Terremoto in Abruzzo

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Circolano diverse voci, non so fino a che punto attendibili, personalmente ho avuto link e comunicati che parlavano dei morti senza nome del terremoto di lunedì scorso. Un’agenzia dell’Adnkronos di mercoledì 8 aprile recita: «Sono gli ‘invisibili’, quelli il cui nome da vivi era conosciuto solo da pochi e forse un nome non l’avranno neanche da morti. E’ una tragedia nella tragedia quella degli stranieri regolari e irregolari di cui non si hanno piu’ notizie dalla tremenda scossa delle 3,32 di lunedi’, quando il terremoto ha colpito al cuore l’Aquila e l’Abruzzo. E’ la comunita’ albanese e macedone a pagare il prezzo piu’ alto della tragedia con vittime e dispersi. Un conto, purtroppo ancora provvisorio. La maggior parte degli stranieri nella citta’ delle tende sono muratori macedoni, albanesi e romeni.»*

Un altro sito, ByoBlu.com, pubblica questo pezzo: «Il centro storico dell’Aquila è da abbattere e ricostruire. E questo lo dicono in tanti. I morti, i feriti e gli sfollati sono stati contati, più o meno precisamente. E questo lo dicono tutti. Adesso vi dirò qualcosa che non dice nessuno.
Gli scantinati e i seminterrati del 90% del centro storico erano stati affittati. In nero. Dentro c’erano clandestini, immigrati, extracomunitari. Ammassati come bestie. Ci sono ancora. Centinaia di persone che non risultano all’anagrafe, che non compaiono nelle liste dei dispersi, che non esistono. I proprietari delle case che si sono messi in salvo non ne denunciano la presenza. Non gli conviene. Nessuno li cerca. Nessuno li piange. Da vivi non esistevano, non esistono neppure da morti. Spazzati via di nascosto, come la polvere sotto al tappeto. In fondo, perchè darsi tanta pena per loro? Una tomba ce l’hanno già. E questa volta non gli è costata niente. Gliel’abbiamo data gratis.
All’Aquila sono in molti a saperlo. Ora, lo sapete anche voi.
»**

Ripeto, notizie del genere non vanno prese come oro colato, ma sicuramente il problema dei “morti invisibili” esiste, anche se l’onda emozionale, lo “sciame” massmediatico di questi giorni l’ha oscurato. C’è chi si straccia le vesti per gli sfoghi amari di molti cittadini di L’Aquila (vedasi l’atteggiamento di Mario Giordano alla trasmissione di Santoro di ieri) parlando di “squallore” delle polemiche, però i dubbi sull’efficienza della Protezione Civile in questo frangente, et cetera, restano e a nulla serve gridare allo scandalo e al disfattismo. Da che mondo è mondo, si è sempre accusato chi denunciava certe inadempienze, magari con un tono esasperato, di voler creare il panico nell’opinione pubblica, in alcuni casi lo si è messo a tacere in malo modo. Questo è il tipico modus di chi deve, per vari motivi, mantenere un profilo di acquiescenza con il potere per salvaguardare un presunto ordine etico-morale. È bene, ribadisco, andare con i piedi di piombo di fronte alle notizie e alle voci, ma non è “squallido” ascoltare certi sfoghi, certe proteste, e farsi venire anche qualche dubbio… finora, gli amici della “Verità” costituita hanno sempre impedito che venisse alla luce un’altra verità, magari più scomoda e meno attraente…

Un plauso va al nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha visitato i luoghi del terremoto e ha respinto la folla dei paparazzi dicendo: «Poiché non sono venuto qui per farmi fotografare da voi, fatevi da parte. Voglio restare solo con queste persone, non rompete!» La mia memoria va al Presidente Pertini quando si recò in Irpinia dopo il terremoto del 1980… Credo che la politica italiana debba recuperare quello spirito e mettere da parte la demagogia televisiva buona solo a fare audience e a raccattare consensi. I morti di L’Aquila, visibili e invisibili, sono stati ammazzati da chi non ha rispettato le regole, di chi ha costruito edifici al di fuori delle norme, di chi non ha messo in sicurezza le case antiche. Bisogna ricostruire, ma senza ricoprire il tutto con la scusa dell’emergenza. Il nostro paese, in nome della pax societatis, si è trascinato per decenni questioni che andavano affrontate subito, con l’effetto che i dubbi sono rimasti e i morti non hanno avuto giustizia. L’Italia cominciò a “troncare e sopire” subito dopo la guerra e ha continuato a farlo…

*http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=3.0.3191765802

**http://www.byoblu.com/post/2009/04/09/I-morti-che-non-vi-dicono.aspx

Marco Vignolo Gargini

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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