i giornalisti che provano davvero piacere nel pubblicare cose orribili e che, essendo poveri, vanno in cerca di scandali come base permanente per assicurarsi un reddito. Ma ci sono anche altri giornalisti, ne sono certo, uomini di cultura ed educazione, cui davvero non piace pubblicare queste cose, che sanno che è sbagliato fare così, e lo fanno soltanto perché le condizioni malsane in cui svolgono la loro professione li obbligano a offrire al pubblico ciò che il pubblico vuole e a competere con gli altri giornalisti nel rendere tale offerta la più completa e soddisfacente possibile per il volgare appetito popolare. È una posizione molto degradante per qualsiasi persona colta, e non dubito che la maggior parte di loro lo senta acutamente.

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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