Il giovane maschio gay italiano omologato

giovane gay italiano omologato

   Chi è il giovane maschio gay italiano omologato? È un soggetto nato nella seconda metà degli anni ’80 e prima metà dei ’90, ha quindi un’età che va dai 17 ai 27 anni. Figlio del disimpegno berlusconiano e del fallimento politico dell’associazionismo gay del nostro paese, non possiede quella carica rivoluzionaria e provocatoria dei ragazzi gay degli anni ’70 e ’80, che avevano davvero fame di cambiamento e avvertivano la possibilità di incidere sul tessuto sociale con la protesta, con la trasgressione. Poi, si sa come sono andate le cose dall’89 fino all’entrata in campo del Cavaliere…

   Oggi l’esercito di queste nuove leve gay si adagia su pose e mode organizzate da altri, dai manager dell’entertainment gayo italiano, ai facitori di tendenza che giocano a livellare stili, fogge, abiti, atteggiamenti, persino i costumi sessuali (se si può definire sesso l’offerta attuale…). Il giovane maschio gay italiano omologato non ha molto da innovare, nasce indolente, viziato, di buona famiglia, profondamente ignorante su tutto ciò che riguarda la cultura omosessuale e politicamente è qualunquista. Se non si perde per strada rischia di diventare un soggetto pericoloso, una mina vagante, un borderline ambiguo, anaffettivo. Gli appetiti sessuali di questi ragazzi non risplendono per originalità, se si facesse un’indagine scientifica sulla loro condotta erotica ne verrebbe fuori un quadro sintomatico e inquietante di quest’epoca: lontani dal fermento intellettuale che li ha preceduti, essi tendono ad essere perlopiù passivi, anche nel ruolo sessuale, a non prendere molte iniziative nella cosiddetta drague, volgarmente traducibile con il verbo “cuccare”, a lasciarsi rimorchiare, o perlomeno a godere del corteggiamento altrui. Talvolta non combinano niente, non “trombano”, però si perdono volentieri nella virtualità rassicurante delle nuove tecnologie che li protegge e li intorpidisce.

   Entrare in uno dei locali gay alla moda equivale ad incontrare i cliché che contornano questi giovani gay omologati: kitsch nell’architettura e negli arredi, Drag Queens a profusione, spettacolini di basso profilo, vezzi en travesti piuttosto grossolani, ragazzi a torso nudo che esibiscono un po’ di palestra, checche cubiste che si dimenano e se la tirano, PR reclutati secondo il dettame asfittico del manager, ossia bellapresenza, abbronzatura perenne, fisico in vista, disinvoltura affettata ed eloquio elementare. E poi, in questo ghetto postmoderno, non resta che osservare il comportamento dei veri e propri giovani gay italiani omologati. Si fotografano molto con l’Iphone, con il cellulare, per pubblicare il tutto sul proprio profilo facebook ed avere i “mi piace” con relativi commenti degli “amici”; talvolta si fanno anche irretire e trascinare in qualche sfregamento momentaneo, in qualche effusione in pubblico, convinti di aver trovato la libertà e la trasgressione che cercavano. Purtroppo, una volta usciti da quei contesti, ritrovano il mondo reale, per niente glitter,tornano a casa, dai genitori, ai quali raccontano frottole, oppure a scuola, contornati dalle solite amichette e da qualche bullo omofobo che li apostrofa con gli usuali “finocchio”, “frocio”, “checca”.

   Il giovane gay italiano omologato non ha la libertà di decidere, nemmeno in ambito sessuale, a parte i video porno che può vedere e scaricare da Internet, gli è mancata del tutto un’impostazione che lo ha reso consapevole della propria identità. Come uno zombie vaga nei locali, nei siti di incontri (gayromeo, me2, gaydar), nei social network, ignaro di un senso da dare a ciò che è, o crede di essere. Non ha un “io” e, quel che è peggio, non ha nemmeno un “noi”. Si diverte a pubblicare immagini vaghe o sognanti o anche qualche foto sconcia, tipo quelle fatte davanti allo specchio del cesso, dice di essere alla ricerca di persone “solari”, ama farsi cliccare, collezionare “visite” sul proprio profilo, promettere incontri che poi non farà mai, dando buca al malcapitato di turno, e si atteggia a stronzo credendosi “figo”. Può essere emo, parodia dei vecchi dark; clubbista, caricatura delle antiche frocie modaiole; sincretico, imitando più stili antichi rivisitati e ammucchiati alla rinfusa. Non fa comunità come gli antichi pederasti o i giovani omosessuali anni ’70 e ’80, è fondamentalmente solo, accompagnato da qualche suo simile o da fan femminili coetanee che lo hanno scambiato per una sorella un po’ eccentrica. Anche i gusti musicali del giovane gay italiano sono stereotipati, eterodiretti: Lady Gaga, l’inossidabile Madonna, le cantanti italiane o straniere, le mielose voci che inducono al torpore emotivo e all’inazione. È mediamente istruito, legge poco e quel poco lo legge male, viene ancora affascinato da The Picture of Dorian Gray, da quell’aura misteriosa che promana dalla scrittura di Wilde, però non conosce il retroterra che ha partorito quell’opera e naviga in superficie attratto dall’insolita, e non sempre ben riuscita, miscela wildiana.

   Alcuni di questi giovani gay italiani omologati possono essere persino nerd, specie gli introversi che scelgono gli studi classici e pedagogici, ma la maggior parte intasa i licei artistici, gli istituti d’arte con l’intento di diventare in seguito stilisti, ideatori di mode (che non ideeranno mai in modo originale), di accessori (il moderno bric-a-brac, Everest del nulla), ecc.. Questi ragazzi amano fare lo shopping, affezionarsi a tutto ciò che è inutile ma costoso, fermarsi davanti alle vetrine di negozi di tendenza, abbigliamento, calzature, ecc., scovare boutique specializzate in eccentricità, in stravaganza, in pacchianeria, sognando di indossare (e talvolta lo fanno) abiti femminili per sentirsi “diversi”. Non sono pochi quelli che cercano di sfondare nel mondo dello spettacolo: un tempo avrebbero cercato di diventare attori, essendo stati il cinema e il teatro italiano il luogo privilegiato per adottare i piccoli pederasti, adesso invece sperano di andare ad Amici o altri talent show come cantanti, ballerini, performer e partecipano ai provini con la benedizione delle famiglie (che fanno la stessa cosa con la figlia aspirante “velina”).

   Tornando alle preferenze sessuali, la passività di questi giovani è una corda tesa verso una terra di nessuno insidiosissima come le sabbie mobili. Le famiglie hanno fallito clamorosamente (e quando mai hanno avuto successo?), non sono mai state pronte ad affrontare il caso di un figlio adolescente che presenta queste caratteristiche, sperano di poterlo scaricare in seguito dopo averlo parcheggiato a scuola o chissà dove. Gli danno i soldi, la paghetta, e credono così di levarselo dalle palle. I genitori di questi piccoli gay italiani pensano ancora a quello che dirà la “gente”, si deprimono e si inalberano di fronte alle menzogne raccontate per coprire uscite serali “equivoche”, però non fanno niente per ascoltare e per venire incontro alle problematiche esistenziali (ammesso che vi siano) del figlio twink. Un tempo si assisteva alla decisione drastica di buttare fuori di casa il ragazzo gay, di rifiutarlo, di considerarlo defunto, oggi si preferisce tenerlo in casa e far finta che non esista. Lo si uccide con l’indifferenza e lo si prepara in modo esemplare alla futura morte sociale. Non ho dimenticato di dire che ne è del famigerato coming out. Non credo che la maggioranza di questi giovani gay si dichiarino, se lo fanno è con quelle poche persone (le note “amiche”) che considerano innocue, ininfluenti, complici. Non ce la farebbero ad affrontare una realtà a viso aperto, costerebbe loro troppa fatica e troppe rinunce. Preferiscono tacere, mentire, sollevare la questione o procrastinarla nella speranza che si risolva da sola.

   Perché abbiamo questo disastro, come mai il futuro di molti giovani gay italiani è così problematico e per nulla rassicurante? A questi ragazzi mancano modelli di riferimento forti, quelli che hanno durano una stagione al massimo; la società che li circonda non li considera e se lo fa cerca di rimuoverli; sono dei senza patria, dei paria a cui qualche imprenditore marpione regala un po’ di spazio per guadagnare soldi alle loro spalle, e sono i soldi dei genitori che si ingannano e vengono ingannati all’infinito (e ben gli sta!). Malauguratamente molti di questi giovani finiscono nelle mani degli sfruttatori che li usano come oggetti per poi rimpiazzarli, sono i nuovi pescecani sparsi nel mondo della moda, dei locali, del mondo dello spettacolo, ecc.. Non parliamo poi degli escort, le nuove puttane, che per permettersi le stronzate sono disposti ad andare anche con i vecchi grassi e ripugnanti, e non parliamo degli “slave” in costante aumento, che lo fanno gratis pur di farlo e sentirsi trattare per ciò che sono, un deserto masochistico di affetto e di empatia.

   Non è un bel ritratto quello che emerge dall’analisi di questo giovane maschio gay italiano omologato, si ha la sensazione che il massacro a cui vanno incontro tutti questi ragazzi non è percepito seriamente da nessuno come un’autentica tragedia nazionale. D’altronde, dopo aver distrutto le famiglie, aver demolito l’economia, aver annientato le speranze, il Regime non ha certo interesse a occuparsi di questi ragazzi, e se ne frega, come fa di solito. Per il Regime essere giovane gay o etero non ha importanza, ciò che conta è spazzare via una generazione e governare ancora per vent’anni o più…

Marco Vignolo Gargini

Confronta: https://marteau7927.wordpress.com/2012/09/21/giovane-gay-italiano/

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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8 risposte a Il giovane maschio gay italiano omologato

  1. Sandro ha detto:

    Mmmmmmmmmmmmmmmmmmmma ! al di la’ dei cliche’ e luoghi comuni qui espressi, penso che tu abbia fatto un ritratto (grossolano, certamente) della moderna gioventu’ italiana. Credo che molte delle caratteristiche qui evindenziate siano condivise da buona parte dei giovani (maschi, femmine, gay, etero) di questa generazione….o almeno dalla sua parte peggiore. Esistono poi tantissimi ragazzi (etero e gay) che sono invece attivissimi su molti fronti del sociale, della cultura, o semplicemente nella affermazione dei propri talenti.

  2. Mmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmma! lo potrei dire anch’io, anche perché ho l’impressione che non si siano colte molte, troppe cose di ciò che ho scritto… Intanto, di grossolano nella mia analisi non v’è niente, per il semplice motivo che trattasi del frutto di un’inchiesta diretta e non di uno di quei soliti pastrocchi scritti da personaggi che i giovani non li frequentano e anzi li evitano. Ma tengo a dire soprattutto che qui viene affrontato un tema specifico, circoscritto, non si parla di tutti i giovani maschi gay italiani, ma di quelli omologati, o resi omologati a un certo sistema. C’è una bella differenza! Insomma, non parlo per sentito dire, non faccio come tanti sociologi che pontificano senza sporcarsi le mani…

  3. mauro merlino ha detto:

    Vi invio questo nostro Articolo, sono Mauro Merlino Vicepresidente dell’Associazione Attivisti Gay Harvey Milk :
    Presidenti Associazione Marco Bottaro e Angela Paradiso-I locali gay promiscui devono chiudere i battenti? E’ questa la proposta avanzata nei giorni scorsi dai membri dell’associazione ”Attivisti Gay Harvey Milk” che al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio Monti chiedono espressamente di promulgare un disegno di legge atto alla chiusura dei locali frequentati da clienti omosessuali e promiscui, fra i quali vengono menzionate le saune, i Battuage e le dark room.
    A rend
    erlo noto sono stati i membri dell’Associazione gay Harvey Milk, che si battono affinché l’odio contro le persone omosessuali possa essere cancellato una volta per tutte.

    “Fermare per sempre l’omofobia nel nostr
    o Paese, fermare la pedofilia, la transfobia e il razzismo in tutto il mondo, avere i nostri diritti umani e civili, avere una legge contro il reato dell’omofobia, avere il diritto di sposare la persona che si ama, avere il diritto di adottare dei bambini”, sono questi gli obiettivi prefissi dall’associazione, che alle Forze dell’Ordine chiedono adesso un aiuto concreto affinché possano essere arginati alcuni spiacevoli fenomeni definiti “scandalosi”.

    All’interno dei locali “sotto accusa” si farebbe infatti un eccessivo consumo di sostanze stupefacenti, e sarebbero servite bevande alcoliche anche ai clienti minorenni. All’esterno inoltre avverrebbero continuamente episodi di brutale violenza, spesso ”provocati” proprio dall’orientamento sessuale dei clienti dei locali.

    “Chiediamo a voi alte cariche dello Stato di provvedere inoltre al contenimento, alla restrizione e all’eliminazione di siti web pornografici e chat, per la grandissima minaccia concreta e tangibile della pedofilia”, fanno sapere i membri dell’associazione, che dal canto loro si dicono pronti a cooperare “perché troviamo sia giusto e doveroso poter collaborare e camminare insieme per la costruzione di politiche sociali anti-discriminatorie”.

    “Se le nostre richieste di democrazia, libertà e tutela non saranno riconosciute e garantite dal nostro Governo e dalle vostre persone – fa però sapere Mauro Merlino, Vicepresidente dell’Associazione Harvey Milk – faremo un esposto all’Alta Corte Del Parlamento Europeo e all’Onu chiedendo il loro appoggio, aiuto e sostegno per mettere in mora questo Paese, visto che il nostro Governo rimane cieco e sordo di fronte alla legittima richiesta di diritti civili e umani”.

  4. Pingback: Giovane gay italiano | Sisohpromatem (Marco Vignolo Gargini)

  5. Michel ha detto:

    incredibile quanto sia vero… ho occasione di conoscere moti giovani …. e caspita! preso in pieno! complimenti

  6. Daniele ha detto:

    Questo quadro dipinto del giovane maschio gay italiano omologato mi sembra risponda al vero: premettendo che le generalizzazioni lasciano sempre il tempo che trovano e che è sempre sbagliato e impreciso, esse ci dicono comunque qualcosa di vero. A livello generale, appunto. Ma vorrei porre qualche quesito allo scrittore dell’articolo e a tutti i suoi lettori.

    La mia prima curiosità riguarda i locali. La descrizione fatta qui è minuziosa e dettagliata, nonché rispondente al vero, ma bisogna precisare un paio di cose: 1) l’offerta risponde sempre a una domanda, se questi locali cambiassero il tipo di intrattenimento proposto, cambierebbe anche la clientela, anzi la perderebbe. L’aspettativa di un ragazzo gay che decide di andare in discoteca il sabato sera è ben precisa, vuole parrucche colorate delle drag e muscoli dei ballerini in esposizione, conditi con musica a tutto volume e innaffiati in un cocktail scadente ma auspicabilmente a buon prezzo. Tale aspettativa è condizionata dal Regime o il Regime si adatta alle esigenze del pubblico (o del pubico, che dir si voglia)? E’ ovvio che non si può rispondere a questa domanda, sarebbe come chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina, ma di certo c’è un’innegabile interdipendenza tra domanda e offerta. La domanda a monte è: perché il pubblico chiede questo? E’ solo disimpegno o la società dell’immagine, del cyber-sex, del “free xxx” propone un’idea di sessualità diversa, più immediata di quella che c’era fino a 10 anni fa? 2) in fondo, che differenza c’è con i “locali etero”? Nessuna. A Parte le tette al posto dei bicipiti. Perché, per l’appunto, “per il Regime essere giovane gay o etero non ha importanza, ciò che conta è spazzare via una generazione e governare ancora per vent’anni o più…” [cit.] e se dovessimo fare un quadro del giovane maschio etero italiano OMOLOGATO emergerebbe un quadro altrettanto desolante.

    In secondo luogo, sono assolutamente d’accordo con l’opinione sulle “effusioni” amorose praticate nei locali e non fuori: sono una forma di libertà illusoria. Verissimo. Ma ne esiste un’altra possibile? Se un giovane maschio gay italiano (omologato o non) si baciasse in pubblico, per strada, o peggio ancora a scuola, cosa succederebbe? Sono noti ai più i suicidi che avvengono già in età tenerissima all’interno dei licei a causa dell’omofobia, non è del tutto esecrabile l’esigenza di trovare una terra franca in cui farsi una pomiciata senza il terrore di subire contumelie sociali. Nel migliore dei casi.

    Infine, è giustissimo dire che questo modo di vivere l’omosessualità è figlio del berlusconismo culturale, è anzi una mediazione tra il berlusconismo stesso, l’era di internet, la repressione sociale e il disimpegno politico; negli anni ’80 la situazione era diversa (in America e nel resto d’Europa un po’ più che in Italia). Ma che fine hanno fatto questi gay impegnati degli anni ’80? Sono tutti in politica a difendere i diritti LGBT (alcuni sì, certamente)? O qualcuno di loro si ricicla nei suddetti locali o nelle chat in qualità di “daddy”? In tempi di piattume come questi, l’omologazione fa comodo a tutti, giovani e non. Non so cosa possa provare un uomo omosessuale, che in passato ha combattuto (o almeno, ci ha sperato e creduto) per la parità sociale, nel vedere che la liberazione sessuale è arrivata sotto forma di chat, una sottospecie di mercato del pesce in cui ognuno seleziona le caratteristiche fisiche favorite e sceglie il partner adatto a soddisfare l’emozione (o meglio, l’erezione) del momento. Certo è che un po’ tutti ne usufruiscono: un vecchio adagio vuole che ci siano molte più occasioni nei siti preposti piuttosto che nei locali.

    Il movimento omosessuale negli anni ’70-’80 voleva che i gay si sentissero vicini, che combattessero insieme: ahimé, un moto inclusivo volto a creare una comunità comporta l’appiattimento. Dopo trent’anni, abbiamo visto i risultati.

    PS. errata corrige: il plurale si sociologo è “sociologi”. Per l’amor di Dio.

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