La canzone demenziale italiana

le figlie del vente

Forse di derivazione futurista, con i vari Natalino Otto e suoi imitatori, probabilmente influenzata dalle avanguardie artistiche d’oltralpe, dadaismo e surrealismo in testa, la canzone demenziale italiana è molto più antica di quel che possa sembrare a tutta prima, è un genere non ben assembrabile proprio perché vi sono autori e interpreti non deliberatamente demenziali. Baglioni o certi cantautori impegnati degli anni ’70 non vengono classificati come demenziali, ma forse lo sono più e meglio di quelli che si sono fregiati del titolo (ditemi voi se non è demenziale una canzone che inizia così: “passerotto non andare via/ nei tuoi occhi il sole muore giù/ scusa se la colpa è un poco mia/ se non so tenerti ancora qua”…). Roberto “Freak” Antoni [1] coniò il termine nel 1978, così sembra, per indicare un tipo di musicale popolare, non solo di derivazione rock, relativa alle lezioni artistiche precedenti e anche alla recente rivoluzione punk britannica, che aveva rimesso in discussione i testi e le linee melodiche delle canzoni proponendo una visione anarchica, provocatoria, aggressiva. Gli italiani, diversamente-punk, si sono dati al “demenziale”, al testo umoristico, al calembour, al nonsense, intendendo comunque rompere una tradizione mielosa, monotona e asfittica tipica del Festival di Sanremo, delle manifestazioni canore in genere, tutta tesa ipocritamente a promuovere i buoni sentimenti, il deliquio dell’innamorato, l’indolenza del piccolo borghese, la deficienza del mammone italico. Purtroppo tutto questo non è servito, nonostante il boom a partire dalla fine degli anni ’70 fino a tutti gli ’80 e l’iniziativa del Festival di Sanscemo [2], la canzone italiana si è nuovamente adagiata, assopita sui suoi vecchi schemi stantii, anche la sperimentazione attuale, pop, folk, rock, è sostanzialmente un rimescolio di tutto ciò che si è visto e sentito negli ultimi 40 anni (se tanto mi dà tanto, sono meglio i neomelodici partenopei rispetto agli zang tumb tumb di quarta serie).

A questo punto è interessante mostrare un esempio di demenziale ante litteram che osò addirittura calcare il palco del Salone delle feste del Casinò durante il Festival di Sanremo nel 1973. Il gruppo era Le Figlie del Vento, composto da Rosa Giannoccaro di Bari, Tonia Tassari di Taranto, Ledi Codognati di Milano, e Piera Lecce di Lizzano (TA), quattro ragazze che si segnalarono per le loro notevoli qualità canore e per i testi ovviamente assurdi. La canzone Sugli sugli bane bane fu, nonostante tutto, un discreto tormentone dell’Italia dell’austerity, varcò addirittura le frontiere e la troviamo citata in un film del 1988 di Emir Kusturica, Il tempo dei gitani, in cui una zingara di un gruppo in viaggio dalla Bosnia verso Milano canta Sugli sugli bane bane e aggiunge “ce ne andiamo in Italia, nostra bella Italia”. Ah, tra parentesi, pare, non sono sicuro, che il testo e la musica siano di Roberto Vecchioni…

Sugli Sugli Bane Bane

Sugli sugli bane bane

tu miscugli le banane,

le miscugli in salsa verde

chi le mangia nulla perde.

Sugli sugli bane bane

tu miscugli le banane,

le miscugli in salsa verde

chi le mangia nulla perde.

Chi le lascia lascia il gatto

ma dev’essere un po’ matto,

lo diceva un livornese

che tornò da quel paese.

Chi le lascia lascia il gatto

ma dev’essere un po’ matto,

lo diceva un livornese

che tornò da quel paese.

Questa è la filastrocca

dell’isola di Bali,

la raccontava sempre

un vecchio marinaio.

Diceva: “Sugli sugli

è un piatto prelibato,

lo mangia volentieri

anche chi ha già mangiato”.

Diceva: “Sugli sugli

ti fa ringiovanire

e poi col bane bane

tu lo potrai condire”.

Diceva: “Sugli sugli

se impari a cucinare,

in fronte la fortuna

presto ti bacierà”.

Sugli sugli bane bane

tu miscugli le banane…

Sugli sugli bane bane

tu miscugli le banane…

Le miscugli in salsa verde

chi le mangia nulla perde…

Le miscugli in salsa verde

chi le mangia nulla perde…

Sugli sugli bane bane

tu miscugli le banane,

le miscugli in salsa verde

chi le mangia nulla perde.

Sugli sugli bane bane

tu miscugli le banane,

le miscugli in salsa verde

chi le mangia nulla perde.

[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_%22Freak%22_Antoni

[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Festival_di_Sanscemo

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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