André Gide

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Ho conosciuto André Gide “incidentalmente”: all’Università preparavo un esame su Walter Benjamin e mi imbattevo in un’intervista del critico tedesco a Gide; leggendo Proust venni a sapere dell’atteggiamento negativo di Gide verso Du coté de chez Swann; il mio lavoro di tesi universitaria si occupò del rapporto tra Wilde e il giovane Gide… Insomma, incontravo continuamente questo personaggio, sempre in riferimento agli argomenti che stavo trattando, e non fu difficile assecondare la mia curiosità, in primo luogo per l’ovvio motivo di una ricerca personale sugli esponenti omosessuali della letteratura.

Ho trovato che Gide non è più letto come qualche decennio fa, persino nella sua Francia gli preferiscono altri autori e, per ciò che concerne la popolazione gay, i gusti sono in sintonia con l’intramontabile Wilde e con le nuove generazioni dei Dominique Fernandez e David Leavitt.

André Gide oggi non costituisce che un classico un po’ obliato, la sua fama di immoraliste ha perduto l’aureola, restano di lui le testimonianze stimolanti del transito dalla fine del XIX secolo al periodo postbellico. Eppure pochi artisti contemporanei si possono fregiare dell’appartenenza alla propria epoca come Gide, se non fosse che le mode instaurate dalla dittatura del pubblico amano poco la pagina scritta con finezza, la frase ricca di immagini, di suoni e di profumi, il presente indefinito della struttura linguistica gidiana. La popolarità, essendo un fattore epidermico, attua strane alleanze, i simboli del successo odierno si inscrivono là dove un tempo regnava l’amore dell’esattezza entusiastica, della passione creativa.

Uno dei cardini del successo di Gide tra le due guerre: non guarì mai dal suo egotismo, né lo poteva, e il consiglio datogli da Wilde nel 1897, dopo la pubblicazione de Les Nourritures terrestres, era destinato ad essere caparbiamente disatteso:

“- Ecoutez, dear, il faut maintenant que vous me fassiez une promesse. Les Nourritures terrestres, c’est bien… c’est très bien… Mais dear, promettez-moi: maintenant n’écrivez plus jamais JE.

Et comme je paraissais ne pas suffisament comprendre, il reprenait: – En art, voyez-vous, il n’y a pas de ‘première’ personne.

(- Senta, caro, adesso deve farmi una promessa. Les Nourritures terrestres, è bello… è molto bello… Ma caro, mi prometta: da ora non scriva mai più IO. –

E siccome davo l’idea di non comprendere sufficientemente, lui riprese: – In arte, vede, non esiste la “prima” persona.- )[1]

Ma in Gide l’amore della prima persona fondava l’arte, le assegnava un compito straordinario che i precedenti scrittori non consideravano o tacevano; se azzardiamo il paragone tra la Rècherche proustiana e l’altra opere di rammemorazione di Gide, Si le grain ne meurt, ci accorgiamo che nel secondo caso l’autobiografia serviva da volontario affrancamento, da conscia riconquista di un Ego mai perduto. La disciplina interiore, la propensione per la salute fisica, la solarità, l’esaltazione del corpo in armonia con la natura, furono doni impliciti nell’artista Gide, niente a che vedere con il rantolo e l’affanno del respiro asmatico di Proust. Non mi interessa affatto parlare di priorità da parte mia, nella personale ammirazione per entrambi gli scrittori sottolineo una sostanziale diversità: è impossibile leggere Gide senza avvertire la sua presenza, quel “Je” poco simpatico a Wilde non molla mai la presa, sei costretto piacevolmente a portartelo dietro; Proust oggettiva maggiormente, giacché è la sua memoria a srotolarsi, a volteggiare.

L’omosessualità dipinta da Gide gode del suo stesso spettacolo, convince il pubblico affrescandosi, si autocelebra per indicare tutta la bontà di un’emozione, ma non dimentica mai di apporre la sua firma.

La critica spietata al personaggio Charlus di Sodome et Gomorrhe è un richiamo a questa visione solenne, secondo cui l’esorcismo proustiano ha per l’immediato un effetto deleterio, allontana i curiosi, i futuri adepti, con la sua mostruosità, ed offre altresì nuovi spunti ai moralisti, adesso pienamente edotti in materia dalla mirabile esposizione dell’incontro tra gli “hommes-femmes”. La rampogna nasceva dal comprensibilissimo timore di una divulgazione dannosa, che avrebbe ostacolato la lotta culturale di Gide contro il pregiudizio.

Sono trascorsi oltre settant’anni dalla querelle: lo strenuo difensore dell’amore greco aveva già fatto stampare, anonimamente in dodici esemplari, Corydon, un piccolo trattato sull’omosessualità (1911), confermando quei sospetti suscitati da Les Nourritures terrestres; allo stesso modo Si le grain ne meurt ebbe una prima edizione privata nel 1920, in attesa della pubblicazione ufficiale avvenuta di lì a sei anni. Casualmente, chissà?, dopo la scomparsa di Proust, il 18 novembre 1922, Gide si convinse che non era giusto privare i suoi lettori del materiale “scandaloso” edito in tiratura limitata, così fece il grande passo esponendosi direttamente, e fu il primo artista a dichiarare d’essere omosessuale.

Venne poi il viaggio in Unione Sovietica, dal giugno all’agosto 1936, una avventura intellettuale di altissimo significato: Gide, che simpatizzava per le idee comuniste, aveva creduto di visitare la realizzazione vivente delle civili libertà; constatò invece che il regime sovietico andava edificando una nazione di sudditi, nemica dell’individuo. Pensò di spedire una lettera a Stalin, in cui esprimeva disappunto per la legge contro l’omosessualità, ne parlò addirittura a Bucharin, l’ex direttore della Pravda ormai in disgrazia e vicino alla condanna, ma la lettera non fu mai inviata, Gide ritenne che il problema da lui avanzato avrebbe goduto di scarsa considerazione presso il dittatore.

Questo viaggio fu commentato in due opere, Retour de l’U.R.S.S. (1936) e Retouches à mon retour de l’U.R.S.S. (1937): la sinistra filosovietica europea si sdegnò accusando Gide di tradimento, di gettare fango sulla patria del socialismo reale; dal canto suo la Pravda si dette un gran da fare per screditare lo scrittore francese: un articolo parlò del flirt tra Gide e un giovane russo, in seguito catturato e spedito in Siberia!

Gide non finì di sorprendere e di choccare, le sue parole elogiative per il Marechal Petain sbalordirono molto più delle antiche critiche al totalitarismo, stalinista, convinsero qualcuno dell’avvenuta adesione al nazismo di un intellettuale che si era iscritto al P.C.F. nel 1935.

Siamo onesti, la politica interessava poco a Gide, i grandi ideali starnazzati dagli artisti impegnati rappresentavano un ornamento occasionale, un’appendice alle note autobiografiche, perciò non occorre rimproverare la confusione ideologica dello scrittore, è un compito che riservo volentieri a chi suole stracciarsi le vesti.

La religione e la pederastia, ecco ciò che premeva a Gide: il rapporto tra le volizioni dell’anima e i richiami della carne; la grande spiritualità tesa all’indagine costante della trascendenza si avvaleva dell’incontro con il proprio sesso; lo attrassero eternamente i giovani corpi, gli adolescenti arabi come i boy-scouts della Normandia.

Ad Algeri, sotto lo sguardo divertito di Wilde, comparve per la prima volta l’esteta dagli occhi a mandorla, dapprima impaurito per la forza della concupiscenza, poi liberato dalla domanda che avrebbe scatenato il suo “Oui”: “Dear, vous voulez le petit musicien?” (Dear, vuole il piccolo suonatore?)[2].

© Marco Vignolo Gargini


[1] André Gide, In memoriam, III, Mercure de France, Paris 1925, traduzione mia.

[2] André Gide, Si le grain ne meurt, Gallimard, Editions de la N.R.F., Paris 1928, traduzione mia.

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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