ARTHUR RIMBAUD POESIE VI

Poésies

ARTHUR RIMBAUD

POESIE

Traduzione dall’originale in francese Poésies   

di Marco Vignolo Gargini

************************************************************

PRIMA SERATA

(Première soirée)

– Lei era assai svestita

e i grandi alberi indiscreti

buttavano sui vetri il loro fogliame

maliziosamente, vicino, vicino.

Seduta sulla mia grande sedia,

seminuda, incrociava le mani.

Sul pavimento rabbrividivano senza disagio

i suoi piedini minuti, minuti.

– Io guardavo, color della cera,

un piccolo raggio fuggiasco

svolazzare sul suo sorriso

e sui suoi seni, – mosca sul rosaio.

– Io baciavo le sue caviglie fini.

Lei un dolce riso brutale

che s’allungava in trilli luminosi,

un riso amabile di cristallo.

I piedini sotto la camicia

Trovarono scampo: “La fai finita!”

– La prima audacia concessa,

il riso fingeva di punire!

– Sommessi palpitanti sul mio labbro,

io baciavo i suoi occhi dolcemente:

– lei ritirò la sua testolina

indietro: “Oh! è meglio ancora!…

signorino, ho due parole da dirti…”

– il resto io glielo gettai sul seno

con un bacio, che la fece ridere

di un riso quieto, compiacente…

– Lei era assai svestita

e i grandi alberi indiscreti

buttavano sui vetri il loro fogliame

maliziosamente, vicino, vicino.

 

LE RISPOSTE DI NINA

(Les reparties de Nina)

.   .   .

LUI. Il tuo petto sul mio,

       eh? ce ne andremo,

respirando tutta l’aria

       nel fresco dei raggi.

Del bel mattino azzurro, che bagna

       nel vino del giorno?…

Quando il bosco in brividi goccia

       muto d’amore

da ogni ramo, verdi stille,

       le gemme chiare,

senti, nelle cose aperte

       fremere le carni:

tu immergerai nell’erba medica

       la tua vestaglia bianca,

nell’aria roseo questo blu che cerchia

       l’occhio tuo grande e nero,

innamorata della campagna,

       seminando ovunque,

come una mousse di champagne,

       il tuo riso matto:

ridendo di me, brutale nell’ebbrezza,

       che ti prenderò

così, – la bella treccia,

      oh! – che berrò

il tuo gusto di fragola e lampone,

      o carne in fiore!

Ridente al vento vivo che ti bacia

      come un predone,

alla rosa canina che ti stuzzica

      amabilmente:

ridente soprattutto, o pazzerella,

      del tuo amante!… 

.   .   .

[Diciassette anni! Sarai gioiosa!

Oh! i prati immensi,

la vasta campagna amorosa!

      – Dai, vieni più vicino!…]

– Il tuo petto sul mio,

      mischiate le voci,

lenti, raggiungeremo il burrone,

      poi le foreste!…

Poi, come una piccola morta,

      il cuore svenuto,

tu mi dirai di portarti

      con l’occhio socchiuso…

Io ti porterò, palpitante,

      nel sentiero:

l’uccello fischierà il suo andante:

      Au Noisetier

Io ti parlerò nella tua bocca;

      andrò, stringendo

il tuo corpo, di fanciulla sopita,

      ebbro di sangue

che scorre, blu, sotto la tua pelle bianca

      dai toni rosati:

e parlandoti la lingua franca…  

Guarda!… – tu lo sai…

Le nostre foreste sentiranno la linfa,

      e il sole

saprà d’oro zecchino nel loro gran sogno

      verde e vermiglio.

.   .   .

La sera?… Riprenderemo la strada

       bianca che percorre

svagata, come un gregge che bruca,

       tutto all’intorno

i bei frutteti dall’erba celeste,

          dai meli torti!

Sentire tutto in unione

          i loro profumi forti!

Noi torneremo al villaggio

          col cielo che s’oscura;

si sentirà odore di caglio

          nell’aria della sera;

si sentirà odore di stalla, piena

          di caldi letami,

piena d’un lento ritmo di aliti,

          e di grandi dorsi

che biancheggiano sotto una lucerna;

          e, proprio laggiù,

una mucca evacuerà, fiera,

          ad ogni passo…

– Gli occhiali della nonna

          e il suo lungo naso

nel messale; il boccale di birra

          cerchiato di piombo,

spumeggiante tra le grandi pipe

          che, spavaldamente,

fumano: i labbroni spaventosi

          che, fumanti ancora,

azzannano il prosciutto con le forchette

          a più non posso:

il fuoco che rischiara le cuccette

          e le cassapanche.

Le chiappe lustre e grasse

          d’un gran bimbone

che fruga, in ginocchio, nelle tazze

          col suo bianco faccione

sfiorato da un muso che gronda

          un tono grazioso

e slingua la faccia rotonda

          del caro moccioso…

[Nera, fiera sul bordo della sedia,

          dall’orrendo profilo,

una vecchia, davanti al camino,

          che fa il filo;]

Che cose vedremo, cara, 

          in queste stamberghe,

quando la fiamma illumina, chiara,

          le grigie finestre!…

– Poi, piccolo e tutto rannicchiato

          tra i lillà

neri e freschi: un vetro celato

           che ride là…

Tu verrai, tu verrai, io t’amo!

           Sarà bello.

Tu verrai, nevvero, e persino…

LEI. – E il mio ufficio?

15 agosto 1870

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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