Gomorra e Cannavaro

Fabio Cannavaro spera che Gomorra vinca l’Oscar, anche se non crede che gioverà all’immagine dell’Italia. Il calciatore napoletano fa dichiarazioni sul libro di Roberto Saviano, che dice d’aver letto tutto, e sul film da cui è tratto, poi torna a chiosare il giorno dopo in seguito al vespaio suscitato dalle frasi che gli sono scappate. Il difensore campione del mondo e titolare della maglia del Real Madrid si arrampica sugli specchi, non può fare altro, e ci tiene a sottolineare che l’intenzione sua era quella di difendere la “brava gente” che esiste a Napoli e nel Sud contro un’idea generale che ci si potrebbe fare dopo aver letto Gomorra… Bravo Cannavaro! Come te a suo tempo ci fu chi criticò Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, perché in quel film l’Italia ne veniva fuori per quello che era, ossia un paese disastrato, contraddittorio, povero, e allora il recensore dell’epoca, nel frattempo divenuto senatore a vita, si espresse con la fatidica frase “i panni sporchi si lavano in famiglia”… Bravo Cannavaro e bravi tutti quelli rinserrati nella propria torre d’avorio che preferiscono ancora una volta moraleggiare e esternare il fastidio per aver visto scene poco “edificanti” su ciò che sta avvenendo nella nostra povera Italia, povera perché non ha saputo trarre insegnamenti da quello che i suoi figli artisti le hanno mostrato di se stessa.
Continuo a chiedermi perché vanno a intervistare gente del mondo del calcio su temi sociali, politici, artistici, ecc., ecc.. Non si sono ancora stancati a sentire le bestialità che questa gente, ricca sfondata e famosa, è capace di dire? Mi piacerebbe vedere un giorno un calciatore o un allenatore che pubblicamente si rammaricasse per la propria ignoranza, confessando d’aver guadagnato tanti soldi solo per insegnare che si può fare a meno della cultura, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti… Ma una confessione del genere non credo la leggeremo.
© Marco Vignolo Gargini

Ma è solo un “guappo di cartone”
Di Mino Fuccillo
Il Tirreno 7 gennaio 2009
Dicono al suo paese, che poi è anche quello di chi scrive: chi è nato tondo non può morire quadrato. E infatti Fabio Cannavaro, nonostante le mille occasioni per dare muscoli alla sua cultura, nonostante abbia girato il mondo come calciatore, è rimasto un un ragazzo, diciamo così, “semplice”. Per lui il film di Gomorra nuoce all’immagine dell’Italia e camorra e mafia che si mangiano un terzo dell’Italia sono «un fatto locale che si fa presto a generalizzare». Comunque roba da non esporre in pubblico. Con un duro e falloso contrasto alla logica, il robusto difensore aggiunge però di augurarsi che Gomorra vinca l’Oscar. Forse è anche colpa di chi simili domande gliele va a fare, proprio a lui.
Come altri suoi colleghi Cannavaro ha spesso rivendicato con orgoglio il turbamento alla concentrazione che viene da qualsiasi quesito che vada al di là del video gioco. Ogni suono diverso da quello che viene dagli auricolari li confonde, la lettura per esteso della Gazzetta dello Sport li sfinisce. Lo dicono loro che la loro “filosofia” è il pensar leggero, molto leggero. Infatti lo stesso Cannavaro quando si trattò di riflettere sul doping se la rise un sacco mimando la scenetta di uno che si faceva le “pere” sul lettino. Uno spasso.
Capitano dunque non solo della squadra campione del mondo ma anche capitano dell’Italia che va cristianamente perdonata perché non sa quello che dice. L’Italia che non dice “tumore” perché porta male, non dice “mestruazione” perché fa un po’ senso, non dice «camorra» perché è un fatto brutto e anche un po’ perché si fa i fatti suoi. È rimasto quel che era Cannavaro: un piccolo, a suo modo simpatico e tenero guappo. Per sua fortuna però di quelli “di cartone”, cioè di quelli che quando fanno “ammuina” e rumore con le parole non vanno presi sul serio, di quelli che la sparano grossa ma non fanno danno, di quelli che non gli devi mai chiedere perché, altrimenti prendono paura. La spiegazione era per gli altri. Camorra no, ma cosa significhi guappo di cartone, questo sì, questo Cannavaro lo comprende bene.

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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