27 gennaio: la memoria negata

 

Campo di Sachsenausen internati omosessuali (1938)

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Il campo di concentramento di Auschwitz fu liberato dai soldati dell’Armata Rossa il 27 gennaio 1945. Nove anni fa l’Italia aderì alla proposta internazionale di dichiarare questa data come giornata di commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo. Ma leggendo il testo della legge 211 del 20 luglio 2000 ci si accorge che il “Giorno della Memoria” è stato istituito dal nostro Parlamento per ricordare solo una parte delle vittime. L’articolo 2 di detta legge fa riferimento a “cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”. Com’è evidente, non sono menzionati i gruppi etnici Rom e Sinti, i Testimoni di Geova, i portatori di handicap e, ovviamente, gli omosessuali.

L’Italia, a differenza di altri paesi europei, sembra voler omettere la memoria della persecuzione e sterminio degli omosessuali, come se durante il ventennio fascista non fossero mai esistiti, per esempio, centinaia di italiani confinati con l’accusa di pederastia. Lo Stato tedesco invece, attraverso le sue iniziative, ammette gli errori del proprio passato informando e ricordando che il 27 gennaio 1945 non rappresentò la liberazione per i prigionieri con il triangolo di stoffa rosa cucito sulla divisa. In Germania, infatti, l’articolo 175 del codice penale che puniva l’omosessualità è rimasto in vigore fino al 1969. Tra il 1945 e il 1969 furono implicati in procedimenti legali 100.000 tedeschi, e vi sono casi di ex deportati nei lager, come Heinz Dörmer, che scontò otto anni di carcere dopo la fine della guerra. Per inciso, lo stesso Dörmer, insieme ad altri reduci della persecuzione nazista, ha raccontato la sua storia nel film-documentario Paragraph 175, diretto nel 2000 da Rop Erbstein e Jeffrey Friedman.

Il numero preciso delle vittime omosessuali dell’Olocausto non è mai stato stabilito, i calcoli effettuati finora dagli storici riguardano le condanne registrate dal 1933 al primo quadrimestre 1943 in base all’applicazione dell’articolo 175: in questo lasso di tempo le persone fermate e detenute per il reato di omosessualità furono oltre 45.000. Considerando che gli ultimi due anni di guerra videro un aumento notevole delle deportazioni di prigionieri nei campi di concentramento, si può ipotizzare ragionevolmente che il numero di omosessuali catturati e massacrati oscilli tra le 50.000 e le 300.000 unità.

La negazione di questa memoria storica conferma la verità della frase del filosofo George Santayana: “Quelli che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo”. L’omofobia che sterminò gli omosessuali nei lager è la stessa che continua a mietere migliaia di vittime dappertutto. Ancora oggi 81 paesi puniscono legalmente l’omosessualità, in nove di questi è prevista la pena capitale, e nelle nazioni dove non esiste una legislazione omofobica permangono sacche di intolleranza e discriminazione. La cultura che non riconosce l’esistenza di un’affettività diversa da quella ritenuta “normale” è diffusissima, nasce dalla paura e fomenta la paura, creando un mondo di persone che si credono tutto il mondo, persone legittimate da questa stessa cultura a manifestare nei pensieri, nelle parole, negli atti odio e disprezzo per i gay, le lesbiche, i transessuali.

Il prossimo 17 maggio si celebrerà la Giornata Mondiale contro l’Omofobia, istituita cinque anni fa per ricordare la data del 1990 in cui l’Assemblea generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità cancellò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. L’Italia non figura nella lista delle 40 nazioni che hanno aderito istituendo ufficialmente questa giornata. Ma, si sa, per il nostro paese gli omosessuali sono “cittadini” solo quando votano o pagano le tasse…

Piccola bibliografia

Massimo Consoli, Homocaust. Il nazismo e la persecuzione degli omosessuali, Kaos, Milano 1991;

Giuseppe Lo Presti e Paolo Pedote, Omofobia, Stampa alternativa, Roma, 2003;

Jean Le Bitoux, Triangolo rosa. La memoria rimossa delle persecuzioni omosessuali, Manni, San Cesario di Lecce 2003;

Lorenzo Benadusi, Il nemico dell’uomo nuovo. L’omosessualità nell’esperimento totalitario fascista, Feltrinelli, Milano 2005;

Gianfranco Goretti e Tommaso Giartosio, La città e l’isola. Omosessuali al confino nell’Italia fascista, Donzelli, Roma, 2006.

©Marco Vignolo Gargini

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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