Oscar Wilde – Il ritratto di Dorian Gray 9

wilde vignolo

Capitolo IX

   Mentre era seduto a colazione il mattino seguente, Basil Hallward fu introdotto nella stanza.
   «Sono così contento di averti trovato, Dorian» disse il pittore gravemente. «ti ho cercato la scorsa notte, e mi hanno riferito che eri all’Opera. Naturalmente, sapevo che era impossibile. Ma avrei voluto che avessi lasciato detto dov’eri realmente andato. Ho passato una serata orribile, quasi temendo che una tragedia potesse essere seguita da un’altra. Penso che avresti potuto telegrafarmi quando appena hai saputo della notizia. L’ho letto proprio per caso in un’edizione serale del “The Globe” che hopreso al club. Sono venuto subito qui e m’è dispiaciuto non trovarti. Non so dirti come sia addolorato per tutto quello che è successo. So quello che devi soffrire. Ma dov’eri? Sei andato a trovare la madre della ragazza? Per un momento ho pensato di seguirti laggiù. Hanno messo l’indirizzo sul giornale. Da qualche parte in the Euston Road, vero? Ma avevo paura d’intromettermi in un dolore che non potevo alleviare. Povera donna! In che stato deve essere! E, oltretutto, la sua unica figlia! Che diceva?»
   «Mio caro Basil, come faccio a saperlo?» disse piano Dorian Gray, sorseggiando del vino bianco da un delicato calice veneziano tempestato di perline d’oro e con un’aria annoiatissima. «Ero all’Opera. Avresti dovuto venire. Ho conosciuto per la prima volta Lady Gwendolen, la sorella di Harry. Eravamo nel suo palchetto. È davvero affascinante; e la Patti cantava divinamente. Non parlare di argomenti orribili. Se non si parla di una cosa, non è mai accaduta. È semplicemente l’espressione, come dice Harry, che dà realtà alle cose. Posso dire che non era l’unica figlia di quella donna. C’è un figlio, un tipo simpatico, credo. Ma lui non recita. È un marinaio, o una cosa del genere. E adesso, dimmi di te e di quello che stai dipingendo.»
   «Sei andato all’Opera?» disse Hallward, parlando molto lentamente e con una punta di dolore nella sua voce. «Sei andato all’Opera mentre Sibyl Vane giaceva morta in qualche sordida pensione? Tu riesci a parlarmi di altre donne affascinanti e della Patti che canta divinamente, prima che la ragazza che amavi riposi nella quiete di una tomba? Oh, che orrore è in serbo per quel suo piccolo candido corpo!»
   «Basta, Basil! Non ne voglio sentire parlare!» urlò Dorian, balzando in piedi.
   «Non mi devi dire niente. Quel che è stato è stato. Il passato è passato.»
   «Tu chiami ieri il passato?»
   «Che c’entra il lasso di tempo che è trascorso? Solo la gente superficiale ha bisogno di anni per sbarazzarsi di un’emozione. Un uomo che è padrone di sé può terminare un dolore con la stessa facilità con cui può inventare un piacere. Non voglio essere alla mercé delle mie emozioni. Voglio usarle, goderle e dominarle.»
   «Dorian, ma è orribile! Qualcosa ti ha cambiato completamente. Tu sembri lo stesso meraviglioso ragazzo che, giorno dopo giorno, veniva al mio studio e posava per il suo ritratto. Ma allora eri semplice, naturale e affettuoso. Eri la creatura più incontaminata del mondo intero. Ora, non so cosa ti abbia preso. Parli come se tu non avessi cuore, come non avessi pietà. È tutta l’influenza di Harry. Lo vedo.»
   Il ragazzo arrossì e andò alla finestra a guardare per pochi istanti il giardino verde che tremolava sotto i raggi del sole. «Io devo molto a Harry, Basil,» disse infine, «più di quanto debba a te. Tu mi hai insegnato soltanto ad essere vanitoso.»
   «Bene, per questo sono punito, Dorian – o lo sarò un giorno.»
   «Non so cosa vuoi dire, Basil» esclamò voltandosi. «non so cosa vuoi. Cosa vuoi?»
   «Voglio il Dorian Gray che dipingevo» disse il pittore con tristezza.
   «Basil,» disse il ragazzo andando vicino a lui e mettendogli una mano sulla spalla, «sei venuto troppo tardi. Ieri, quando ho sentito che Sibyl Vane si era uccisa…»
   «Si è uccisa! O mio Dio! Siamo sicuri di questo?» gridò Hallward, guardandolo con un’espressione di orrore.
   «Mio caro Basil! Non penserai di sicuro che sia stato un volgare incidente? Ovvio che si sia uccisa.»
   L’uomo adulto si nascose il volto tra le mani. «Com’è spaventoso,» sussurrò, e un brivido gli corse per il corpo.
   «No,» disse Dorian Gray, «non c’è niente di spaventoso in questo. È una delle grandi tragedie romantiche del tempo. Di regola, chi recita conduce la più comune delle vite. Sono buoni mariti, o mogli fedeli, o qualcosa di tedioso. Sai cosa voglio dire – la virtù della classe media e tutto quel genere di cose. com’era diversa Sibyl! Lei ha vissuto la più bella delle tragedie. Era sempre un’eroina. L’ultima sera che ha recitato – la sera che la vedesti – recitò male perché aveva conosciuto la realtà dell’amore. Quando ne ha conosciuto la sua irrealtà, è morta, come sarebbe morta Giulietta. È rientrata nella sfera dell’arte. C’è un che della martire in lei. La sua morte possiede tutta la patetica inutilità del martirio, tutta la sua bellezza sprecata. Ma, come dicevo, non devi pensare che io non abbia sofferto. Se tu fossi venuto ieri in un momento particolare – verso le cinque e mezzo, forse, o le sei meno un quarto – mi avresti trovato in lacrime. Persino Harry, che era qui, che mi portato la notizia, in effetti non avuto idea di quello che stavo attraversando. Ho sofferto immensamente. Poi è passato. Non posso ripetere un’emozione. Nessuno lo può, eccetto i sentimentalisti. E tu sei molto ingiusto, Basil. Sei venuto qui per consolarmi. È carino da parte tua. Mi trovi consolato e vai su tutte le furie. Che persona sensibile! Mi ricordi la storia che Harry mi ha raccontato di un certo filantropo che spese vent’anni della sua vita cercando di raddrizzare un torto, o cambiare una legge ingiusta – non ricordo esattamente cosa fosse. Alla fine ci riuscì, e nulla poté superare la sua delusione. Non aveva assolutamente più niente da fare, se non morire di ennui e diventare un misantropo incallito. E poi, mio caro vecchio Basil, se vuoi davvero consolarmi, insegnami piuttosto a dimenticare quel che è successo, o a vederlo da un giusto punto di vista artistico. Non era Gautier che soleva scrivere su la consolation des arts? Ricordo di aver preso un giorno un piccolo libro rilegato in pergamena nel tuo studio e di essermi imbattuto in quella frase deliziosa. Beh, non sono come quel giovane di cui mi hai parlato quando eravamo insieme da Marlow, il giovane che diceva che il raso giallo può consolare ogni miseria della vita. amo le cose belle che si possono toccare e maneggiare. Broccati antichi, bronzi verdastri, oggetti laccati, avori intarsiati, ambienti eleganti, lusso, sfarzo –
c’è molto da ricavare da questi. Ma il temperamento artistico che creano, o in ogni caso rivelano, per me vale ancora di più. Diventare lo spettatore della propria vita, come dice Harry, è sfuggire alla sofferenza della vita. Lo so che sei sorpreso a sentirmi parlare così. Non hai capito quanto sono cresciuto. Ero uno scolaretto quando mi hai conosciuto. Ora sono un uomo. Ho nuove passioni, nuovi pensieri, nuove idee. Sono diverso, ma non devo piacerti meno. Sono cambiato, ma devi essere sempre mio amico. Naturalmente, sono molto attaccato a Harry. Ma io so che tu sei meglio di lui. Non sei più forte – hai troppa paura della vita – ma sei migliore. E come eravamo felici insieme! Non lasciarmi, Basil, e non litigare con me. Sono quello che sono. Non c’è niente altro da dire.»
   Il pittore si sentì stranamente commosso. Il ragazzo gli era infinitamente caro, e la sua personalità era stata la grande svolta della sua arte. Non poteva sopportare l’idea di rimproverarlo ancora. Dopo tutto, la sua indifferenza era probabilmente soltanto un umore che sarebbe passato. In lui c’era tanto di buono e di nobile.
   «Bene, Dorian,» disse Basil alla fine, con un sorriso triste, «da oggi in poi non ti parlerò più di questa cosa orribile. Ho fiducia soltanto che il tuo nome non sarà citato a proposito di questo. L’inchiesta avrà luogo questo pomeriggio. Ti hanno convocato?»
   Dorian scosse il capo, e un’espressione di fastidio passò sul suo volto a sentir menzionare la parola “inchiesta“”. C’era un che di crudo e volgare in tutte le cose del genere. «Non sanno il mio nome» rispose.
   «Ma lei di sicuro lo sapeva?»
   «Soltanto il mio nome di battesimo, e sono certo che non lo ha mai detto a nessuno. Una volta mi disse che tutti erano piuttosto curiosi di conoscere chi fossi, e che lei gli diceva sempre che il mio nome era Principe Azzurro. Carino da parte sua. Devi farmi un disegno di Sibyl, Basil. Di lei vorrei avere qualcosa di più del ricordo di pochi baci e qualche timida parola patetica.»
   «Proverò a fare qualcosa, Dorian, se ti fa piacere. Ma tu devi venire di nuovo a posare da me. Senza di te non ce la faccio ad andare avanti.»
   «Non potrò mai posare di nuovo per te, Basil. È impossibile!» esclamò arretrando.
   Il pittore lo fissò. «Mio caro ragazzo, che sciocchezza!» gridò. «Vuoi dire che non ti piace il ritratto che ti ho fatto? Dov’è? Perché gli hai messo davanti il paravento? Fammelo vedere. È la cosa migliore che abbia mai dipinto. Avanti, togli il paravento, Dorian. È semplicemente vergognoso che il tuo domestico nasconda la mia opera così. Appena sono entrato mi sono accorto che la stanza sembrava diversa.»
   «Il mio domestico non c’entra niente, Basil. Credi che gli lasci disporre la stanza al posto mio? Delle volte sistema i fiori – tutto qua. No, sono stato io. La luce era troppo forte sul ritratto.»
   «Troppo forte! Ma no di certo, mio caro! È un posto stupendo per lui. Fammelo vedere.» E Hallward andò verso l’angolo della stanza.
   Un urlo di terrore uscì dalle labbra di Dorian Gray, che si precipitò fra il pittore e il paravento. «Basil,»” disse, tutto pallido in viso, «non devi guardarlo. Non voglio.»
   «Non devo guardare la mia opera! Tu non sei serio. Perché non dovrei guardarla?» esclamò Hallward ridendo.
   «Se provi a guardarla, Basil, parola mia d’onore non ti rivolgerò mai più la parola finché vivrò. Sono serissimo. Io non do spiegazioni e tu non chiederle. Ma, ricorda, se tu tocchi questo paravento, tutto è finito tra noi.»
   Hallward era allibito. Guardava Dorian Gray con assoluto stupore. Non l’aveva mai visto così prima. Il ragazzo era veramente pallido di rabbia. Le sue mani si torcevano e le pupille dei suoi occhi erano come dischi di fuoco azzurro. Tremava tutto.
   «Dorian!»
   «Non parlare!»
   «Ma che hai? Naturalmente, non lo guarderò se non vuoi» disse, piuttosto freddamente, voltandosi e andando verso la finestra. «Ma, davvero, mi sembra un po’ assurdo che io non debba vedere la mia opera, tanto più che ho intenzione di esporla a Parigi in autunno. Probabilmente dovrò darle un’altra mano di vernice prima di allora, così prima o poi debbo
vederla, e perché non oggi?»
   «Esporla! Vuoi esporla?» esclamò Dorian Gray, e uno strano senso di terrore si insinuava in lui. Il suo segreto stava per essere rivelato al mondo? La gente sarebbe rimasta a bocca aperta davanti al mistero delle sua vita? Era impossibile. Qualcosa – non sapeva cosa – andava fatto subito.
   «Sì, non credo che ti opporrai. Georges Petit sta raccogliendo tutti i miei migliori quadri per una mostra personale a Rue de Seze, che sarà inaugurata la prima settimana di Ottobre. Il ritratto starà via solo un mese. Mi pare che potresti facilmente farne a meno per quel periodo. Infatti di sicuro non sarai in città. E se lo tieni sempre dietro un paravento, significa che non te ne importa granché.»
   Dorian Gray si passò la mano sulla fronte. Era imperlata di sudore. Sentiva di essere sull’orlo di un orribile pericolo. «Un mese fa mi dicesti che non l’avresti mai esposta» Gridò il ragazzo. «Perché hai cambiato idea? Quelli come te che passano per essere coerenti hanno le stesse ubbie degli altri. L’unica differenza è che le tue sono un po’ insignificanti. Non puoi aver dimenticato di avermi assicurato molto solennemente che niente al mondo ti avrebbe indotto a mandarlo a una mostra. Hai detto a Harry esattamente la stessa cosa.» Si fermò all’improvviso, e un lampo si accese nei suoi occhi. Ricordò ciò che Lord Henry gli disse una volta, tra il serio e il faceto, «Se vuoi passare un insolito quarto d’ora, fatti dire da Basil perché non vuole esporre il tuo ritratto. A me lo ha detto, ed è stata una rivelazione.» Sì, forse Basil, anche lui, aveva il suo segreto. Avrebbe provato a chiederglielo.
   «Basil,» disse, andandogli molto vicino e guardandolo fisso in faccia, «abbiamo entrambi un segreto. Tu fammi conoscere il tuo, e io ti dirò il mio. Qual era il motivo per rifiutarti d’esporre il mio ritratto?»
   Il pittore rabbrividì suo malgrado. «Dorian, se te lo dicessi, forse ti piacerei meno e certamente rideresti di me. Non riuscirei a sopportare nessuna di queste due cose da te. Se vuoi che non guardi mai più il tuo ritratto, va bene così. Ho sempre te da guardare. Se vuoi che l’opera migliore che abbia mai realizzato sia nascosta al mondo, d’accordo. La tua amicizia mi è più cara di qualunque fama o reputazione.»
   «No, Basil, me lo devi dire» insisté Dorian Gray. «Credo d’avere il diritto di saperlo.» La sua sensazione di terrore era svanita e la curiosità ne aveva preso il posto. Era deciso a scoprire il mistero di Basil Hallward.
   «Sediamoci, Dorian» disse il pittore con espressione turbata. «Sediamoci. E rispondimi a questa mia domanda. Hai notato nel ritratto qualcosa di curioso? – qualcosa che probabilmente all’inizio non ti ha colpito, ma che ti si è rivelato improvvisamente?»
   «Basil!» gridò il ragazzo stringendo i braccioli della sedia con mani tremanti e fissandolo con occhi selvaggi e impauriti.
   «Vedo che l’hai notato. Non parlare. Aspetta di sentire prima quello che ho da dirti. Dorian, dal primo momento in cui ti ho incontrato, la tua personalità ha avuto su di me l’influenza più straordinaria. Ero dominato da te, anima, cervello e forza. Sei diventato per me la visibile incarnazione di quell’invisibile ideale la cui memoria perseguita noi artisti come un sogno squisito. Ti ho adorato. Mi sono ingelosito di tutti quelli a cui parlavi. Volevo averti tutto per me. Ero felice solo quando mi trovavo con te. Se eri lontano da me, eri sempre presente nella mia arte… Naturalmente, non ti ho mai fatto sapere niente di questo. Sarebbe stato impossibile. Non l’avresti compreso. Io stesso lo comprendo a malapena. Sapevo soltanto che avevo visto la perfezione faccia a faccia, e che il mondo era diventato meraviglioso ai miei occhi – troppo meraviglioso, forse, perché in queste adorazioni folli c’è un pericolo, il pericolo di perderle, non meno del pericolo di conservarle… Passavano le settimane, e io ero assorbito sempre di più da te. poi ci fu un nuovo sviluppo. Ti avevo ritratto come Paride con un’armatura aggraziata, e come Adone con il manto da cacciatore e il lucente spiedo. Incoronato con fiori pesanti di loto ti sei seduto sulla prua della chiatta di Adriano, fissando il verde e torbido Nilo. Ti sei curvato sullo stagno immobile di qualche bosco greco e hai visto nell’argento muto dell’acqua la meraviglia del tuo volto. Ed era stato tutto ciò che l’arte dovrebbe essere – inconscio, ideale e remoto. Un giorno, un giorno fatale penso delle volte, mi decisi a dipingere un tuo ritratto stupendo come sei adesso, non nel costume di epoche defunte, ma con i tuoi abiti e nella tua età. Se sia stato il realismo del metodo, o il mero stupore della tua personalità, così direttamente presente a me senza nebbie o veli, non so dirtelo. Ma io so che mentre ci lavoravo, ogni scaglia e strato di colore mi sembrava che rivelasse il mio segreto. Mi prese la paura che gli altri venissero a sapere della mia idolatria. Sentivo, Dorian, di aver detto troppo, di aver messo troppo di me nel ritratto. Fu allora che decisi di non permettere mai che il quadro fosse esposto. Tu eri un po’ seccato; ma non ti accorgevi di tutto quello che significava per me. Harry, al quale ne parlai, rise di me. Ma non me ne importava. Quando il quadro fu finito e rimasi solo con lui, sentii che avevo ragione… Beh, dopo pochi giorni che il ritratto lasciò il mio studio, e appena mi fui liberato dell’intollerabile malia della sua presenza, mi sembrò sciocco aver immaginato di vederci qualcosa, più del fatto che tu eri estremamente bello e che io sapevo dipingere. Nemmeno adesso posso fare a meno di sentire che è un errore pensare che la passione che si prova nella creazione sia mostrata davvero nell’opera creata. L’arte è sempre più astratta di quanto crediamo. La forma e il colore ci parlano della forma e del colore – tutto qua. Spesso mi pare che l’arte nasconda l’artista molto più completamente di quanto mai lo riveli. E così quando ho ricevuto l’offerta da Parigi, ero deciso a fare del tuo ritratto il pezzo principale della mia mostra. Non mi era mai venuto in mente che ti saresti rifiutato. Ora vedo che avevi ragione. Il ritratto non può essere esposto. Non devi avercela con me, Dorian, per quello che ti ho detto. Come dissi una volta a Harry, tu sei fatto per essere adorato.»
   Dorian Gray tirò un lungo respiro. Le guance ripresero colore, e un sorriso apparve sulle labbra. Il pericolo era finito. Era salvo per il momento. Eppure non poteva fare a meno di provare un’infinita commiserazione per il pittore che gli aveva appena fatto questa strana confessione, e si chiese se mai si sarebbe lasciato dominare dalla personalità di un amico. Lord Henry aveva il fascino di essere molto pericoloso. Ma questo era tutto. Era troppo intelligente e troppo cinico per essere veramente amato. Ci sarebbe mai stato qualcuno a spingerlo a un’insolita idolatria? Era quella una delle cose che la vita aveva in serbo?
   «È straordinario per me, Dorian,» disse Hallward, «che tu abbia visto questo nel ritratto. L’hai davvero visto?»
   «Ci ho visto qualcosa,» rispose, «qualcosa che mi è sembrato molto strano.»
   «Bene, ti dispiace se ci do un’occhiata adesso?»
   Dorian scosse il capo. «Non devi chiedermelo, Basil. Non potrei mai permetterti di stare davanti a quel quadro.»
   «Me lo permetterai un giorno, no?”»
   «Mai.»
  «Bene, forse hai ragione. E ora addio, Dorian. Sei stato l’unica persona nella mia vita che ha veramente influenzato la mia arte. Tutto ciò che ho fatto di buono, lo devo a te. Ah! Tu non sai quanto mi costa dirti tutto quello che ti ho detto.»
   «Mio caro Basil,» disse Dorian, «che mi hai detto? Semplicemente che provavi troppa ammirazione per me. Che non è neppure un complimento.»
   «Non era inteso come complimento. Era una confessione. Ora che l’ho fatta, qualcosa sembra essersi spento in me. Forse non si dovrebbe mettere troppa ammirazione nelle parole.»
   «È stata una confessione molto deludente.»
   «Perché, che ti aspettavi, Dorian? Non hai visto nient’altro nel quadro, no? Non c’era altro da vedere?»
   «No. Non c’era altro da vedere. Perché lo chiedi? Ma non devi parlare di adorazione. È sciocco. Tu e io siamo amici, Basil, e dobbiamo sempre restarlo.»
   «Tu hai Harry» disse il pittore con tristezza.
   «Oh, Harry!» esclamò il ragazzo con un accenno di risata. «Harry spende i suoi giorni a dire ciò che è incredibile e le sue sere a fare ciò che è improbabile. Giusto il tipo di vita che mi piacerebbe avere. Ma non credo che andrei da Harry se mi trovassi nei guai. Verrei subito da te, Basil.»
   «Poserai ancora per me?»
   «Impossibile!»
   «Tu rifiutando rovini la mia vita di artista, Dorian. Nessuno si imbatte mai in due ideali. Pochi ne incontrano uno.»
   «Non so spiegartelo, Basil, ma non devo mai più posare per te. C’è qualcosa di fatale in un ritratto. Ha una sua vita propria. Verrò a prendere il tè con te. Sarà un piacere comunque.»
   «Più per te, temo» mormorò Hallward con rammarico. «E ora addio. Mi dispiace che tu non mi faccia rivedere il quadro ancora una volta. Ma non può essere diversamente. Capisco perfettamente quello che provi per lui.»
   Appena il pittore lasciò la stanza, Dorian Gray sorrise tra sé. Povero Basil! Com’era all’oscuro del vero motivo! E com’era strano che, invece di essere stato costretto a rivelare il proprio segreto, fosse riuscito, quasi per caso, a strappare un segreto dal suo amico! Quante cose quella strana confessione gli spiegava! Gli assurdi attacchi di gelosia del pittore, la sua folle devozione, i suoi stravaganti panegirici, le sue curiose reticenze – ora capiva tutto, e si sentì dispiaciuto. Gli sembrava che ci fosse un che di tragico in una amicizia così colorita d’amore.
   Sospirò e suonò il campanello. Il ritratto doveva essere nascosto a tutti i costi. Non poteva più correre un simile rischio d’essere scoperto. Era stato un pazzo a permettere che la cosa rimanesse, anche per un’ora, in una stanza in cui tutti i suoi amici avevano accesso.

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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