“L’erotismo a Lucca” di Mario Rocchi

Courbet Lucques (2)

L’EROTISMO DELLE MERDE DI RAZZA NELLE VARIE FORME ESPRESSIVE

di Mario Rocchi*

   Le merde di razza, parliamoci chiaro, sono i lucchesi. Ha voglia di dire il mio capo servizio Remo Santini, nel suo libro sulla lucchesità, che quest’ultima è una specie di pregio. No, noi viviamo la nostra lucchesità come lucchesi chiusi nel nostro bozzolo di egoismo e di bigottismo. La viviamo come autentiche merde di razza. Per entrare nello specifico si può ben dire che l’erotismo a Lucca, nel vero senso della parola, cioè come manifestazione del desiderio erotico che attrae verso qualcuno desiderando di stabilirci un rapporto sessuale, probabilmente non è mai esistito. Perché non sono esistite quelle forme di comunicazione, principalmente artistica, che lo avrebbero permesso. A Lucca, città bigotta e conservatrice, la città dalle cento chiese (99 per l’esattezza, ma sarà bene sapere che ce ne sono così tante perché ogni famiglia patrizia ne aveva più di una essendo tutte, con le elemosine, fonte di guadagno), dicevo che a Lucca, in un ambiente così casareccio, non poteva senz’altro trovare spazio non, per carità, un Rubens, o un’Artemisia Gentileschi, o il Bronzino, ma un infimo seguace di questi maestri. E invece nella pochezza della pittura antica lucchese, nel senso di appartenenza alla città, pochezza dovuta anche al furto di quadri e sculture che fece Napoleone quando impose sua sorella Elisa Principessa di Lucca, in questa pittura dunque ci sono santi e madonne, cristi e martiri, i ritratti prezzolati di Pompeo Batoni, ma non c’è neanche una bella donna. L’unica stupenda, ma senz’altro non erotica, è Ilaria nel suo sarcofago. Dunque partendo dai tempi antichi, non c’è dato di vedere un’opera d’arte pittorica o scultorea che abbia un filo di erotismo. Bisognerà giungere ai primi del novecento, al De Servi, per trovare qualcosa di, forse, lascivo, nelle figure di quelle dame che, sebbene vestite, portano in sé qualcosa del desiderio carnale. Poi, più niente. Per decenni, continuando sulla scia dello spirito retrogrado che disdegnava tutto quello che c’era di moderno, si continuò a dipingere nature morte o paesaggi, a scolpire monumenti funebri, fino al tardo dopoguerra quando sbocciarono i giovani. Ma ci fu un pittore non più giovane che, tornato dall’America Latina dove aveva soggiornato a lungo, può dirsi forse l’unico pittore erotico, o giù di lì, della nostra città. I suoi paesaggi con draghi che rincorrevano ninfe nude al limitare di boschi, tradivano la presenza di un vissuto emotivo che è impulso che muove l’essere umano, simboleggiato dal drago, verso la ricerca del piacere. Questo pittore si chiamava Bartolomeo Butori. Ma gli altri? Sì, il Possenti faceva a volte quadretti con in mezzo una donnina nuda che ballava su un tavolino fra mezzo a visi di vecchi allampanati e vogliosi, ma quello non era erotismo, piuttosto ironia sull’arrapamento dei vecchi. Anche il Benvenuti con le sue donne cercava di destare le voglie, ma soprattutto, lui consapevole, destava i sentimenti. Sì, anche il Fontirossi ha disegnato o dipinto casini dove operavano gli strani soggetti dei suoi quadri, ma anche qui aveva la meglio lo sguardo satirico. Come mai a Lucca non è mai esistito un artista che abbia prodotto opere erotiche? Come un Moreni, ad esempio, con le sue “angurie” che erano una vera e propria epopea con autentiche metafore sessuali. Oddio, non che in tutta Italia non ne fossero esistiti tanti con idee che a quel tempo erano considerate sovversive, ma il clima di rinnovamento del costume iniziato negli anni ’6o portava necessariamente alla scoperta o riscoperta del sesso. Ricordo che, agli inizi di quegli anni, un gruppo di pittori con a capo mi sembra i soliti Possenti e Benvenuti, organizzò sotto il Palazzo Pretorio, una mostra dedicata all’amore. Se ricordo bene era intitolata proprio “L’amore nella pittura”. Fu una sorta di scandalo. Molti pittori della vecchia generazione non ci parteciparono e la gente guardava in cagnesco gli organizzatori. Ma fu un successo. Segno che, pur non facendolo vedere, il lucchese covava sotto le ceneri il fuoco dell’eros. Insomma, non mi viene in mente un nome di pittore lucchese che si sia dedicato, sia pure saltuariamente, all’erotismo che è, semplificando, pornografia più sentimento. Nemmeno nella fotografia che si presta a questo genere, niente fino a poco tempo fa. Poi è spuntato Alessandro Giuliani che ha dedicato al nudo femminile buona parte della sua attività. Quello di Giuliani si può tranquillamente dire che è un nudo erotico perché nel ritrarre il corpo della donne ci mette tutto quel sentimento “del sesso” che necessita, cioè non si limita a riprendere il nudo femminile in maniera forzatamente sensuale, ma, usando la delicatezza e l’eleganza necessarie, vede la donna come forma, una forma che eccita i nostri sentimenti e la nostra libido. E nella letteratura? A Lucca peggio che mai. Nella letteratura nazionale e internazionale, senza scomodare i soliti Henry Miller, Bukowski, Nabokov o addirittura Ovidio con la sua “Ars amatoria”, non si contano per fortuna i testi con argomento erotico, testi validissimi dal punto di vista artistico. E gli scrittori lucchesi? Un capitolo a parte, unico, meriterebbe Messer Giovanni Sercambi da Lucca che con il suo Novelliere, o Cronache, non mi ricordo bene, alla maniera del Boccaccio descrive scene decisamente erotiche. In una novella intitolata “The libidine. Del Monesterio dell’Olmo d’Aresso e della badessa” si descrivono scene di un divertente erotismo fra badessa e le novizie oltre naturalmente un uomo travestito da suora. Bisogna dunque risalire al trecento per trovare un autore erotico lucchese. E quelli di oggi? A parte che scrittori lucchesi famosi non esistono, per lo meno a livello internazionale, ma quelli più conosciuti, vincitori di premi, come Guglielmo Petroni, premio Strega, ottimi narratori, hanno avuto sempre paura di “sporcarsi” a raccontare la vita, che non è solo quella della città o della campagna, ma anche quella vera, cosiddetta intima, quella sessuale di cui, abituati da una falsa cultura cattolica, abbiamo paura. Perché paura? Perché la descrizione particolareggiata dell’atto sessuale, o la descrizione dell’atto in sé, può rimuovere dentro di noi istinti sopiti che l’educazione repressiva che abbiamo avuto, ci fa tenere ben stretti, nascosti, come in serbo. Anche forse il più grande, Mario Tobino, lucchese di adozione, è, come si suol dire, casto. Una volta che gli feci leggere un mio scritto giovanile, illudendomi che lo capisse non considerando che in quanto a scrittura era un classico, forse un retrivo, a parte qualche considerazione, affermò: “Tu Mario, concepisci la vita come un contatto di mucose”. Mi disse tutto. Anche lui vedeva il discorso sul sesso come cosa se non ripugnante, inadeguata, sconvolgente, anche lui aveva paura a descriverlo. Figurarsi, si era nei primissimi anni ’60. Gli altri scrittori, conosciuti e sconosciuti, hanno avuto sempre il senso che la buona scrittura non si doveva occupare di sesso, cosa sporca, esattamente come dicevano i cattolici integralisti e come, questi ultimi purtroppo, dicono ancora oggi. Io ho difeso strenuamente le mie posizioni. Ho difeso il mio pensiero pur sapendo che, in gran parte non veniva compreso perché chi tocca il sesso muore, anche se i minorenni possono vedere scene badiamo non erotiche, ma violentemente pornografiche, su internet, a tutte le ore del giorno. Non si vuol capire che la descrizione di un rapporto sessuale non è mai, per quel che mi riguarda, gratuita, ma è in funzione di un più vasto discorso che abbraccia la “poetica” (che brutta parola) dell’autore, cioè serve nell’economia del racconto per un più vasto ragionamento che può anche assumere un atteggiamento critico su di esso. E allora l’erotismo dove è a Lucca? È nei discorsi di singoli elementi come un tempo era nella descrizione della quindicina che cambiava al Primavera o da Nuccia. Perché in tutti i casini d’Italia, si andava a quindicine. Cioè ogni quindici giorni cambiava il gruppo delle puttane che così si scambiavano il turno. Quartuccio, il famoso vetturino che era un personaggio, alternando nella sua carrozza Puccini appunto alla puttane, cantanti famosi a gruppi di goliardi, faceva fare il giro del centro alla “levata” mostrando di quali gioielli poteva sfoggiare il Primavera che era il casino più “di lusso” della città. Poca cosa nei confronti della Casina delle Rose di Pisa o di certe case di via dell’Orso o via dell’Oca a Bologna, ma pur sempre un casino dignitoso con una saletta a parte dove andava chi non si voleva far vedere, come per esempio amministratori pubblici o preti, questi ultimi più numerosi di quel che non si creda. Ma ora mi sto perdendo nei meandri di via della Dogana. L’erotismo allora è nei discorsi o nei ricordi, di quando Ruffo, famoso posteggiatore abusivo che si dice avesse una fava mastodontica, portò a casa un manichino di donna regalato da un negoziante e, fattosi dare una fica di maiala da Marzetto, gliela sistemò fra le gambe e, arrapato, ci si buttò di peso a bischero ritto ma il manichino non resse l’urto e andò in mille pezzi. Di quando Marino detto Magua, un altro elemento erotomane e famoso puntatore di culi femminili, si era fatto cucire un cappotto con la parte inferiore dei pantaloni collegata cosicché quando lo indossava pareva vestito normalmente mentre in effetti, come apriva il cappotto, era in mutande potendo così avere con il culo della donna un contatto più diretto e piacevole. Di quando vagabondando per la città il lucchese si ferma a discutere se quelle figure scultoree sopra a certe porte di chiesa in cui una bestia sovrasta con il corpo un uomo, siano o non siano la rappresentazione di un inculata ibrida, cioè che rappresentino o meno la pantera lucchese che incula il pisano suo acerrimo nemico.

   Oppure di quando il Puccini, che era la quintessenza del lucchese, libertino e a suo modo cattolico, chiavava da pedofilo la ragazzina Tosca sua figliastra, si sputtanava con le puttane, costringeva la servetta a suicidarsi, aveva rapporti non chiari con il finocchio Caselli del caffè omonimo ora Di Simo e via dicendo. Insomma l’erotismo si diluisce normalmente nei discorsi indicando chi è l’amante di chi, chi fa meglio i pompini o chi semplicemente solletica le voglie, negli sguardi alle frotte di giovani turiste, tutte belle, tutte scosciate e tutte spupporate, oggetto visivo di quei poveri cristi destinati a soffrire di voglia. Ecco, l’eros a Lucca è tutto qui. Nella chiusura di certe case che dovrebbero semmai essere incentivate, nella curiosità di conoscere il nome del gestore, e niente più. Ma forse sarà così ovunque e questa può essere una constatazione di una cosa che sostanzialmente esiste solo se si vuol fare esistere. Se è nella mente perché è la mente che domina tutto e come la polluzione notturna si determina senza toccare l’uccello, così l’eros è in noi e solo la nostra mente lo può scatenare.

*Intervento letto il 9 marzo 2012 all’incontro del Club L’Amicizia presso il ristorante “Lo Spiedo d’Oro” di Lucca-Antraccoli 

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
Questa voce è stata pubblicata in Arte, Cultura, Letteratura. Contrassegna il permalink.

Una risposta a “L’erotismo a Lucca” di Mario Rocchi

  1. Cecco di Ficaia ha detto:

    Porca puttana, il Rocchi ci ha fatto scompisciare dalle risa, ma a volte un po’ di pudore
    non guasta, anzi aguzza il desiderio.O no?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...