Skins

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Skins non è una serie di telefilm americani, pertanto, niente Beverly Hills, spiagge della Florida o ambienti suggestivi e, soprattutto, niente situazioni patinate o messaggi consolatori. È una produzione britannica, della rete privata E4, ambientata a Bristol e trasmessa in due stagioni, l’ultima quest’anno. MTV Italia ha iniziato a proporre gli episodi della seconda stagione lo scorso 28 settembre, ma il canale Jimmy li ha già messi in onda fino al 21 agosto.

Il titolo del telefilm deriva dal termine che indica nel gergo giovanile le cartine per fare il joint, o spinello, se più vi aggrada. Protagonisti di Skins sono ragazze e ragazzi dai 16 ai 18 anni, vessate/i dai consueti problemi legati alla scuola, alla famiglia, al sesso, al futuro, con diverse accezioni a seconda dei personaggi. I temi proposti sono attualissimi e molto importanti: tossicodipendenza, anoressia, disturbi della personalità, lutto, etc..

Quello che ho subito apprezzato di questi telefilm, da me visti interamente e anche in lingua originale, è l’ottimo amalgama del cast, la recitazione sicuramente di alto livello, nonché un impianto narrativo più o meno impeccabile nella sceneggiatura, nella scelta delle musiche, nella ritmica generale. Non si tratta proprio di un prodotto destinato alle giovani generazioni perché si ammirino allo specchio accettando apaticamente le contraddizioni della nostra epoca, piuttosto sembra un ritratto a tinte forti in cui poter incontrare una realtà che sta diventando anch’essa globale. Le scene delle ragazze e dei ragazzi di Bristol, che frequentano il Liceo, che si danno allo sballo, che cercano consensi nella sfera affettiva, che si scontrano con una famiglia non partecipe e con le generazioni più “adulte” incapaci di accostarsi, le possiamo trovare anche a Tokio, a Milano, a Buenos Aires, un po’ dappertutto in questo nostro pianeta omologato, e non certo verso l’alto. Skins è un Tat twam asi riaggiornato, come ultimamente solo il cinema di Gus Van Sant e Larry Clark ci ha mostrato.

Non ha senso fare il riassunto dei diciannove episodi fin qui trasmessi, ognuno dei quali si concentra su un personaggio, in una fase molto particolare della sua esistenza da teenager. Di sicuro, le ragazze sembrano più consapevoli e mature rispetto ai colleghi maschi, ma con questo non intendo dire che sono migliori. Le contraddizioni sono al di sopra dei generi, la percezione cambia anche tra persone dello stesso sesso e addirittura nella stessa persona. Tony, per esempio, è il tipico “farfallone amoroso” che sfrutta la propria avvenenza e intelligenza per conquistare e sentirsi apprezzato, salvo poi crollare quando viene mollato da Michelle, la ragazza che pazientemente aveva sopportato le sue scappatelle. È nel finale della prima stagione che Tony viene investito da un pullman e sfugge alla morte e al trauma dovendo ricostruire tutto da capo, inclusi i minimi movimenti del corpo. Come da copione, il migliore amico del Don Giovanni Tony è Sid, un ragazzo poco brillante a scuola e con l’altro sesso, addirittura innamorato di Michelle. Sid, intrappolato nel suo amore platonico, non riesce all’inizio ad accorgersi di una ragazza anoressica che lo adora, Cassie, e poi a corrisponderla anche quando il sentimento è reciproco. Sia Michelle che Cassie reagiranno alle rispettive delusioni con una serie di comportamenti, all’occorrenza, assai cinici e crudeli. Ma tra le varie vicende, quella di Chris è sicuramente la più drammatica, anche perché non avrà, purtroppo, una soluzione. Si tratta di un ragazzo che viene letteralmente abbandonato dai genitori e si ritrova a dover affrontare un’autentica lotta per la sopravvivenza, aiutato alla fine da Jal, una ragazza figlia di un musicista nero, con cui si lega sentimentalmente. E poi ci sono Anwar e Maxxie, musulmano di origini pakistane il primo e gay il secondo, i quali, strano ma vero, sono molto amici pur non potendo condividere percorsi comuni, almeno così sembra fino al termine della seconda stagione…

Si sta girando la terza serie di Skins, il testimone è stato preso da Effy, la sorellina di Tony, che è già comparsa precedentemente, rischiando di morire per un’overdose, ed è l’unica del vecchio cast a rimanere: a lei il compito di introdurre i nuovi personaggi sempre alle prese con il passaggio dalla fine della scuola secondaria superiore all’Università o al mondo del lavoro.

In Italia resta il rammarico di vedere Skins penalizzati e confinati su emittenti che non possono avere l’audience delle reti più importanti, Rai e Mediaset per intenderci, ma forse questa è una scelta deliberata… per evitare ai teenagers la visione di un programma troppo duro da masticare? Può darsi. La verità è che nella nostra tv nazionale, a parte qualche eccezione sparuta, non viene dato alcun spazio “critico” e di riflessione dedicato esclusivamente alle giovani generazioni, come se queste non esistessero. In questi ultimi giorni, grazie anche alle manifestazioni studentesche per salvare quello che resta della scuola italiana, pare di assistere alla resistenza degli studenti contro un sistematico e scientifico proposito per spazzare via il futuro dalle scene. Chissà, ci vorrebbe un altro ’68, migliore di quello che c’è già stato, visto che tanti, troppi vecchi sessantottini sono diventati non solo dei bolsi narcisisti arroganti incapaci di riflettersi nei sogni, nelle aspettative, nelle speranze dei loro figli e nipoti, ma anche peggiori dei loro padri, che disprezzavano definendoli “borghesi” e che adesso stanno eguagliando e superando nella volontà di mantenere il potere lasciando terra bruciata dietro di sé. A questi sessantottini farebbe bene vedere Skins, se non altro per rendersi conto di quello che hanno seminato. Ho i miei dubbi che riescano, perlomeno, a imbarazzarsi…

©Marco Vignolo Gargini

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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