C’era una volta la discomusic 3

CHIC

CHIC

Tutto inizia con l’incontro tra tre musicisti di New York che suonano insieme sin dal 1972 nel gruppo Big Apple Band: il bassista Bernard Edwards, il chitarrista Nile Rodgers e il batterista Tony Thompson. Questo gruppo viene utilizzato da Walter Murphy per il suo brano A Fifth Of Beethoven, che nel 1976 diviene un’hit delle discoteche, tanto da far parte del soundtrack del famosissimo film Saturday Night Fever. Con questo importante biglietto da visita, i tre decidono di metter su una propria formazione. Si chiamano CHIC, prendendo spunto dal modo di vestire molto elegante dei frequentatori dei club di New York, dove sta avendo molto successo la loro prima creazione, Everybody Dance. Ma il primo 45 giri è un altro, per la precisione Dance Dance Dance, uscito nel 1977 con un riscontro immediato, rimanendo tra le prime dieci posizioni nelle classifiche americane, inglesi e tedesche per parecchie settimane. Segue l’album, con il titolo omonimo del gruppo, CHIC, all’interno del quale c’è il già citato Everybody Dance, che si piazza bene nelle Charts senza raggiungere però il livello del precedente singolo. La formula vincente è, oltre al trio ereditato dalla Big Apple Band, l’uso degli archi, suonati da tre o quattro violiniste (Valerie Haywood, Cheryl Hong, Karen Milne, Karen Karlsrud), e di coriste straordinarie quali Alfa Anderson, Lucy Martin, Michelle Cobbs, Ulland McCullough, accompagnate talvolta dalla calda voce maschile di Fonzi Thornton. A questo punto, secondo la testimonianza dello stesso Bernard Edwards, Grace Jones, protagonista della discomusic, invita gli CHIC alla sua festa dell’ultimo dell’anno ’77 al mitico “Studio 54”, intendendo proporre una collaborazione. Bernard Edwards e Nile Rodgers si presentano al locale, ma vengono respinti dai buttafuori, che non trovano nella lista degli invitati i loro nomi. Affranti e piuttosto infuriati, Edwards e Rodgers tornano a casa e compongono in 25-30 minuti un pezzo che nasce dalla loro rabbia e comincia con un urlo: “aaahh Fuck off!”. Alla fine si rendono conto di avere tra le mani un possibile successo, così decidono di registrarlo sostituendo all’imprecazione un più accettabile “aaahh Freak out!”. Ecco come nasce Le Freak, il brano che nel 1978 porta gli CHIC ad essere primi in classifica per sei settimane, vendendo più di sei milioni di copie soltanto negli States. Nello stesso anno esce il secondo album C’est CHIC che, oltre a Le Freak, contiene un altro grande hit del ’78-79, I want your love. Gli CHIC diventano un fenomeno mondiale, il Festival di Sanremo del 1979 li ospita e riserva loro un dopofestival, trasmesso interamente in seconda serata dalla RAI (e da me seguito con grande passione).

Nel 1979, sull’onda dei trionfi precedenti, nasce il singolo Good Times, il brano degli CHIC che ha fatto più tendenza: il giro di basso di Bernard Edwards è stato ripreso da John Deacon per Another one bites the dust dei Queen, oltre al riff di Nile Rodgers a cui Brian May si è ispirato; la base di Good Times è stata usata dalla Sugarhill Gang’s nella loro Rapper’s Delight, che dà origine a un nuovo genere musicale, il Rap appunto. È sempre del 1979 il terzo album degli CHIC, con il titolo ancora in francese, Risqué. My forbidden lover è l’altro singolo di successo. Nel frattempo, la premiata ditta Rodgers-Edwards scrive brani e produce le Sister Sledge (portandole al successo con We are family e He’s the greatest dancer), la cantante francese Anny Chancel, in arte Sheila, e il suo gruppo Black Devotion (Spacer è la canzone di Sheila che molti ricordano, anche per esser stata “saccheggiata” dagli svedesi Alcazar nel 2001 con Crying at the discoteque).

Il 1980 rappresenta l’inizio della parabola discendente del gruppo, il quarto album Real people è un flop commerciale e il singolo Rebels are we non riesce a piazzarsi tra i brani più ascoltati e ballati (solo 61° nelle Charts americane). Nonostante la netta flessione, dovuta anche alla crisi del genere discomusic, questo è l’anno di una grande produzione per gli CHIC, con un esito più che positivo: Bernard Edwards e Nile Rodgers scrivono un intero lp per Diana Ross, dal titolo Diana, e l’estratto Upside down è un successo mondiale. Anche gli altri pezzi I’m coming out e My old piano ottengono degli ottimi riscontri.

L’anno seguente, stessa musica: quinto album, Take it off, e altra cocente delusione. Il disco non entrerà nemmeno nelle US Pop charts, e questo è la prima volta che succede agli CHIC. Un po’ meglio va al 45 giri Stage fright, ma siamo lontanissimi dai trionfi di appena due anni prima. Dal mio punto di vista, l’album in questione è forse troppo diverso rispetto a quello che gli stessi fans si aspettavano, i pezzi sono molto più jazz e vicini al funky, la maestria dei musicisti è esaltata con degli assolo meravigliosi (come quelli di Nile Rodgers in So fine e di Bernard Edwards in Take it off) che finiscono per creare una differenza marcata nei confronti della precedente produzione. C’è da registrare che nel 1981 gli CHIC producono e scrivono l’album di Debbie Harry, Koo Koo, ottenendo un discreto consenso di pubblico e ritrovando, seppur indirettamente, le prime posizioni nelle classifiche.

Il 1982 conferma la tendenza al declino. Tongue in Chic è il sesto album, il secondo a non entrare nelle US Pop charts. Il singolo Hangin’ fa una breve apparizione in classifica e il resto è silenzio… Questo è un lp che dà l’idea di una autentica crisi all’interno del binomio Edwards-Rodgers: i brani cercano di innovare e di conservare allo stesso tempo, I feel your love comin’ on presenta un uso delle tastiere mai udito prima e Chic (Everybody say) sembra riproporre la vecchia formula con l’uso degli archi già abbandonata da tempo. Ma tra tutti, secondo me, spicca City lights, forse il pezzo più ispirato, quello che ci fa respirare ancora il sound a noi più caro. Nello stesso anno gli CHIC scrivono la colonna sonora del film Soup for one con brani editi e inediti eseguiti da loro stessi o da altri. Tra questi c’è Why, cantata da Carly Simon, che ottiene un buon riscontro, soprattutto in Europa.

Giunti al settimo album, Believer, del 1983, gli CHIC decidono di sciogliersi. Ormai le divergenze tra i due leader del gruppo sono evidenti e ognuno pensa a una carriera indipendente come produttore e musicista. Il disco non vende e lo stile dell’intero lp, tutto dedito all’elettronica, non ha più niente a che fare con gli antichi fasti. Ma Nile Rodgers sempre nel 1983 metterà a segno un bel colpo producendo David Bowie e il suo Let’s dance, una vera rivoluzione nella carriera del rocker britannico.

Sembra tutto finito per gli CHIC… Bernard Edwards mette su un gruppo, i Power Station, insieme a Tony Thompson, a Robert Palmer e ai due membri dei Duran Duran John e Andy Taylor, avendo un buon successo nel 1985; scrive e produce per Rod Stewart, i Duran Duran e Joe Cocker. Nile Rodgers non è da meno, anzi: nel 1984 è il vero autore della svolta che porterà Madonna ai successi che tutti conoscono, infatti l’album Like a virgin è praticamente una sua invenzione; anche i Duran Duran ricevono un impulso significativo dall’apporto di Rodgers già nell’83 (The reflex è rimixato interamente da lui) e poi con il successo di Notorius, del 1986.

Ma a nove anni di distanza dalla rottura, nel 1992, avviene la riunione tanto attesa con Chic-Ism, un disco che assembla tutta l’esperienza dei vecchi CHIC rinnovandola con uno stile che si proietta nel contemporaneo techno (si sentono, per esempio, le influenze di Jazz B e di altri autori europei). 13 tracks, un numero record di brani per un solo album, con pezzi di notevole impatto, come Chic Mystique e Your love, che avranno molto successo nelle classifiche US Club Play. Personalmente, trovo molto belli anche Something You Can Feel, One And Only One e In It To Win It.

Purtroppo, la collaborazione termina nel 1996 con la scomparsa di Bernard Edwards, deceduto per polmonite. Il marchio CHIC è tutt’oggi portato in giro per il mondo da Nile Rodgers, infaticabile produttore e musicista.

Continua…

© Marco Vignolo Gargini

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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