“Femminicidio”

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   Non so chi ha inventato il termine Femminicidio. È una parola che mi offende profondamente. Prima di essere una “femmina” io sono una persona che, come tutti, dal momento della mia nascita gode dei Diritti Umani, esattamente come ogni altro essere umano. Io credo alla parità tra uomo e donna. Il bisogno di inventarsi un nuovo crimine nasce dal fatto che la società in cui viviamo non è in grado di tutelare e difendere chi a vario titolo non è in grado di difendersi perché  fragile, vulnerabile e, quindi, facile oggetto dell’arroganza di chiunque. La società attuale garantisce i diritti del più forte e non tutela né la donne, né i lavoratori – che muoiono sui posti di lavoro con una contabilità degna di un bollettino di guerra – né i veri handicappati, soprattutto psichici, né gli omosessuali, né chiunque per una ragione o l’altra devia dai canoni dell’arroganza della prepotenza bieca e dell’ignoranza. È la società dove Caino trionfa e Narciso impera.

   È vero, la violenza contro le donne esiste ed è un male antico profondamente incistato in una società ipocrita e crudele. È il frutto amaro e velenoso di una cultura che si crede evoluta perché ha sviluppato una tecnologia avanzata, ma che è rimasta all’epoca paleolitica per quanto riguarda lo sviluppo etico e psicologico. Sinceramente, non so quanto siano serviti 2mila anni di cristianesimo, perché la visione della donna oggi come allora resta quella di un oggetto da brutalizzare, usare ed eliminare soprattutto se si ribella. Ovviamente la differenza é solo nel contesto storico. Gesù nei Vangeli si circonda di figure femminili, riabilita l’adultera, accetta un dialogo con le prostitute. Ma, ricordiamoci che per secoli i Padri della Chiesa hanno dibattuto se la donna avesse o no un’anima, dimenticando o ignorando il fatto che Gesù non ha avuto alcuna remora ad incarnarsi nel corpo di una donna. Comunque, torno a ripeterlo, stesso trattamento è riservato a chiunque esca da certi schemi. Esiste un background culturale per cui le donne sono esseri da mettere sotto controllo perché, abbandonate a se stesse, si darebbero ad ogni eccesso di natura sessuale, di qui il bisogno di inculcare nelle loro teste severi principi religiosi sessuofobici, da guidare perché incapaci di vera autonomia, da picchiare perché solo con la violenza fisica capiscono, da ricattare moralmente con il pretesto che sono l’angelo del focolare … e così via dicendo, la lista è lunga. Una donna deve sempre sacrificarsi prima per amore dei genitori, poi per il marito, infine per i figli. Non dimentichiamo che il messaggio dispensato dal Papa in primis e poi dagli altri esponenti religiosi è che il compito della donna è essere l’angelo del focolare. Quante volte povere donne costrette ad atti sessuali da mariti spesso ubriachi, sporchi ed altro hanno chiesto aiuto e consiglio al parroco e si sono sentite rispondere che una sposa deve soddisfare le voglie del marito.

   Esistono favole e miti che illustrano bene l’archetipo culturale intorno alla femminilità. La Bella e la Bestia ci dice che appunto una soave fanciulla riesce a riportare alla sua umanità un principe vittima di un orribile incantesimo. Alle “belle” di oggi va ricordato che la Bestia Umana è peggio degli animali perché in questa società narcisista perversa ed ipocrita lui, la Bestia, trae vantaggio, gioia e piacere nel dare sofferenza e dolore al nostro simile. Sia chiaro comunque che questo è un tratto che appartiene a tutti, quel lato oscuro che ci fa diventare razzisti, assassini, persecutori. Ci siamo dimenticati che la cattiveria esiste per tutti, nessuno escluso. Ci siamo dimenticati che esiste anche la personale cultura etica per cui ci si riconosce in determinati valori. In merito ai valori bisogna addentrarsi una riflessione antipatica dolorosa ma doverosa. Queste bestie umane che picchiano, ammazzano …. di chi sono figli? Chi li ha educati? Chi è responsabile della trasmissione di valori da una generazione all’altra? In altre parole, le loro madri che cosa gli hanno insegnato? Inutile farsi illusioni, pararsi gli occhi, sono figli di madri che gli hanno insegnato che tutte le “femmine” sono stupide, puttane e via dicendo. Finché esisteranno madri che giustificheranno l’arroganza dei loro bambocci dicendo che una ragazza in minigonna provoca…. È tutto detto.

   Si crescono le ragazze facendo loro credere che l’amore cambia la bestia…. purtroppo cambia se lui vuole –

È inutile nonché stupido inventarsi il femminicidio. Basterebbe applicare le leggi, cominciare a dare la certezza della pena senza attenuanti. Ma del resto i nostri giudici e tutori dell’ordine spesso, troppo spesso sono stati e sono indulgenti e lassisti…. l’altro giorno in Calabria un adolescente di 17 anni ha ucciso in modo efferato una coetanea per motivi abietti. Quanto gli daranno di carcere? Troveranno anche lo psichiatra che gli farà una perizia…. lui non è pazzo, è soltanto un’abominevole bestia umana.

   In tutto questo contesto ci sono autorevoli personaggi femminili ai vertici dello Stato che propongono di proibire le donne oggetto nella pubblicità. Francamente mi aspettavo proposte che non fossero la solita minestra scaldata. Fate applicare le Leggi che già ci sono.

Dr.ssa Franca Colonna Crupi, psicoterapeuta

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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2 risposte a “Femminicidio”

  1. laurin42 ha detto:

    Condivido e approvo.
    Ma perchè non parlare delle madri di questi maschietti che nel contesto familiare li educano come previlegiati rispetto alle sorelle femmine? Faccende da uomini e faccende da donne!
    E di una società che già da bambini divide gli esseri umani con libri e giochi, abbigliamento, colori e spazi commerciali per maschi e per femmine?
    Ora in tv si vedono anche corpi nudi di uomini…per la parità?
    Che orribile parola che giustifica una assenza di coscienza dell’essere.
    Essere umani con gli stessi diritti e gli stessi doveri applicati secondo i valori dell’umanità…no?
    Sono certa che sarò d’accordo con la tua risposta.
    E ti faccio la proposta che ho lanciato sul mio blog, di pubblicare ogni venerdì una buona notizia,
    in contrasto con tutte quelle che i media ci propinano.
    Possiamo come gruppo generare una forma pensiero che possa navigare nel web colorata come infiniti arcobaleni, vibrante di sensazioni ed emozioni, sonora come una orchestra perfettamente accordata…
    A presto
    Love
    L

    • D’accordissimo. Io posso dire d’aver avuto il privelegio d’essere cresciuto in un ambiente in cui si riconoscevano le persone indipendentemente dal loro genere d’appartenenza. Per me ci sono le persone, non le femmine e i maschi! Il problema di una società che vuole sconfiggere certe piaghe è che resta sempre al di qua e non riesce a superare questi ostacoli, che poi non sono nemmeno così insormontabili. Da una parte fanno le campagne per scongiurare i “femminicidi”, dall’altra ripropongono sotto altre forme gli stessi principi che hanno generato e generano questi obbrobri. La piantassero di farci vedere i Fabrizio Corona, le Belen, tutta questa spazzatura!
      Sì, buone notizie da pubblicare, notizie in cui le “persone” dimostrano di essere se stesse al di là dei generi.
      Proviamoci.
      Grazie!
      A presto
      Marco

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