Enzo Tortora

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Se non fosse prematuramente scomparso, Enzo Tortora avrebbe festeggiato ottant’anni, invece sono passati due decenni dalla morte di quello che è stato uno dei più grandi professionisti della tv italiana. Ricordo le critiche che lo accompagnarono quando alla fine degli anni ‘70 conduceva sulla seconda rete della RAI la famosa trasmissione Portobello: Tortora, secondo i recensori più ostili, dava troppo spazio alle storie lacrimevoli, si comportava con pateticità, abusava di quel suo tono compito e retorico, accentuava gli accenti nazional-popolari dell’emittenza televisiva… a ripensarci, in un’epoca sguaiata, deliberatamente burina, dove l’insulto, l’estetica del pecoreccio e la chiacchiera fanno subito audience, Tortora appare oggi come uno degli ultimi “signori” che rispettavano l’interlocutore, non lo interrompevano, non cercavano di umiliarlo offendendolo e balzandogli addosso. Si sa, era un’altra scuola, basata su un’educazione molto formale, in alcuni casi solo formale, che però lasciava ancora nutrire la speranza di un mondo più gentile, meno chiassoso. Portobello, vista con sufficienza da certi recensori con la puzza sotto il naso, oggi è in assoluto la trasmissione che ha offerto più idee agli autori televisivi a seguire, è la madre di C’è posta per te, di Carramba, di Chi l’ha visto?, e tanti altri programmi. Rispetto all’originale di Tortora la differenza è eclatante, sta nell’uso dei personaggi, nella volontà di creare un effetto maggiore sui telespettatori, nell’esaltazione del significante a danno del significato. I “signori” come Enzo Tortora attualmente sarebbero incompatibili, forse nessuno farebbe quello che lui fece, per esempio, quando nel 1967 si rifiutò di dare in diretta durante La Domenica Sportiva la notizia appena pervenuta della morte del calciatore Gigi Meroni, sapendo che la madre era davanti al teleschermo. Sappiamo che Tortora per quel rifiuto ci rimise il posto. Non credo che qualcuno oggi si lascerebbe scappare uno scoop del genere, semplicemente perché il diritto di cronaca, o supposto tale, deve venire prima di ogni cosa, con conseguente successo di punti nello share

Enzo Tortora fu protagonista involontario di una vicenda giudiziaria che grida ancora vendetta. La sua professione è stata stroncata, la sua salute gravemente menomata. È stato riconosciuto innocente dopo i tre gradi di giudizio, le accuse di associazione a delinquere di stampo camorristico si erano rivelate false dall’inizio alla fine. Ma intanto sette mesi di carcere li aveva già scontati dentro una cella, il resto agli arresti domiciliari, e ormai non c’era più niente da fare: la malattia l’aveva colpito, una malattia che nasceva da dentro, dalla rabbia, dalla delusione, dal disinganno.

Il 18 maggio 1988 Enzo Tortora moriva a Milano. Era nato il 30 novembre 1928 a Genova.

© Marco Vignolo Gargini

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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