ché voler ciò udire è bassa voglia

canto XXX Xilografia di Bonino de’ Boninis per il canto XXX IF (1487)

canto XXX 1 Xilografia per il canto XXX IF nell’Edizione Veneziana del 1491

“Maggior difetto men vergogna lava”,

disse ’l maestro, “che ’l tuo non è stato;
però d’ogne trestizia ti disgrava.
E fa ragion ch’io ti sia sempre allato,

se più avvien che fortuna t’accoglia
dove sien genti in simigliante piato:
ché voler ciò udire è bassa voglia”.

Dante, Inferno, XXX, vv. 142-148

   Basta un niente per scatenare una rissa, oggi più che mai. Ci si trova coinvolti spesso, e anche involontariamente, nell’alterco quotidiano della famiglia, del lavoro, della vita. Una parola detta, scritta, pensata, ed ecco la zuffa, il parapiglia… e tutto perché? Perché la parola ci fotte. Se fossimo come gli altri animali, o restassimo bambini, avremmo modo di cogliere il significante senza bisogno di ricorrere al significato. Invece no. Siamo così “evoluti” da doverci avvalere dell’interpretazione del suono emesso da una bocca. Il significato. Purtroppo ciò che cogliamo filologicamente viene sputtanato quasi subito psicologicamente. Ci lasciamo prendere dalle emozioni e scambiamo lucciole per lanterne. Gli accordi tra persone funzionano solo durante l’intervallo che sta in mezzo agli infiniti fraintendimenti. Fondamentalmente non ci capiamo. Non capiamo niente di quello che diciamo, che sentiamo dire e, soprattutto, non capiamo il corpo. La voce è corpo e, una volta emessa, dà inizio al malinteso. Qualcuno ha estratto la voce dal corpo, l’ha separata, l’ha considerata estranea e ha avviato il processo fatale dell’umanità, quel processo che ci ha condotti tutti a non vivere. Sette miliardi di esseri umani, con una minima percentuale di persone che conoscono il proprio corpo, la propria voce, sanno gestire il patrimonio animale che accomuna l’homo sapiens alle altre creature viventi. La maggioranza vince e la maggioranza impone l’ignoranza, un’ignoranza alimentata dalle visioni del mondo, dalle religioni, dalle ideologie, dalle credenze in generale. Roussoianamente, qualcuno, chissà quando, ha colto l’opportunità per sfruttare questa ignoranza appena apparsa (che rappresentava un’eccezione) e svilupparla traendone dei vantaggi personali. Se all’inizio della nostra avventura su questo pianeta ci conoscevamo e riconoscevamo grazie al semplice suono della voce, alla postura del corpo, all’espressione del viso, dopo non è stato più possibile. Ciò che ci è stato sottratto lo abbiamo dovuto recuperare attraverso la parola, attraverso la descrizione della realtà. Abbiamo smesso di vivere. Da qui il senso di frustrazione e la conseguente rissa. Ci è rimasta una sola possibilità, a parte il recupero di ciò che eravamo: estraniarsi dalla baruffa, non parteciparvi, stare attenti a non venire coinvolti. Perché? Lo ha già espresso perfettamente Virgilio nel canto XXX° dell’Inferno dantesco: ché voler ciò udire è bassa voglia. Se ci compromettiamo ascoltando o intervenendo alla rissa possiamo essere certi della lontananza da ciò che siamo veramente. Accettiamo quindi questa nostra non-vita, ma non prendiamocela più di tanto.

© Marco Vignolo Gargini

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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