Tokyo Rose

Iva Toguri - Tokyo Rose

Tokyo Rose arrest

 

Dossier Tokio Rose

   Accadde durante la seconda guerra mondiale che una giovane donna di origine nippo-americana, all’apparenza dall’aria leggera, inoffensiva, raggiunse la strepitosa fama con il dolce nome di Tokyo Rose: questo fiore delicatamente profumato con le sue trasmissioni di propaganda giapponese su Radio Tokyo deprimeva il morale delle truppe americane stanziate nel Sud Pacifico.

   Tokyo Rose nacque nel giorno per lei fatalmente equivoco della ricorrenza della Dichiarazione d’Indipendenza americana, il 4 luglio 1916, a Los Angeles, con il nome di Ikuko Toguri. Jun Toguri, suo padre, aveva toccato nel 1899 il suolo degli Stati Uniti provenendo dal Giappone, l’impero delle recenti vittorie belliche sulla Cina, pagate prima e dopo, soprattutto dopo, con la ‘opulenta’ miseria della popolazione civile. La moglie di Jun Toguri decise di seguire il marito nel 1913, e insieme a lei l’intera famiglia si trasferì a Los Angeles, città dove Tokyo Rose germogliò.

   Ikuko Toguri, bambina che nel periodo scolastico si trovò ad affrontare i primi problemi legati alla sua integrazione nel tessuto sociale americano, usò il nome di Iva. Frequentò la Grammar School a Calexico e a San Diego, in California, prima di tornare con la sua famiglia a Los Angeles, dove concluse la Grammar School, e dove successivamente ebbe accesso alla High School e al Junior College.

   Iva Toguri si iscrisse alla University of California a Los Angeles e si laureò in Zoologia nel gennaio 1940. Svolse un’attività di ricerca universitaria fino a giugno di quell’anno. Nei suoi anni scolastici Toguri si fece apprezzare come una studentessa volenterosa, discreta, disponibile verso i suoi compagni, tanto da ricevere in cambio una sincera stima e la reputazione universale d’essere un’americana profondamente devota e leale. I suoi hobbies preferiti erano lo specchio della fedeltà ai costumi statunitensi: ella amava praticare lo sport, l’escursionismo e ascoltava con passione la musica swing. Dal giugno 1940 al luglio 1941 Toguri si dedicò ad aiutare il padre negli affari. Ma ormai era giunta l’ora stabilita dal suo destino: la venticinquenne Ikuko Toguri aveva stabilito di fare un viaggio in Giappone. Ironia della sorte, poco prima della sua partenza, i membri di una confraternita della scuola di cui aveva fatto parte dettero in suo onore una festa di addio, un addio ritenuto allora il doveroso omaggio a una cittadina americana che desiderava visitare un paese a lei cordialmente lontano, nonostante le antiche sotterranee radici.

   Il 5 luglio 1941, appena compiuti gli anni, salpò da San Pedro, California, per il Giappone una Ikuko Toguri ‘inghirlandata’ già dall’aura della sua originaria nazionalità. Però partì sprovvista del passaporto americano. Secondo la sua versione, due furono le ragioni che giustificavano il proposito ‘innocente’ di intraprendere quel viaggio: visitare una zia ammalata e studiare medicina. Nel settembre dello stesso anno Ikuko Toguri si presentò al vice-console americano in Giappone per acquisire il passaporto statunitense, dichiarando in quell’occasione che il suo desiderio era di tornare negli Stati Uniti e ottenere la residenza permanente. Dal momento che Ikuko Toguri aveva lasciato gli Stati Uniti sprovvista di passaporto, la sua richiesta, unita al fascicolo documentativo che la riguardava, fu inoltrata secondo la prassi per essere esaminata al Dipartimento di Stato negli Stati Uniti. Prima che le disposizioni in materia per il conseguimento del passaporto furono completate, avvenne ciò che per Ikuko Toguri non avrebbe mai dovuto avvenire: gli Stati Uniti erano entrati in guerra con il Giappone. Il precipitarsi degli eventi pesò necessariamente sulla richiesta di Ikuko Toguri, con la conseguenza che nei confronti della giovane donna la macchina burocratica americana dispose un blocco fatale. Non vi furono più ulteriori sviluppi da parte delle autorità degli Stati Uniti.

   Dopo il bombardamento giapponese di Pearl Harbor, 7 dicembre 1941, Ikuko Toguri fece un altro tentativo di domanda per il rimpatrio negli Stati Uniti tramite la legazione svizzera in Giappone, ma in seguito ritirò la domanda, affermando che sarebbe rimasta volontariamente in Giappone nell’attesa del disbrigo delle pratiche da parte del Dipartimento di Stato negli Stati Uniti. Nel frattempo si era iscritta a una scuola di lingua e cultura giapponese. Dalla metà del 1942 fino al 1943 inoltrato Ikuko Toguri intraprese l’attività di dattilografa per la Domei News Agency; nell’agosto 1943 ottenne un secondo lavoro, sempre come dattilografa, entrando nello staff di Radio Tokyo.

   Rovinoso epilogo: nel novembre 1943 Ikuko Toguri iniziò la sua carriera di speaker radiofonica a Radio Tokyo, carriera che le dette sì la celebrità, ma che infine risultò determinante per la futura imputazione e relativa condanna con l’accusa di alto tradimento nei confronti degli Stati Uniti. Il suo programma, noto con il nome di Zero Hour, diventò parte integrante della guerra psicologica giapponese per abbassare il morale delle truppe armate statunitensi. Zero Hour era trasmesso quotidianamente, eccetto la domenica, dalle 6 alle 7.15 della sera, ora di Tokyo.

   Ikuko Toguri nel programma, che di solito cominciava con una sigla musicale eseguita da un’orchestrina, era introdotta ai radioascoltatori come ‘Orphan Ann’, ‘Orphan Annie’, ‘La vostra nemica preferita Ann’, o ‘La vostra compagna e nemica favorita, Ann’. Come fu in seguito dimostrato, queste erano le colorite espressioni del testo formulato da Ikuko Toguri in un programma trasmesso nell’ottobre 1944: «Hello, boneheads. This is your favorite enemy, Ann. How are all you orphans of the Pacific? Are you enjoying yourselves while your wives and sweethearts are running around with the 4F’s in the States? How do you feel now when all your ships have been sunk by the Japanese Navy? How will you get home? Here’s another record to remind you of home.» (Salve, teste d’ossa. Questa è la vostra nemica favorita, Ann. E voi tutti, orfani del Pacifico, come ve la passate? Vi sollazzate mentre le vostre mogli e le vostri innamorate scappano qua e là per gli Stati Uniti con gli aerei 4F sulle loro teste? Come vi sentite adesso mentre tutte le vostre navi sono state affondate dalla Marina giapponese? Come tornerete a casa? Ecco a voi un altro disco per farvi ricordare la vostra patria.)

   La durata media di ogni programma di Ikuko Toguri era di circa venti minuti, durante i quali lei si esibiva lanciando atroci battute in tutto e per tutto simili a quelle riportate sopra, e presentando i dischi del giorno, come Speak to Me of Love, In a Little Gypsy Tea Room, e Love’s Old Sweet Song. Il resto del programma era dedicato principalmente alle notizie dall’America e in generale ai commenti agli ultimi resoconti sull’andamento bellico fatti dagli altri operatori dello staff di Radio Tokio. Il salario di Toguri a Radio Tokyo era di circa 150 yen al mese, corrispondenti a circa 7 dollari.

   Non vi sono indicazioni precise sul fatto che Ikuko Toguri abbia usato, lei in persona, il soprannome Tokyo Rose durante Zero Hour. Almeno non fino all’inizio del 1944, quando venne a conoscenza che le truppe degli Stati Uniti le avevano dato quel titolo. In realtà l’appellativo Tokyo Rose fu assegnato dal personale delle forze Armate degli Stati Uniti nell’area del sud Pacifico a tutte le donne giapponesi anglofone che trasmettevano da Radio Tokyo tra il 1943 e il 1945. Ikuko Toguri fu l’unica persona nata in America a cui fu dato quel soprannome; per quanto se ne sappia, le altre erano tutte cittadine giapponesi. Secondo le testimonianze, Ikuko Toguri andava fiera del soprannome Tokyo Rose. In un’occasione, mentre era detenuta dopo la guerra in una prigione giapponese, Ikuko Toguri fece addirittura un autografo a una guardia militare statunitense su di una banconota yen giapponese firmandosi con il nome Tokyo Rose.

   Il 19 aprile 1945, Ikuko Toguri sposò Felipe D’Aquino, un cittadino portoghese di origini nippo-lusitane. Le nozze furono registrate al Consolato portoghese a Tokyo; ciò nonostante, Mrs. D’Aquino non rinunciò alla sua cittadinanza americana. Continuò la sua trasmissione Zero Hour fino alla cessazione delle ostilità, forse non conscia del pericolo incombente, malgrado gli avvertimenti del marito che la esortò più volte a mollare all’istante la sua partecipazione nel programma.

   Dopo la resa del Giappone nell’agosto 1945, Mrs. D’Aquino venne arrestata dalla United States Army come persona che metteva a rischio la sicurezza americana, e fu detenuta in varie case circondariali giapponesi fino al suo rilascio nel medesimo anno. Fu di nuovo arrestata dalle autorità della Army nel settembre 1948, e tradotta sotto scorta militare negli Stati Uniti. Giunta a San Francisco il 25 settembre 1945, Mrs. D’Aquino venne immediatamente messa in stato di fermo dagli agenti della Federal Bureau of Investigation (FBI), autorizzati da un mandato di arresto spiccato nei suoi confronti con l’accusa di alto tradimento per aver aderito, dato aiuto e sostegno al Governo Imperiale del Giappone durante la seconda guerra mondiale.

   L’inchiesta della FBI sulle attività di Mrs. D’Aquino copriva un periodo di circa cinque anni. Nel corso dell’inchiesta vennero sottoposti a interrogatorio un centinaio di ex componenti delle United States Armed Forces che avevano prestato servizio nel sud Pacifico durante la seconda guerra mondiale; furono rese note alcune documentazioni originali di fonte giapponese in un primo tempo cadute quasi in oblio, per di più i nastri ritenuti distrutti delle registrazioni delle trasmissioni radiofoniche di Mrs. D’Aquino vennero scoperti dall’FBI.

   Il processo contro Mrs. D’Aquino, si noti la severa coincidenza, ebbe inizio il 5 luglio 1949, il giorno dopo il suo 33° genetliaco. Sessantuno giorni più tardi, il 29 settembre 1949, la giuria emise un verdetto di colpevolezza sulla base dell’imputazione che recitava che, in un giorno dell’ottobre 1944 (la data esatta, secondo l’avvocato difensore, era sconosciuta ai membri della Giuria) a Tokyo, in Giappone, in uno studio della emittente radiofonica giapponese Radio Tokyo, Mrs. D’Aquino aveva parlato ai microfoni di ‘navi americane che erano state affondate dalla Marina giapponese’. Mrs. D’Aquino, ormai divenuta famosissima con il nome di Tokyo Rose, fu la settima persona condannata per alto tradimento nella storia degli Stati Uniti.

   S’è calcolato che il processo sia costato alle casse del governo americano la bellezza di 500.000 dollari; la trascrizione verbale dell’intero procedimento giudiziario comprendeva circa un milione di parole. 16 dei 46 testimoni del governo americano apparsi al processo furono portati in aula provenienti direttamente dal Giappone, dov’erano già stati interrogati durante l’inchiesta dall’ FBI. 26 testimoni vennero chiamati per la difesa.

   Il 6 ottobre 1949, Mrs. D’Aquino fu condannata nell’aula del tribunale di San Francisco a scontare dieci anni di prigione e a pagare l’ammenda di 100.000 dollari per il reato di alto tradimento.

   Il 28 gennaio 1956, Mrs. D’Aquino fu rilasciata dal Federal Reformatory for Women a Alderson, West Virginia, dove aveva scontato sei anni e due mesi della sua condanna. Si batté con successo contro i reiterati tentativi del governo americano di mandarla in esilio.

   Nel novembre 1976 Mrs. D’Aquino inoltrò un’altra ennesima domanda per la sua piena riabilitazione, il cosiddetto Perdono Presidenziale; in precedenza aveva vanamente inoltrato due domande di grazia nel 1954 e nel 1968.

   Il 19 gennaio 1977 il presidente Gerald Ford emise la sentenza di Perdono.

   Le ultime notizie su Mrs. D’Aquino, ex Ikuko Toguri, ex Tokyo Rose, la davano residente nella zona di Chicago, Illinois.

© Marco Vignolo Gargini, Il Grande Alessandro, 2004

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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