La dottrina di Eraclito

Giuseppe Antonio Petrini Eraclito

   Eraclito, figlio di Blosone, nato a Efeso, città che si trovava nella Ionia dominata sin dal 546 a.C. dai persiani, era secondo la tradizione antica di nobilissime origini: sarebbe appartenuto alla famiglia di stirpe regale dei Basilidi o Codridi, dai quali aveva ereditato funzioni sacerdotali. Proprio la sua condizione privilegiata di conoscitore dei riti misterici, non solo autoctoni ma, sembra, anche di derivazione orientale, lo mise in contatto con un patrimonio culturale non disponibile ai più, e da qui deriverebbe lo stile autorevole, ispirato e di non facile interpretazione del suo linguaggio. Tale profondità poetica all’interno dell’opera Sulla natura  procurò a Eraclito l’epiteto di “oscuro” (σκοτεινός, “skoteinos”). Inoltre la sua natura aristocratica lo poneva in netta antitesi con ogni impulso demagogico: dai frammenti della sua opera si evincono giudizi politicamente sprezzanti nei riguardi dei propri concittadini (cfr. fr. 121 e 125a), rei d’aver cacciato dopo una rivolta democratica l’amico Ermodoro, come in generale nei riguardi di una concezione che non tenesse conto dell’unicità dell’individuo, specie se possessore di un patrimonio sapienziale non condiviso dalla maggioranza degli uomini: esemplare sotto questo aspetto il fr. 49, εἷς ἐμοὶ μύριοι, ἐὰν ἄριστος ᾖ, “Uno per me vale diecimila, se è il migliore”, dove ἄριστος, “aristos”, il “migliore”, indica proprio la superiorità del singolo che, rispetto all’umanità resa massa confusa e anonima, intende raggiungere la saggezza tramite un’autonomia razionale e di conseguenza morale. Ciò per Eraclito significa stabilire un’evoluzione gnoseologica che sia necessariamente il superamento di dati fenomenici recepiti dai sensi e non elaborati intellettualmente. Eppure la possibilità di tale evoluzione non viene “aristocraticamente” negata da Eraclito alla globalità del genere umano, prove ne siano il frammento 113, ξυνόν ἐστι πᾶσι τὸ φρονέειν, (Comune a tutti è il pensare [phronein]), e il frammento 116, ἀνθρώποισι πᾶσι μέτεστι γινώσκειν, (A tutti gli uomini è concesso conoscer se stessi ed essere temperanti [sophronein]), semmai è aperta a coloro i quali, come i “filosofi” del fr. 35, si dedicano all’acquisizione continua di un sapere che sia il frutto di costante e ininterrotta ricerca cognitiva riguardo le cose che oltrepassano la molteplicità illusoria dell’apparenza (Sul concetto di “sapienza” cfr. anche fr. 41, εἶναι γὰρ ἓν τὸ σοφόν, ἐπίστασθαι γνώμην, ὁτέη ἐκυϐέρνησε πάντα διὰ πάντων, “Una cosa è la sapienza [to sophon], comprendere la ragione per la quale tutto è governato attraverso il tutto” e fr. 108, ὁκόσων λόγους ἤκουσα, οὐδεὶς ἀφικνεῖται ἐς τοῦτο, ὥστε γινώσκειν ὅτι σοφόν ἐστι πάντων κεχωρισμένον, (Di quanti ho ascoltato i discorsi, nessuno giunge a riconoscere che la sapienza [sophon] è distinta da ogni cosa). Da qui la critica eraclitea nel fr. 40 all’apprendimento ridotto ad assommare più elementi (πολυμαθίη, polymathie), all’erudizione, al nozionismo, alla collezione minuziosa di indagini che non insegnano all’intelletto la capacità di andare al di là di una conoscenza vasta ma superficiale.

   Il tema centrale con cui si apriva l’opera di Eraclito è sicuramente il concetto di λόγος, logos, che, seppur nella sua complessità ermeneutica, può essere interpretato come “discorso”, “ragione”, ma anche nell’accezione di principio fisico come “ragione costitutiva delle cose”. Il logos viene espressamente nominato da Eraclito in sette frammenti (1, 2; 45; 50; 72; 115; 124) ed evocato in molti altri, le sue caratteristiche sono l’eternità, l’universalità che promana dal logos, comune a tutti gli uomini indistintamente, conforme alla realtà dei fenomeni sensibili e non, presente in quanto ordine cosmico (kosmos) e vitalità psichica o anima (psiche). La difficoltà dell’uomo nella comprensione di questo logos che tutto regge dipende dall’inefficienza del processo cognitivo antropologico, il quale nelle sue operazioni elementari disperde l’universalità del logos frammentandola e impedendo così a se stesso l’apprendimento della sua profonda ed eterna unità: οὐκ ἐμοῦ, ἀλλὰ τοῦ λόγου ἀκούσαντας ὁμολογεῖν σοφόν ἐστιν ἓν πάντα εἶναι, “Non me, ma ascoltando il logos è saggio convenire che tutte le cose sono una” (fr. 50). Tale principio si confonde e non si intende se si persiste a negare quella trama unitaria in che consiste, perciò l’errore umano è il supporre che non vi sia l’originale complementarietà nel conflitto, Πόλεμος, (polemos), che i contrari non siano sintetizzabili in una convergenza, data dallo stesso logos, che le apparenze molteplici e illusorie non facciano parte di un unico disegno superiore, a tutta prima mal percepito e quindi non elaborato intellettualmente.

   Riguardo il principio fisico individuato da Eraclito nel fuoco (cfr. i frammenti 14, 30, 31, 65, 66, 67, 76, 90) che si pone in una qualche affinità con l’ἀρχή, arché, dei filosofi di Mileto, occorre precisare che esso non va inteso come un’alterità dal o del logos, bensì come una componente essenziale del logos, una sorta di paradigma fenomenico che richiama ancora quell’universalità che detta la regola generale, quella ragione costitutiva delle cose: il fuoco è ciò che attenderà gli uomini dopo la morte corporea, una forza ἀειζωον, “dalla vita eterna” (aeizoon), che nelle sue τροπαὶ, mutazioni (tropai), accoglie le trasformazioni di tutte le cose, e ne fissa attraverso la sua misura i limiti, i termini, i ritmi del loro perenne flusso. Da qui la visione di una realtà continuativamente variabile che l’intelletto, in ascolto del logos, sa cogliere nella sintesi degli opposti stati, nel suo divenire: τὰ ψυχρὰ θέρεται, θερμὸν ψύχεται, ὑγρὸν αὐαίνεται, καρφαλέον νοτίζεται, “Ciò che è freddo si scalda, ciò che è caldo si fredda, l’umido si secca, l’asciutto si inumidisce” (fr. 126); ἀθάνατοι θνητοί, θνητοὶ ἀθάνατοι, ζῶντες τὸν ἐκείνων θάνατον, τὸν δὲ ἐκείνων βίον τεθνεῶτες, “Immortali mortali, mortali immortali, viventi la morte di quelli, di quelli morenti la vita” (fr.62); ποταμοῖσι τοῖσιν αὐτοῖσιν ἐμϐαίνουσιν ἕτερα καὶ ἕτερα ὕδατα ἐπιρρεῖ· καὶ ψυχαὶ δὲ ἀπὸ τῶν ὑγρῶν ἀναθυμιῶνται, “Acque sempre diverse scorrono per coloro che s’immergono negli stessi fiumi; e anche le anime evaporano dalle umidità” (fr. 12).

   Nell’ambito della regolarità di una legge universale del divenire Eraclito, secondo la tesi dello studioso tedesco Karl Reinhardt (1886-1958) nella sua Vermächtnis der Antike (1960), inserirebbe il tema, presente nel frammento 100, dei periodi ciclici dell’anno che, nei loro mutamenti, corrisponderebbero al ciclo della vita umana. Il rapporto tra il ciclo del giorno e quello della natura, cioè l’anno, corrisponderebbe  all’altro rapporto tra il ciclo degli anni all’interno di una generazione e quello suo multiplo, che sarebbe il cosiddetto “Anno Grande”, già attribuito ad Eraclito dal dossografo greco Aezio (I- II sec. d.C. ): «L’anno che dicono grande si compie quando gli astri ritornano ai luoghi dai quali hanno iniziato il loro corso (…) Secondo Eraclito l’anno grande è formato da diecimila e ottocento anni solari», II 32, 3 (Doxographi graeci 364). La tesi della fine dell’Anno Grande, che si concluderà con una conflagrazione universale, ἐκπύρωσις (ekpyrosis), è un’interpretazione tarda estrapolata dal frammento 66 di Eraclito.

   La formula πάντα ῥεῖ, “tutto scorre” (panta rhei), che esemplifica la teoria eraclitea sul divenire, venne coniata da Simplicio (In Phys., 1313, 11), ed è forse una ripresa del passo di Platone (Crat. 402 a 8-9): λέγει που Ἡράκλειτος ὅτι πάντα χωρεῖ καὶ οὐδὲν μένει καὶ ποταμοῦ ῥοῆι ἀπεικάζων τὰ ὄντα λέγει ὡς δὶς ἐς τὸν αὐτὸν ποταμὸν οὐκ ἂν ἐμβαίης, “Dice Eraclito in qualche luogo che «tutto si muove (panta chorei) e nulla sta fermo», e paragonando gli esseri alla corrente di un fiume che «non potresti immergerti due volte nello stesso fiume»”.

© Marco Vignolo Gargini

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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