Oscar Wilde – L’anima dell’Uomo sotto il Socialismo I

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OSCAR WILDE

L’ANIMA DELL’UOMO SOTTO IL SOCIALISMO

Titolo originale: The Soul of Man under Socialism

Traduzione dall’originale in inglese di Marco Vignolo Gargini

   Il vantaggio principale che deriverebbe dalla istituzione del socialismo è, senza dubbio, il fatto che il socialismo ci allevierebbe da quella sordida necessità di vivere per gli altri che, allo stato attuale delle cose, opprime così tanto praticamente tutti. In realtà, quasi nessuno vi si sottrae. Ogni tanto, nel corso del secolo, un grande uomo di scienza, come Darwin, un grande poeta come Keats, un raffinato spirito critico come M. Renan e un artista supremo come Flaubert sono stati capaci di isolarsi, di tenersi fuori dalla portata delle fragorose pretese altrui, di rimanere “sotto il riparo della parete”, per dirla con Platone, e così realizzare la perfezione di ciò che era in lui, con suo incomparabile guadagno e con incomparabile e duraturo guadagno del mondo intero. Queste, tuttavia, sono eccezioni. La maggioranza della gente rovina la propria vita con un altruismo malsano ed esagerato: in realtà, è costretta a rovinarla. Si trovano circondati da una povertà ripugnante, da una bruttezza ripugnante, da una fame ripugnante. È inevitabile che se ne lascino fortemente commuovere. Le emozioni dell’uomo sono stimolate più rapidamente della sua intelligenza; e come ho messo in evidenza qualche tempo fa in un articolo sulla funzione della critica, è molto più facile avere simpatia per la sofferenza che per il pensiero. Di conseguenza essi si dedicano con ammirabili, seppur mal dirette, intenzioni al compito di porre rimedio ai mali che vedono. Ma i loro rimedi non curano il male: lo prolungano soltanto. Anzi, i loro rimedi sono parte del male.

   Tentano di risolvere il problema della povertà, per esempio, tenendo in vita il povero; oppure, nel caso di una scuola molto avanzata, divertendolo.

   Ma questa non è una soluzione: è un peggioramento delle difficoltà. Il giusto scopo è quello di provare a ricostruire la società in modo tale che la povertà risulti impossibile. E le virtù altruistiche hanno davvero impedito che si realizzasse questo scopo. Allo stesso modo i peggiori proprietari di schiavi erano quelli gentili con loro, impedendo così che l’orrore del sistema fosse percepito da chi lo subiva e compreso da chi lo osservava, e così in Inghilterra, allo stato attuale delle cose, coloro che fanno più danni sono proprio quelli che più cercano di fare del bene; e alla fine abbiamo avuto lo spettacolo di uomini che hanno davvero studiato il problema e conoscono la vita – persone colte che vivono nell’East End – che si fanno avanti implorando la società di trattenere i suoi impulsi altruistici di carità, benevolenza e simili. Lo fanno per il semplice motivo che questa carità degrada e demoralizza. Hanno perfettamente ragione: la carità crea una gran quantità di peccati.

   Occorre dire anche questo. È immorale usare la proprietà privata per alleviare gli orribili mali che risultano dalla sua istituzione. È sia immorale che ingiusto.

   Sotto il socialismo tutto ciò, naturalmente, cambierà. Nessuno vivrà più in fetide tane o con fetidi stracci addosso, né alleverà più figli malati e tormentati dalla fame in ambienti impossibili e assolutamente ripugnanti. La sicurezza della società non dipenderà più, come succede oggi, dalle condizioni del tempo. Se viene una gelata non avremo più centinaia di migliaia di uomini senza lavoro che sfilano per le strade in uno stato di miseria disgustosa, o che chiedono gemendo l’elemosina ai loro vicini o si affollano davanti alle porte di nauseanti rifugi cercando di assicurarsi un tozzo di pane e un alloggio sporco per la notte. Ogni membro della società condividerà la generale prosperità e felicità della società, e se viene una gelata nessuno in pratica avrà la peggio.

   D’altronde, il socialismo avrà un valore di per sé, semplicemente perché porterà all’individualismo.

   Il socialismo, il comunismo, o comunque lo si voglia chiamare, convertendo la proprietà privata in ricchezza pubblica, e sostituendo la cooperazione alla concorrenza, riporterà la società alle sue condizioni originarie di organismo del tutto sano, e assicurerà il benessere materiale di ogni membro della comunità. Di fatto, conferirà alla vita le basi e l’ambiente a lei più idonee. Però, perché la vita si sviluppi nella sua perfezione massima, occorre qualcos’altro. Ciò che è necessario è l’Individualismo. Se il Socialismo è autoritario; se vi sono governi armati di potere economico come lo sono ora di potere politico; se, in una parola, dobbiamo avere delle tirannie industriali, allora l’ultima condizione dell’uomo sarà peggiore della prima. Al momento, in conseguenza dell’esistenza della proprietà privata, moltissima gente è capace di sviluppare un certo valore limitatissimo di Individualismo. C’è chi o non ha bisogno di lavorare per vivere, oppure chi è in grado di scegliere la sfera dell’attività che gli è veramente congeniale e gli offre piacere. Questi sono i poeti, i filosofi, gli uomini di scienza, di cultura – in una parola, i veri uomini, gli uomini che hanno realizzato se stessi, e nei quali tutta l’umanità guadagna una parziale realizzazione. D’altro canto, vi sono moltissime persone che, non avendo di suo alcuna proprietà privata, e essendo semplicemente sull’orlo della fame, sono costrette a fare il lavoro delle bestie da soma, il lavoro che non è affatto loro congeniale e al quale sono forzate dalla perentoria, irragionevole, degradante tirannia del volere. Questi sono i poveri; e tra questi non c’è grazia di costumi, o fascino di parola, o civilizzazione, o cultura, o raffinamento di piaceri, o gioia di vita. Dalla loro forza collettiva l’umanità ricava molto in prosperità materiale. Ma è solo il risultato materiale che ricava, e l’uomo che è povero è in se stesso assolutamente di nessuna importanza. Il povero è soltanto la particella infinitesimale di una forza che, lungi dal considerarlo, lo schiaccia: e difatti preferisce schiacciarlo perché, in tal caso, è molto più obbediente.

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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