Oscar Wilde – L’anima dell’Uomo sotto il Socialismo V

L'Anima dell'Uomo sotto il socialismo

OSCAR WILDE

L’ANIMA DELL’UOMO SOTTO IL SOCIALISMO

Titolo originale: The Soul of Man under Socialism

Traduzione dall’originale in inglese di Marco Vignolo Gargini

Va notato che Gesù non dice mai che i meno abbienti siano necessariamente buoni o che i più abbienti siano necessariamente cattivi. Non sarebbe stato vero. I ricchi sono, come classe, migliori di chi è caduto in povertà, sono più morali, più intellettuali, più beneducati. C’è una sola classe nella comunità che pensa al denaro più dei ricchi, ed è quella dei poveri. I poveri non sanno pensare ad altro. Ecco la miseria dell’essere poveri. Quel che Gesù dice davvero è che l’uomo raggiunge la sua perfezione non attraverso ciò che ha, nemmeno tramite ciò che fa, ma interamente attraverso ciò che è. E così il giovane ricco che va da Gesù è rappresentato del tutto come un ottimo cittadino, che non ha infranto né le leggi del suo Stato né i comandamenti della sua religione. È piuttosto rispettabile, nel senso ordinario che si attribuisce a questa parola straordinaria. Gesù gli dice: «Dovresti rinunziare alla proprietà privata. La proprietà provata ti impedisce di raggiungere la perfezione. È un ostacolo, un peso. La tua personalità non ne ha bisogno. È dentro di te e non fuori di te che troverai ciò che sei davvero e ciò che vuoi davvero». Egli dice la medesima cosa ai suoi stessi amici. Dice loro di essere se stessi e di non stare sempre a preoccuparsi per le altre cose. Che cosa importano le altre cose? L’uomo è completo di per sé. Quando andranno nel mondo, il mondo li contrasterà. È inevitabile. Il mondo odia l’individualismo. Ma questo non deve preoccuparli. Debbono essere calmi ed egocentrici. Se qualcuno toglie loro il mantello, che gli diano anche la veste, proprio per dimostrare che le cose materiali non hanno alcuna importanza. Se la gente li insulta, loro non devono rispondere. Che significa? Le cose che la gente dice di un uomo non lo alterano. Egli è ciò che è. L’opinione pubblica non ha il benché minimo valore. Persino se la gente usa loro violenza non dovranno essere a loro volta violenti: significherebbe scendere allo stesso basso livello. Dopo tutto un uomo può essere libero anche in prigione. La sua anima può essere libera. La sua personalità può essere imperturbabile. Egli può essere in pace. E, soprattutto, essi non dovranno interferire con gli altri o giudicarli in alcun modo. La personalità è una cosa molto misteriosa. Non sempre un uomo può essere giudicato per ciò che fa. Egli può rispettare la legge eppure non valere niente. Egli può infrangere la legge eppure essere buono. Può essere cattivo senza mai fare niente di cattivo. Può commettere un peccato contro la società eppure realizzare, con quel peccato, la sua vera perfezione.

Ci fu una donna colta in flagrante adulterio. Non ci riferiscono la storia del suo amore, ma quell’amore doveva essere grandissimo: Gesù disse infatti che i suoi peccati le erano perdonati non perché si era pentita, ma perché il suo amore era così intenso e meraviglioso. In seguito, poco tempo prima della sua morte, mentre Gesù si trovava a un banchetto, quella donna gli si avvicinò per versargli sui capelli profumi costosi. Gli amici di Gesù cercarono di interferire, di dire che si trattava di un atto stravagante e che il costo di quel profumo avrebbe potuto essere speso per soccorrere gente in difficoltà, o qualcosa del genere. Gesù non accettò questo punto di vista. Egli sottolineò che i bisogni materiali dell’uomo sono molto grandi e permanenti, ma che i bisogni spirituali dell’uomo sono ancora più grandi e che in un solo momento divino, scegliendo il proprio modo di esprimersi, una personalità può diventare perfetta. Ancora oggi il mondo adora quella donna come santa.

Sì, nell’individualismo ci sono elementi suggestivi. Il socialismo, per esempio, annienta la vita della famiglia. Con l’abolizione della proprietà privata il matrimonio nella sua forma presente dovrà scomparire. Questo è parte del programma. L’individualismo l’accetta e lo rende più raffinato: converte l’abolizione del vincolo legale in una forma di libertà che aiuterà il pieno sviluppo della personalità e renderà l’amore tra uomo e donna più meraviglioso, più bello e più nobilitante. Gesù lo sapeva. Egli respingeva le rivendicazioni della vita familiare, che pure ai suoi giorni e nella sua comunità esistevano in forma molto marcata. «Chi è mia madre? Chi sono i miei fratelli?», disse quando fu informato che essi desideravano parlargli. Quando uno dei suoi discepoli gli chiese di potersi allontanare per andare a seppellire suo padre la sua terribile risposta fu: «Lasciate che i morti seppelliscano i morti». Non avrebbe permesso che fosse mai imposta alcuna rivendicazione alla personalità.

E così sarebbe simile a Cristo colui che è perfettamente e assolutamente se stesso. Può trattarsi di un grande poeta o di un grande uomo di scienza; di un giovane studente universitario o di uno che sorveglia le pecore sulle rive di uno stagno; di uno che scrive drammi, come Shakespeare, o di uno che riflette su Dio, come Spinoza; di un bambino che gioca in un giardino o di un pescatore che getta la sua rete nel mare. Non importa ciò che è, purché realizzi la perfezione dell’anima che è dentro di lui. Ogni imitazione, nella vita e nella morale, è sbagliata. Per le strade di Gerusalemme, oggigiorno, si aggira un matto che porta sulle spalle una croce di legno. È un simbolo delle vite che sono guastate dall’imitazione. Padre Damiano fu simile a Cristo quando andò a vivere con i lebbrosi, perché in tale servizio egli realizzò appieno quanto c’era di meglio in lui. Ma non fu più simile a Cristo di Wagner che realizzava la sua anima nella musica, o di Shelley, quando realizzava la sua anima nella poesia. Non c’è un tipo unico per l’uomo. Ci sono tante perfezioni quanto sono imperfetti gli uomini. E mentre alle esigenze della carità si può cedere eppure rimanere liberi, nessun uomo può cedere alle esigenze del conformismo e rimanere libero.

L’individualismo, quindi, è ciò che cerchiamo di realizzare attraverso il socialismo. Come effetto naturale lo Stato deve rinunziare all’idea di governare. Deve rinunziarvi perché, come disse un uomo saggio molti secoli prima di Cristo, si dà il caso di lasciare l’umanità da sola, ma non lo si dà di governarla. Tutte le forme di governo sono dei fallimenti. Il dispotismo è ingiusto per tutti, incluso il despota, che probabilmente fu creato per fini migliori. Le oligarchie sono ingiuste per i più, e le oclocrazie sono ingiuste per i pochi. Un tempo le grandi speranze erano state nutrite dalla democrazia; ma la democrazia significa soltanto il randello del popolo su mandato del popolo per il popolo. Lo si è scoperto. Debbo dire che era anche l’ora, poiché l’autorità è sempre piuttosto degradante. Degrada coloro che la esercitano e degrada coloro sui quali è esercitata. Quando è usata in modo violento, rozzo e crudele, produce effetti positivi, creando o comunque provocando lo spirito di rivolta e l’individualismo che è destinato a ucciderla. Quando è usata con una certa gentilezza, e accompagnata da premi e riconoscimenti, è terribilmente demoralizzante. La gente, in tal caso, è meno cosciente dell’orrenda pressione cui è sottoposta, e vive la propria vita in una specie di comodità grossolana, come animali coccolati, senza mai accorgersi che probabilmente pensano i pensieri degli altri, vivono secondo gli standard altrui e vestono quelli che si potrebbero chiamare abiti di seconda mano, senza mai essere se stessi, neppure per un istante. «Chi vuole essere libero», sostiene un raffinato pensatore, «non si deve conformare». E l’autorità, corrompendo la gente al conformismo, produce tra di noi una gran quantità di barbarie ipernutrita.

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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2 risposte a Oscar Wilde – L’anima dell’Uomo sotto il Socialismo V

  1. LexMat ha detto:

    Ciao Marco,

    Ti ringrazio per avermi fatto scoprire questi scritti di Oscar.
    Li trovo davvero splendidi ed in anticipo sui tempi da venire (di allora come di oggi).
    Sapresti però spiegarmi, secondo il tuo punto di vista ed in maniera più approfondita, che cosa intendesse dire con questa parte:

    “Sì, nell’individualismo ci sono elementi suggestivi. Il socialismo, per esempio, annienta la vita della famiglia. Con l’abolizione della proprietà privata il matrimonio nella sua forma presente dovrà scomparire. Questo è parte del programma. L’individualismo l’accetta e lo rende più raffinato: converte l’abolizione del vincolo legale in una forma di libertà che aiuterà il pieno sviluppo della personalità e renderà l’amore tra uomo e donna più meraviglioso, più bello e più nobilitante. Gesù lo sapeva. Egli respingeva le rivendicazioni della vita familiare, che pure ai suoi giorni e nella sua comunità esistevano in forma molto marcata. «Chi è mia madre? Chi sono i miei fratelli?», disse quando fu informato che essi desideravano parlargli. Quando uno dei suoi discepoli gli chiese di potersi allontanare per andare a seppellire suo padre la sua terribile risposta fu: «Lasciate che i morti seppelliscano i morti». Non avrebbe permesso che fosse mai imposta alcuna rivendicazione alla personalità.”

    Ti ringrazio ancora.
    Saluti.

  2. Sono io a ringraziarti per l’attenzione.
    Non è facile condensare in poche frasi quello che è stato già oggetto di una parte cospicua del mio “Oscar Wilde – Il critico artista”, (pp. 136-189), uscito nel 2007 per i tipi della Prospettiva Editrice di Civitavecchia. Non so se ancora il mio saggio è reperibile, eventualmente guardo se fosse possibile trovare una copia. A me ne è rimasta soltanto una. In estrema sintesi: il “Socialismo” wildiano è, ovviamente, derivato da molte influenze, tra cui quella di George Bernard Shaw. Le malelingue, come l’amico, si fa per dire, Lord Alfred Douglas, sostenevano che Wilde avesse scritto il suo saggio prendendo in prestito molte suggestioni da Shaw, nella fattispecie dopo aver assistito a una sua conferenza nel 1891. In realtà, io sono convinto che la visione estetica, e quindi anche politica, di Wilde fosse in linea con l’anarchismo inglese di fine ‘800, sappiamo infatti dell’ammirazione di Wilde per il principe Kropotkin, esponente anarchico di spicco della Londra vittoriana, e, sicuramente, molti suggerimenti vennero anche da William Morris, per non parlare della visione evoluzionistica di Herbert Spencer, che Wilde cita in “The Decay of Lying”. C’è tutto un retroterra culturale britannico che va dall’anarchismo di William Godwin, padre di Mary Shelley, al socialismo di John Ruskin, tra i maestri di Wilde ad Oxford, che influenza la visione dell’artista irlandese. L’abolizione della proprietà privata e della forma borghese del matrimonio sono temi che ricorrono in tutti questi autori, da Godwin in poi, e Wilde li utilizza in modo anche un po’ troppo sbrigativo (questa è la critica che da sempre è stata mossa al suo “L’Anima dell’Uomo sotto il Socialismo”, che può sembrare infatti un pamphlet di sintesi di tutta una serie di istanze che circolavano in modo talvolta confuso in Inghilterra). Non ultima, l’influenza della madre di Wilde, Jane Francesca Elgee, soprannominata “Lady Speranza”, che sostenne l’indipendenza irlandese già nel 1848 e si formò attraverso idee socialiste rivoluzionarie. Sul tema dell’abolizione del matrimonio non dobbiamo dimenticare anche un altro riferimento wildiano, ossia il Platone della Repubblica, che Wilde conosceva molto bene.
    Rispondere alla tua domanda significa prendere in esame anche le opere teatrali di Wilde, le cosiddette “society dramas”, che nascono con l’intento di mettere in evidenza le contraddizioni della classe dirigente britannica, soprattutto sul tema dei sentimenti e dei rapporti di coppia. In queste opere si affronta l’ipocrisia dell’istituzione del matrimonio, il fatto cioè che un uomo e una donna si unissero per motivi sociali, di classe, e non per una reale attrazione fisica e intellettuale, ma la “leggerezza” e l’umorismo con cui Wilde parla di questi temi rischia di non metterci in condizione di coglierli appieno. Per questo occorre risalire ad altre opere, i dialoghi sull’arte, lo stesso saggio sul Socialismo.
    Forse non sono riuscito a soddisfare la tua curiosità, comunque ti ringrazio ancora di cuore per la tua attenzione.
    MVG

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