La prima cosa bella

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  Seppur in ritardo, ho visto il film uscito all’inizio di quest’anno La prima cosa bella, l’ultimo di Paolo Virzì. Forse memore di Ovosodo, credevo di trovarmi di fronte ad un’ennesima operazione nostalgia di stampo labronico, con relativo mio scetticismo, invece ho potuto assistere a una delle pellicole più belle realizzate negli ultimi anni in Italia. È vero, tutto inizia nell’estate del 1971 con l’elezione di Miss Pancaldi, la più antica stazione balneare di Livorno e non solo, ma da qui nasce una storia apparentemente scontata che ha un epilogo tragico molto delicato. Non è nemmeno la riedizione del già visto “caro estinto”, bensì una originale resa dei conti per il personaggio principale, interpretato magistralmente da Valerio Mastandrea, che torna nei luoghi della sua infanzia e si sorprende a rimettere in discussione antiche convinzioni. La figura materna, vista come imbarazzante, castrante, responsabile di tutti i guasti emotivi e sentimentali, rinasce a nuova vita proprio nell’atto della sua fase terminale. Bruno Michelucci, il nome del protagonista, è un insegnante depresso e frustrato che riceve brutte notizie dalla città natale: la madre sta morendo per un tumore e la sorella, una Claudia Pandolfi minimale, chiede di poterlo rivedere a Livorno per dare l’estremo saluto alla donna che bene o male lo ha messo al mondo. La fuga di Bruno dal nucleo familiare avvenuta anni prima riemerge nei ricordi e diventa inconsapevolmente uno strappo da ricucire: la madre bellissima, che viveva alla giornata e cercava una felicità effimera per sé e i figli, è adesso una malata terminale che non rinuncia all’ottimismo e al buon umore. Il consiglio di farsi un bagno in mare per alleviare il dolore e ricominciare viene alla fine accolto dal figlio, resosi conto che la fama di femmina dissoluta di cui godeva la madre era soltanto una malignità e non l’autentica fisionomia. Tutto si acquieta in questa commedia forte, malinconica, poco solare, ma molto intensa. Il finale non ha a che fare con il melodrammatico “hanno ammazzato compare Turiddu”, seppur ci troviamo nella città di Mascagni. Il puzzle si ricompone e l’esistenza può scorrere ancora con nuovi colori, probabilmente con una pace interiore a lungo inseguita.

   Stefania Sandrelli recita nella parte della madre malata terminale ed è meravigliosa insieme a tutto il cast. Sì, è strameritato il David di Donatello vinto da Valerio Mastandrea per questo film, qui l’attore romano che acquisisce la cadenza livornese dà una prova davvero sublime che nemmeno io mi sarei immaginato. Micaela Ramazzotti nel ruolo della madre da giovane è straordinaria, così come Marco Messeri e Dario Ballantini. Virzì ha realizzato uno dei suoi film più belli, se non il migliore, è ormai a tutti gli effetti il vero erede di una commedia all’italiana considerata defunta da trent’anni, e non è un caso che ancora una volta un toscano, livornese, prosegua l’antico discorso inaugurato da una altro toscano, viareggino, Mario Monicelli.

M.V.G.

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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