Emo boys

emo

A vederli sembrano un’emanazione di tendenze fine anni ’70, una sorta di miscuglio tra il punk e il conseguente dark, forse secondo una variante meno cruenta, in ogni modo questi emo boys rappresentano un’attitudine che ben si sposa con lo spirito dei tempi in cui viviamo.

Intanto, il prefisso “emo” è una abbreviazione di emotional e ha a che fare con un genere musicale sorto verso la metà degli anni ’80, originalmente in risposta alle sonorità violente di tanti gruppi hardcore punk. Citare i gruppi che da allora indicano questo genere occuperebbe uno spazio esagerato per i fini di questo intervento, quindi è preferibile rivolgersi alla voce “emo” di Wikipedia, dove si possono trovare genesi e sviluppi del fenomeno.

Giunti all’inizi del XXI° secolo, la moda emo ha i suoi accoliti presso il pubblico giovanile delle grandi città europee e statunitensi (specie della West Coast), e si caratterizza per un abbigliamento minimale stereotipato che ricorda certe divise degli skateboarders. Gli emo boys si riconoscono soprattutto per la lunga frangia di capelli che copre gli occhi, spesso bistrati di nero, per i jeans aderenti, le scarpe da skate di solito scure, magliette attillate con scritte che privilegiano le tonalità del nero e del rosso. Non mancano il piercing, l’orecchino e, in alcuni casi, le unghie laccate. Oltre la livrea, un emo boy privilegia tutta una serie di atteggiamenti che derivano dall’originale etimologia: sobrietà, nei gesti e nelle parole, propensione all’introspezione, rifiuto di una visione prospettica, aderenza al contingente emotivo. Naturalmente, le linee guida non sono assolute, però indicano uno stato d’animo molto diffuso e che trova correlazione con il clima odierno in cui vivono i ragazzi occidentali. Dopo i sogni, le rivoluzioni, la volontà di cambiare tutto, adesso sembra di assistere ad un ripiegamento su se stessi, a un impegno disimpegnato per la quiete, fatta di piccole cose, meno altisonanti ma forse più accessibili. L’emo boy non è gradito per certe sue pose, è tacciato di scarsa virilità e intraprendenza, lo si ridicolizza, però, a mio parere, è un fenomeno interessante che esprime questa nostra fase interlocutoria. Di sicuro, il fatto di sguinzagliare i botoli dell’omofobia rende gli emo boys dei giganti rispetto a quelli che li disprezzano per paura di passare il "pericolo" dell’omosessualità. Mi azzardo a fare un paragone con quanto accadeva verso la fine dell’800, quando il medesimo gesto di "rinuncia" e di scetticismo verso le “magnifiche sorti e progressive” scatenò le reazioni inorridite dei benpensanti, di destra e di sinistra, che accusavano questi pigri giovanotti di non avere gli attributi per trasformare o conservare il contesto sociale. All’epoca i renitenti alle responsabilità si chiamavano dandies, oppure esteti, e Oscar Wilde fornì loro una serie di argomenti tutt’altro che superficiali. Oggi gli emo boys sono imparentati con quei giovani indolenti, anche se manca loro un riferimento contemporaneo forte, paradossalmente forte. Si dirà che questi ragazzi non hanno lo spessore culturale dei loro antenati, che vivono alla giornata tra sciocchezze e musichette… io dico che dietro la loro impalpabile figura si cela qualcosa che fa comodo a molti non osservare. Un po’ come succede sovente, quando certi vecchioni sparano sentenze sui giovani e li definiscono smidollati, dimenticando che a loro volta subirono lo stesso giudizio da parte dei padri. Credo che nei passaggi della vita di ognuno ci sia sempre un momento di stasi, non necessariamente abulica, e il passaggio dall’adolescenza all’età adulta è ricco di questi momenti. Se gli emo boys sembrano manichini è perché non ci si avvicina abbastanza per scoprire cosa sentono dentro, cos’è che li spinge a sposare una moda o un linguaggio. Schernirli o biasimarli è compito delle anime ottuse, le solite che nascevano come dinamiche per poi divenire ristagnanti.

Io non ho voluto e non voglio recensire, non do giudizi, mi fermo a dare un esquisse, anch’esso passibile di sviluppi. Se qualcuno volesse saperne di più degli emo boys, basta ascoltarli, incontrarli e confrontarsi, senza credere d’essere migliori di loro, oppure si può fare un viaggio nel web e scoprire i lati anche i più frivoli, specie in siti come http://www.vampirefreaks.com/.

© Marco Vignolo Gargini

 

Informazioni su Marco Vignolo Gargini

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, laureato in Filosofia (indirizzo estetico) presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavora dal 1986 in qualità di attore e regista in rappresentazioni di vario genere: teatro, spettacoli multimediali, opere radiofoniche, letture in pubblico. Consulente filosofico e operatore culturale, ha scritto numerose opere di narrativa tra cui i romanzi "Bela Lugosi è morto", Fazi editore 2000 e "Il sorriso di Atlantide", Prospettiva editrice 2003, i saggi "Oscar Wilde – Il critico artista", Prospettiva editrice 2007 e "Calciodangolo", Prospettiva editrice 2013, nel 2014 ha pubblicato insieme ad Andrea Giannasi "La Guerra a Lucca. 8 settembre 1943 - 5 settembre 1944", per i tipi di Tra le righe libri, nel 2016 è uscito il suo "Paragrafo 175- La memoria corta del 27 gennaio", per i tipi di Tra le righe libri; è traduttore di oltre una trentina di testi da autori come Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. Nel 2005 il suo articolo "Le poète de sept ans" è stato incluso nel 2° numero interamente dedicato a Arthur Rimbaud sulla rivista Cahiers de littérature française, nata dalla collaborazione tra il Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle della Università della Sorbona di Parigi e l’Università di Bergamo. È stato Presidente dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” di Lucca. Molte sue opere sono presenti sul sito www.romanzieri.com. Il suo blog è https://marteau7927.wordpress.com/ ****************** Marco Vignolo Gargini, born in Lucca July 4, 1964, with a degree in Philosophy (Aesthetic) at the University of Pisa. He works since 1986 as an actor and director in representations of various kinds: theater, multimedia shows, radio plays, readings in public. Philosophical counselor and cultural worker, has written numerous works of fiction, including the novels "Bela Lugosi è morto", Fazi Editore 2000 and "Il sorriso di Atlantide," Prospettiva editrice 2003, essays "Oscar Wilde - Il critico artista," Prospettiva editrice in 2007 and "Calciodangolo" Prospettiva editrice in 2013, in 2014 he published together with Andrea Giannasi "La guerra a Lucca. September 8, 1943 - September 5, 1944," for the types of Tra le righe libri, in 2016 he published "Paragrafo 175 - La memoria corta del 27 gennaio", for the types of Tra le righe libri; He's translator of more than thirty texts by authors such as Poe, Rimbaud, Shakespeare, Wilde. In 2005 his article "The poète de sept ans" was included in the 2nd issue entirely dedicated to Arthur Rimbaud in the journal "Cahiers de littérature française II", a collaboration between the Centre de recherche sur la littérature français du XIX siècle the Sorbonne University Paris and the University of Bergamo. He was President of the Cultural Association "Cesare Viviani" of Lucca. Many of his works are on the site www.romanzieri.com. His blog is https://marteau7927.wordpress.com/
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